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La mala lingua (1970)

16 Ott

L’11 ottobre scorso il blog “Diciamolo in italiano” ha lanciato una splendida iniziativa: un dizionario aggiornato degli inglesismi (o anglicismi) nella lingua italiana, per dimostrare l’esagerata percentuale con cui ci hanno invaso. Ecco intanto la lettera A: non esitate a suggerire termini con relativa definizione italiana.

Durante il weekend (ops, m’è scappato un inglesismo!) mi chiedevo: come posso lanciare l’iniziativa di Zoppaz dal mio blog? Con un semplice post pubblicitario? Inutile farmi domande: l’Universo è lì pronto a darmi tutto ciò di cui un Etrusco curioso ha bisogno.
Sabato trovo gratis (ma è un inglesismo “gratis”?) un Giallo Mondadori del 1970 – che ho schedato approfonditamente nei miei Archivi di Uruk – che in appendice ha qualcosa di incredibile: una “Breve guida al gergo della mala” curata da Gianni Rizzoni.

Agli italiani non piace parlare in italiano: qualsiasi altra lingua, che sia dialetto, che sia Klingon, che sia “è così che parlano i gggiovani“, che sia “è così che si parla per la strada”, che sia “è così che parlano gli amanti”, insomma qualsiasi buffonata è meglio della lingua italiana. Se posso usare un termine proveniente dal thailandese arcaico, lo userò, se posso esprimermi con frasi prese dall’indo-coreano che provino a fermarmi, perché lo farò.
E un tempo è esistito il linguaggio della mala.

La seconda cosa che agli italiani piace, dopo il parlare male, è la mala. Qualsiasi storia abbia la malavita al suo interno piace, che sia serie TV o film, libro o fumetto, videogioco o cruciverba, se c’è la malavita gli italiani si sciolgono. E c’è stato un periodo in cui andava di moda anche la “lingua” della malavita: cioè una congerie di buffonesche cialtronate che solamente chi non apparteneva alla mala poteva credere reali. Perché mi rifiuto di credere che i veri criminali parlassero in modo così ridicolo.

Io non credo che sia mai esistita davvero una sola delle parole qui di seguito presentate, e credo che solamente al cinema o nei romanzi da edicola i criminali abbiano parlato così. Per carità, ogni quartiere ha il suo slang (dàje de inglese!), ma stilare un elenco del genere in una pubblicazione nazionale – che cioè esce nelle edicole tanto di Bergamo quanto di Palermo – mi sembra roba da arrossire di vergogna.

Regalo dunque questo elenco semplicemente per testimoniare come una pubblicazione da edicola del 1970 era convinta parlassero i criminali dell’epoca.
Ah, e anche per testimoniare come la Mondadori era convinta che la lettera “Y” venisse dopo la “I”…


Breve guida al gergo della mala

a cura di Gianni Rizzoni
da “Il Giallo Mondadori” n. 1097 (8 febbraio 1970)

