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Intervista a fumetti con Ivano Landi (2)

22 Ago

Marlowe vs Phantom: l’Etrusco incontra Ivano Landi! (disegno di Mario Caria)

Seconda parte della mia chiacchierata con Ivano Landi del blog “Cronache del Tempo e del Sogno“, all’interno del mio viaggio nell'”Archeologia da Edicola“.

Ricordo che tutte le immagini, con relative didascalie, sono fornite da Ivano stesso.

Intervista a fumetti
con Ivano Landi

Malgrado ciò che si pensi, e malgrado la burrascosa vita politica, l’Italia sin dagli anni Trenta è sempre stata molto ricettiva dal punto di vista del fumetto: come ti spieghi il nazismo da una parte e il contemporaneo fiorire di traduzioni di fumetti americani?

All’interno dell’”Illustrazione del popolo” n. 13 (30 marzo 1930)
compare, a pochissimo tempo di distanza dall’apparizione sui quotidiani americani, la prima striscia sindacata di “Topolino”

Credo che la chiara, netta supremazia del fumetto americano negli anni ’30, cioè nella cosiddetta Golden Age of comics, fosse talmente evidente che semplicemente non esistevano alternative alla loro pubblicazione. E quanto sia stata corretta questa percezione lo dimostrò ampiamente la sorte del fumetto in generale sul suolo italico in quel decennio e nel successivo.

Cominciando dall’inizio, credo che il primo giornale a fumetti comparso in Italia in quel particolare decennio sia stato, a metà dicembre del 1932, Jumbo, dell’editore milanese Lotario Vecchi, che però mi risulta pubblicasse solo materiale inglese. Poi, appena due settimane dopo, fu la volta di Topolino, che credo fu il terzo periodico in Europa in ordine di tempo a pubblicare le strisce Disney, dopo L’illustrazione del popolo e il francese Le petit parisien. L’editore era Giuseppe Nerbini, affiancato dal figlio Mario, e il direttore editoriale Paolo Lorenzini, che essendo nipote dell’autore di Pinocchio si era creato il comodo nome d’arte di Collodi Nipote. E qui le cose si fanno subito interessanti.

Sembra infatti che alla Nerbini fossero all’oscuro dell’esistenza delle strisce a fumetti di Mickey Mouse che apparivano sui quotidiani americani e che per questo, nei suoi primi numeri, il giornale si limitò a pubblicare materiale apocrifo, realizzato in Italia sulla base dei primi cartoni animati con protagonista il celebre topo. I testi erano, se non sbaglio, dello stesso Collodi Nipote, e i disegni di Giove Toppi, astro nascente italico della Nerbini, e di Buriko (Antonio Burattini), futuro autore delle storie di Pisellino. Pare inoltre, ma qui ci muoviamo nei meandri della filologia più oscura, che la “traduzione” di Mickey Mouse in Topolino, non sia da attribuirsi a Giuseppe Nerbini o al figlio Mario, e neanche a Paolo Lorenzini, bensì alla Società cinematografica Pittaluga. Di certo il nome Topolino come traduzione di Mickey Mouse compare in Italia già nel 1930, sull’Illustrazione del popolo, supplemento domenicale del quotidiano torinese La gazzetta del popolo. Ma neanche il primato delle strisce apocrife apparterrebbe alla Nerbini, bensì all’editore de Il popolo di Roma, sul cui supplemento illustrato già nel 1931 apparvero delle strisce disegnate da Guasta (Guglielmo Guastaveglia).

Fu però il giornale Topolino, per i motivi sopra accennati, a dover fare i  conti con la Disney e essere costretto a un rapido cambio di nome: da Topolino a Topo Lino. Le cose si aggiustarono tuttavia altrettanto rapidamente e già dal settimo numero il giornale, acquisiti i diritti di pubblicazione degli originali americani, tornò a chiamarsi Topolino e cominciò a pubblicare le strisce sindacate: Mickey Mouse di Floyd Gottfredson, le Silly Symphonies, Donald Duck di Al Taliaferro.

