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Libri e biblioteche nei titoli italiani

28 Lug

Negli ultimi anni ha preso sempre più piede una curiosa usanza editoriale per cui un qualsiasi accenno alla bibliofilia all’interno del titolo italiano di un libro sembra aumentarne le vendite: non so se funziona davvero, ma è innegabile che nel periodo in cui si legge meno nella storia italiana i titoli sciabordino di riferimenti librari.

Spinto dalla curiosità e dalla costante ricerca di romanzi “veramente” bibliofili (non solo a chiacchiere), ho spulciato e leggiucchiato titoli palesemente “falsi” per vedere se l’apparenza inganna. L’apparenza, scopro, non inganna affatto: saranno sicuramente ottimi romanzi per chi ama il genere, ma quelli di cui vi parlo di seguito non hanno nulla a che vedere con libri o biblioteche.


Indice:



L’insegnante di inglese Amy Gail Hansen esordisce con questo romanzo: Il libro delle verità nascoste” (The Butterfly Sister, 2013), portato in Italia da Garzanti nel 2014 con la traduzione di Stefano Beretta.
Sicuramente la Hansen ha nel cassetto una tesi di laurea su Virginia Woolf o qualche sua ricerca personale, perché è proprio Una stanza tutta per sé il “libro delle verità nascoste” del farlocco titolo italiano.

La trama ufficiale:

Ruby vuole solo dimenticare. Vuole solo cancellare l’ultimo anno al Tarble College e nascondere nel profondo quel segreto che non ha confessato a nessuno. Eppure, quando crede che il peggio sia alle spalle si ritrova tra le mani il libro da cui tutto è cominciato. Il libro che custodisce le ombre del suo passato. È all’interno di una valigia: il bagaglio di Beth, una compagna di college che da pochi giorni è scomparsa. Ruby non poteva immaginare che Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf riuscisse ancora a toccare le note più recondite della sua anima. A riportarla faccia a faccia con le sue paure. Ma lei è l’unica a conoscere il suo fascino oscuro. Tra quelle pagine ha visto crescere un’ossessione per le scrittrici suicide, donne fragili che si sono abbandonate al gesto più estremo. Un’ossessione che giorno dopo giorno l’ha avvicinata sempre più a Mark, il suo professore di letteratura. Eppure Ruby non può lasciare che quest’incubo si impadronisca di nuovo di lei, proprio ora che Beth è sparita. Deve cercarla. La ragazza sa che c’è solo un luogo che racchiude tutte le risposte. L’ultimo posto in cui vorrebbe tornare: Tarble, la sua università. Lì dove ha imparato che ciò che conta è essere i migliori, a qualunque prezzo. Lì dove misteriosi tentativi di suicidio le parlano di un destino a cui è difficile sfuggire. Lì dove, nel silenzio degli antichi e bui corridoi, ogni traccia riconduce a quel libro su cui c’è ancora molto da svelare. Perché dietro un animo fragile può celarsi un grande coraggio e dietro un amore innocente qualcuno che colpisce dove fa più male. Il libro delle verità nascoste è un debutto indimenticabile, venduto in più di venti paesi. Amy Gail Hansen, con l’intensità della sua scrittura, ha conquistato stampa e lettori. La storia di una ragazza insicura ma determinata, che la vita ha messo alla prova. La storia di un luogo in cui la verità è solo un inganno. La storia di un passato che non vuole smettere di far sentire la sua voce.

Commento

Sono tanti i neo-laureati che vogliono giocarsi subito le nozioni che hanno fresche in testa e, consci del fatto che i saggi si vendono pochissimo, ci tirano fuori un romanzo. Visto che in questi tempi di crisi l’editoria predilige gli esordienti – perché vengono via con poco – ecco che siamo pieni di casi come la Hansen.
Per carità, il romanzo in questione è anche simpatico e lo stile è scorrevole e gradevole, ma certo il titolo fa pensare ad un thriller – in fondo la protagonista indaga su una vecchia compagna di liceo scomparsa – che in realtà tra le pagine è totalmente assente.

