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Libri infranti: Storia Universale 34 (1969)

14 Lug

Da tempo sto cercando di ricreare, bancarella per bancarella, la collana “Storia Universale Feltrinelli” degli anni Sessanta, in cui ogni volume è curato da un grande storico. Durante la ricerca mi sono imbattuto in questo “libro infranto”…

Si tratta del numero 34 (aprile 1969), “Il XX secolo 1. Europa, 1918-1945“, a firma di R.A.C. Parker ed è stato “marchiato” con uno stupendo ex libris.

Come si vede dalla firma del timbro, è appartenuto alla biblioteca personale di Giancarlo Sammartano: chissà se è parente dell’attore romano.

Quale che sia il motivo, la collezione dev’essersi frastagliata ed è finita sparsa per le bancarelle romane, mentre ancora molti sognano per le proprie raccolte personali un futuro custodito da qualche parte. Solo il fango delle bancarelle è il paradiso dei libri…

L.

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4 commenti

Pubblicato da su luglio 14, 2017 in Libri infranti

 

4 risposte a “Libri infranti: Storia Universale 34 (1969)

  1. Clementina Daniela Sanguanini

    luglio 14, 2017 at 8:15 am

    Sono sempre stata attratta da quei talloncini illustrati che sono gli ex libris (un altro importante segmento del collezionismo). Ho sempre pensato che dietro al desiderio di apporre un “timbro” di proprietà su un libro ci sia una passione viscerale per la lettura. Che poi oggi li si intercetti sulle referenze esposte nelle bancarelle dell’usato (vero e proprio paradiso dei libri, come giustamente scrivi) la dice lunga sullo scarso valore che attribuiamo ai testi… ma tant’è e non è detto che sarà così in eterno. Quando, l’anno scorso, ho visitato la mostra di Escher ho avuto modo di vederne alcuni, di sua produzione, a dir poco magnifici. Sono tantissimi i grandi artisti che hanno realizzato ex libris. Per esempio, oltre a quelli di Escher, mi vengono in mente quelli di Klimt, di Durer e di Boccioni. Ma tu, Lucius, che sei un vero cultore della memoria letteraria, non hai mai pensato di realizzarne (o farne realizzare) uno tutto tuo? Pensaci!

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    • Lucius Etruscus

      luglio 14, 2017 at 8:22 am

      Grandi artisti hanno creato grandi ex libris… ma in tempi passati e per chi poteva permetterseli. Oggi i libri valgono talmente poco che è impensabile l’istituzione dell’ex libris, che infatti è scomparsa senza che nessuno se ne accorgesse. Chissà se esiste qualche raccolta iconografica di questo genere artistico…
      Non mi è mai piaciuto lasciare tracce indelebili sui libri cartacei, al massimo un tempo scrivevo a matita la data di lettura: incredibile, non si è cancellata! Ho ancora libri letti 25 anni fa con la scritta a matita ancora leggibile: in pratica è un ex libris anche quello, sebbene più rustico 😛
      Da anni ho abbandonato il cartaceo se non per collezione, e proprio perché è da collezione non mi va l’idea di “marchiarlo” 😉

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  2. Ivano Landi

    luglio 14, 2017 at 8:42 am

    Il destino dei libri, dopo la morte del loro proprietario, segue due diverse strade: o il cassonetto della carta per il riciclaggio o il mercatino delle pulci. Nell’alveo della mia famiglia per ora resistono, grazie a me, gli otto volumi della “Storia dell’Italia moderna” Feltrinelli, curati da Candeloro, nell’edizione rilegata degli anni ’70.
    Di ex-libris provò a produrne anche Barry Smith, cultore delle teorie di Willam Morris sull’arte nella vita quotidiana, ma dovette constatare che non interessavano a nessuno se non ai collezionisti delle sue opere grafiche.

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    • Lucius Etruscus

      luglio 14, 2017 at 8:52 am

      Se non c’è riuscito Barry Smith, mi sa che non c’è speranza: gli ex libris rimarranno una curiosità del passato.
      Questa rubrica si ripromette di mostrare quei libri che molto probabilmente sono andati dispersi nel momento esatto del trapasso del loro proprietario: sono più che sicuro che ogni altro oggetto del caro estinto abbia trovato una sua disposizione, ma i libri no. I libri sono ingombranti e vanno sbolognati. Sono sicuro che la sua pipa sia rimasta sul comodino, a ricordo dell’amato, ma i suoi libri erano già fuori dalla porta mentre ancora il corpo era caldo. E ancora molti “cospirazionisti” si chiedono perché Shakespeare non abbia citato libri nel proprio testamento: perché anche all’epoca erano solo un ingombro! 😀

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