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Leggere: il futuro digitale (2001)

26 Lug

Tutti sappiamo cos’è successo l’11 settembre 2001, e come sempre quando avviene una grande disgrazia tutto ciò che l’ha preceduta, e che non ha alcun legame con essa, viene dimenticato.
Dieci giorni prima dell’evento che ha segnato l’infausto inizio del millennio è morta in un incidente aereo Aaliyah, nuova promessa dell’hip pop subito approdata in grandi produzioni cinematografiche che anche in Italia stavano riscuotendo un minimo di interesse. Nessuno si è accorto della sua morte, come il 3 luglio scorso temo non abbia ricevuto l’omaggio che meritava la scomparsa della tedesca Solvi Stubing, che ha avuto la sfortuna di morire insieme a Paolo Villaggio…

Dove voglio arrivare con questa lugubre premessa? Al fatto che davvero pochi hanno notato una previsione sull’editoria digitale, lanciata sul “The New York Review of Books” il 5 luglio 2001, e nei mesi successivi davvero a pochi è importata la questione.
Eppure quel giorno il 73enne editore Jason Epstein è riuscito a scrivere un testo tanto lungimirante quanto fuori tema, tanto illuminato quanto ingenuo: a più di quindici anni di distanza quella previsione riesce ad essere azzeccata quanto sballata…

Epstein scriveva quando i libri digitali si potevano leggere unicamente sullo schermo del PC di casa, o al massimo del PC della biblioteca locale: non certo una valida alternativa al cartaceo. Chi mai sarebbe stato così pazzo da leggere libri seduto davanti al PC? (Io, ovviamente, che li leggevo in quel modo già dal ’99, ma questa è un’altra storia.)
Eppure un addetto ai lavori come Epstein non può fare a meno di notare che è quello l’andazzo, che tutti i fattori indicano che l’editoria digitale non è un campo da ignorare o disprezzare. Così cosa pensa? Vaticina un futuro molto simile a quello che si è avverato.

«Il coincidere di Internet con la trasmissione istantanea e il recupero del testo digitale è un evento epocale, paragonabile all’impatto dei caratteri mobili di stampa sulla civiltà europea di mezzo millennio fa, ma con implicazioni che coinvolgono il mondo intero. Nel futuro digitale, gruppi di scrittori, editor, pubblicisti e manager di siti Web ovunque nel mondo si uniranno per fondare le proprie società editoriali Web-based e vendere direttamente i loro libri ai lettori.»
(da Cultura Digitale, traduzione di Delfina Vezzoli)

L’editore immagina un futuro di libri digitali da stampare on demand. Liberi dalle pastoglie degli editori e dei distributori, coi loro mille difetti e costi, gli autori pubblicano direttamente in digitale e vendono personalmente in tutto il mondo. (Chi scrive è un anglofono, e come tutti gli anglofoni è sinceramente convinto che in tutto il mondo si parli inglese!)
Chi dall’altra parte del mondo compra il libro, lo fa in digitale così risparmia un bel po’ di soldi. Poi si reca sotto casa dove si sarà aperto uno dei nuovi negozi immaginati da Epstein… e se lo fa stampare in una copia del tutto indistinguibile da un libro “classico”. Questo azzera l’ingente e annoso problema dei resi – peste nera dell’editoria di cui gli idealisti e gli autori troppo spesso ignorano l’esistenza – e spazza al suolo la mafia della distribuzione: chi vuole va a stamparsi il libro e il costo – acquisto più stampa – sarà sempre inferiore ad una tiratura cartacea a cui vanno aggiunti i costi di distribuzione, spedizione e mille altri fattori.

