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“L’agnello è stanco” di Mauro Smocovich

26 Giu

Se fate attenzione alla vignetta che riporto qui in alto, tratta dal numero speciale di “Cornelio. Delitti d’autore” (ottobre 2010), noterete che viene citato il testo “Trattato sulla comunicazione” di un certo Lucius Etruscus… che ovviamente sono io!

A sorpresa lo sceneggiatore Mauro Smocovich inserì quell’inside joke e mi fece un bel regalo di compleanno (l’albo uscì proprio intorno al 13 ottobre) quindi possiamo dire che è stato un gioco letterario: ha citato un testo che non esiste di un autore che non esiste. Però io esisto… e anche il testo che viene riportato nelle vignette!

Smocovich mi aveva appena accolto in ThrillerMagazine quando scoprii la rubrica “False Scritture”, nella quale Mauro si divertiva a recensire libri inesistenti. Visto che il gioco borgesiano mi affascinò subito, il 12 aprile 2010 pubblicai la mia vera recensione di un falso libro. Non solo uno pseudobiblion, un “libro falso”, ma anche uno pseudoepigraphon, cioè un libro falsamente attribuito. Attribuito a Smocovich, ovviamente…

A distanza di anni ripropongo quella recensione, che mi valse ben quattro vignette del bellissimo “Chiamatemi Cornelio” – la cui copertina anni dopo è servita da ispirazione a Tex Willer: vedere per credere!
Tengo a precisare che tutto quanto cito è vero e tutti i nomi sono reali: solo il libro non è vero!

“L’agnello è stanco”
di Mauro Smocovich

Recensione apparsa su ThrillerMagazine
il 12 aprile 2010

Molti libri sono andati persi, nel corso dei secoli, molti altri sono stati distrutti; altri ancora sono stati creduti distrutti o dispersi: ma mai un autore ha così fermamente negato d’aver scritto un testo tanto da arrivare a scriverne un altro per dimostrare, prove alla mano, di non aver scritto il primo.
Come il lettore avrà già capito, ci riferiamo al recente caso letterario dei due libri di Mauro Smocovich, usciti a breve distanza l’uno dall’altro e protagonisti delle principali rubriche letterarie italiane.

Tutto inizia nel 2009, quando fra le novità della casa editrice Logres appare il titolo L’agnello è stanco, a firma dello scrittore Mauro Smocovich, direttore della prestigiosa testata Thriller Magazine ed apprezzato sceneggiatore delle avventure a fumetti di Cornelio (per citare solo alcune delle sue attività). L’accoglienza dei critici è tiepida e la distrazione dei lettori fa sì che il libro non rimanga a lungo sugli scaffali delle librerie – almeno di quelle che l’hanno esposto -: l’essere poi uscito nel periodo pasquale, fa credere a tutti che si tratti della solita operazione editoriale modaiola.

L’evento mediatico nasce quando Smocovich rilascia un’intervista in cui afferma accoratamente di non aver scritto L’agnello è stanco, titolo di cui è venuto a conoscenza solo dopo l’uscita in libreria: sicuramente il nome in copertina è uno pseudonimo, o un omonimo. Nessuno gli crede, tutti pensano che sia una pubblicità “al contrario”: ma perché negare la paternità del libro? L’interesse cresce e critici e giornalisti cercano di far scucire a Smocovich la verità: lo ammetta, una buona volta, che L’agnello è stanco è una sua creatura! Non c’è mica nulla di cui vergognarsi!

Nel 2010 l’autore è disperato, e dà alle stampe un libro dal titolo esplicativo: L’agnello non è stanco. Io sì. Dalle pagine di questo breve pamphlet l’autore disconosce con forza qualsiasi partecipazione al libro che gli viene attribuito: «Se io sono l’autore – afferma Smocovich – dov’è il compenso? Dove sono i diritti d’autore?» Prove solide, certo, ma che non convincono i lettori, i quali prendono d’assalto librerie e mercatini cercando le poche copie edite de L’agnello è stanco; paradossalmente, anche il pamphlet successivo è esaurito in breve tempo, in quanto pochi resistono alla tentazione di collezionare il dittico tanto discusso.

Solo i posteri – e il suo commercialista – sapranno la verità sull’affaire Smocovich. Ma di cosa parla questo libro di autore incerto?

L’agnello è stanco è uno squisito saggio di semantica e di linguistica, e già nell’introduzione  l’autore (chiunque egli sia) spiega la scelta del titolo.

