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Disturbante: una parola inquietante

05 Giu

“New York City XXVI”, illustrazione di H.R. Giger

Mi è capitato di discutere con Evit di Doppiaggi Italioti riguardo la parola “disturbante”, che ho usato per descrivere l’effetto che mi fanno le illustrazioni di H.R. Giger, perché esce fuori che l’uso della parola sarebbe improprio: si tratterebbe infatti di un inglesismo, di una traduzione imprecisa del disturbing che usano gli anglofoni.

La cosa mi si è instillata nella mente e non mi ha dato tregua: dovevo assolutamente aprire una “indagine non autorizzata”!

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Quando andavo alle elementari e leggevo “Topolino”, pieno di scritte onomatopeiche, cominciai a dire «sniffare» semplicemente perché quando uno dei personaggi a fumetti odorava qualcosa leggevo “sniff sniff” nelle vignette. Possiamo lamentarci quanto vogliamo dell’italianizzazione del verbo to sniff, ma ormai fa parte della nostra lingua, che nasce proprio come storpiatura del latino e che in ogni epoca ha avuto chi si lamentava delle “modifiche”. Modifiche che oggi comunque fanno parte integrante della nostra lingua.

Io stesso per tanto tempo mi sono lanciato contro le storture e gli “esterismi”, finché ho mollato la presa semplicemente perché anche le parole più storiche della nostra lingua alla loro origine erano storpiature, esterismi o semplici errori.

Sicuramente all’epoca qualcuno si lamentò del fatto che la “y greca” veniva letta in due modi diversi, e si lamentò: «perché dal greco iùsteros avete tirato fuori utero e isteria? Mettetevi d’accordo se si legga “i” o “u”!» D’altronde dalla radice indoeuropea ak- siamo stati capaci di tirare fuori ascia e accetta

La nostra lingua è un mare di stranezze fuse insieme, spesso a casaccio, quindi perché mi stupisce che “disturbante” possa essere un’errata traduzione del disturbing inglese?

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Nell’Ottocento non c’erano dubbi sull’uso medico e giuridico della parola “disturbante”.

«Una tosse secca, ma non disturbante né violenta» (dal Dizionario universale delle arti e scienze di Efraimo [Ephraim] Chambers, 1772); «locale condizione disturbante» (dal Dizionario compendiato delle scienze mediche, 1831); «azione disturbante od irritativa» (dal Dizionario classico di medicina interna ed esterna, 1837). E dal punto di vista giuridico la questione è chiara: «clamori e canti disturbanti la pubblica quiete» (da Annali della giurisprudenza italiana, 1873).

Insomma, disturbante viene da disturbare e quindi vuol dire… qualcosa che disturba. Ma se disturba il fisico e, come nel caso di «clamori e canti», disturba l’udito… perché non posso usare il termine per indicare qualcosa che disturba la mia mente?

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Il latino disturbo lo usava Cicerone con il senso di «sovverte l’umana società» (disturbat vitae societatem) ma anche come «distruggere una legge», perché il verbo ha più significati. Seneca per esempio già lo usa con il significato di «sconvolgere», anche se in senso fisico: e se io mi sento “sconvolto” in senso morale? In fondo la particella dis- è solo un rafforzativo di turbare: se io mi sento emotivamente turbato, perché non dovrei usare l’antico termine latino e chiamare disturbante la causa del mio turbamento?

Licia del blog Terminologia etc. si scaglia contro l’uso di “disturbante” nei lanci pubblicitari dei film horror, perché i distributori italiani si limitano a tradurre impropriamente l’originale disturbing.

In italiano disturbante vuol dire “che disturba” e quindi che dà noia o fastidio, che intralcia, oppure che interrompe la quiete pubblica o privata, ma non significa “angosciante” (cfr. disturbare e turbare).

Non discuto sul “falso amico”, cioè sull’errore di traduzione per cui l’italiano disturbante non è la tradizione corretta dell’inglese disturbing, perché non condivido il fatto che la parola nostrana non indichi anche angoscia: se mi sento turbato, la differenza con angosciato è davvero labile e difficilmente identificabile.