Non manca un “peccato di ingenuità” che contraddistingue gli autori troppo desideridosi di sfoggiare cultura: il fatto che più personaggi condividano lo stesso identico background culturale.
La protagonista infatti incontra un affascinante insegnante che guarda caso ama e conosce ogni singolo autore che lei ama, che cita esattamente i passaggi che lei adora degli autori che lei venera e sa esattamente tutto quanto sa lei: ma cos’è, un baccellone venuto dallo spazio che l’ha clonata? O la protagonista sta parlando allo specchio?
Di solito questi sono piccoli difetti di esordienti che basterebbe un po’ di esercizio per correggere: e per “esercizio” intendo leggere più romanzi di autori diversi, non solamente scrivere i propri.



Sempre nel 2014 la Garzanti porta in Italia – con la traduzione di quella Claudia Marseguerra che ho intervistato anni fa – “Lo strano caso dell’apprendista libraia” (The Bookstore, 2013), il romanzo d’esordio della britannica Deborah Meyler: come sempre, dall’inizio del Duemila, le case editrici preferiscono i romanzi di esordienti perché costano poco.

Da lodare poi l’ardita scelta della Meyler, una britannica che si è trasferita a New York dove ha lavorato in una piccola libreria per sei anni che scrive poi un romanzo su una britannica che si trasferisce a New York e inizia a lavorare per una piccola libreria…
Va bene che buona regola è scrivere di ciò che si conosce, ma è chiaro che quest’opera non ha alcuna velleità, né letteraria né di altro tipo: è il solito raccontino autobiografico trasformato in romanzo.

La trama ufficiale:

Esme ama ogni angolo di New York, e soprattutto quello che considera il suo posto speciale: “La Civetta”, una piccola libreria nell’Upper West Side. Un luogo magico in cui si narra che Pynchon ami passare i pomeriggi d’inverno e che nasconde insoliti tesori, come una prima edizione del Vecchio e il mare di Hemingway. Ed è lì che il destino decide di sorriderle quando sulla vetrina della libreria vede appeso un cartello: cercasi libraia. È l’occasione che aspettava, il lavoro di cui ha tanto bisogno. Perché a soli ventitré anni è incinta e non sa cosa fare: il fidanzato Mitchell l’ha lasciata prima che potesse parlargli del bambino. Ma Esme non ha nessuna idea di come funzioni una libreria. Per fortuna ad aiutarla ci sono i suoi curiosi colleghi: George, che crede ancora che le parole possano cambiare il mondo; Mary, che ha un consiglio per tutti; David e il suo sogno di fare l’attore. Poi c’è Luke, timido e taciturno, che comunica con lei con le note della sua chitarra. Sono loro a insegnarle la difficile arte di indovinare i desideri dei lettori: Il Mago di Oz può salvare una giornata storta, Il giovane Holden fa vedere le cose da una nuova prospettiva e tra le opere di Shakespeare si trova sempre una risposta per ogni domanda. E proprio quando Esme riesce di nuovo a guardare al futuro con fiducia, la vita la sorprende ancora: Mitchell viene a sapere del bambino e vuole tornare con lei. Esme si trova davanti a un bivio. Il suo più grande desiderio sta per realizzarsi, ma non è più la ragazza spaventata di un tempo e non sa più se è quello che vuole davvero. Perché a volte basta la pagina di un libro, una melodia sussurrata, una chiacchierata a cuore aperto con un nuovo amico per capire chi si è veramente. Perché Esme non è più un’apprendista libraia, ora è una libraia per scelta.
Lo strano caso dell’apprendista libraia è il romanzo più amato dalle librerie indipendenti americane. Grazie a loro è partito un passaparola tra i lettori che ne sono rimasti incantati. Deborah Meyler è convinta che l’esperienza più bella della sua vita sia stata lavorare in un negozio di libri e ha deciso di descriverla. Un romanzo che ricorda a tutti noi come il fascino delle librerie sia intramontabile. E che spesso quei luoghi pieni di scaffali polverosi nascondono sorprese inaspettate.

