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Letture obbligatorie odiose

05 Set

Più volte in questo blog ho parlato di libri che mi sono stati assegnati come compiti scolastici e che poi mi sono entrati nel cuore – come per esempio Niente di nuovo sul fronte occidentale – ma dopo aver letto questo post della Cupa voliera del Conte Gracula mi sono detto: perché non parlare anche dei libri assegnati come compiti che ho odiato?


Piccolo mondo antico (1895) di Antonio Fogazzaro

Accettai con il sorriso sulle labbra il compito di leggere questo celebre testo del Fogazzaro, principalmente perché l’edizione Oscar Mondadori che i miei genitori mi comprarono era a dir poco stupenda: una copertina bucolica che scaldava il cuore e quella bella carta porosa e morbida che rendeva unici e deliziosi gli Oscar. Così quel 12 ottobre 1987 iniziai la lettura… che proseguì per 58 giorni mortalmente noiosi.

«Nonostante sia un classico, lo giudico noioso» ho lasciato scritto nel mio database: avevo 13 anni ed ero già molto diplomatico! Userei parole molto più forti per descrivere lo sfrangimento scrotale che provai in quei lunghi giorni di noiosa lettura, con una trama che non ha lasciato tracce nella mia memoria e uno stile che per fortuna ho dimenticato. Per lo più ho iniziato la lettura durante una delle mie lunghe malattie – gran parte della mia infanzia l’ho passata malato ma non ricordo di cosa! – e questo rendeva più pesante il tutto.

Non pago della tortura, però, volli provare “Malombra” dello stesso autore perché intrigato dalla trama: gravissimo errore…


Il giorno della civetta (1961) di Leonardo Sciascia

Immaginate un ragazzo delle scuole medie, che legge con piacere Jules Verne, L’isola del tesoro di Stevenson e altri classici per l’infanzia. È un ragazzo che usa la lettura come chiave d’accesso verso mondi vasti ed universi densi di forti emozioni, non ultima la paura. E ora spezzate questo giovane cuore assegnandogli per compito la lettura di un testo mostruoso… Il rischio che è il giovane non legga mai più in vita sua.

Il 26 marzo 1988, mentre ancora frequentavo la terza media, a me 14enne venne dato come compito la lettura di questo testo di Sciascia che a distanza di tanti anni ancora mi provoca violente reazioni. Non ricordo una sola parola e non voglio ricordarla, non ricordo la trama e non voglio ricordarla: ricordo solo l’orrore abominevole che mi provocava la lettura.
40 giorni di travaglio nefasto sono servivi a leggere questo… boh, non so neanche se sia un romanzo o un saggio. So solo che da allora odio Sciascia e tutto ciò che lo faccia ricordare.

Quando un paio d’anni dopo una professoressa di liceo propose alla classe una serie di testi a scelta, come compito, fra questi c’era “La strega e il capitano” di Sciascia. Mi sbrigai ad avvertire il mio amico compagno di banco dell’epoca di stare lontano e non guardare negli occhi quel romanzo, perché l’autore era il Male in persona. Non so perché nessuno mi dia mai retta, e quasi per sberleffo il mio amico lo scelse, attirato anche dal fatto che era il libro più piccolo di tutti quelli proposti.
La soddisfazione arrivò dopo, quando l’amico mi confidò l’abominevole orrore che rappresentava la lettura di quell’autore…

Ovviamente io esagero, Sciascia è una gloria nazionale e ho pienamente fede che la sua lettura sia importante, ma dubito fortemente che darla come compito delle scuole medie produca dei frutti: a me ha creato un orrore che mi tiene lontano dall’autore, che non leggerò mai più, neanche a pagamento.


Canne al vento (1913) di Grazia Deledda

Dio delle Città e dell’Immensità, se è vero che ci sei… perché fai assegnare come compito la lettura di romanzi regionali? No, aspetta, magari fossero regionali: neanche la parola “campanilismo” rende bene, perché la piazza del campanile è uno spazio geografico troppo ampio. Sono romanzi che per simboleggiare l’universale ti raccontano il particolare di una zona talmente geograficamente piccola da essere a malapena rilevata. In questo caso l’universale è la Sardegna, il particolare è il tavolino dove Deledda ha scritto ‘sta roba.

