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[Pulp] La mummia verde (3) di Fergus Hume

02 Giu

Sta per arrivare in Italia il nuovo film di Tom Cruise, The Mummy, e quindi è il momento di scatenare un raffica di post a blog unificati: è il momento di parlare di mummie nell’immaginario collettivo!


Terzo appuntamento con il romanzo The Green Mummy (1908) di Fergus Hume (1859-1932), apparso unicamente a puntate in italiano cent’anni fa – sul quotidiano “La Stampa” dal 27 settembre al 18 novembre 1908 – con il titolo Chi è l’assassino? e mai più riapparso finora.

La settimana prossima presenterò altri due capitoli!


Chi è l’assassino?

V.
Mistero

Al grido straziante di Anna seguì un silenzio profondo. La funebre scoperta aveva atterrito agli astanti. Cerea in viso, Lucia erasi appoggiata al braccio di Riccardo per non cedere. Questi fissava, inebetito, cogli occhi dilatati il cadavere; il solo professore non dava segno di commozione; egli appariva semplicemente seccato. Cacatua, immobile ed indifferente al fianco della cassa, guardava stupito ora gli astanti, ora il morto: un selvaggio, non poteva certo dimostrare la stessa sensibilità nervosa di un uomo civile. Braddock fu il primo a riprender l’uso della parola. Nel suo egoismo di scienziato e di monomane, gli salì alle labbra la domanda:
— Dov’è la mummia di Inca Casas?
a vedova Anna, che si lamentava prostrata al suolo, nel suo tragico dolore, urlò:
— Cerca la mummia! L’assassino!… E’ lui che ha ucciso il mio povero ragazzo!
— Che cosa bestemmia costei? — domandò il dottore con voce ruvida, cogli occhi fissi sul morto. — Ho ucciso il vostro figliuolo?… Come avrei potuto farlo?… Quale vantaggio me ne sarebbe derivato?
— Dio lo sa! Dio lo sa!… E lo sapete anche voi!… — sospirò la povera donna.
— Signora Bolton, voi delirate! — esclamò Hope, abbassandosi per sollevarla. — Andate via da questo triste luogo. Verrà Lucia con voi…
Ma la vedova non volle intendere consiglio. Lucia, incapace a resistere più a lungo alla scena macabra, si allontanò ad un cenno cortese di Hope.
— Il mio figliuolo è morto! Il mio Syd è morto! E’ nella cassa, tagliato a pezzi!
— Non dite corbellerie! Io non vedo nessuna ferita! — gridò il professore, esasperato.
La vedova balzò vicino alla cassa quasi in un impeto di collera feroce:
— Sì, sì, l’hanno assassinato — gridò — lasciatemi cercare dove hanno straziate le sue carni…
Ma Riccardo fu pronto a trattenerla. — Voi non potete toccarla! Dobbiamo attendere la polizia!
— La Polizia? Già la Polizia! — mormorò Braddock. — Avete perfettamente ragione, Riccardo, bisogna mandare a Pierside per denunziare il furto della mummia verde…
— Per annunziare l’assassinio di mio figlio, piuttosto!… Assassinato da voi, vecchio maledetto! Se non l’aveste mandato sin laggiù, a casa del diavolo, non sarebbe finito così… Ma la giustizia vi impiccherà, non dubitate, vecchio malvagio!
A Braddock venne meno la poca calma rimastagli e afferrato per un braccio Cacatua, si gettò contro la vedova e Riccardo, spingendoli fuori dalla sala di cui rinchiuse tosto la porta a chiave.
— Voi, Riccardo, siete stato testimone che il cadavere non è stato toccato nè rimosso. Voi siete stato presente all’apertura della cassa, avete veduto che un cadavere privo di valore scientifico è stato sostituito alla mummia preziosa… E con tutto ciò questa strega d’inferno osa…
Riccardo tentò di placarlo. — Basta, basta, non dite così! Questa povera donna è soprafatta dal dolore, non sa quel che si dica. Andrò a chiamare la polizia a….