Dalla fine degli anni Novanta il termine disturbante ha un significato “ampio” che esula da questioni di traduzioni inglesi imprecise, visto che la usa l’eminente archeologo Andrea Carandini: «l’intuizione si trova sempre intrecciata alla ragione, disturbante o benefica che essa appaia» (Archeologia del mito, 2002). Un'”intuizione disturbante” non può riferirsi alla salute o alla quiete pubblica: si sta parlando di qualcosa di interiore, di un turbamento morale che è proprio il senso che do io al termine.

Visto che, come dicevo, dagli anni Novanta è usato quasi esclusivamente in questo senso provo ad andare indietro per vedere se trovo altri esempi.

~

«Il mondo è fondamentalmente un posto ordinato, con un elemento disturbante di irrazionalità», ci dice Hakim Bey nel suo Immediatismo! (1995); «Era stato lui a proporre di venire a Richmond per discutere il da farsi, e ora che erano qui la vista della casetta era davvero disturbante», risponde Antonia S. Byatt in Possessione (1990).

Dagli anni Settanta ci giungono due esempi deliziosi. «Se ai nostri occhi il contegno di una data persona appare deludente o disturbante, oppure in contrasto con le nostre aspettative, occorre tener presente che siamo al cospetto di una fase meramente transitoria» (Leo Buscaglia, Amore, 1972); «Vi è qualcosa di orribilmente disturbante nella forma umana quando è simulata da creature non di origine simile» (Frank Belknap Long, I segugi di Tindalos, 1946 ma tradotto in Italia nel 1979).

Ancora dal 1993 arrivano due esempi illuminanti. «L’adolescente tentava di disfarsi a tutti i costi di un’infanzia disturbante nel suo prolungarsi, di cui si vergognava» (Giorgio Abraham, Le età della vita, 1993); «Uno stimolo di intensità elevata e disturbante produce una reazione di trasalimento, con una persistente ed accentuata accelerazione della frequenza cardiaca» (Luigia Camaioni, Manuale di psicologia dello sviluppo, 1993).

Quest’ultimo esempio non sembra scritto apposta per il cinema horror, i cui lanci pubblicitari amano usare la parola disturbante?

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Stuzzicato da Evit stesso, sono andato a spulciare anche sui quotidiani (in particolare “La Stampa”, da cui sono tratte le citazioni che seguono), detentori se non della grammatica italiana almeno del linguaggio popolare. E il discorso è identico: la parola è usata senza problemi, al di là della sua “nascita”.

«Fra noi, persone più vicine a quella che diciamo civiltà, […] il pensiero di morire è un pensiero noioso, disturbante, indelicato.»
16 gennaio 1909

«La congiunzione del Sole con Mercurio apporterà un elemento disturbante sulle facoltà mentali.»
7 febbraio 1942

«È già disturbante che i personaggi siano “il marchese”, “la marchesa” e “lo studente”…»
2 settembre 1970

«Non ha risposte che non siano nel suo disturbante teatro su cui i critici offrono più stima che lodi»
17 aprile 1979

Mi sento di dire che “disturbante” è una parola della lingua italiana, almeno dal Novecento…

~

In conclusione, non discuto sull’errore di traduzione, ma rivendico come “italiana” – oltre che di largo uso – l’accezione morale della parola disturbante, per indicare quella sensazione che si prova di fronte a qualcosa di non piacevole. Qualcosa che disturba.

Per questo chiudo con uno splendido passaggio di Aldo Carotenuto dal suo La chiamata del daimon (1989):

«Se riteniamo che la psiche abbia bisogno di convivere e di relazionarsi con le sue fratture, con i suoi fallimenti, con le sue parti malate, l’inorgoglirsi dell’Io che, dopo una fase prolungata di stabilità, crede di aver ucciso e seppellito il suo alter ego disturbante, fa riapparire quest’ultimo con nuova e maggiore forza.»