«Interessante panorama delle credenze e superstizioni di un paesino sardo» è la mia asettica e curiosa annotazione dell’epoca: ma che vuol dire? Temo che queste note diplomatiche erano dovute al fatto che mia madre poi le leggeva, quindi non potevo scrivere “che due coglioni ‘sto libro”.

Iniziato il 26 marzo 1990, finito 44 lunghi e infiniti giorni dopo, non ricordo altro se non la pesante pesantezza e la morte nel cuore quando dovevo leggerlo, con quelle pagine talmente pesanti che non si giravano mai…


Senilità (1898) di Italo Svevo

L’unica nota positiva di questo romanzo è che ne nacque una deliziosa e proficua discussione con la mia professoressa del liceo – Licia Ferro, che un giorno riuscirò a contattare e a dirle che in tutta la mia devastante carriera scolastica è stata l’unica insegnante che sia stato in grado di comunicare con me: la mia passione per le ricerche è nata grazie a lei, quindi ogni mio post, ogni mio libro e ogni mio saggio è suo debitore – va be’, dicevo che nacque con lei una discussione sul… “niente”.

In Senilità non succede niente, ma questa non può essere una recensione. Che vuol dire “niente”? Non è un romanzo d’avventura, non ci sono inseguimenti né corse, è il racconto dei pensieri del protagonista. Ma non era questo che intendevo, e cercavo di spiegare che proprio dove c’era “azione” era pesante il “niente”: il protagonista andava a trovare la sorella, poi faceva una passeggiata, poi faceva questo e poi faceva quello. Ecco, quello era “niente”. Quando rimaneva seduto a pensare, almeno era “qualcosa”…

Se ne parlò a lungo e fu divertente, ma è l’unico ricordo buono di un romanzo che ho lasciato scritto d’aver iniziato il 29 novembre 1990 e di aver mollato a metà dopo 12 giorni. Temo sia falso: non credo proprio di essere arrivato fino a metà… avrò saltato dieci pagine alla volta per fingere di arrivare a metà!

Onestamente devo dire che anni fa provai a rileggerlo e curiosamente ne ho tratto le stesse conclusioni: il primo capitolo è bellissimo ma poi crolla tutto nella noia più totale. Forse sono stato “marchiato” da quell’esperienza e non ne sono più uscito fuori…


Se trovo altri libri “odiosi”, farò un altro post.
E voi? Che libri odiosi avete letto, costretti da un compito scolastico?

L.

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25 commenti

Pubblicato da su settembre 5, 2017 in Uncategorized

 

25 risposte a “Letture obbligatorie odiose

  1. Vincenzo

    settembre 5, 2017 at 5:26 am

    Sarà che a quell’età ero un inguaribile secchione, ma non mi viene in mente nessun libro, almeno così su due piedi, che mi abbia rovinato l’estate… Bene o male riuscivo a farmi coinvolgere da qualsiasi libro… oppure erano i miei prof che consigliavano bene, non escluderei neanche quest’ipotesi, anzi, considerato che i miei prof di lettere sono sempre stati molto illuminati potrebbe essere quello, in effetti, il motivo…

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    • Lucius Etruscus

      settembre 5, 2017 at 5:32 am

      A parte la prof citata, ho avuto solo insegnato molto poco illuminati, quando non devastantemente dannosi, ma al di là di questo il problema era he passare dall’avventura al verismo regionale era un salto forse troppo esagerato. Che un salto era tempo di farlo lo testimonia che letture come quella di Remarque e Boll – storie di persone distrutte dalla guerra – le trovai stupende e me ne invaghii, mentre delle canne al vento sarde o delle civette siciliane proprio non ne sentivo il bisogno 😛

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  2. Conte Gracula

    settembre 5, 2017 at 6:28 am

    Purtroppo devo combattere un drago – metaforico – ma appena ho fatto, torno a completare la lettura e a commentare: come sai, il tema mi sta a cuore ^ ^

