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[Archeo Edicola] Totò nella luna (1958)

28 Giu

Gli anni Cinquanta in Italia sono un periodo che definire “esplosivo” è riduttivo: il “miracolo economico” è in piena ascesa e tutti i settori fioriscono, anche quelli meno noti. Anche quelli oggi dimenticati. Per esempio l’editoria da edicola…

Urania in edicola all’uscita del film

Nel 1952 Giorgio Monicelli ha fondato “Urania” per Mondadori e ha portato nel dizionario italiano la parola “fantascienza”, e che l’iniziativa abbia successo è chiaro dal fatto che l’anno successivo la Landini presenta la similare rivista “Galassia Landini“.
Nel 1954 la Garzanti inaugura la collana “Fantascienza“; nel 1955 la G.T. Edizioni fonda “I Mondi Impossibili” e Gioggi fonda “Mondi Astrali“; nel 1956 Galassia fonda “Galassia Udine“; nel 1957 La Sorgente fonda “La Sorgente” e nel 1957 la Ponzoni fonda “Cosmo“.

Insomma, le edicole sciabordano di avventure fantascientifiche – firmate da maestri del genere ma anche da tanti italiani “sotto copertura” – quando il 28 novembre 1958 esce al cinema “Totò nella luna” di Steno (Stefano Vanzina), distribuito da Mario Cecchi Gori.

Su soggetto di Steno e Lucio Fulci, e sceneggiatura di Steno, Sandro Continenza ed Ettore Scola – insomma, non certo gli ultimi che passano! – il film racconta del cavalier Pasquale Belafronte (Totò), un editore di pubblicazioni da edicola non proprio di alto livello, che scopre d’un tratto che il suo fattorino tonto Achille Paoloni (Ugo Tognazzi) è stato “scoperto” dagli americani: il suo romanzo di fantascienza “Il razzo nello spazio” è stato opzionato per centomila dollari, quindi deve fare di tutto per tenersi stretto l’autore, anche se non lo stima come persona.

Un sicuro bestseller!

In realtà non esiste alcun editore americano, è tutto un equivoco: Achille è finito in mezzo ad una guerra fra umani ed extraterrestri, e si ritroverà impegnato non solo nei viaggi spaziali ma anche nei “carotoni”, i cloni resi famosi dal film “L’invasione degli ultracorpi” (1956).
Quello che qui interessa è la parte “editoriale”.

Pronti per la foto di copertina che lancerà la stellina di turno
da sinistra: Anna Maria Di Giulio, Totò e Giacomo Furia

L’immagine che esce fuori dell’editoria da edicola non è certo lusinghiera. Totò è fondatore ed editore – nonché unico curatore – della rivista “Soubrette“, «settimanale di varietà» il cui pezzo forte è la copertina: una donna discintamente vestita fotografata dall’editore stesso. Basta dare un’occhiata al viaggio che sto compiendo da anni nell’Italian Pulp per scoprire che non è certo un’invenzione del film: prima di essere disegnate, le donnine svestite in copertina erano fotografate, indipendentemente dal genere a cui apparteneva la rivista.

Un settimanale figlio dei suoi tempi

“Soubrette” costa 30 lire il che ne denota la scarsità di contenuto, visto che nello stesso 1958 un romanzo giallo di una piccola casa ne costava 150. Però una donnina in copertina vende sempre, e l’editore inoltre “arrotonda” non disdegnando spupazzarsi le modelle in cerca di notorietà.

Anche Sandra Milo vuole finire in copertina!

A tutto pensa il cavalier Belafronte fuorché alla “fantaschifenza”, tanto da non mancare mai di prendere in giro il suo fattorino:

«In questo giornale non devi fantascienzare!»

Un esempio di “fantaschifenza”

In effetti il nostro Achille non è proprio un lavoratore attento, visto che passa tutto il suo tempo a leggere fumetti di fantascienza dalla testata “Anno 2000“, che immagino inventata per il film.

Non è molto sicuro leggere fantascienza mentre si guida…

Grazie all’equivoco di cui parlavo, il cavaliere si sbriga a pubblicare il romanzo “Il razzo nello spazio” così che gli americani dovranno pagarli a lui i diritti di pubblicazione nel loro Paese, invece che ad Achille. Per tenersi buono il fattorino e per fare il colpaccio, Belafronte non ha alcun problema a dare in sposa la figlia (Sylva Koscina) ad Achille.

Sylva Koscina data in sposa per meri diritti editoriali!

Al di là della trama, si avverte la satira nei confronti di un genere narrativo che sta inesorabilmente conquistando lettori e spettatori, come anni dopo testimonierà il sorprendente “I marziani hanno 12 mani” (1964) di Castellano e Pipolo, commedia che anticiperà alcuni temi resi celebri da Star Trek. (Come mi ha fatto notare Michele Tetro.)

Copyright per l’America, la Norvegia e La Spezia… o è la Svezia?

