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[Pseudobiblia] El Diablo (1990)

05 Lug

La HBO è sempre stata regina del palinsesto televisivo, offrendo prodotti di alta qualità soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura. Così anche quando il 22 luglio 1990 trasmette un piccolo film western non si preoccupa solo di infarcirlo di bravi attori, ma anche di avere ottimi sceneggiatori.
Ecco così che El Diablo si ritrova a vantare crediti da capogiro alla sceneggiatura: il Maestro John Carpenter coadiuvato dai suoi fedeli Tommy Lee Wallace e Bill Phillips.

Prima di tutto, vi segnalo che oggi anche La Bara Volante parla di questo film!

Secondo di tutto, vi ricordo il mio speciale sugli Pseudobiblia Western.

Un film di nicchia trasmesso da una rete di nicchia…

La storia è all’apparenza semplice. Il perfido criminale El Diablo (Robert Beltran) rapisce la giovane Nettie (Sarah Trigger) e l’imbranato maestro di scuola Billy Ray Smith (Anthony Edwards) vuole andare a salvarla. Non può farlo da solo, che a malapena sa reggere in mano una pistola, così inizia un viaggio per l’altro West, quello pieno di miserie e vite distrutte, raccattando chiunque possa aiutarlo nell’impresa.
Alla sua improbabile posse si uniscono il vecchio nero Van Leek (il mitico Louis Gossett jr.) ed altri uomini di varia nazionalità ed estrazione, in un gruppo multiculturale e multirazziale di “salvatori” ben poco capaci.
Quando però c’è tanto cuore, la missione si risolve da sé.

Una posse davvero sconclusionata

Impossibile non avvertire sotto la pelle della storia il cuore di John Steinbeck, l’amato narratore dell’America rurale noto per rendere protagonisti gli ultimi della terra, i disperati e quelli senza più sogni: immagino che studiandosi ancora scuola, la sua eredità faccia parte del background culturale di ogni americano.
Al di là di questo però c’è qualcos’altro: il film indaga su un tema ben noto a chi segue questo blog, cioè la precessione del simulacro. La finzione precede sempre la realtà

La finzione letteraria precede sempre la realtà…

L’elemento che spinge il giovane ed impacciato Billy Ray è la speranza di trovare Kid Durango, l’eroe del West di cui legge le roboanti imprese nei libretti che compra: un simile pistolero e avventuriero saprà sicuramente aiutarlo nell’impresa di liberare la bella.
Dopo lungo viaggiare con la sua improbabile posse, Van Leek mantiene la promessa e porta il giovane al cospetto di Kid Durango… solo per scoprire che è un grigio scrittore di romanzi – interpretato dal bravo Joe Pantoliano – che l’unico West che ha conosciuto è il suo tavolo in una cantina.

Kid Durango, eroe… ma solo letterario

Esce fuori che le avventure di Kid Durango sono tutte basate rubando le imprese raccontate da Van Leek, abbellite e trasformate in narrativa d’intrattenimento: nessuno vuole sentire le storie di un nero che spara alle spalle, ma se le stesse storie sono vissute da un eroico bianco, che guarda i nemici negli occhi, ecco che diventano libri di successo.
Come già ho avuto modo di dire, la narrativa serve a raccontare storie vere “aggiustandole”, cioè rendendole false: solo al falso possiamo credere, così come Billy Ray è assolutamente convinto che le incredibili storie lette in un libro siano l’assoluta verità.

Non è facile spiegare che la finzione è pericolosa…

Quei pochi critici che hanno parlato di questo film hanno citato L’uomo che uccise Liberty Valance (1962) di John Ford, che parla di come nel West comandi la leggenda, non la verità. Ed in effetti quello in cui concordano i due nuovi amici, il giovane Billy Ray e il rude Van Leek, è che il modo rozzo in cui si conclude la loro vicenda non va bene, e che quando lo racconteranno dovrà essere arricchito da elementi leggendari.
Quindi non solo la finzione (la leggenda) precede la realtà – visto che Billy Ray mette in pratica un’azione concreta partendo da una base di leggende che l’hanno affascinato – ma la segue, visto che la triste (sbagliata) realtà dovrà essere aggiustata prima di essere raccontata.
Insomma, cosa rimane della realtà se non vari gradi di narrativa più o meno aggiustata?