Dopo Topolino, l’altra svolta fondamentale per la sorte del fumetto del decennio la si deve senza dubbio a L’Avventuroso, altro giornale a fumetti della Nerbini, il cui primo numero uscì nel 1934, con esiti davvero rivoluzionari. A differenza infatti dei vari giornali a fumetti pubblicati fino ad allora in Italia, L’Avventuroso non solo conservò le strisce con i balloon come apparivano nelle strisce originali, ma si preoccupò anche di introdurre in Italia il fumetto d’avventura realistico, lo stesso che in America usciva sui quotidiani letti dagli adulti ed era quindi destinato al loro svago e non, come si potrebbe credere, a quello dei bambini. Su L’Avventuroso apparvero quasi tutti le strisce americane che sarebbero poi assurte al rango dei “classici dell’avventura”: fin dall’inizio, Gordon e Agente segreto X-9, disegnate entrambe dal grande Alex Raymond, e Radio Pattuglia; a cui si aggiunsero presto Mandrake e L’uomo mascherato, con il bravo Lee Falk ai testi e, rispettivamente, Phil Davis e Ray Moore, ai disegni; e poi ancora, con il tempo: Bob Star (Red Barry) di Will Gould, Terry e i pirati di Milton Caniff, Il principe Valentino di Hal Foster, Guido (o Giorgio) Ventura (Brick Bradford) di Ritt e Gray.

La pagina di apertura del n. 1 de “L’avventuroso” Nerbini (1934)
con la prima tavola domenicale di “Gordon” di Alex Raymond (1909-1956)

Tutto questo fino al 1938, quando il MinCulPop impose all’editore Nerbini di sostituire ai personaggi americani dei personaggi autoctoni, con l’immancabile conseguenza del calo dei lettori e l’inizio di una crisi che si sarebbe poi rivelata irreversibile e fatale. Un primo tentativo, abbastanza goffo, di correre ai ripari fu in realtà presto adottato e consistette nel rendere autoctoni personaggi e autori americani attraverso opportune modifiche ai nomi, ai testi e ai disegni. Per fare l’esempio forse più noto: L’uomo mascherato di Lee Falk e Ray Moore divenne Il giustiziere mascherato di Roberto Lemmi.

“Il giustiziere mascherato” di Roberto Lemmi (1901-1971),
rimaneggiamento di “The Phantom” di Lee Falk e Ray Moore

Il passaggio dalla fiorentina Nerbini alla milanese Mondadori (che allora si chiamava in realtà API, acronimo di Azienda Periodici Italiani), nel maggio 1943, portò infine L’Avventuroso alla fusione con Topolino, ma si trattò anche in questo caso di un’esperienza brevissima; lo stesso giornale mondadoriano fu infatti costretto, con la crisi bellica internazionale al suo culmine, a sospendere le pubblicazioni il 21 dicembre dello stesso anno. Fu la parola fine per L’Avventuroso, ma non per Topolino, a cui il futuro avrebbe presto nuovamente arriso.

La API/Mondadori aveva in effetti attraversato lo stesso periodo burrascoso con conseguenze meno serie rispetto alla Nerbini. Subentrata alla casa editrice fiorentina nel 1935 come nuovo editore di Topolino, aveva avuto con il MinCulPop vita relativamente facile, almeno per quel che riguardava i personaggi disneyani, sembra grazie anche all’amicizia dell’editore con Benito Mussolini. Solo il completo deteriorarsi della situazione internazionale costrinse infine anche Topolino a sottostare a traversie simili a quelle descritte sopra per L’Avventuroso. Nel 1943, al Mickey Mouse made in USA subentrò il Tuffolino di Federico Pedrocchi e Pier Lorenzo De Vita, le cui storie continuavano tuttavia a ricalcare, fin dove era possibile, quelle delle strisce americane. Ma si trattò di nuovo di un’esperienza di brevissima durata, a causa della sospensione obbligata delle pubblicazioni alla fine del ’43 di cui ho già detto.

Tuffolino e Pippo in una avventura di “Tuffolino” del 1938

Quando poi, al termine della guerra, il giornale ritornò nelle edicole, ricomparve con i personaggi e le storie originali disneyane. E sarebbe stata finalmente la volta buona. Grazie soprattutto alla novità della pubblicazione, sulle sue pagine, delle storie dei comic-books americani realizzate, tra gli altri, da Carl Barks (Donald Duck e Uncle Scrooge) e da Paul Murry (Brer Rabbit), per citare i due nomi più famosi. Si erano così create le basi per quell’avventura editoriale che avrebbe presto portato alla svolta fondamentale del cambio di formato del 1949, da giornale a libretto. In altre parole, il vecchio Topolino lasciava il posto al Topolino che troviamo ancora oggi nelle edicole.

Ma è anche necessario aggiungere che non si era trattato di un semplice cambio nell’aspetto grafico, bensì di una vera e propria rivoluzione di linea editoriale. Il vecchio Topolino formato giornale infatti, a differenza del nuovo Topolino nel formato libretto, non si limitato a pubblicare soltanto materiale disneyano, ma aveva ospitato nelle sue pagine, nell’anteguerra, le strisce di Cino e Franco e Audax, a cui si erano poi aggiunte, nel dopoguerra, Il cavaliere solitario (Lone Ranger), Gordon di Austin Briggs, Agente Segreto X-9 di Mel Graff, Zenobaldo e Domitilla (i futuri Alcibaldo e Petronilla) e altri ancora, perfino il britannico Garth. Per non parlare degli autori nostrali non disneyani… i vari Raffaele Paparella, Rino Albertarelli o Walter Molino, per citare alcuni dei più famosi.