Quando un genere narrativo arriva nei “giornaletti da edicola” vuol dire che è entrato in profondità nell’immaginario collettivo, ed è piacevole pensare a quell’Italia in cui si leggeva così tanto da avere le edicole sciabordanti di libri economici di autori vari, dal maestro del genere allo scrittorino sotto pseudonimo.

Possibile che nessuno abbia mai pensato a scriverlo sul serio, Il razzo nello spazio?

L.

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8 commenti

Pubblicato da su giugno 28, 2017 in Archeo Edicola, Pseudobiblia

 

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8 risposte a “[Archeo Edicola] Totò nella luna (1958)

  1. Luz

    giugno 28, 2017 at 6:32 am

    Se da un lato affascina che il cinema risponda alle tendenze con delle produzioni comiche o drammatiche, dall’altro è evidente come il ruolo della donna sia davvero ridotto a un nulla, puramente un oggetto e null’altro come evidenzi tu stesso. Ben triste.
    Molte delle dive dell’epoca fecero successo ripetendo all’infinito l’identico cliché.

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    • Lucius Etruscus

      giugno 28, 2017 at 6:47 am

      Purtroppo era un’usanza dell’epoca, che oggi è giustamente biasimata ma che in quel periodo era comune. Sarebbe bello dare la colpa al maschilismo che sfruttava il corpo femminile, è sempre piacevole avere un “cattivo” ben definito, ma in realtà questa situazione dava la possibilità ad eserciti di ragazzette senza qualità di avere il loro quarto d’ora di celebrità: le divette da copertina non avevano altro che la loro avvenenza e la sfruttavano al massimo.
      Nel mitico film “Brutti, sporchi e cattivi” (1976) di Ettore Scola quando la ragazzina rimprovera giustamente alla ragazza più grande di fare soldi mostrando le proprie grazie, la ragazza non risponde che è costretta da un mondo maschilista: risponde che è tutta invidia perché la ragazzina non ha niente da mostrare…
      Purtroppo non è una situazione gradevole, ma diciamo che è un concorso di colpa: a parte i casi penalmente rilevabili, dubito che le infinite soubrettine fotografate in riviste e fotoromanzi fossero costrette ad essere “oggetti”, perché se una non voleva ce n’erano dieci che erano ben disposte…

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      • Luz

        giugno 28, 2017 at 12:11 pm

        Concordo su tutta la linea. Non sono stata mai propensa a ritenere queste soubrettine delle povere vittime, anzi. L’aspetto positivo è che a fronte delle tante senza arte né parte con solo tette e culo da mostrare, ce ne erano diverse con vero talento: la Loren, Giulietta Masina, la Mangano sono le mie preferite in assoluto. Indimenticabili.

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      • Lucius Etruscus

        giugno 28, 2017 at 12:19 pm

        Se ci pensi anche loro hanno iniziato come “bellone”, poi dopo hanno saputo mostrare che al di là dell’aspetto fisico avevano anche del talento. Chissà quante hanno iniziato con loro e poi, esaurita l’avvenenza, sono scomparse perché in realtà non avevo altro da dare.
        Idem per gli uomini: molti sono diventati famosi perché belli poi però sono stati in grado di sapersi far apprezzare anche per altre qualità.

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  2. Cassidy

    giugno 28, 2017 at 10:15 am

    Ho delle lacune enormi nella vastissima filmografia di Totò, questo è un titolo che ho sempre sentito nominare ma mai visto, la trama è davvero uno spaccato sommerso e scomparso del nostro paese. Cheers!

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    • Lucius Etruscus

      giugno 28, 2017 at 10:16 am

      Purtroppo non è una delle sceneggiature più ispirate, è principalmente una parodia della moda fantascientifica al cinema: io mi sono limitato a raccontare la piccola parte “editoriale”. Di sicuro fra i titoli maggiori dei titoli minori di Totò 😉

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  3. theobsidianmirror

    giugno 28, 2017 at 6:59 pm

    Il principe era uno a cui piaceva cavalcare l’onda… basti pensare a Fifa e Arena, Totò Le Moko, Totò al giro d’Italia, Totò ascia o raddoppia, I due orfanelli…. non c’è da sorprendersi se abbia voluto anche cavalcare l’onda del boom fantascientifico di quegli anni. Purtroppo questo è uno dei pochi che non ho mai visto…..

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    • Lucius Etruscus

      giugno 28, 2017 at 7:28 pm

      Gli autori molto spesso gli proponevano temi “giovani” ma non sempre accettava. Mi pare fosse Pipolo che, intervistato per un contenuto speciale degli ottimi DVD Ripley Home Video di Totò, raccontò di aver proposto il soggetto di “Totò in jeans” e di essersi visto mettere alla porta dal principe in persona, che giudicò “una porcheria”. A detta dell’intervistato, da allora adottò lo pseudonimo di Pipolo perché Totò non avrebbe lavorato se avesse visto il suo vero nome su un copione! (Cito a memoria quindi non prenderla come una fonte ^_^)

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