— No, può andare Cacatua a Pierside per chiamare l’ispettore. Il delegato e voi terrete la chiave del museo; voi e la polizia sarete in tal modo sicuri che il corpo non è stato toccato. E voi, Anna, andatevene a casa, e non mettete più piede qui se non per farmi le scuse delle parole che mi avete rivolto…
La vedova, venuto meno il primo impulso collerico e disperato, stavasene accasciata e tremante su di una seggiola.
— Devo rimanere accanto al mio ragazzo! — supplicava la vedova, sfatta dal dolore. — Professore… non era mia intenzione dirvi…
— Basta, andatevene, vi ho detto! — gridò Braddock, battendo furiosamente i piedi al suolo.
— Venite con me, Anna — invitò Lucia, riavutasi alquanto. — Venite nella mia camera. Vi darò qualche cordiale. E voi, babbo, non parlatele in tal guisa; dovreste comprendere…
— Conducetela via, ripeto! Che se ne vada, che se ne vada! Non basta aver perduto la mummia ed un buon assistente?… una mummia di un infinito valore storico ed archeologico! Debbo anche sopportare gli insulti di quella vecchia isterica!
E col pugno stretto minacciò il cielo, la vedova, Riccardo e perfino il fido Cacatua.
Lucia, visto che avrebbe perduto tempo e parole, senza frapporre indugio trascinò la vecchia singhiozzante al piano superiore. Attratte dal rumore, le persone di servizio erano accorse, e la loro vista contribuì ad accrescere la collera del professore, il quale si avanzò verso di loro gridando come un ossesso.
— In cucina, in cucina, vi dico!
— Ma se è accaduta qualche disgrazia… — obbiettò timidamente il giardiniere.
— Tutto è disgrazia in questa casa d’inferno oggi! La mummia non c’è più; Bolton è stato ucciso; la Polizia arriva!…
E il dott. Braddock uscì precipitosamente nella via. Qualche istante dopo si imbattè nel medico condotto del paese.
— Dottore, dottore, venite subito! Ho bisogno di voi! Fate presto!… Fate presto, avete capito? dottore!…
Il medico, che giudicava il professore come un originale, si avvicinò con calma, sorridendo.
— Che bisogno avete di me? Vi minaccia forse un insetto apoplettico? L’inquietarsi non giova, professore. — E colla mano gli battè amichevolmente sulla spalla per calmarlo. — Siete già abbastanza acceso in viso: se poi stimolate l’afflusso di sangue al cervello…
— Robinson voi siete pazzo! Voi non comprendete mai nulla. Io sto perfettamente bene, per vostra norma!
— Allora è forse la signorina Kendal?…
— Sta bene anche la signorina Kendal. E’ Bolton che…
— E’ finalmente ritornato colla vostra mummia?
— La mummia? — gridò Braddock, pestando i piedi al suolo. — La mummia non è arrivata!
— Ciò mi sorprende.
— Posso sorprendervi in misura assai maggiore! Venite! — Ed il professore afferrato il medico con violenza pel braccio, lo trasse nell’interno della casa.
— Adagio, adagio, se non vi dispiace. — disse il medico, che incominciava sinceramente a dubitare che lo studio eccessivo avesse alterate le facoltà mentali dello scienziato. — Ebbene, che dicevate di Bolton?
— Dicevo che è morto!
— Morto!
— Assassinato, a quanto pare. Nella cassa, abbiamo trovato lui in luogo della mummia. Andiamo a vedere. Ma no! — In così dire il professore respinse il medico colla stessa violenza di poc’anzi. — Dobbiamo aspettare la polizia. E’ necessario che tutti sappiano che il corpo non è stato toccato. Ho mandato a chiamare l’ispettore di Pierside. Ed ora avrò un’infinità di fastidi, di seccature ed il mio lavoro subirà un gravissimo ritardo per colpa di questo stupido Bolton che mi giunge qui assassinato!
— Vi sarete forse ingannato!… — azzardò il medico.
— Ingannato? Ingannato? Andate a vedere se mi sono ingannato?