Forse è proprio questo che indica la parola disturbante: quella parte di noi che cerchiamo sempre di uccidere e seppellire ma che regolarmente riappare…

L.

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23 commenti

Pubblicato da su giugno 5, 2017 in Indagini

 

23 risposte a “Disturbante: una parola inquietante

  1. Evit

    giugno 5, 2017 at 7:07 am

    “perché non posso usare il termine per indicare qualcosa che disturba la mia mente?”

    Per dirla in breve, perché esistono già termini più adeguati e di uso comune. Tutti gli esempi che hai riportato possono essere spiegati come vecchi errori di traduzione di testi scritti originariamente in inglese (o che si basano su pubblicazioni americane) e licenze poetiche (nel caso degli scritti italiani), non rappresentano certo il modo di parlare comune tra gli anni 70-90.
    Se cerco nella letteratura e trovo nitrogeno in riferimento all’azoto posso in qualche modo dare per scontato che questo sia sempre stato parte dell’italiano dopotutto? Eppure se ne parla già dal 1600, del nitrogeno.

    Insomma, non vorrei che diventi una giustificazione per l’uso errato che se ne fa quando vanno a tradurre direttamente disturbing come disturbante semplicemente per incompetenza (che poi ai tempi di internet fa presto a diventare “uso comune” e ampiamente accettato).

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    • Lucius Etruscus

      giugno 5, 2017 at 7:16 am

      Non è una giustificazione, è che – come tantissime altre parole sbagliate o di origine impropria – alla fine “disturbante” mi sembra la meno biasimevole, visto che se qualcosa mi disturba non trovo errato dire che è disturbante.
      Mi sembra esagerato dire che tutti hanno sbagliato negli ultimi quarant’anni, anche persone colte che con internet o con il linguaggio modaiolo non hanno nulla a che fare. Non può darsi semplicemente che sia facile definire “disturbante” qualcosa che “disturba”? Che cioè il procedimento rinasca continuamente perché molto intuitivo?
      Una cosa è la parola di moda – come “distopico” che oggi usano tutti appena si parla di fantaqualcosa – un’altra è una parola che usano fonti molto diverse nel tempo, nello spazio e nella cultura. Per questo il fastidio che provo per altri errori entrati nella lingua non lo provo per “disturbante”.
      Che ci siano altre parole è ovvio, per fortuna l’itaiano è ricco di sinonimi. Eppure in campo emotivo ogni parola ha un suo motivo d’essere, come racconterò in un altro post…

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      • Evit

        giugno 5, 2017 at 7:34 am

        Intendo dire che altri potrebbero usarla come giustificazione.
        Diciamo che capisco il perché “disturbante” possa rinascere intuitivamente a partire da “disturbing”, e la ricerca di questo perché è sicuramente interessante ma per ogni Lucius che sul web la usa come licenza poetica intuitivamente comprensibile, ci sono milioni di altri utenti che la usano come traduzione di disturbing. E questo mi “inquieta”.

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      • Lucius Etruscus

        giugno 5, 2017 at 7:42 am

        Condivido pienamente la sensazione che provi, ma non si può proteggere una lingua da chi la parla, perché purtroppo è chi la parla a dettare le regole. Lo dimostrano istituzioni come la Crusca che da sempre cambia a seconda di come cambia la lingua. Le parole alla moda dopo un po’ scompaiono, ma se rimangono diventano lingua senza che nessuno possa farci niente.
        Molto pochi sanno del “disturbing” inglese, io stesso l’ho scoperto grazie a te e Lucia, ma l’origine non conta: se entra nel linguaggio comune non ci si può fare niente, anche se è sbagliata. E’ come la storia del povero Lapalisse, che per colpa di un errore di lettura si è ritrovato deonimo di “ovvietà”, ed è la storia del deonimo che è una parola che non esiste pur essendo corretta…
        Ripeto, non è il curriculum di una parola a stabilirne la validità, è il suo uso: se tornerà di moda “scrauso”, non importerà il fatto che io non l’ho mai sopportato 😀