Accavallato uomo armato
Afano delinquente da quattro soldi
Affettatrice ghigliottina
Alloggiare individuare il domicilio di un gangster
Allungare la vita impiccare
Andare in bianco fallire il colpo
Andar giù confessare
Apostolo compagno, complice
Aprirla parlare, confessare
Argot gergo della mala francese
Artiglieria armi (in genere)
Arton pane
Asola ferita di coltello
Asparacio agente di custodia
Astutari uccidere
Astutatu ucciso
Astutaturi assassino
Babi ospedale, manicomio criminale
Baccaglio gergo della mala
Bacherozzo prete, cappellano del carcere
Bagnola automobile
Baiaffa revolver
Baita casa
Balin letto
Ballerina sega circolare
Balordo malvivente (per la polizia)
Balordo delatore (per la mala)
Balordi soldi falsi
Bandiera (essere in) essere latitante, in fuga
Batteria gang, banda
Bauscia sbruffone, senza credito
Bava (essere in…) essere senza soldi
Bavare desiderare ardentemente
Bavarda canzone
Bavoso giornalista
Bella (fare la) fuga, fuggire
Bello vero
Belva capo della Squadra Mobile
Bere arrestare
Berrette anni di carcere
Berta pistola
Berta tasca
Beverone carcere
Beverino camera di sicurezza
Bevuto arrestato
Bianco incensurato
Bicchio dottore della mala
Bidone falso
Bighi calzoni
Bigonzi calzoni
Biliard tavolaccio
Bionde (le) sigarette estere
Blasone nome
BIuso vestito
Boia delatore
Bomba cassaforte, lucchetto
Bombaro specialista in casseforti
Bombarda protettore, affittacamere a ore
Boss capo della mala
Botta bottiglia
Bove piroscafo, nave
Braghe pantaloni
Brighella brigadiere
Briglia catenella
Brilli gioielli, brillanti
Brut delinquente
Bufala imbroglio, inganno
Buia cella
Buiosa prigione
Caïd capo (in senso lato)
Caino guardia di finanza
Calchi piedi
Calcosa terra
Calibro pistola
Cantare parlare, confessare
Canterino giornale
Capezzo cravatta
Caragnare piangere
Carbona casa, appartamento o stanza
Carico armato
Carretta automobile con targa falsa
Carruba carabiniere
Casanza prigione
Cascherino agente della stradale
Castellare sognare ad occhi aperti (di carcerato)
Castigare derubare, truffare
Cere mani
Cero dito
Certa (la) morte
Checca omosessuale
Chilo mille
Chilo litro
Chiuderla tacere
Ciarire bere
Cicoria albergo a ore
Ciff mozzicone di sigaretta
Cioccare urlare, protestare
Civetta auto della polizia senza contrassegni
Cock ricettatore
Cocuzze anni di carcere
Collegio carcere
Confetto pallottola
Contessa cassaforte
Correntina bicicletta
Corrivolo automezzo rubato
Creso ricco, generoso
Cria carne
Cricca valigia
Cruda (la) morte
Deca diecimila lire
Diocesi covo, luogo di riunione di una banda
Domino domicilio coatto
Draga agente in borghese
Drigna porta
Dritta (la) informazione buona
Dritto esperto, furbo
Due (al) San Vittore, carcere di Milano
Dura rapina
Duristi rapinatori
Duro forte, che non confessa
Effe invertito
Egizio straniero, tipo infido
Erba (dare l’) condannare all’ergastolo
Fabbricare truffare
Fafiotti documenti, veri e falsi
Fangose scarpe
Fare uccidere
Fare castagna prendere con le mani nel sacco
Farfalla messaggio clandestino fra detenuti
Fari occhiali
Farlocco straniero, tonto
Fatto (essere) finito, preso, ucciso
Fedele (il) cane
Ferri attrezzi da scasso
Fette piedi
Filante (la) ronda
Filare pedinare
Filatura pedinamento
Fina (la) polizia
Fisarmonica portafoglio
Flamba postribolo, casa di appuntamenti
Flic poliziotto (fr.)
Forno bocca
Franz fratello
Franza sorella
Franzosi francesi
Fratelli Branca carabinieri
Fumosa sigaretta
Furcela catenella di sicurezza
Gaggio fesso, ingenuo, vittima
Galba minestra
Gamba cento lire
Ganza donna, mantenuta
Gariba (el) grimaldello
Gatto agente di custodia
Ghenga banda, gang
Ghisa vigile
Gigia sega circolare
Gimen poliziotti (USA)
Giostra camionetta in ronda
Giusta (la) la P.S.
Glubo bicchiere
Glubotto bicchiere di vino
Grancio borsaiolo
Grancire derubare
Grana denaro
Grande (la) porta
Gratta ladro
Grattare rubare
Grec baro
Grìgio vecchio, anziano
Grossa (la) questura
Grisbi bottino, denaro (fr.)
Guardia (il) sorvegliante
Imbertare mettere in tasca
Indica confidente
Infame delatore
Ingegnosa la chiave
Introibo porta, inizio
Yankee americano
Lasagno portafoglio
Lavoro furto, colpo
Legittima moglie