— Da chi è stato assassinato?
— Ditemelo voi se lo sapete!
— In qual modo almeno è stato assassinato? Con armi da fuoco, da taglio o…
— Non lo so… non lo so!… Auff, che seccatura! Perdere Bolton, un assistente modello!… Non so davvero come potrò fare senza di lui!… Sua madre è stata qui ed ha fatto un chiasso infernale!…
— Non potete muovergliene rimprovero, alla fin fine… Bolton era il suo unico figliuolo.
— Io non contesto il loro rapporto di parentele, che il diavolo vi porti! Essa per altro non avrebbe dovuto mai… Ah! — D’un balzo il professore fu sull’uscio. — Ecco qui Hope, col delegato Painter! Entrate, entrate! Il medico è già qui. Riccardo, voi avete la chiave; voi signor Painter, vedrete che il signor Hope ha la chiave. Aprite la porta, apritela presto e vediamo che pasticcio è questo orrendo delitto…
— Delitto! — chiese il delegato, il quale aveva già appreso da Hope di che cosa si trattava e desiderava ora conoscere che cosa ne pensasse il professore.
— Sì, delitto! Delitto! Ma non sapete che ho perduto la mia mummia?
— Io pensavo all’assassinato…
— Come volete! Certo Bolton sarà stato assassinato; non credo che da solo sarebbe riuscito ad uccidersi ed a imballarsi nella cassa! Ma io mi preoccupo della mummia, signor Painter. Pensate che si tratta di una mummia — ammesso che sappiate che cosa questa parola significa — di una mummia che mi è costata novecento sterline!… Entriamo dunque: non perdiamo il tempo in discorsi inutili; la porta è aperta. Ho mandato Cacatua ad avvisare l’ispettore di Pierside. Sarà qui a minuti. Nel frattempo voi dottore, potete esaminare il corpo, e voi, Painter, potete dirmi che cosa pensate del furto della mummia.
— L’assassino ha rubato la mummia ed ha sostituito nella cassa il corpo della vittima, — disse Riccardo, mentre entravano nel museo.
— Questo lo sappiamo tutti! — replicò Braddock in tono di scherno. — Noi abbiamo bisogno di conoscere il nome dell’assassino per vendicare Bolton e rientrare in possesso della mummia… Quale perdita! Quasi mille sterline!
Riccardo si trattenne dall’obbiettare che in realtà le mille sterline le aveva perdute lui: il rilievo in quell’istante non avrebbe giovato a nulla. Il delegato Painter, un uomo giovane d’età e di limitata intelligenza, osservava frattanto la cassa ed il morto. La cassa, di grandi dimensioni, robusta, in legno di teak, ne conteneva un’altra di stagno, la quale doveva essere stata chiusa a fuoco. L’individuo ignoto che aveva estratto la mummia per sostituirla col corpo dell’ucciso, aveva inciso e rotto con uno strumento tagliente i punti di saldatura. Nell’interno della seconda cassa giaceva disteso il cadavere, sopra un denso strato di paglia. Il viso era olivastro, gli occhi dilatati e fissi. Il medico fece passare la sua mano sotto la testa, e trattenendo a stento un’esclamazione di sorpresa, si affrettò a snodare il fazzoletto di lana che avvolgeva il collo del morto. Una cordicella rossa, simile a quelle che si adoperano per le tende delle finestre, serrava la gola del cadavere.
— L’hanno strangolato! — esclamò il dottore. — Guardate, l’assassino ha lasciato la corda, e l’ha nascosta, sovrapponendovi il fazzoletto del povero Bolton!
— Come potete sapere che sia di Bolton? — interrogò il delegato.
— Questo fazzoletto gli è stato regalato dalla madre sua prima della partenza. Me l’ha mostrato la vedova stessa…
— Quando Bolton ha fatto ritorno? — domandò ancora Painter.
— Ieri, nel pomeriggio, verso le quattro, — rispose Braddock.
— Lo stato del corpo dimostra che è stato ucciso questa notte… Se permettete, — Painter esaminò il cadavere.