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      • Evit

        giugno 5, 2017 at 7:59 am

        Parli così perché disturbante non ti… disturba!
        Possono anche aggiungerlo quelli della Crusca ma finché ci appongono la dicitura “inglesismo” potrò lamentarmene comunque. Forse non potrò più dire che non sia “parte dell’italiano” ma sicuramente l’abuso di inglesismi dell’era di internet non riflette un buon uso della propria lingua (non mi riferisco a te e al tuo uso con cognizione di causa). “Inglesismo” è al pari del gergale o del dialettale, certo esiste nel dizionario ma il suo uso certo non fa guadagnare punti in ambienti che esulino dalla famiglia o il circolo di amici.

        Negli anni ’80 andava di moda il plurale all’inglese (camions, computers, etc)… Era uso sì comune ma è rimasto comunque un errore. Insomma, la lingua cambia anche ufficialmente ma non per mode passeggere.

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      • Lucius Etruscus

        giugno 5, 2017 at 8:11 am

        Sono d’accordo, non pensare che io sia tenero con le parole che sbucano dal nulla – spesso sbagliate – e diventano il tormentone di chi cerca di scrivere “alla moda”, ma quando poi passano almeno quarant’anni… be’, purtroppo devo riconoscere che c’è la prescrizione per i crimini lessicali.
        Altrimenti, per rifarmi a quanto scritto nel post, non diremmo “utero” ma “ustero” e “usterico”. Non è così, perché poi gli errori e le dubbie interpretazioni – o le pessime traduzioni – capita che rimangano e non si può più tornare indietro. Se io oggi mi impuntassi a dire “ustero” sarebbe assurdo, dopo così tanto tempo dall’errore iniziale. Così è successo per questa accezione di “disturbante”, che è parola italianissima ma che almeno dagli anni ’70 ha acquisito valenza emotiva. E non dai ragazzini della rete, ma da seri ed autorevoli professionisti:sbagliare insieme ad archeologi e psicologi mi fa sentire meno in colpa 😀
        La moda non è passata, perché dicono ancora “curricula”, essendo l’unico plurale latino che conoscono, che è una cosa che mi manda ai matti. E purtroppo è arrivato il giorno in cui ho dovuto arrendermi davanti all’evidenza che è proprio l’ignoranza e la moda che cambia la lingua: chi mai la cambierebbe altrimenti? Chi la ama non la tocca, e chi la studia non la storpia. Solo chi non la conosce, cioè chi segue le mode, la cambia. E così tutte le parole che oggi chiamiamo ingua itaiana in secoli e secoli passati sono nate come storpiatura di tutt’altro… Ma ne parlerò in vari altri altri post, che ormai sono stuzzicato sull’argometno 😉

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      • Evit

        giugno 5, 2017 at 8:17 am

        È che ho i miei dubbi sulle tue fonti anni 70-90, archeologi e psicologi spesso si rifanno a libri di testo in inglese, niente di nuovo lì. Trovamele in un giornale e se ne riparla. L’uso settoriale non ne descrive un uso popolare. Anzi, non mi sorprende affatto che si ritrovi in quei libri.
        Per questo dico che disturbante di uso popolare è cosa moderna e non gode del lasciapassare di 40 anni di ampio uso come pensi tu. Proprio qualche giorno fa ho visto mia madre stupita nel sentirlo usare in quel modo (in TV) e certo lei negli anni 70 c’era già ed aveva l’età giusta per seguire gli usi popolari dell’italiano. Gliel’ho dovuto spiegare io, conscio degli inglesismi moderni.

        Sarò certamente curioso di leggere gli altri articoli.