I nostri eroi al tavolo del romanziere

Merita di essere ricordato per intero il brano di un romanzo di Kid durango che Billy Ray legge ai suoi studenti all’inizio del film. La particolarità della scena è che mentre lui legge… il racconto diventa reale e dà l’avvio al film: è come se l’intera storia “vera” stesse nascendo dalle pagine “false” del romanzo.
Non stupisce quindi che appena uscita di scuola, la giovane Nettie si ritrovi davanti alla banda di criminali e sorrida: è convinta di essere ancora tra le pagina del romanzo di Durango. A cercare di infrangere l’indivisibile rapporto tra finzione e realtà ci prova Billy Ray, che le grida «Questa è realtà, Nettie: scappa!». Senza successo…

Ecco dunque l’incipit del romanzo “Il diavolo di polvere“, che in realtà corrisponde all’incipit del film stesso:

«Lo strato di rugiada che ricopriva la prateria sparì velocemente quando il sole apparve dietro le colline. La Luna rimase ancora un po’ lì, prima di rifugiarsi dietro l’orizzonte. Il giorno cominciava come altri migliaia di giorni in Arizona: questo finché non si vide una nuvola di polvere.

Apparve all’orizzonte, ombre di polvere si muovevano rapidamente a grande velocità, con uno scalpitio di zoccoli sul duro terreno. Man mano che il turbine si avvicinava si potevano scorgere debolmente le figure dei cavalli e dei cavalieri, con pistole su tutti e due i fianchi e bandoliere sul petto. Cavalcavano con tenacia, cavalcavano con uno scopo.

Quando furono in città tirarono le redini ai cavalli. La polvere attorno a loro si abbassò e si distinsero le facce. Facce scolpite dal forte sole messicano, facce segnate dalla violenza.

Quando gli abitanti della città videro i cavalieri istintivamente si ritirarono nell’oasi protettiva delle loro case. Molti commercianti entrarono in fretta nei loro negozi e chiusero la porta a chiave. Il buio era sceso, segni evidenti mostrarono che la città era pronta ad aspettarsi il peggio.
Fu molto chiaro perché fossero lì: avevano un appuntamento con la banca. E non per fare un versamento di dollari.»

Una citazione da Aliens (1986)?

Una curiosità. Si dice che da almeno dieci anni Carpenter avesse nel cassetto questa sceneggiatura, alla ricerca del modo per poterla trasformare in film, eppure ad un certo punto c’è una scena che sembra prendere in giro Aliens di James Cameron, uscito al cinema da soli quattro anni.
In quest’ultimo film l’androide Bishop giocava on un coltello passandoselo fra gli spazi vuoti delle dita a gran velocità: in El Diablo troviamo un tizio in una cantina che fa lo stesso… ma infilzandosi poi la mano! Chissà se è davvero una strizzata d’occhio o un elemento originale che precedeva il film di Cameron.

L.

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3 commenti

Pubblicato da su luglio 5, 2017 in Pseudobiblia

 

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3 risposte a “[Pseudobiblia] El Diablo (1990)

  1. Cassidy

    luglio 5, 2017 at 7:03 am

    Per prima cosa, un enorme grazie, perché senza il tuo eterno vigilare mi sarei perso questo film a cui davo la caccia da tempo, Muchas gracias! 😀 La chicca su Kid Durango è davvero brillante, regala tutta una nuova chiave di lettura ad un film che comunque fila via bello liscio.

    Sulla scena del coltello, in effetti non sarebbe male approfondire, quando l’ho vista, forse perché il mio cervello era orientato su Carpenter, mi ha fatto pensare al tipo di “Fantasmi da Marte” che si fa saltare il pollice facendo il guappo con il coltello. Evidentemente Giovanni trova divertentissimo quando qualcuno si accoltella da solo, in effetti sarebbe tipico dell’umorismo (nero) del Maestro 😉 Cheers!

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 5, 2017 at 7:07 am

      Ah, è vero! Chissà che allora non sia una fisima di John che James gli ha omaggiato in Aliens…
      In Fantasmi da Marte il personaggio sta cercando di aprire una scatoletta, qui invece il bandito esegue esattamente il gioco della lama fra le dita, proprio come vediamo fare a Bishop, però non so se magari è un gioco tipico americano dell’epoca…

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      • Cassidy

        luglio 5, 2017 at 12:16 pm

        Penso sia un gioco americano molto celebre, però bisogna dire che James lo ha portato ad un altro livello anche solo di celebrità, ormai quando si parla del gioco del coltello, è impossibile non pensare a Bishop 😉 Cheers

        Liked by 1 persona

         

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