Ma il delegato crollò il capo. — Credo sia bene attendere l’arrivo dell’ispettore. Povero Syd! Chi mai l’avrà ucciso?…

V.
L’inchiesta

Il mattino successivo il piccolo villaggio di Gortley aveva acquistato di buon dritto un posticino nella storia. La notizia del fatto straordinario si propalò, si divulgò con la rapidità del baleno. Tutti seppero che una mummia di grande valore, diretta all’insigne scienziato Braddock, era stata trafugata e che al suo posto, nella cassa che la conteneva era stato rinvenuto il cadavere di Bolton, l’assistente dello scienziato. Le tenebre più fitte avvolgevano il furto e l’assassino.
L’ispettore Dale era frattanto giunto al Palazzo delle Piramidi; qualche ora dopo erano arrivati gli agenti privati che il professore stesso aveva chiamato da Londra; ma nessuno aveva saputo scoprire il menomo indizio atto ad illuminare il misterioso delitto.
I giornali dedicavano colonne e colonne, coi più ampi particolari dell’avvenimento.
Ecco per sommi capi le notizie ch’erano date in pascolo all’avida curiosità del pubblico:
Il vapore Diver, al comando di Giorgio Harvey, si ormeggiava verso le ore quattro del pomeriggio di mercoledì al molo di Pierside e circa due ore dopo ne sbarcava Sidney Bolton, con una cassa contenente una mummia verde di grande valore scientifico. Non potendo quella sera stessa, a cagione dell’ora tarda, trasportare la cassa al Palazzo delle Piramidi, Bolton l’aveva fatta collocare in una camera della locanda del «Marinaio», che si trova a pochissima distanza dal molo e di fama piuttosto equivoca, e nella stessa locanda aveva Bolton preso alloggio. Il trattore ed una cameriera della locanda l’avevano visto per l’ultima volta verso le otto, ora in cui, dopo aver sostato un istante per bere una piccola tazza di birra, erasi ritirato per riposarsi. In tale frattempo aveva anche lasciato istruzioni — istruzioni udite anche dalla cameriera — per l’invio al mattino seguente della cassa al professore Braddock al Palazzo delle Piramidi in Gartley. Bolton aveva lasciato comprendere che avrebbe potuto abbandonare la locanda di buon mattino per precedere la cassa a destinazione e per avvisare il professore, naturalmente ansioso, che la preziosa mummia era arrivata felicemente. Egli aveva pagato il piccolo conto, lasciando il denaro occorrente per il trasporto della cassa sino a Breford per fiume e da Breford alle Piramidi su di un carro. Durante il discorso non aveva tradito agitazione nè lasciato intravvedere che meditasse un suicidio; anzi erasi dimostrato perfettamente tranquillo e veramente contento di essere giunto in Inghilterra.
Alle undici del mattino seguente, dopo aver ripetutamente bussato senza ottenere risposta, il trattore era entrato nella camera, che aveva trovato vuota, segno evidente che Bolton, a seconda di quanto aveva detto, doveva essere uscito di buon mattino per precedere la cassa. Il trattore aveva però osservato, con un certo stupore, che il letto appariva intatto. Seguendo le istruzioni ricevute, aveva poi consegnata la cassaad una persona di fiducia per il trasporto a Gartley. La cassa, aperta, aveva rivelato agli occhi attoniti del professore Braddock il cadavere di Bolton, il suo assistente, già rigido e con una cordicella rossa avvolta strettamente al collo. Subito — così dicevano i giornali — il professore aveva avvertito la polizia e chiamato per coadiuvarla nella ricerca del colpevole, alcuni dei migliori agenti privati di Londra. Nessun risultato, nessun indizio, non ostante le ricerche assidue e l’abilità ben nota delle persone cui era affidata la soluzione dell’enigma, erasi ancora potuto ottenere..