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  3. Conte Gracula

    settembre 5, 2017 at 7:58 am

    Il drago è in ritirata temporanea, ho qualche minuto…
    Non ho letto nessuno dei libri di cui parli – ho letto qualche racconto della Deledda e un brano di non ricordo cosa scritto da Sciascia: la Deledda la ricordo anche io noiosetta, mi sa che viene inflitta con la scusa che aveva vinto il Nobel e così ci si mette anche l’anima in pace, perché si può dire che non si ignora la Sardegna 😛
    Svevo… questo “Senilità” mi sembra palloso come La Coscienza di Zeno! Mi sa che io e Svevo non siamo fatti per andare d’accordo.
    A ogni modo, aumentano gli elementi a sostegno della tesi che in Italia si promuove l’immobilismo con la letteratura
    -_- ‘

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    • Lucius Etruscus

      settembre 5, 2017 at 8:03 am

      Per fortuna io ero già un lettore appassionato di mio, “creato” dal paziente lavoro dei miei genitori, perché se avessi dovuto iniziare la mia carriera di lettore col Giorno della civetta… è sicuro che non avrei mai più preso in mano un libro neanche sotto tortura! 😀
      Diciamo che il minuscolo regionalismo degli italiani non aiuta a diventare lettori appassionati…

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      • Conte Gracula

        settembre 5, 2017 at 8:17 am

        Anche io mi sono salvato perché leggevo già per conto mio. Ma non tutti hanno questa fortuna: chissà quanti non lettori ha creato la scuola…

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      • Lucius Etruscus

        settembre 5, 2017 at 8:20 am

        Temo che i risultati siano davanti ai nostri occhi, con quell’86% di non lettori in Italia. (Le statistiche più ottimiste contano anche quelli che leggono un solo libro l’anno, che però è una pratica che con la lettura c’entra poco. Io una volta l’anno vado in bicicletta, ma questo non fa di me un ciclista.)

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  4. mikimoz

    settembre 5, 2017 at 2:50 pm

    Io a scuola cercavo di leggere cose già note (perché le avevo già lette o magari avevo visto il film) così riempivo la scheda tecnica e a casa leggevo QUEL GRAN CAZZO CHE MI PAREVA E PIACEVA, così come dovrebbe essere. La lettura è un piacere non un dovere 🙂

    Moz-

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    • Lucius Etruscus

      settembre 5, 2017 at 2:52 pm

      Purtroppo a scuola anche l’attività più piacevole diventa un dovere, quindi spiacevole. E se avessi avuto possibilità di scegliere non avrei MAI letto nessuno di questi testi: purtroppo non avevo quella possibilità…

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    • Conte Gracula

      settembre 5, 2017 at 3:58 pm

      Purtroppo, io al liceo ero vincolato dalle scelte della prof.
      😦

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      • mikimoz

        settembre 5, 2017 at 5:25 pm

        @Lucius: verissimo, purtroppo.
        @Conte: io parlavo delle elementari/medie. Al liceo non studiavo già le materie normali figurati se mi mettevo a leggere i libri proposti da qualche coglionotto XD

        Moz-

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      • Conte Gracula

        settembre 5, 2017 at 6:32 pm

        Fino alle medie ho avuto libertà totale. A volte, ho presentato dri fumetti di Tintin in lingua originale 😛

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  5. theobsidianmirror

    settembre 5, 2017 at 7:26 pm

    Alle scuole medie cercarono inutilmente di costringermi a leggere il “Pasticciaccio” di Gadda. Con tutta la buona volontà riuscì a leggere non più di tre pagine senza capire, non dico il contenuto, ma neanche in che lingua era scritto. Cattiveria pura.
    Fortunatamente mi fu concessa un’alternativa, vale a dire il “Fu Mattia Pascal”, che avevo già letto l’anno prima con un’altra insegnante (sai che due maroni leggere due volte la stessa cosa nel giro di un anno)!