Legittimo marito
Lenza acqua
Liccasapuni coltello affilatissimo
Lima camicia
Locch (el) uomo della mala milanese
Loffio il borghese, l’onesto, lo sprovveduto
Lumare guardare, fissare
Luminosi occhi
Maccabeo morto, cadavere
Macaroni italiani (fr.)
Macumba droga
Madama polizia
Mago portinaio
Mala malavita
Malagrossa malavita internazionale
Maltempo pericolo
Mandare in Piccardia impiccare
Manitù grande capo
Marasco maresciallo
Marmotta cassaforte
Marocco pane
Mecca donna
Mecco uomo
Merce refurtiva
Mezzo sacco cinquecento lire
Mignatta tipo ossessivo
Milieu giro della mala (fr.)
Mina prostituta
Morto refurtiva, malloppo
Muccoso fazzoletto
Muccoloso naso
Musmè pupa, donna (fr.)
Nada niente (sp.)
Nasa deretano
Negher pregiudicato
Nero (il) caffè
Neve cocaina
Nisba niente
Nona complice del ladro
Nottola guardia notturna
Nuffiare aspirare, respirare
Occhiali manette
Onorata società la mafia
O.P.P. 1 funzionario di polizia di prima classe (fr.)
O.P.P. 2 funzionario di polizia di seconda classe (fr.)
Orchestrali componenti di una gang
Orso divisa carceraria
Osteria della colonna carcere
Paglia sigaretta
Pagliosa sigaretta
Paglieti avvocato da due soldi
Filloma messaggio clandestino fatto uscire dal carcere
Panarne Parigi (fr.)
Pantera auto della polizia
Pappa sfruttatore
Paranza associazione a delinquere
Parapetto seno
Patacca oggetto falso
Passante anello
Pedalare scappare, correre
Pedigrì fascicolo giudiziario di un malvivente
Pelosa (la) l’anima
Pesta duro, guardia del corpo
Pezze carte da gioco
Pianola confidente della pula
Pianta agente di custodia
Piedipiatti poliziotto
Pigri zingari
Pila denaro
Pinguino palo
Piola osteria, stanza
Piolista bettoliere
Fiotta (una) cento lire
Piotte piedi
Piove! arriva la polizia!
Pittore giudice istruttore, commissario
Pivello giovane, apprendista ladro
Polenta oro
Polleggiare dormire
Pomiciata perquisizione
Pompare aspirare
Pontefice grande capo
Pula polizia
Pule poliziotto
Pupa ragazza, donna
Puzzafiato calze
Quacchero portafoglio
Quadranta tavolo
Rabbiosa pistola mitragliatrice
Ramposa mano
Rapa rapina
Raspa giacca
Ribattina pistola
Ribonsa refurtiva
Rififì regolamento di conti (fr.)
Rilustrare guardare
Ritratto foto segnaletica
Rodeo scontro a fuoco
Rombante automobile
Rosa (un) banconota da diecimila lire
Rosario pistola
Rosario catenella di sicurezza
Rote scarpe
Rosbif inglese
Saccagno coltello
Sacco mille lire
Sacco di carbone cappellano del carcere
Sara saracinesca
Santin foto segnaletica
Sbafo pranzo, vivanda
Sbafare mangiare
Sbarbina ragazza
Sbarbato giovanotto
Sbobba minestra
Sboccare uscir di prigione
Sbroffa mitra
Sbrodare sparare
Scabio vino
Scaglia prostituta
Scarparo borsaiolo
Sciacallo delinquente, uno che deruba un “collega”
Sciampagna complice dall’aria distinta
Scorritoia corda
Scucio furto in appartamento
Sderenata terzo grado
Sensibile omosessuale
Settebello cellulare
Sgobbo lavoro (del borghese)
Sgobbo furto (del ladro)
Smecciata spiata
Smorfire mangiare
Soffiata spiata
Sola truffa
Sonnambula (la) legge
Sonoro radio
Spaccata furto in una gioielleria con rottura di vetrina
Spadino grimaldello
Spago fifa, paura
Sparare il tiro informare
Spartingaglia spartizione dei bottino
Stampi impronte
Stecca condanna, punizione
Streppa droga
Stufare uccidere
Tampa osteria
Tana stanza, rifugio
Tappato vestito
Tappo cappotto
Tardi (i) denaro falso
Tavolino furto ai clienti di prostitute
Testone milione
Tetto cappello
Tic-tac orologio
Tirante cassetto
Tirare il codice essere condannato all’ergastolo
Togo un tipo in gamba
Topo! arriva il secondino!
Torta bottino
Trani osteria
Tronfiona vecchia, grassona
Tribù famiglia
Tufa pistola
Tumbia tasca
Tuppa sedia
Uomo di panza (o di ficatu) coraggioso
Uva sangue
Vacanza soggiorno in carcere
Vasca madre, donna anziana
Vascu padre, capoccia
Vecchia madre
Vecchio padre
Venir giù confessare, parlare
Ventosa finestra
Verdone banconota da cinquemila lire
Villeggiatura carcere
Violino mitra
Vomit (fare il) confessione, confessare
Zampone piede di porco, palanchino di ferro per effrazione
Zanzibar impresa truffaldina
Zaraffa ghenga delle aste
Zoccola prostituta
Zompo salto
Zucca tasca della giacca

