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30 giorni di notte (6) Michele Tetro

18 Nov

Dal 13 al 17 maggio 2013 ho presentato su ThrillerMagazine una serie di recensioni molto particolari: ho chiesto a cinque romanzieri italiani di leggere lo stesso fumetto di Joe R. Lansdale, appena distribuito dalla MagicPress, e condividere le loro impressioni.
Da oggi, e per tutta la settimana, ripresento quelle recensioni, con un bonus: il quinto autore la cui recensione – arrivata in ritardo – è rimasta sempre inedita. Dopo la mia presentazione, oggi, e quindi la mia recensione, da domani scoprirete la passione a fumetti di cinque autori italiani.


30 giorni di notte:
Michele Tetro

(inedito!)

In principio, almeno per me, vi fu il film, 30 giorni di buio, diretto da David Slade nel 2007, che vidi tempo dopo la sua uscita al cinema, in un periodo in cui le saghe vampiriche cine-narrative si erano trasformate in quel desolante sottoprodotto chiamato paranormal-romance, di cui Twilight è tristo alfiere, con moderni succhia-sangue belli come manichini e altrettanto evocativi, impegnati in happy-gloomy days mortalmente soporiferi per il sottoscritto, ancor puro, finanche talebanico, hammeriano DOC, convinto che un vampiro debba essere davvero… un vampiro.

Il film in questione, lungi dall’essere in sé opera totalmente originale o innovativa (difficile oggi raggiungere questo obiettivo, senza snaturare gli assunti delle tematiche in questione), aveva, sempre secondo il Tetro parere, almeno tre assi nella propria manica. Il primo, più evidente, riportare il vampiro nella sua dimensione ideale di creatura sozza, laida, sanguinaria, lontana anni-luce da una positiva identificazione dello spettatore in codesto essere ributtante, più animale che essere umano (cosa che già non è), bramoso solo del prezioso liquido rosso e dei tocchi di carne che ne sono impregnati. Nessuna morbosa attrazione da parte femminile di draculesca memoria (con buona pace di zio Christopher Lee), nessuna sfumatura romantica nella sua natura di solitaria creatura della notte (qui i vampiri solitari non sono, anzi sono legati tra loro da vincoli quasi tribali), nessun comportamento basato su sentimenti ancora identificabili nel novero delle umane attitudini (bestie, anzi bestiacce da combattere e uccidere, e basta).

Secondo motivo d’interesse, l’inedita ambientazione dove prende corpo la vicenda, forse l’elemento di fascino più potente del film: l’isolatissima cittadina boreale di Barrow, un piccolo agglomerato di moderne baracche nel nord estremo dell’Alaska, dove appunto per un periodo annuale di trenta giorni il sole non sorge dall’orizzonte, riservando agli abitanti un pesante mese di buio crepuscolare. Che pacchia invece per un gruppo di vampiri assetati e affamati, che con il non-morto del mito conservano la sacrosanta paura della luce solare, in grado di carbonizzarli dolorosamente. Barrow esiste davvero, è il villaggio più settentrionale degli USA, ma le riprese si sono svolte quasi agli antipodi, in Nuova Zelanda. Scenario straordinariamente evocativo già di suo, con le sue ombre, il suo silenzio, i suoi cieli plumbei, le sue distese di neve e ghiaccio, il cui biancore è destinato a far risaltare i fiumi di sangue che scorreranno.

Terzo elemento, una spiccata fedeltà alla miniserie a fumetti quasi omonima (30 giorni di notte, titolo originale più corretto, primo episodio uscito nel 2002), realizzata da Steve Niles ai testi e da Ben Templesmith ai disegni, pubblicata da MagicPress, che oggi vanta diversi episodi e addirittura dei romanzi ispirati alla vicenda.

L’albo a fumetti mantiene vivi tutti gli elementi positivi della pellicola finora elencati, anzi, attraverso il suo particolare media, ottiene risultati fin superiori a livello iconografico, fortemente peculiari: tavole affascinanti nella loro grevità, chiaroscuri paesaggistici di forte presa, personaggi interessanti e dal tratto inusitato, che mi rimanda molto a certi lavori lovecraftiani di Alberto Breccia. Insomma, un raro caso in cui leggere e poi vedere (o il contrario) una certa storia riserva piacevoli sorprese in entrambi i casi.