«Negli anni Sessanta alcuni scienziati sovietici cercarono di programmare un ingombrante computer perché traducesse istantaneamente in russo quanto veniva digitato sulla sua tastiera in altre lingue europee. Il motivo era fumoso: ricerca scientifica? Sì, ma anche forte sfiducia nelle capacità umane di tradurre: come si può essere sicuri che un traduttore adempia alla sua mansione spogliandosi delle proprie opinioni politiche? […] Una volta studiato un software che sembrava eccellente, fecero la prova di traduzione istantanea usando un brano molto semplice dalla Bibbia: “Lo spirito è forte, ma la carne è debole” (Matteo, 26,41). Lo digitarono sulla tastiera, e in maniera rapida e precisa il computer produsse in cirillico: “La vodka è forte, ma l’agnello è stanco”».

Secondo Smocovich, questo è un aneddoto chiave per la linguistica: «non sono le parole a creare le frasi – dirà in un altro punto – ma è la mente di chi le ascolta a crearle e a comprenderle, ogni mente in modo diverso.»

Non è facile il compito che si prefigge l’autore de L’agnello è stanco, in quanto vuole dimostrare in modo incontrovertibile che è impossibile stabilire la reale percezione delle parole, il loro valore oggettivo, e che quindi la traduzione ma anche il linguaggio stesso è una mera approssimazione, brancolante nel buio della cognizione.
Paga subito il suo tributo a Wittgenstein e Kripke, riporta il loro pensiero in merito ma vuole andare decisamente oltre: lo mette in pratica. Apre quindi il capitolo “Verità” citando il celebre poeta russo Fëdor Tjutčev:

«Pensiero espresso è già menzogna».

«Da qui – spiega l’autore – si evince che qualsiasi pensiero io esprima in questo capitolo, riguardo la verità, è solo menzogna. Lo esporrò quindi nell’unico modo possibile per renderlo vero.» Segue una serie di pagine… totalmente bianche!

Il messaggio di Smocovich è forte: è inutile discutere sul linguaggio, perché ognuno ne ha una percezione diversa, e quindi è inutile anche scriverci sopra un libro. L’esistenza di detto libro potrà sembrare un paradosso, è vero, ma la relativa smentita di paternità da parte dell’autore prova – a parere di chi scrive – esattamente quanto il libro afferma: l’impossibilità di parlare di linguaggio.

L’agnello non è stanco. Io sì” è un’operazione che rafforza il messaggio e sottolinea quanto il precedente libro affermava. «Io di linguaggio ci campo – è l’accorata esclamazione dell’autore – perché dovrei affermare che è inutile parlarne? In fondo usa il linguaggio per denigrare il linguaggio: il messaggio di “quel” libro si annulla da solo!» Come si può vedere, Smocovich è abile nel depistaggio: apparentemente nega valore al libro, ma in pratica ne sottolinea il contenuto, visto che l’autoannullamento del linguaggio era argomento del libro stesso.

«Il linguaggio può esistere senza l’uomo?» è il provocatorio quesito che chiude “L’agnello è stanco”. «Se questo libro venisse edito e nessuno lo leggesse, esisterebbe lo stesso?» Può sembrare una facezia, eppure l’interesse suscitato sulla reale identità dell’autore ha dimostrato che l’interesse dei lettori non era orientato al contenuto del libro. Si potrebbe definirla una versione “linguistica” del dito e la Luna: Smocovich ha detto «Guardate la Luna!» e i lettori, invece di guardare, hanno risposto «Chi ha parlato?»

L’agnello è stanco di Mauro Smocovich (Logres Editore, 2009) pag. 236 – euro 19,90 – ISBN 88 7983 997 6

Mauro Smocovich è scrittore e sceneggiatore, nonché curatore del DizioNoir (2006) e DizioNoir – Fumetto (2008). È direttore della rivista telematica ThrillerMagazine e tuttora nega di avere avuto mai a che fare con la stesura de “L’agnello è stanco”.

L.

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6 commenti

Pubblicato da su giugno 26, 2017 in Pseudobiblia

 

Tag:

6 risposte a ““L’agnello è stanco” di Mauro Smocovich

  1. Cassidy

    giugno 26, 2017 at 8:49 am

    Una domanda che mi pongo da tutta la vita, e finalmente ho trovato qualcuno a cui rivolgerla: Come ci si sente ad essere un personaggio dei fumetti? 😉 Cheers

    Liked by 1 persona

     
  2. theobsidianmirror

    giugno 26, 2017 at 12:52 pm

    Figo! E quel tizio in copertina sarebbe Marlowe?

    Liked by 2 people

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 26, 2017 at 12:57 pm

      Esatto, e il Marlowe di Cornelio è proprio quel misto di omaggio e parodia che mi ha ispirato 😉

      Mi piace

       

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