Commento

La trama attirerebbe anche chi non ama particolarmente i libri, ed infatti è questo il pubblico di riferimento, visto che se la protagonista avesse trovato lavoro in una pizzeria la trama non sarebbe cambiata di una virgola.
Protagonista del gradevole (anche se molto leggero) romanzo è una donna che deve decidere cosa fare della propria vita, se accontentarsi di una relazione amorosa un po’ pencolante o se lanciarsi nel vuoto, e poi c’è la gravidanza da gestire e tutto il resto già visto e letto ovunque. La differenza è che in questo caso la protagonista trova un lavoretto in una libreria dell’usato di New York, “La Civetta”, occasione che in realtà non serve ad altro che a buttare lì due autori a caso giusto per tirarsela da intellettuali.

Visto che vengono ampiamente citati in film e romanzi, questi negozietti di libri usati di New York devono essere molto amati in città, e passarsela bene: scopriamo che così non è.

«La realtà è che viviamo ogni giorno con il terrore di essere trasformati in un salone di bellezza o in uno Starbucks. Sono sopravvissute pochissime librerie in città, hanno chiuso quasi tutte. Arcadia, Book Ark, Endicott, Shakespeare and Company sul marciapiede di fronte, la meravigliosa libreria sulla Madison, solo per citarne qualcuna. La chiusura della Gotham è stata la mazzata finale per me. Ormai restano solo Barnes and Noble e Internet».

Se se la passano male le tanto amate e citate piccole e pittoresche librerie newyorkesi, che speranza hanno le librerie nostrane, che già non è che avessero chissà quale importanza per la popolazione?

La libreria fa da anonimo sfondo ad una narrazione di piccoli avvenimenti e piccoli personaggi, che onestamente non è che conquistino il cuore del lettore. Tutto è una enorme scusa per NON parlare di libri e libreria, preferendo qualsiasi altro argomento – anche la tassidermia – piuttosto che dover citare autori e titoli con il rischio concreto che il lettore medio li ignori.

Non dimentichiamoci poi che si tratta di una englishwoman in New York, parafrasando la celebre canzone di Sting, quindi si crea una strana scenetta.
Ad un cliente consiglia Il potere e la gloria di Graham Greene, ma quando esce fuori che è un romanzo inglese c’è il gelo: «Non vorrei che mi giudicasse troppo campanilista nella scelta degli autori», pensa la protagonista, «così cerco di farmi venire in mente anche uno scrittore americano.»
Ammazza, ‘sti americani in quanto a campanilismo non li frega nessuno!



L’indiana Anjali Banerjee è cresciuta in Canada e si è laureata in California. Ha scritto romanzi per giovani e per adulti, ma nessuno sembra in grado di differenziarli l’uno dall’altro.
Nel marzo 2012 la BUR porta in Italia uno dei suoi ultimi romanzi, “La libreria dei nuovi inizi” (Haunting Jasmine, 2011), con la traduzione di Roberta Cristofani e Valentina Zaffagnini.

La trama ufficiale:

Jasmine, trentenne in carriera col cuore spezzato, accetta l’invito della zia e si trasferisce per un mese a Shelter Island, al largo di Seattle, per occuparsi di una piccola libreria. Qui riscopre il gusto della lettura e poco per volta si accorge di uno strano fenomeno: i libri del negozio sembrano stregati, sanno “chiamare” i clienti per aiutarli a realizzare i loro desideri. C’è chi ritrova il sorriso, chi il coraggio di fare un passo rischioso. Quando ormai comincia a sospettare che le voci sui fantasmi che infestano la libreria siano vere, anche Jasmine si imbatte nel suo libro, quello di cui aveva disperatamente bisogno e che le cambierà la vita.
Una storia dolce e forte come un abbraccio, intessuta di sortilegi e meraviglie.

Commento

«Devo tornare in India. Voglio che tu ti prenda cura della libreria mentre non ci sono. Solo tu puoi farlo»: con questa stringatissima lettera in tasca, la protagonista arriva a Shelter Island (New York) per passare un mese a gestire l’attività della zia. «Quanto può essere difficile convincere qualcuno a comprare l’ultimo libro di Nora Ephron o Mary Higgins Clark?» si chiede.
In realtà sarà più duro del previsto, visto che la zia vuole che la sua Bippy rimanga giorno e notte in libreria, dormendo lì per essere sicura di non lasciarla mai incustodita. L’aspetto peggiore… è che non c’è internet!