L.

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15 commenti

Pubblicato da su ottobre 16, 2017 in Linguistica

 

15 risposte a “La mala lingua (1970)

  1. Conte Gracula

    ottobre 16, 2017 at 7:14 am

    Credo che gratis sia un latinismo.
    Riguardo ai gerghi estremi, credo che l’idea di una sotto-lingua dia un senso di identità a sacche culturali particolari, così uno inventa un lessico e zac! è fatta.
    Per esempio, nei giochi di ruolo della serie Mondo di Tenebra, ogni creatura mistica aveva il suo gergo tutto speciale per cose magiche proprie, con effetti strani dovuti, talvolta, all’uso del latino da parte dei creatori statunitensi.
    Per esempio, i vampiri chiamavano il sangue “vitae”…

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      ottobre 16, 2017 at 7:17 am

      Però questi sono esempi “costruiti”, esattamente come lo sono i romanzi e i film di genere, coi criminali che usano un loro gergo. Mi chiedo se nella realtà davvero i criminali facciano corsi di aggiornamento linguistico così da uniformarsi, e se dico “la pula” o “la Madama”, mi capiscano in ogni parte d’Italia. A me suona strano… 😛
      Da ragazzo coi miei compagni di scuola capitava di usare espressioni che potevano essere accostate ad una specie di “slang”, ma già nella classe accanto non potevano essere capite: come si può pensare che tutti i criminali adottino un sistema linguistico a meno di non prevedere un “potere centrale” che lo imponga? E che criminali sono se seguono gli ordini? 😀

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      • Conte Gracula

        ottobre 16, 2017 at 7:25 am

        Immagino che non usino un gergo troppo esteso, altrimenti le intercettazioni telefoniche non incastrerebbero mai nessuno 😛
        Però, l’accademia della malacrusca potrebbe non essere male: immagina il figlio del boss, a scuola, che scrive in un tema del padre pistoloso e gli altri criminali a dire che non si può storpiare così la malalingua…

        Liked by 2 people

         
      • Lucius Etruscus

        ottobre 16, 2017 at 7:27 am

        ahahah geniale! Non so dove né quando, ma l’Accademia della Malacrusca te la ruberò di sicuro 😀

        Liked by 2 people

         
  2. zoppaz

    ottobre 16, 2017 at 12:31 pm

    Grazie, Lucius, delle citazioni e di questo dizionario della mala.Non conosco nemmeno io tutte quelle parole, ma ti posso confermare da milanese l’esistenza (ancora in voga) di parole come bauscia, pula, madama o ghisa (l’etimo dipende dal cappello alto dei vigili degli annni ’50 – vedi Totò e Peppino a Milano – che sembrava appunto fatto di ghisa, cioè di acciaio. A roma dovrebbe esserci il pizzardone per il vigile, credo, ma non della mala). Credo che il dizionario riunisca tutta una serie di voci locali, che complessavemente non sono accessibili a ogni regione, ma non sono specificate le aree in cui sono o erano in voga.
    Il linguaggio della mala, come quello dei giovani, è però soggetto anche a rapidi invecchiamenti oltre a diffondersi come gergo locale. La sua nascita era da ricollegarsi al parlare in codice, ma poi molte parole si sono estese ed entrate nel linguaggio comune. A Milano per es. anche attraverso certe canzoni di Jannacci.