Il fatto naturalmente venne discusso, analizzato e tutti furono d’avviso che l’incapacità di cui la polizia e gli altri agenti davano prova in tale circostanza era davvero inesplicabile. Ed in realtà non riusciva troppo facile comprendere come l’assassino avesse potuto uccidere Bolton, rimuovere la mummia dalla cassa, collocare in questa il corpo della vittima, fare insomma tutto questo po’ po’ di roba in una locanda in cui, al momento del misfatto, si trovava una dozzina di passeggieri, senza lasciar traccie, nè essere notato da alcuno. Meno facile ancora era l’ammettere come il delinquente avesse potuto fuggire con un oggetto di forma tanto singolare e facilmente rimarcabile qual’era una mummia avvolta in bende verdi, fatte di «Mamas» del Perù. Se l’individuo aveva derubato ed ucciso per ricavare un profitto pecuniario dalla mummia sarebbe stato indubbiamente arrestato al primo tentativo di venderla; se poi l’anima della faccenda era qualche arrabbiato archeologo, questi non avrebbe certo potuto venirne in possesso clandestinamente, ad insaputa della Loggia. Tale possesso lo avrebbe indubbiamente esposto, in un periodo di tempo più o meno breve, all’arresto. E mentre i giornali commentavano ed i lettori discutevano, il ladro ed il bottino eransi dileguati, senza lasciare traccia, come per effetto di magia. La curiosità era stimolata a tal punto che una rivista settimanale aveva creduto opportuno di presentarsi in soccorso della polizia, offrendo una palazzina nel centro di Londra, in regalo a chi avesse saputo trovare pel primo la soluzione del mistero. Il numero dei poliziotti dilettanti pertanto si accrebbe, si moltiplicò , divenne legione.
Riccardo era dolente dell’accaduto; gli spiaceva la fine miseranda incontrata da Bolton e gli spiaceva la perdita delle mille sterline. Il furto della mummia veniva improvvisamente ad annullare il beneficio che da quel prestito egli si era ripromesso. Ma più dolente e furioso di lui era il professore. La mancanza di denaro gli impediva di promettere un premio a chi lo avesse aiutato nella ricerca della preziosa mummia verde e ciò lo accasciava al massimo grado. Riccardo, cui il professore erasi rivolto per avere la somma necessaria, aveva opposto un reciso rifiuto.
L’ispettore Date, annuendo alle preghiere della vedova Anna, aveva fatto trasportare il corpo di Bolton in casa della madre, ove venne poi nella giornata seguente esaminato dai magistrati incaricati dell’inchiesta, raccoltisi, per la circostanza, in una delle sale della locanda del Marinaio.
Il Coroner, un vecchio magistrato ambizioso e bilioso, mostrava ai dodici giurati che lo circondavano il piano della locanda, richiamando la loro attenzione sul fatto che la camera occupata dal defunto, trovavasi a pian terreno e che guardava sul molo, a pochi passi dal fiume.
— Voi vedete, o signori, che la difficoltà per l’assassino di fuggire colla mummia non è poi tale come è stata presupposta. Egli ha dovuto semplicemente aprire la finestra, porgere la mummia al complice che probabilmente trovavasi lì presso, nascosto dall’ombra della notte. Avrà poi, senza alcun dubbio, deposto il bottino in una barca già predisposta vicino al molo, trasportandolo quindi col favore delle tenebre in luogo sicuro.
L’ispettore Date, un uomo alto, magro, dall’espressione severa, obbiettò che non eravi indizio alcuno dell’esistenza d’un complice. — Ciò che voi date come certo può veramente corrispondere alla realtà, ma noi non possiamo accettare la vostra ipotesi, ipotesi che si basa su disposizioni di luogo che non si collegano finora coll’operato dell’assassino.
— Non era mio intendimento dare all’ipotesi un carattere affermativo, signor ispettore Date, e, d’altra parte, contraddicendomi, voi ci fate perdere un tempo prezioso. Se avete qualche osservazione a fare, fatela pure, ma suffragandola con prove… se pur ne avete.
— Non credo che neppur voi possiate disporre di testimonianze che vi permettano di stabilire l’identità del colpevole, — rispose in tono glaciale l’ispettore, ben deciso a non cedere ai modi altezzosi del Coroner.