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    • Lucius Etruscus

      settembre 5, 2017 at 7:31 pm

      Ricordo che l’ombra del Fu si aggirò a lungo su di me, dalle medie al liceo, ma non so perché riuscii ad evitarlo. Invece mi toccò in sorte “Uno, nessuno e centomila”: mi piaceva l’assunto e il “succo” del romanzo, ma la lettura di Pirandello la ricordo tosta. All’incirca nello stesso periodo ricordo che subii la visione in TV di “Sei personaggi in cerca d’autore” ed “Enrico IV”, e lì davvero avevo gli estremi per chiamare il Telefono azzurro… Magari fosse stata solo noia, era tortura allo stato puro…

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      • theobsidianmirror

        settembre 5, 2017 at 7:35 pm

        Il “Fu” è un classico della perfidia. Credo che ne abbiano abusato in parecchi, tra il corpo docente. Il “Pasticciaccio” invece (e voglio credere si trattasse di un caso isolato) fu un perfetto esempio di basta##aggine all’ennesima potenza.

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      • Lucius Etruscus

        settembre 5, 2017 at 7:46 pm

        Professori sadici: ecco un servizio scottante della Gabbanelli 😀

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  6. redbavon

    settembre 5, 2017 at 9:10 pm

    Continua la saga: Le seghe dei professori che hanno reso ciechi gli alunni.
    Gesummaria, se il Conte ha tirato fuori dei mostri-sacri e gliel’ha cantate neanche fosse Masini, tu hai sceverato l’immane onanismo dei professori, sciorinando dei testi che ringrazio Dio, Visnù e Allah non sono mai stati nè imposti da indecenti docenti nè capitati nei miei vagabondaggi in libreria. “Senilità” è stata l’apoteosi, lo zenith di immane malvagità a partire dal titolo visto anche la tua giovane età all’epoca.
    Certo che ricordarti le date precise e i giorni che hai impiegato a (non) leggere sono la prova di quanto certa imposizione possa marchiare a vita l’esperienza della lettura. E’ un miracolo che non te ne sia allontanato.

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    • Lucius Etruscus

      settembre 6, 2017 at 4:47 am

      Sono un archivista fino al midollo quindi all’epoca mi segnavo tutto in database che conservo ancora: sarebbe per me impossibile ricordare una qualsiasi data – essendo nato privo di memoria – quindi “ricordo” solo ciò di cui ho lasciato traccia 😛 Purtroppo poi mi sono stufato e ho smesso di appuntarmi le datte delle letture ed è stato davvero un gran peccato…
      Non dubito che, letti da adulti, i libri che ho citato abbiano innegabili qualità. Un lettore matura e aumenta la complessità dei libri che legge, e ho avuto piacere di leggere libri molto più ostici e complessi di quelli citati: il problema è pretendere questo salto qualitativo in un’età in cui di solito non si è ancora pronti. Anzi, visto il crollo verticale della lettura libraria in Italia dagli anni ’80 ad oggi (mi piace sempre ricordare che la Treccani nel 2014 ha calcolato che solo il 14% degli italiani può considerarsi lettore!) è facile che alle medie nessuno legga, neanche Verne o i classici libri per ragazzi. Quindi aspettarsi una maturità per affrontare testi molto complessi – e, diciamocelo, scritti non proprio pensando a ragazzi – mi sembra una scelta discutibile.
      Sono favorevole alle letture “obbligatorie”, visto che siamo un Paese di non lettori, ma dovrebbero calibrare le età: come si consiglia Gianni Rodari alle elementari, si dovrebbe trovare un autore intermedio alle medie e qualcosa di più complesso al liceo. Magari lasciando fuori gli odiosi regionalismi campanilisti: abbiamo capito che esiste la Sardegna e la Sicilia, non è che ogni minuto della nostra vita qualcuno deve ricordarcelo!

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      • redbavon

        settembre 6, 2017 at 10:17 am

        Hai pronunciato “Rodari” e mi inchino. Condivido l’idea che a ogni età corrisponde una capacità di comprendere, assorbire e fare proprio i contenuti di un libro. E’ anche una pratica consolidata senza che ce ne accorgiamo: quando mi invento delle storielle bislacche per i miei due nanerottoli di 6 anni, devo usare una terminologia adatta, una costruzione della frase semplice, battere su un paio di concetti anche utilizzando la ridondanza, perfino usare parole non corrette in italiano, che li facciano ridere così da fissare un concetto, un momento particolare della storia o semplicemente tenere alta l’attenzione.
        Non capisco perché i docenti non utilizzino le stesse attenzioni e pazienza che hanno avuto sicuramente con i loro figli o i genitori con loro per i propri alunni.