    Ti segnalo anche il “verlen” francese che consisteva nell’invertire le sillabe (una sorta di alfabeto farfallino da decodificare): verlen nasce da l’envers (cioè l’inverso) di cui si anticipa la prima sillaba e diventa ver-l’en. E questo linguaggio pare che fosse molto in voga e in certi contesti utilizzato anche parzialmente in italia, nel gergo dei drogati per es. il mofu al posto del fumo, in certe regioni.

    Bellissima chicca questo pezzo!

    Liked by 3 people

     
    • Lucius Etruscus

      ottobre 16, 2017 at 12:51 pm

      Incredibile, il verlen: ma se uno ha una mente così sveglia da riuscire a padroneggiarlo… perché la spreca drogandosi? 😀
      Il pizzardone a Roma è usato solo per ridere, nel senso che fa parte di una terminologia romana totalmente accantonata – così come il “romanaccio”, che temo sia finito già con la mia generazione. A Roma è rimasta solo la cadenza romana, cioè parole italiane pronunciate alla romana: le parole romane – nate anche durante l’occupazione francese, come ti dicevo (“Sortire” per uscire) – temo che siano materia per gli archeo-linguisti.
      Non frequento la mala quindi ignoro se abbia ancora un vocabolario attivo e vispo.

      Davanti alla tua citazione dell’envers non resisto, e devo citare la Versiera. Durante le mie ricerche sugli sforzi italiani di tradurre il misterioso termine “nightmare” mi sono imbattuto in una traduzione che cercava di rispettare il senso all’apparenza femminile e diabolico del termine usato da Shakespeare, e così un nostro traduttore ha usato Versiera: cioè la versione femminile e contratta dell’Avversiere, e chi è l’Avversiere? Come dice la parola, l’avversario: ovviamente di Dio, e chi è l’avversario di Dio? Il Diavolo. Insomma, per dire “diavolessa” o più semplicemente “strega” (ma a Firenze “Lupo mannaro”) nei secoli si è messa su una splendida impalcatura lessicale.
      Ma la Versiera è anche una curva geometrica, codificata dalla nostra Maria Gaetana Agnesi. Quando gli inglesi sono andati a studiare l’opera di questa italiana tanto illustre da essere dimenticata in patria, si sono chiesti: e mo’ che cacchio è ‘sta Versiera? Come la traduciamo? Vanno a vedere i dizionari italiani d’annata e non hanno dubbi: Witch, strega…
      Così gli inglesi chiamano l’opera della nostra povera Gaetana “The Witch of Agnesi”. Da matematica a strega il passo è breve 😛

      Liked by 2 people

       
  3. zoppaz

    ottobre 16, 2017 at 12:55 pm

    Ignoravo la storia della Versiera! E prendo atto che pizzardone è roba di una volta! 🙂

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      ottobre 16, 2017 at 1:03 pm

      Forse al centro di Roma, in quei pochi posti in cui è ancora possibile incontrare i vigili urbani, qualcuno li chiama così ma ne dubito: a Roma tutti parlano per inglesismi, temo che usare termini autoctoni non sia considerato up to date 😀

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  4. redbavon

    ottobre 16, 2017 at 3:24 pm

    Io pensavo di crocifiggere l’italiano, ma ho ancora margini per “migliorare”. Chi parla male, vive male…il vecchio adagio pare avere un suo fondamento dopotutto.

    Liked by 1 persona

     
  5. theobsidianmirror

    ottobre 16, 2017 at 6:26 pm

    Credo che quel Gianni Rizzoni, autore dell’elenco, si sia inventato la quasi totalità dei termini. A parte alcune cose (tipo le “bionde”) che mi pare siano state un tempo di uso comune, non vedo nulla di veramente efficace dal punto di vista malavitoso. Come dici tu poi ogni ristretta area geografica ha il suo gergo (un po’ come i dialetti che ogni paese ha il suo), che deriva da situazioni o avvenimenti del passato collocabili soltanto entro una cerchia ristretta di individui.

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 16, 2017 at 6:29 pm

      La cosa ridicola è che tutto il romanzo è tradotto in quel modo, rendendolo assolutamente illeggibile! Come oggi vanno di moda le gomorre e le suburre, all’epoca andava di moda la mala francese e milanese e si sognava la loro mala lingua 😛

      Liked by 1 persona

       

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