— L’assassino è scomparso e non solo nessuno sa nulla di lui, ma nessuno ha potuto darsi ragione della chiusura del cadavere del giovane Bolton nella cassa.
— La ragione è ovvia! L’assassino aveva bisogno della mummia.
— Perché?
— Il perché lo troveremo.
— Va bene. Ora vorremmo sapere perché l’assassino ha strangolato il povero Bolton.
— Noi conosciamo questa ragione; dobbiamo per altro stabilire il motivo per cui l’assassino ha rubato la mummia; e mi permetto di farvi notare, signor ispettore, che sino a questo momento non si sa neppure il sesso dell’assassino. Potrebbe essere una donna…
Il professor Braddock, il quale stavasene seduto in un angolo ed era d’umore più irascibile del solito, si alzò per contraddire.
— Non vi è proprio nessuna ragione di credere che si tratti di una donna!
— Voi, signore, non siete stato interrogato! Osservo pertanto che l’ispettore Date non ha testimonianze da produrre.
Date si fece di fuoco. Egli ed il Coroner erano acerrimi nemici e non si risparmiavano certo quando le circostanze li mettevano di fronte. Ma quel giorno Date volle moderarsi per tema di qualche pettegolezzo sui giornali a suo danno e, pronunciate poche parole di risposta, chiamò il professore, il quale fece in modo ruvido e sollecito la deposizione voluta. Disse come egli sembrasse ridicolo, superfluo tanto affaccendarsi a discutere sul corpo di Bolton dal momento che non era ancora stata ritrovata la mummia; e soggiunse che, per altro, poiché sperava che la scoperta dell’assassino avrebbe potuto condurre alla scoperta anche della mummia, acconsentiva a rispondere alle domande che il Coroner avesse creduto opportuno di rivolgergli.
In complesso il professore aveva ben poco da dire. Parlò dell’avviso pubblicato su alcuni giornali stranieri, secondo il quale una mummia avvolta in bende verdi era posta in vendita a Malta e riferì sull’invio del suo assistente colà per comprarla e trasportarla a casa sua Ciò che era regolarmente fatto, sino all’arrivo dell’assistente a Pierside. Il resto ognuno lo sapeva, per il tramite dei giornali.
— Ed alla stampa non dò punto ragione! — concluse Braddock.
— Che cosa volete dire con ciò? — chiese subito il coroner.
— Voglio dire che questi giornali, colla notorietà data all’affare dai loro pettegolezzi, non fanno che mettere in guardia l’assassino.
— Perchè non l’assassina?
— Assurdità! Assurdità! La mia mummia non è stata rubata da una donna. Che diavolo volete che una donna se ne faccia della mia mummia?
— Professore, vi prego di usar modi più cortesi.
— Quando però mi farete delle domande più sensate, avvocato.
— Il morto aveva nemici?
— No, non ne aveva; non era celebre, nè ricco, nè intelligente abbastanza per suscitare l’invidia o l’odio di chicchessia. Era semplicemente un buon ragazzo attivo che mi serviva a meraviglia. Sua mamma è una lavandaia del villaggio ed il ragazzo era solito portare ogni settimana la biancheria a casa mia. Avendo notato le sue buone disposizioni, l’avevo preso alle mie dipendenze, insegnandogli a collaborare ai miei lavori.
— Lavori archeologici?
— Lavori archeologici, se vi piace. Ma non fate domande inopportune!
— Siate più rispettoso, professore — ripetè il coroner, accendendosi in viso. — Sapreste indicare il nome di qualche persona che avrebbe potuto desiderare di entrare in possesso della mummia?
— Potrei fare il nome di una dozzina di scienziati i quali potevano desiderare al pari di me di venire in possesso della mummia verde. Ad esempio…
— Corbellerie! Corbellerie, professore! — Uomini dello stampo di quelli cui accennate non commetterebbero mai un assassinio o un atto qualsiasi in opposizione alla legge per impadronirsi di una mummia.