Non ho avuto ancora occasione (per ora) di guardare il sequel uscito nel 2010, 30 giorni di buio II, di Ben Ketai, né leggere i successivi episodi a fumetti della saga, quindi il 12° volume edito da MagicPress che ho tra le mani, 30 giorni di buio: di nuovo notte, ha costituito per me il prosieguo ideale di questa storia… con gustose variazioni fin dai nomi presenti in copertina, non più gli originali Niles e Templesmith bensì i comunque benvenuti Joe R. Lansdale e Sam Kieth.

Già il nome di Lansdale ai testi ha fornito una chiave di lettura positivamente prevedibile: ci sarebbe stato da divertirsi, al di là degli orrori che avrei potuto incontrare sfogliando le pagine. E infatti la verve dello scrittore texano si è fatta sentire negli scambi di battute dei personaggi, che spingono a sorridere nonostante la gravità della situazione che li vede protagonisti, ricordandomi per certi versi il suo brillante adattamento di Conan: Il canto dei morti, dove la seriosità del genere si stemperava in un quasi comico slapstick verbale tra gli eroi. E, naturalmente, nonostante la trama sembri originarsi direttamente dal capostipite (pochi superstiti umani in fuga tra i ghiacci dopo la distruzione di Barrow, seguiti da implacabili vampiri vendicativi), un prologo risalente alla Seconda Guerra Mondiale promette un curioso ed inedito svolgimento di nuovi eventi, riallacciandosi ad un altro Mito, non più quello del vampiro ma quello ebraico del (udite, udite)… Golem istesso, altra figura iconografica del genere horror, qui recuperata e risciacquata nel sangue (moderno, stavolta).

Senza anticipare troppo della storia, che vede i fuggiaschi di Barrow (appena meno animaleschi dei loro putridi inseguitori, costretti al cannibalismo per sopravvivere tra i ghiacci) incappare in un team scientifico alle prese con un misterioso contenitore rinvenuto in un iceberg e abbandonato da un U-Boot nazista 60 anni prima, possiamo dire che i ghiacci si arrosseranno nuovamente di emoglobina sparsa, vuoi dagli increduli scienziati, vuoi dai ridotti superstiti barrowiani, vuoi dai bramosi vampiri stessi, che dovranno affrontare un’inaspettata nemesi proveniente dal passato.

Tre personaggi leader tutti al femminile (la guida degli umani, ormai rotta a tutti gli orrori, la capo-scienziata, destinata a veicolare una terribile forza soprannaturale, e la bieca vampira, assetata di vendetta oltre che di Rh positivo), colti dal tratto grottesco di Sam Keith, che stempera (o esaspera?) l’orrore con sequenze flashback disegnate con stile quasi infantile, che potrebbe lasciare dapprima interdetti i cultori del genere. Che però non saranno delusi, se il loro desiderio fosse trovare qualcosa di davvero originale in questa fortunata saga al sangue. E quel Golem con il reggiseno sugli occhi… ah, basta. Va letto. E ben venga il seguito che le vignette finali sembrerebbero presagire.


L.

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3 commenti

Pubblicato da su novembre 18, 2017 in Recensioni

 

Tag:

3 risposte a “30 giorni di notte (6) Michele Tetro

  1. Cristian Maritano

    novembre 18, 2017 at 10:49 am

    Come fumetto/filn si trascina dietro molti archetipi del cinema di Carpenter…ma la trasposizione cinematografica poteva essere migliore.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      novembre 18, 2017 at 1:52 pm

      È passato tanto tempo da quando ho visto il primo film, lo ricordo a malapena…

      "Mi piace"

       
      • Cristian Maritano

        novembre 18, 2017 at 10:59 pm

        Oh beh…Danny Huston sempre il solito cattivo di seconda mano e Melissa George sempre un gran pezzo d’australiana

        Piace a 1 persona

         

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