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Tre libri per cambiare un mondo

03 Lug

Questo post avrei dovuto scriverlo a maggio, quando “Urania” n. 1642 ha riportato in edicola “Domani il mondo cambierà” di Michael Swanwick, ma visto che grazie al digitale il libro sarà per sempre disponibile, questo piccolo ritardo si annulla.

Ne approfitto quindi per ripescare un testo breve che ho scritto il 23 agosto 2005 sul gruppo Yahoo! “Libridine”: recuperarlo non è stato facile, perché da anni non accedevo a Yahoo! e mi ha chiesto un campione di sangue prima di farmi entrare di nuovo!
Arricchisco quel mio vecchio intervento di trame e link vari: spero possa essere utile questa segnalazione.

Tre libri
per cambiare un mondo

Ho letto tre libri (due questo mese, uno anni fa) molto simili e vorrei discutere delle differenze.
Ecco i libri e le trame ufficiali:

Domani il mondo cambierà” (Stations of the Tide, 1991) di Michael Swanwick
Urania n. 1236 (24 lugliio 1994)
Vincitore del Premio Nebula 1991 assegnato dall’Associazione degli Scrittori Americani di Fantascienza (SFWA), Domani il mondo cambierà è un romanzo affascinante e ricco d’azione, ma che si presta a molte letture. Siamo su un pianeta distante anni-luce dalla Terra, in un’epoca in cui l’umanità si è ormai stabilita fra le stelle: ma la grandiosa tecnologia che permette all’uomo di imbrigliare le forze dell’universo qui non è mai arrivata. Non è un caso: il pianeta è tenuto in isolamento artificiale, una specie di “quarantena” tecnologica che potrà essere spezzata solo con un gesto disperato, un furto di sapore prometeico… L’avvincente storia raccontata da Swanwick è quella di tale furto, della caccia all’uomo che ne segue e di un mondo intero sull’orlo di un cambiamento epocale: quello promesso dalla nuova scienza e quello a cui il pianeta va periodicamente incontro a causa delle sue insolite caratteristiche climatiche. Un libro d’avventura con una storia diversa, per scoprire uno dei migliori romanzieri americani affacciatisi alla scena negli anni Ottanta.


Diga sul pianeta Hestia” (Hestia, 1979) di C.J. Cherryh
Urania n. 933 (12 dicembre 1982)

Se non sapessimo che l’autore di questo romanzo (ormai celebre negli USA) è una donna, non esiteremmo a lodare in primo luogo la sua straordinaria delicatezza di fantasia e di stile. Ma come evitare che alcuni lettori non pensino subito a un “romanzo rosa”, benché l’avventura sia spaziale e il lugubre, degradato, piovoso pianeta Hestia sia popolato da rozzi ubriaconi? Metteremo l’accento, dunque, piuttosto sulla robustezza dell’intreccio e sull’eccezionale qualità di un “suspense” che non ha nulla di particolarmente femminile, né di particolarmente maschile, ma è per così dire un suspense unisex, ovverosia per tutti.

 

 


È difficile essere un dio” (Trydno byt’ bogom, 1966) di Boris ed Arkadi Strugatski
Urania n. 1109 (10 settembre 1989)
La razza umana ha conquistato le stelle. E nella Galassia ha scoperto l’esistenza di un’altra forma di vita, di un’altra civiltà evoluta. Un nuovo, immane compito attende gli uomini, quello di sorvegliare affinché le varie culture di sviluppino armonicamente. Molte sono le persone che, col rango di osservatore, vengono disseminate sul pianeta, ma non per tutti è facile rimanere distaccati dagli avvenimenti che si succedono. Il compito principale di un osservatore è solo quello di guardare e riferire, ma non tutti sanno, o vogliono, disgiungere il cuore dalla mente. Cosa succederà se qualcuno cercherà d’intervenire nei fatti di un’altra cultura? Quali saranno le ripercussioni a livello planetario prima, galattico poi? Sul classico tema dell’utopia, un romanzo carico di tensioni, gravido di domande le cui risposte interessano tutti.


 

Tutti e tre questi romanzi raccontano le vicende di un osservatore esterno, un terrestre, inviato in una colonia umana su un altro pianeta per cercare di risolvere una situazione problematica. In queste storie le colonie terrestri sono ad un livello bassissimo di tecnologia, né fanno qualcosa per cambiare la situazione: si aspettano l’aiuto della Terra (Cherryh e Swanwick) o si fanno bastare quel che hanno (Strugatski). L’osservatore esterno ha le mani legate, ma dovrà in qualche modo aiutare la popolazione della colonia che, per quanto lui disprezzi, suscita comunque un certo rispetto.
Tre storie molto simili, dunque, ma profondamente differenti nei contenuti.

Il romanzo della Cherryh è una godevolissima storia di “frontiera”. I coloni devono costruire una diga che distruggerà il territorio di alcuni alieni autoctoni, per nulla disposti a dar spazio agli invasori. Ricorda molto una storia western fra indiani e cowboy, e possiamo dire che la “morale” della storia sia: colonizzare va bene, ma bisogna rispettare chi ci sta attorno.

Il romanzo di Swanwick ha connotazioni decisamente religiose. Il terrestre infatti deve cercare Gregorian, messia che vuole salvare la gente della colonia rendendola indipendente dalla Terra. Gregorian è nato da madre vergine, la quale è stata “fecondata” da un uomo venuto dal cielo. (ricorda niente?). La storia si basa molto su elementi mistico-religiosi, uniti ad una (forse troppo) forte dose di esoterismo.

Il leit-motiv del romanzo degli Strugatski, invece, è: per salvare gli uomini, un dio deve scendere nel fango insieme a loro, ma appena lo fa… non è più un dio.
L’osservatore esterno è frustrato perché la gente della colonia non evolve, non sviluppa una società complessa, ma rimane ad un modello medievale. In confronto agli autoctoni, il terrestre è come un dio ma la responsabilità è pesante: spingere la comunità verso un non meglio specificato progresso o lasciare che nuoti nel proprio fango? L’osservatore, come ogni dio che si rispetti, non dà segni né indicazioni. Ma prima o poi dovrà intervenire, ed assumere su di sé la responsabilità di tutta una civiltà.

L.

A destra, il celebre regista Werner Herzog
nella parte dell’amico di Don Rumata (Edward Zentara)

P.S.

Ricordo che da È difficile essere un dio è stato tratto uno splendido film, di cui parlo nel mio speciale Strugatsky Forever del blog “Il Zinefilo“..

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Pubblicato da su luglio 3, 2017 in Recensioni

 

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