È innegabile che in pratica Epstein abbia anticipato ciò che oggi avviene con le case editrici digitali.
Io, che sono un autore auto-pubblicato, metto il mio libro digitale disponibile alla vendita in tutto il mondo, grazie ad un intermediario che si trattiene una percentuale a copertura dei costi, e chi compra il mio libro se vuole può farselo stampare. Non esistono i negozi immaginati da Epstein (che io sappia), ma è la casa editrice stessa a offrire il servizio: tutti i miei libri – nati e venduti in digitale – possono essere acquistati in copia cartacea: a casa vi arriverà un libro, non un eBook. (Dubito però che il libro stampato sia qualitativamente simile a quella di un libro “vero”.)
Quindi Epstein è stato un Nostradamus dell’editoria? Non proprio, perché è partito da un presupposto sbagliato: che la gente volesse leggere.

Dal 2001 ad oggi la discesa a picco dei lettori ha combaciato con l’impennata svettante degli autori: tutti scrivono, ma nessuno legge. Il digitale è comodo perché abbatte i costi di produzione, ma stampare un eBook su carta non ha senso: semplicemente perché chi compra un eBook non ha bisogno di carta.
Chi esalta “l’odore della carta” spesso non è un lettore attivo: ama l’oggetto libro, non la lettura, quindi chi esalta tanto il cartaceo di solito non compra libri, o non ne compra tanti da avvertire il problema del cartaceo. Chi compra eBook legge, e legge tanto, quindi si è abituato alla comodità dello schermo – smartphone o tablet che sia – e non sente minimamente bisogno di alcuna stampa.

Magari sono troppo integralista e siamo ancora in una fase di passaggio che dia ragione ad Epstein, ma dubito che ci sia un numero importante di persone che compra libri in digitale e poi se li fa mandare a casa in forma cartacea…

L.

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4 commenti

Pubblicato da su luglio 26, 2017 in Recensioni

 

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4 risposte a “Leggere: il futuro digitale (2001)

  1. zoon

    luglio 26, 2017 at 9:28 am

    …i passatisti della carta…

    Liked by 1 persona

     
  2. clementina daniela sanguanini

    luglio 26, 2017 at 2:30 pm

    Concordo con te che il futuro dell’editoria sarà digitale. I motivi per preferire l’ebook al cartaceo sono anche più di quelli citati nell’articolo. Ma il punto vero è che si sente un gran parlare di libri eppure a leggere, su qualunque formato, c’è sempre meno gente. Si leggono meno libri, si leggono meno giornali, soprattutto si tende a non approfondire niente.
    C’è chi parla di analfabetismo funzionale, chi di pressapochismo. Bisognerebbe riflettere anche su fenomeni come Twitter e gli altri SN. Si fanno tante chiacchiere da bar. Quisquilie. Pochi vogliono realmente comprendere i fenomeni. Pochi si mettono in discussione.

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 26, 2017 at 2:48 pm

      D’accordissimo: il tempo di leggere c’è e infatti tutti leggono tantissimo… solo che leggono messaggi su Whatsapp! L’attenzione è ormai totalmente dirottata sulla messaggistica istantanea e, come dici bene tu, la voglia di approfondire sembra svanita nel nulla. Vale solo il pensiero superficiale e il commento qualunquista: che bisogno c’è dunque di leggere?
      Sto appunto viaggiando in questo tipo di libri per scoprire se qualcuno ha studiato il fenomeno mi sembra che il divario è talmente grande che a malapena si avverte che qualcosa è cambiato. Gli intellettuali vivono nel loro mondo e non sembrano aver notato cambiamenti, mentre le persone normali ripetono il mantra “l’odore dei libri” per giustificare il fatto che non leggono più. Possibile che dovremo aspettare fra cinquant’anni perché qualcuno studi questa caduta in picchiata della lettura? Temo di sì…

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      • clementina daniela sanguanini

        luglio 26, 2017 at 4:16 pm

        Non so se occorreranno cinquant’anni, ma di sicuro ne passeranno molti. A chi detiene il potere fa stra-comodo questa situazione. Meno la gente sa, meglio la si manipola. Finché le persone si accontenteranno di titoli roboanti e slogan, sarà facile far loro credere che si stia attuando un cambiamento, mentre tutto resta stagnante. E sarà facile dividerle, creando fazioni contrapposte che si accapigliano per inezie, senza comprendere quale sia la leva giusta su cui insistere.

        Liked by 1 persona

         

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