— Io non vi ho detto di ritenerli capaci di uccidere. Voi mi avete chiesto il nome di chi avrebbe potuto desiderare di possedere la mummia ed io ho risposto a tenore della vostra domanda.
— La mummia portava qualche gioiello che potesse eccitare la cupidigia di qualcuno?
— Come volete ch’io possa saperlo? La mummia non l’ho mai veduta. I gioielli eventualmente col corpo della mummia dovrebbero trovarsi nelle bende.
— Non avete altro da dire che possa gettare un poco di luce sul mistero?
— No. Bolton, a norma delle istruzioni ricevute avrebbe dovuto far trasportare la cassa sotto la sua sorveglianza personale alle Piramidi, cosa che non ha fatto. Il perché non lo so.
Finita la deposizione del professore venne chiamato il medico, il quale disse che il defunto era stato strangolato mediante una cordicella rossa, simile a quelle che si adoperano per i cortinaggi delle finestre; e aggiunse che dall’esame del cadavere, egli aveva giudicato che la morte doveva risalire a circa dodici ore prima del momento in cui venne aperta la cassa.
— Periodo di tempo abbastanza lungo! — mormorò il Coroner. — Il corpo presentava delle ferite?
— No; se ve ne fossero state le avreste notate anche voi quando avete osservato il cadavere.
Venne chiamata poscia la vedova Anna. Questa narrò, singhiozzando, delle buone qualità del suo figliuolo, del sogno avuto poche notti prima e finì col chiedere come avrebbe potuto ancora vivere essendole morto l’unico suo figliuolo. Il Coroner rispose che non aveva facoltà di risolvere tale questione e quindi la congedò.
Apparve allora Samuel Quess, il trattore della locanda. Era un uomo grasso, tarchiato, di capelli rossi: lo si sarebbe detto un marinaro, non un locandiere. Ed infatti le prime sue risposte rivelarono subito che egli era stato capitano di mare e che erasi ritirato perché stanco di tale vita randagia. Fece la sua testimonianza in modo rozzo, ma sincero e perfettamente attendibile. Disse press’a poco quello che era apparso sui giornali. Egli si trovava in quella notte nella locanda, insieme alla moglie, ai due bambini ed al personale di servizio. Bolton erasi ritirato in camera, avvertendo che si sarebbe forse alzato presto per recarsi a Gartley e che aveva pagato una sterlina per far trasportare la cassa sino al villaggio. Non avendolo più veduto al mattino successivo, il teste aveva eseguito le istruzioni ricevute, col risultato a tutti noto. Aggiunse inoltre che non sapeva che cosa la cassa contenesse.
— Che cosa avete supposto che contenesse? — chiese il Coroner, prontamente.
— Semplicemente degli indumenti o qualche oggetto speciale comprato all’estero, — rispose il locandiere tranquillamente.
— Ve ne aveva parlato il signor Bolton?
— No, aveva detto semplicemente che giungeva dall’isola di Malta, ch’io conosco assai bene, essendovi spesse volte sbarcato durante la mia carriera di marinaio.
— Non aveva accennato a nemici?
— No.
— Si era dimostrato preoccupato?
— Tutt’altro. Sembrava invece lietissimo di aver riposto piede in patria.
Il Coroner fece parecchie altre domande, seguite da alcune dell’ispettore Date; ma le risposte del testo furono sempre chiare, o per quanto si poteva giudicare, complete.
u chiamata poscia Elisa Flight, la cameriera della locanda, la quale riferì alcune circostanze non ancora dette nè ai giornalisti, nè alla polizia e neppure al suo padrone. Richiesta della ragione di tale silenzio, rispose che aveva taciuto nella speranza che venisse stabilito qualche ricompensa per chi avesse saputo dare qualche indicazione in proposito e che non essendone stata promessa alcuna, era ora ben disposta dire quanto sapeva.
