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Alla scoperta dei mostri del mare con Richard Ellis

07 Lug

Era il 2005 quando su una bancarella comprai a 3 euro un corposo saggio in edizione cartonata di Richard Ellis dedicato al calamaro gigante, scoprendo un saggista spettacolare e un narratore appassionante. Ellis sa farti girare per tutte le materie scientifiche con la divertita gioia di chi ama raccontare.
Ecco perché non ho esitato ad intraprendere la lettura – o sarebbe meglio dire la consultazione a lungo termine – del titanico saggio “Mostri del mare. Serpenti marini, manati, globster, calamari giganti, piovre, squali, balene e altre creature degli abissi” (Monsters of the Sea, 1994) che Piemme (specializzata in saggi intrigantissimi di ampio respiro) ha portato in Italia nel 2000 con la traduzione di Francesco Saba Sardi.

Mari ed oceani nascondono una quantità inimmaginabile di creature incredibili, eppure… alla fin fine l’immaginario collettivo ha davvero ben poca fantasia. I “mostri del mare” sono davvero pochi, in confronto a quanti potrebbero essercene.
Balene, squali, polipi, calamari, ovviamente di dimensioni titaniche ma alla fin fine sono questi gli unici mostri giganti che conosciamo. Ellis li prende uno ad uno – con l’aggiunta di mostri di Loch Ness ed altri casi stuzzicantissimi – e li analizza e ce li racconta, anche attraverso le leggende che li riguardano.

Ellis è un grande narratore e quindi il testo è appassionante e prende subito, anche se le vaste dimensioni del saggio hanno permesso all’autore di vagare davvero per oceani di parole, sviscerando ogni argomento fin nei minimi particolari. Come dicevo forse non è un libro da leggere ma da consultare, data la vasta ampiezza della narrazione, ma se siete appassionati di storie e leggende di animali incredibili e vi piace la buona divulgazione, Ellis è l’autore che fa per voi… e non vi dispiacerà seguirlo per le sue lunghe rotte.

La criptozoologia e roba simile è sempre una trappola pronta a scattare, ed essendo Ellis uno studioso serio deve ben spiegare che non esiste una “scienza ufficiale” che nega l’esistenza dei mostri: molte incredibili creature sono entrate nei manuali nel momento in cui è stata comprovata la loro esistenza, ma se altre rimangono voci di terza o quarta mano, non si può prenderle per vere così, sulla fiducia. Questo non vuol dire che chi crede nei mostri fantastici sbaglia, la fantasia non è mai una colpa, ma diventa seccante nel momento che pretende di chiamare “scienza” la chiacchiera da taverna.

Come Ellis racconta con dovizia di particolari, di fonti e date, sono tantissimi i ritrovamenti di esseri spiaggiati che sfuggono a qualsiasi tipo di catalogazione, e qui purtroppo entra in ballo una comunità scientifica non preparata o comunque non organizzata: campioni che si perdono, foto fatte male, testimonianze ritrattate… tutto questo non fa fare bella figura ai ricercatori, ma è anche vero che quando trovi un “blob” di due quintali sulla spiaggia – cioè un enorme tappeto di materia connettiva senza niente che faccia pensare ad un animale, se non la composizione fisica – non è che puoi mantenere il sangue freddo.

Dalle storie di marinai alle storie di scienziati, dai romanzieri agli appassionati: tutti hanno voce in capitolo in questa sontuosa opera assolutamente imperdibile.
Me la sono sbocconcellata in questi mesi, leggendola nei ritagli di tempo e durante le merende – cosa c’è di meglio che sgranocchiare gallette di mais in compagnia di titanici mostri marini? – e quando è finito mi è venuto da dire: “già finito?” In realtà sono mesi che lo leggo, eppure sembra ieri che l’ho iniziato…

Un’ultima nota devo farla alla traduzione italiana, che ha dei passaggi quanto meno discutibili.

«Bavendam, che sommozzava più a nord dell’équipe di Cousteau»

La Treccani mi informa che “sommozzatore” deriva dal napoletano “sommozzare”, «spingersi verso il fondo marino per pescare, tuffarsi nell’acqua» , però mi sento di dire che il verbo non ha avuto lo stesso successo del sostantivo.
Capisco che i traduttori italiani devono costantemente scontrarsi contro la facilità che la lingua inglese ha di “verbizzare” tutto e contro la difficoltà italiana di farlo, però onestamente è davvero brutto quel “sommozzava”, tanto che mi sembra quasi una presa in giro…

«Al terzo tentativo l’octopus ha avulso il tappo»

Il celebre esperimento – mediante il quale si è scoperto che i polpi sono intelligenti quanto un cane, però lo stesso ce li mangiamo senza problemi – mi è stato rovinato da quell'”avulso” che mi fa troppo ridere: mi ricorda un vecchio sketch di Carlo Verdone.
Per carità, il termine esiste, però visto che ha più il significato di «strappato, staccato via» – il che non è corretto, visto che parliamo di un tappo svitato – perché non usare, che so…. “svitato”?
Da ragazzino ho avuto il piacere di vedere la puntata di Quark dove hanno ricreato l’esperimento di Cousteau e, davanti alla telecamera, un polipo ha svitato un barattolo che conteneva un granchietto, dimostrando un’abilità intuitiva sconosciuta negli altri animali del suo ambiente.

«un comportamento ereditario che testifica di una delle straordinarie abitudini degli octopodi»

Anche qui, siamo tutti d’accordo che il verbo “testificare” esiste però… ma santo polipo, non era più semplice usare “testimonia”?

Per carità, è solo un mio puntiglio che ho voluto “testificare” in questo post, perché per il resto è una lettura piacevolissima e senza problemi.

L.

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1 Commento

Pubblicato da su luglio 7, 2017 in Recensioni

 

Una risposta a “Alla scoperta dei mostri del mare con Richard Ellis

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