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      • Lucius Etruscus

        settembre 6, 2017 at 10:46 am

        Lungi da me l’idea di difendere gli insegnanti in genere, categoria che mi ha distrutto la vita durante infanzia ed adolescenza, ma con il senno di poi posso dire che a forza di combattere con i ragazzi… be’, è dura mantenere alti gli ideali! Quando vedo gli occhi spenti e le bocche aperte dei “giovani d’oggi”, un po’ li capisco gli insegnanti che tirano i remi in barca e fanno il minimo sindacale: è una guerra dei bottoni da cui temo che nessuno uscirà vincitore…
        Servirebbero dei genitori che facessero quello che stai facendo tu, che è fondamentale e importantissimo: di tutti i genitori che conosco cerdo solo uno investe del tempo nel seguire il figlio, gli altri hanno la palestra, la seratona con le amiche, il balletto, la trombatina di fine settimana in giro per locali… eh, sono impegni pressanti e quindi i figli stanno con tate e nonni, che non sempre hanno la voglia (o l’energia) di seguirli. Visto poi che l’84% degli italiani non legge, è raro che insegni a farlo ai propri figli…

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      • redbavon

        settembre 6, 2017 at 10:53 am

        Per carità, non intendevo demonizzare la categoria degli insegnanti. Io ne ho avuti di pessimi (un paio), di mezze-cartucce (pochi) e di fantastici (più dei primi e pietre angolari della mia formazione). Ne parlavamo con Pup, che è insegnante: più che un mestiere, è una missione. Durissimo e sfiancante. Alla fine, la pagnotta devi portare a casa. Rimanendo nella nostra sfera di discussione, non vedo perché ci si ostini a proporre libri e autori che i ragazzi sicuramente non amano leggere. Già si tratta di un’imposizione, se scegli anche un testo complesso…è diabolico!

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      • Lucius Etruscus

        settembre 6, 2017 at 11:07 am

        Temo che stando il vincolo della lingua italiana – perché leggere sarebbe principalmente un modo per imparare la nostra lingua, questa sconosciuta – non è che ci sia molto fra cui scegliere. Regionalismi, stili discutibili e correnti politiche rendono il panorama un mare di vetri rotti in cui camminare a piedi nudi. Alla fine davvero ci rimangono quei testi che proprio i ragazzi non dovrebbero mai leggere, pena disamorarsi alla lettura!

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  7. Catia

    settembre 6, 2017 at 9:58 am

    Non ricordo d’aver letto dei classici all’epoca della scuola, per cui ipotizzo che ci venissero solo consigliati e non imposti. E mi è tornato in mente leggendo questo tuo articolo uno dei pochi ricordi belli che ho del liceo: un giorno il preside venne “in visita” nella nostra classe, in conclusione del classico discorso in stile preside che forse nessuno aveva ascoltato ci disse una cosa che poi mi è rimasta scolpita e che è diventata importante nella mia vita di lettrice, ci disse che era certo che in futuro rileggendo i promessi sposi in età adulta, lontani dalle imposizioni scolastiche, lo avremmo sicuramente apprezzato. Una frase forse banale ma in quel momento io lo ammirai tanto per queste parole, perché ci diceva tra le righe che capiva la nostra avversione di adolescenti per certe materie scolastiche, senza giudicarci ma lasciandoci alle nostre scelte future. Può sembrare sentimentale ma posso dire che devo a questa sua semplice frase l’interesse che ora, trent’anni dopo, ho per i classici, così come devo alla maestra di prima elementare l’amore che ho per i libri in generale, grazie ad un piccolo libro che mi regalò (piccoli amici) il giorno che compii 7 anni. Un insegnante può fare tanto, solo con una piccola frase o un piccolo gesto.

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    • Lucius Etruscus

      settembre 6, 2017 at 10:41 am

      Verissimo. Io per esempio sono una schiappa totale in matematica perché ho avuto solo insegnanti totalmente incapaci di questa materia, mentre una sola prof illuminata mi ha instillato il piacere della ricerca, che perseguo da allora 😉
      Comunque il tuo preside era un mito: in tutta la mia vita scolastica non ricordo un solo “discorso del preside”:..

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