Affermò pertanto che Bolton erasi ritirato verso le otto nella sua camera, che questa guardava sul molo, e che verso le nove, o poco dopo, essendo essa uscita per scambiare qualche parola col suo innamorato, aveva scorto nell’oscurità che la finestra di Bolton era aperta e che questi parlava con una vecchia donna avvolta in uno scialle. Essa non aveva potuto vedere il viso della donna, nè giudicare della sua statura, giacchè aveva fretta d’incontrarsi coll’innamorato.
Di ritorno alla locanda,verso le dieci, la finestra era chiusa e non traspariva alcuna luce. Evidentemente Bolton doveva dormire.
— A dire il vero, — Elisa soggiunse — non ho capito subito l’importanza di questi particolari…
— Li avete esposti nella loro integrità?
— Sì, signore, — rispose con accento sincero la ragazza. — La porta poi…
— Ebbene? La porta…
— Il signor Bolton aveva chiuso l’uscio; questa circostanza mi è nota perchè poco dopo le otto, non sapendo che egli si fosse già ritirato nella sua camera, aveva tentato di entrare per accertarmi se il letto fosse in perfetto ordine. Subito egli mi avvertì che era già a letto. Quella era una bugia, dal momento che verso le nove l’ho visto parlare con una donna dalla finestra.
— Voi, un momento fa, avete detto una vecchia donna, — obbiettò il Coroner. — Come avete potuto dire che fosse vecchia?
— Ma io non ho voluto dire che fosse vecchia nè giovane: ho detto così per dire, — spiegò la giovane candidamente. — La notte era troppo buia per poter giudicare dall’età.
— Sopra la finestra vi è un lampione a gas. Non illuminava a sufficienza?
— Sì, ma io non ho dato, al momento, alcuna importanza al tutto e non vi ho prestato che una insignificante attenzione…
— E dell’uscio sapete dir altro?
— L’uscio, che trovai chiuso poco dopo le otto della sera precedente, l’ho invece trovato aperto al mattino verso le undici, quando entrai, dopo essermi accertata, bussando ben forte, che nella camera non eravi alcuno. Ed allora ho osservato che la persiana della finestra era abbassata e che la finestra era chiusa.
— Cioò si comprende benissimo — spiegò il Coroner. — Il signor Bolton, dopo il suo colloquio con la donna, ha abbassato le persiane ed ha rinchiuso la finestra. Al mattino, uscendo ha aperto l’uscio.
— Mille scuse, signore, non credo che abbia aperto l’uscio, perchè venne poi rinvenuto cadavere nella cassa…
Il Coroner avrebbe voluto trovarsi cento piedi sotto terra. Un risolino maligno era apparso sul labbro dell’ispettore.
— Non lui, ma bensì l’assassino ha aperto la porta — si corresse il Coroner a denti stretti.
— Non so quando avrebbe potuto far ciò — obbiettò Elisa. — Alle sei del mattino ero già alzata e l’entrata, sia quella anteriore che quella posteriore della locanda, era chiusa. Erano alzati anche i padroni e le persone di servizio, ed ognuno accudiva alle proprie faccende nei varii locali. Come avrebbe l’assassino potuto uscire senza essere scorto da qualcuno di noi?
La giovane Elisa Flight venne poi chiamata una seconda volta per farle dire se riconoscesse nella vedova Anna la donna avvolta in uno scialle, da lei osservata in colloquio con Bolton; ma la sua risposta fu negativa. D’altra parte la vedova aveva già dimostrato, mercè la testimonianza di tre suoi conoscenti, che nella notte del delitto essa si era coscienziosamente ubbriacata in casa propria, e che si sarebbe pertanto trovata nella assoluta impossibilità materiale di recarsi colle proprie gambe in un luogo qualsiasi.
La Commissione d’inchiesta finì col rinunciare per il momento a sciogliere la questione, potendo semplicemente provare che la cordicella con cui Bolton era stato strangolato era stata strappata ai cortinaggi della camera stessa in cui era avvenuto l’assassinio.
— Ebbene, che dobbiamo fare, ora? — chiese Riccardo al professore, uscendo dalla locanda.
— Ve lo dirò quando avrò parlato con Random.

L.

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Pubblicato da su giugno 2, 2017 in Pulp

 

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