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      • Lucius Etruscus

        giugno 5, 2017 at 8:20 am

        d’altro canto i giornai sono la prima fonte di ignoranza della storia: gli sfondoni che scrivono esito a considerarli fonte più autorevole di colti studiosi, ma è na prova che si può fare certamente.
        Forse a Roma è diverso, perché io sento usare la parola da quando ho memoria: per questo sono caduto dalle nuvole nel leggere te e Laura e ho voluto aprire questa “indagine” 😉

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      • Evit

        giugno 5, 2017 at 8:31 am

        Non confondiamo mele e pere però. I giornali fonti di ignoranza ok, verissimo, ma non c’entra con il discorso. Li usavo ad esempio perché comunque, nel bene o nel male, hanno sempre cavalcato un uso popolare della lingua, per questo li ho presi ad esempio più autorevole dei libri settoriali.
        I libri dei colti studiosi sono meno rappresentativi dell’uso comune, concorderai? I libri di medicina a cui sono abituato io ad esempio utilizzano termini come faciale al posto di facciale e sanguiferi invece che sanguigni. Se tra 50 anni per qualche motivo entrerà in uso “faciale” come inglesismo da “facial” non potrò certo usare i libri di medicina come esempio di un ampio uso popolare che risale a decenni precedenti, non so se mi spiego.

        Che a Roma sia in uso da sempre mi incuriosisce. Se io mi ci impunto è solo perché SO che il 99.9% delle volte in cui viene usato su internet è solo perché è la parola modaiola del momento che mi fa pensare automaticamente ad una brutta traduzione diretta (o futuro “inglesismo” cruschiano). Comprenderai quindi il mio disagio nei suoi confronti.

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      • Lucius Etruscus

        giugno 5, 2017 at 8:40 am

        Comprendo benissimo e approvo: la rete ha dato megafono a quelli che prima gli sfondoni li dicevano solo al bar 😀
        Immagina che fra venti o trent’anni tutti in rete comincino a dire “sanguiferi”, mi alzo io e dico che è una parola modaiola. Giustamente mi faresti notare che in realtà il termine già esisteva, sebbene non di uso comune.
        Ci posso stare che “disturbante” è una parola nata da un errore di traduzione, ma parole di questo tipo esistono nella lingua e non possiamo farci niente. E fra le parole sbagliate mi sembra la più corretta, visto che ha sempicemente aggiunto il valore emotivo ai significati che già aveva.
        Anch’io sono uscito di testa quando mi sono trovato davanti abomini come “quadrilogia”, mezza latina e mezza greca, e sicuramente non la uso perché preferisco tetralogia, tutta greca, ma se poi la gente la usa non posso farci niente: magari fra decenni la tetralogia sarà dimenticata e dizionari, Crusca e giornali diranno solo quadrilogia: purtroppo è così che si evolve una lingua…

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      • Lucius Etruscus

        giugno 5, 2017 at 6:48 pm

        Ho aggiunto al post la sezione “giornali”, scoprendo citazioni già dall’inizio del Novecento!
        Non so come si traduca “disturbing”, ma l’accezione emotiva di “disturbante” nella lingua italiana per me è confermata: siamo sicuri che non siano gli inglesi ad aver copiato da noi? 😀

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      • Evit

        giugno 5, 2017 at 6:51 pm

        Sarebbe un colpo di scena degno di Shyamalan

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      • Lucius Etruscus

        giugno 5, 2017 at 6:53 pm

        ahahah io parlo con le parole morte! 😀

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  2. Vincenzo

    giugno 5, 2017 at 7:59 am

    dall’alto della mia incompetenza, mi permetto di parteggiare per Lucius, ma solo perché io credo profondamente nei participi presenti…
    e siccome tra i significati di disturbare leggo, nella Treccani, quello di:
    “Più genericam., recare incomodo o molestia, o anche disagio fisico: se non ti disturbo, vorrei accompagnarti; ti disturba il rumore della macchina da scrivere?; provocare malessere: il dondolio della barca mi disturba; il viaggio in aereo mi ha disturbato.”
    Usato peraltro anche dal Manzoni:
    “E come sinon. di turbare: ci vuol così poco a d. uno stato felice! (Manzoni).”
    proprio in ambito psicologico…
    allora direi che il participio presente di disturbare, in quest’accezione di disturbo del benessere fisico ma anche psichico, usato in forma aggettivata non è poi così sbagliato…
    meriterebbe un bell’articolo da parte della Crusca, con relativa presa di posizione…