La narrazione è fresca e lineare, come sempre, e la protagonista non si discosta dal solco del suo genere: è da sola contro il mondo, ha il cuore ferito ed ha alzato un muro di cinismo che la vita lentamente abbatterà. La zia è un peperino sopra le righe, i comprimari fanno il loro dovere senza mai uscire dalla parte e l’ottimismo la fa da padrone.
Cosa c’entrano i libri in questo classicone di genere?

Come dichiara già il titolo originale, libri e libreria in questa storia sono del tutto da tappezzeria, perché tutto ruota sul fatto che la protagonista ha il “terzo occhio” della zia e vede i fantasmi degli scrittori che infestano la libreria.
Non è una ghost story, non sono fantasmi cattivi, ma è il loro spirito che consiglia la giovane donna e la saggezza dei romanzi le perviene senza bisogno di leggere. Ovviamente gli autori citati sono tutti classici anglofoni, perché come sempre un libro sui libri è pensato per un pubblico che non legge, quindi non conosce altri libri all’infuori di quelli citati da chiunque. Shakespeare, Kipling, Emily Dickinson, giusto un T.S. Eliot e addirittura si osa citando il nome di Neruda, ma velocemente.

Tutti i clienti che entrano nel negozio fanno impazzire la protagonista con le loro strane richieste, ma si tratta sempre di libri di cucina, o al massimo qualche classico. E visto che l’autrice ha scritto anche romanzi per l’infanzia, ovviamente i clienti vengono a chiedere anche romanzi per l’infanzia, e conosciamo una pseudo-autrice con tanto di delizioso pseudobiblion: Gertrude Gertler con il suo nuovo romanzo per l’infanzia “Morbidosi in pigiama“.

Sicuramente un romanzetto che vola via d’un sol fiato, ma il contenuto è come lo stile con cui è scritto: veloce e superficiale.



Non c’è da stupirsi se il romanzo d’esordio di Cynthia Swanson sia già stato opzionato per diventare un film con Julia Roberts, invece c’è da rimanerci male quando si scopre un altro caso di titolo ingannevole: “La rivincita di una libraia” (The Bookseller, 2015), portato in Italia nel giugno 2017 da Garzanti con la traduzione di Roberta Scarabelli.

La trama ufficiale:

Si dice che la vita sia tutta una questione di scelte: si prende una strada, ma poi si vorrebbe tornare indietro, convinti che tutto avrebbe potuto essere diverso. È quello che sta capitando a Kitty che, a trentotto anni, delusa dall’uomo che credeva essere l’amore della sua vita, ha preferito restare sola e circondarsi di pochi affetti sicuri. La sua unica vera gioia è una piccola libreria che ha aperto insieme all’amica del cuore Frieda. Ora, però, è un momento difficile per gli affari. Kitty lo sa bene ma non ha intenzione di mollare, perché non riesce a immaginarsi una vita diversa da quella in cui si sente al sicuro.
Eppure, proprio adesso inizia a sognare di essere la bella Katharyn, una donna che ha fatto altre scelte. Accanto a lei un marito premuroso, tre splendidi figli, di cui fa la mamma a tempo pieno, e uno stuolo di amici che la ammirano e la fanno sentire amata.
All’inizio Kitty sembra non dare troppo peso a questi sogni che la visitano quasi ogni notte. Ma più cresce l’incertezza su quel che sarà di lei, più si chiede se non sia arrivato il momento di una svolta. Forse non è un caso che la vita che sogna sia tanto diversa dalla sua. Adesso Kitty non dovrà far altro che ascoltare il suo cuore e capire quali sono i suoi veri desideri. Perché il confine tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere è molto sottile e quando sogno e realtà si mescolano, le conseguenze sono del tutto imprevedibili.

Commento

«Conoscete Il popolo dell’autunno? È arrivato sugli scaffali appena lo scorso giugno, ma si prevede che sarà uno dei bestseller del 1962. Ray Bradbury si legge benissimo, e io consiglio caldamente il romanzo a chiunque metta piede nella libreria mia e di Frieda alla ricerca di qualcosa “che prenda davvero”.»