(continua)

L.

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16 commenti

Pubblicato da su agosto 22, 2017 in Archeo Edicola, Interviste

 

16 risposte a “Intervista a fumetti con Ivano Landi (2)

  1. Cassidy

    agosto 22, 2017 at 8:01 am

    Ok ne ho imparata un’altra anche sul nome Topolino, mi servono più Pop-Corn! 😉 Cheers

    Liked by 1 persona

     
  2. theobsidianmirror

    agosto 22, 2017 at 10:42 am

    Me lo ricordo “L’avventuroso”, con quel suo formato assurdo stile quotidiano… ora che ci penso ne avevo conservata per anni una copia che, ovviamente, oggi è sparita.
    Ma il trucchetto di dividere le parole Topo e Lino lo avevano fatto solo posizionando l’immagine del topastro come separatore nel titolo della testata?

    Liked by 1 persona

     
    • Ivano Landi

      agosto 22, 2017 at 2:18 pm

      Ma avevi un numero de L’Avventuroso Nerbini anteguerra o un numero de L’Avventuroso colore delle edizioni Sole degli anni settanta? Stesso formato, stessa testata, ma personaggi diversi, tipo “L’impero dei Trigan” al posto di Flash Gordon.
      Topolino si chiamò Topo Lino solo per pochissimi numeri, che non sono nessuno di quelli mostrati
      qui.

      Liked by 1 persona

       
      • theobsidianmirror

        agosto 22, 2017 at 2:31 pm

        Non ho idea della datazione di quella copia. Posso dirti che la prima pagina era a colori, come quella dell’immagine qui sopra, mentre quelle interne erano tutte in bianco e nero.

        Mi piace

         
  3. Ivano Landi

    agosto 22, 2017 at 6:47 pm

    Dalla descrizione si direbbe quello Nerbini…

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  4. redbavon

    agosto 22, 2017 at 9:40 pm

    Devo ripetermi, ma lo faccio con piacere: bravi bravi.
    Uno spaccato del fumetto attraverso il quale si annusa, si percepisce il periodo storico, la sua inquietudine. Ero un avido lettore di Topolino, ma non ne conoscevo i retroscena della distribuzione nostrana.
    Questa è la prova che il fumetto è una modalità espressiva (artistica o meno, non mi interessa) con pari dignità di cinema, letteratura (in senso ampio),fotografia…

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    • Lucius Etruscus

      agosto 23, 2017 at 4:48 am

      Non è caso è chiamata “arte”, anche se i distributori italiani (insieme a molti lettori) non ci hanno fatto caso.
      Approfitto per avvertirti che ieri ho messo due o tre commenti sul tuo blog ma ancora stamattina non apparivano. Non so se sono rimasti in attesa di approvazione: non vorrei che il tuo blog mi avesse già bollato come spammer 😀

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      • redbavon

        agosto 23, 2017 at 7:31 am

        Urca! Erano finiti in spam insieme a un altro! Non capisco il motivo. Il primo dovrebbe andare in moderazione…bel modo di dare il benvenuto ‘sto WordCess!
        Grazie

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      • Lucius Etruscus

        agosto 23, 2017 at 7:45 am

        Anche a me capita di ritrovare in spam commenti di nuovi lettori: WordPress è un asociale e non ama le nuove conoscenze 😀

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      • redbavon

        agosto 23, 2017 at 7:56 am

        E pure asociale schizofrenico: a volte lo fa, a volte no. Ora è arrivato un nuovo blogger e ha commentato. Gli stava simpatico e lo ha messo in moderazione. È isterico quanto questa società!

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    • Ivano Landi

      agosto 23, 2017 at 10:03 am

      Benvenuto Redbavon e grazie per stare apprezzando così tanto l’intervista. Sappi che ho pubblicato pur io un commento poco fa sul tuo blog… casomai il blocca spam avesse qualcosa da ridire.

      Liked by 2 people

       
      • redbavon

        agosto 23, 2017 at 10:19 am

        Sei più simpatico di Lucius a WordCess evidentemente perché ti ha mandato in moderazione come tutti i primi commenti. Benvenuto!

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  5. mikimoz

    agosto 22, 2017 at 9:45 pm

    Grande lezione di fumetto.
    Tantissime di queste cose non le sapevo, non le immaginavo.
    Grandi Ivano e Lucio^^

    Moz-

    Liked by 1 persona

     

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