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    • Lucius Etruscus

      giugno 5, 2017 at 8:18 am

      Il problema è che la Crusca cambia a seconda del cambiare della lingua. Facendo ricerche per vari argomenti ho trovato che dal Settecento la Crusca si limita a riflettere la lingua, non a definirla. Idem per i dizionari.
      Sono tantissime le parole italiane nate da errori e storpiature, e spesso usiamo sia l’errore che l’originale. Così dalla familia latina è nato “famigia” e “familiare”, poi qualcuno comincia a dire “famigliare” perché viene da famiglia e tutto si incasina.
      Purtroppo non esistono parole “vere” perché l’italiano è una storpiatura del latino inondata di parole provenienti da ogni angolo del mondo, quindi alla fin fine dobbiamo scremare le parole vistosamente sbagliate e modaiole da quelle che comunque ci appartengono. Disturbante è parola italianissima ma non ha mai avuto valenza morale, acquisita solo dagli anni Settanta. Poi purtroppo traduttori poco illuminati l’hanno usata per il “disturbing” inglese, che è scritto in modo simile, e quindi giustamente Evit e Laura hanno segnalato l’errore
      Quello che dico che è che ok, non ha nulla a che vedere con il disturbing inglese, però gli riconosco valenza morale sia perché gliel’ho sempre data da che ho memoria sia perché ho trovato autorevoli precedenti. E anzi ti ringrazio delle tue aggiunte 😉
      La questione è molto spinosa e tornerò con altri post su parole che mi hanno messo in difficoltà 🙂

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  3. mikimoz

    giugno 5, 2017 at 12:53 pm

    Per me ci può stare “disturbante” per gli horror, perché significa che prevedono disturbo alla regolarità, un dislivello emotivo… 🙂

    Moz-

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    • Lucius Etruscus

      giugno 5, 2017 at 2:23 pm

      Per questo secondo me la parola casca a pennello, perché descrive proprio bene certe emozioni che un horror sa creare. Oh, intendiamoci, di solito gli horror sono buffonate che al massimo ti fanno seccare per la stupidità, trovarne davvero uno che sappia “disturbare” è molto raro, quindi sicuramente la parola è usata a sproposito. “Badabook” (da cui è nata la discussione) lo trovo un buon film ma siamo mooooolto lontani dal chiamarlo “disturbante”…

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  4. Cassidy

    giugno 5, 2017 at 2:53 pm

    Devo ringraziare Evit che mi ha reso sensibile all’argomento, è stata la prima parola sparita del mio vocabolario “rinato” 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus

      giugno 5, 2017 at 2:54 pm

      Anch’io sono grato ad Evit di avermi stuzzicato la curiosità e scoperchiato un mondo di “traduzioni traditrici” ^_^

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  5. Cumbrugliume

    giugno 5, 2017 at 5:08 pm

    Lo confesso: a volte scappa anche a me… Sono fermamente convinto che la parola disturbante possa essere usata in qualsiasi eccezione perché il linguaggio cambia, si evolve e non sarebbe certo il primo esempio di false friend che si trasforma in una parola che entra nell’uso comune. Ma nonostante questo cerco di usarla meno possibile, perché come giustamente sostiene Evit esistono già altri termini più accreditati (ed eleganti) che vogliono dire la stessa cosa. Ottimo articolo ed ottima ricerca comunque, come al solito 🙂

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    • Lucius Etruscus

      giugno 5, 2017 at 5:11 pm

      Il problema è che le parole che esprimono emozioni forti sono tutte problematiche e alla fine si opta sempre per il più sicuro “inquietante”: possibile che esista una sola parola per la vasta gamma di emozioni umane? La prossima volta presenterò un’alternativa che purtroppo non ha avuto fortuna…

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      • Cumbrugliume

        giugno 5, 2017 at 5:12 pm

        Sono davvero curioso 🙂

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