Così l’autrice ci fa sapere che siamo negli anni Sessanta, un curioso espediente che non sembra aver altro motivo se non riflettere sulla condizione della donna: essere due donne single che iniziano un’attività in proprio non è certo facile in quel periodo. Esce fuori che senza la firma di un uomo Kitty e Frieda non avrebbero mai potuto aprire la Sisters’ Bookshop, la “libreria delle sorelle”, quindi siamo di fronte ad una storia di denuncia sociale? No.
Quindi la protagonista, single per scelta, usa i libri come strumento di riscatto sociale e di auto-affermazione? Di nuovo: no.
Quindi…? No…

Questo è un romanzo di riflessione, nel senso che la protagonista all’approssimarsi dei 40 anni riflette sulla propria vita, sulle proprie scelte, sui propri amori, sui figli che non ha avuto, sulla vita, sull’universo e tutto quanto… Ma allora che c’entra la libreria che ha aperto? Ovviamente nulla: se avesse aperto una frutteria la trama non sarebbe cambiata di una sola virgola.
Kitty, la protagonista, si ritrova a fare sogni in cui vive una vita alternativa alla sua e lo strano fenomeno la fa riflettere sulle proprie scelte: questa è l’unica trama, e al di là di qualche titolo volante – sempre ovviamente anglofono – di libri non c’è traccia.



L’australiana Ashley Hay è una saggista che dal 2010 ha deciso di passare alla narrativa: il suo secondo romanzo, “La biblioteca sull’oceano” (The Railwayman’s Wife, 2013), è stato portato in Italia da Sperling & Kupfer nel 2017 con la traduzione di Velia Februari.

Come fa il titolo originale “La moglie del ferroviere” a diventare in italiano “La biblioteca sull’oceano”?

La trama ufficiale:

In una piccola città affacciata sull’oceano, c’è una biblioteca dove gli abitanti vanno in cerca di pace e di sogni.
Affidano le loro richieste ad Ani, bibliotecaria alle prime armi, una giovane donna già segnata da un destino crudele, che le ha strappato un pezzo di cuore e l’ha lasciata sola a crescere la sua bambina. Quell’impiego le è stato offerto per aiutarla ad andare avanti e, se lei ha accettato, è anche un po’ per il ricordo che serba della prima biblioteca mai visitata: una sala meravigliosa in cui aveva trovato rifugio in un giorno di pioggia, un luogo solenne che l’aveva incantata. Ora, tra le pagine dei libri, cerca le risposte che non sa darsi da sola e spera di rivivere almeno un briciolo di quella lontana magia.
Tra quei vecchi scaffali, anche il dottor Draper vorrebbe ritrovare la sua vita di un tempo, di quando ancora non aveva conosciuto la guerra e il senso di colpa per tutti coloro che non è riuscito a salvare. Mentre il suo amico Roy, che al fronte si è scoperto poeta, vaga alla ricerca delle parole perdute, quell’ispirazione venuta meno proprio ora che è circondato da tanta pace e bellezza.
Finché una poesia anonima ricevuta da Ani irrompe in quel tempo sospeso e riavvia il corso di quei tre destini, ormai intrecciati per sempre in un’unica trama.
Struggente e poetico, La biblioteca sull’oceano è un romanzo che parla di nuovi inizi e del potere salvifico della letteratura. Una storia di ritorno alla vita, che trafigge il cuore di speranza.

Commento

Credo per fede che questo sia un buon romanzo, come dimostra questa recensione del “Salotto dei Libri“. Di sicuro però chi ha scritto la quarta di copertina ha voluto inserirci a forza “libri” e “letteratura”, e nella trama sono davvero pura tappezzeria.
Gli anni del dopoguerra, paesaggi a non finire, descrizioni su descrizioni, romance e tanta riflessione al femminile: un classicone, insomma (non lo dico come critica) che però coi libri e con la biblioteca del titolo italiano non ha nulla a che vedere.


L.

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Pubblicato da su luglio 28, 2017 in Recensioni

 

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