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I miei anni ’80: gli anni Etruschi!

31 Mag

Rispondo alla chiamata di Ivano Landi, come già fatto da Cassidy, e partecipo anch’io all’iniziativa di MikiMoz: I miei anni ’80.

Ecco le regole base:

  • 1. Elencare tutto ciò che per noi sono stati gli anni ’80, in base ai vari macroargomenti forniti (nota: parlare del vissuto dell’epoca, non di ciò che il decennio rappresenta per noi oggi! Chi non era ancora nato può parlare invece per esperienze indirette);
  • 2. Avvisare Moz dell’eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento sul post originario!
  • 3. taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.

Cinema

Non so quanto costasse un biglietto del cinema nei primi anni Ottanta, ma di sicuro doveva essere una cifra molto bassa, visto che i miei genitori mi ci portavano a getto continuo. Un buon 80% delle mie richieste di giocattoli riceveva un “no” come risposta – anche perché ero un gargarozzone e chiedevo qualsiasi cosa! – ma non ricordo una sola volta in cui abbia proposto di andare al cinema e abbia ricevuto un rifiuto.

In realtà una volta ci fu, nel 1982 circa. Avevo otto anni e volevo vedere E.T. al cinema, ma mia madre si oppose perché temeva che mi mettessi paura, trattandosi di un mostro alieno. Aveva ragione, mi mettevo paura molto facilmente – durante la puntata dei Visitors in cui si toglievano la pelle avevo vomitato dalla tensione – ma volevo assolutamente vedere il film. Mi lanciai così in una performance da Premio Oscar, interpretando il ruolo del bambino affranto che non conoscerà mai più la felicità nella vita perché gli stavano strappando la gioia di vedere quel film. I miei occhi bassi e il broncio fecero effetto, e così mi portarono a vedere il film: non mi misi paura ma piansi come un rubinetto, nel finale…

Sotto casa avevamo un cinema parrocchiale che censurava i film ma evidentemente costava poco. La sala era gigantesca – per fortuna la malattia dei multisala era ancora lontana – non esistevano tonnellate di divieti e in sala vigeva l’anarchia più totale. Immaginatevi una sala popolare con secchiate di ragazzini urlanti, genitori che fumano come turchi, dove tutti mangiano quintali di schifezze durante l’intera durata del film e buttano tutto per terra. Quando uscivi, ti sembrava di tornare da una zona di guerra, e se un bambino cadeva sul pavimento lo lasciavano lì: ripulirlo da quella sporcizia sarebbe stato impossibile…

Film

Prima che in casa nostra entrasse un videoregistratore (nel 1986) non esistevano i film. La RAI ogni tanto faceva qualcosa per sbaglio, ma di solito erano film con Celentano. Sulle reti di Berlusconi invece ci si divertiva di più, e potevi beccare del nudismo gratuito in qualsiasi orario, ma le decine di ore di spot pubblicitari erano qualcosa di insopportabile.
Per i film dunque c’era il cinema. In sala ho visto tutti i film di Bud Spencer e Terence Hill usciti all’epoca, tutti i cartoni animati Disney che beccavo in programmazione, e poi tutto il resto. Da Wargames a Ghostbusters, da Il sommergibile più pazzo del mondo a Fracchia la belva umana (uno dei più grandi capolavori della storia dell’umanità!)

Poi arrivò l’epoca d’oro delle videoteche e mi sono fatto male, ma male davvero. All’inizio in famiglia affittavamo solo film per il weekend (venerdì, sabato e domenica, quindi “solo” tre film) mentre durante la settimana vedevamo telefilm registrati per “andare avanti” la pubblicità, poi ben presto siamo passati ad un film a sera, registrando titoli dai canali del Biscione, che nel frattempo cominciava a comprare cose decenti.
Qualsiasi film sia stato distribuito nelle videoteche italiane dal 1986 è stato da me vagliato, quando non affittato: ero uno scrutatore professionista di videoteche! Nel 1990 avevo in tasca la tessera di ben sei videoteche diverse, sparse per Roma, e non parlo di Blockbuster: parlo di videoteche vere, con titoli che nessun essere umano dovrebbe vedere…

Comics

Non c’era molta scelta: per anni ed anni ho letto fino ad imparare a memoria ogni storia del settimanale “Topolino“. Il primo numero comprato risale all’incirca al 1981, e ho smesso di comprarlo sul finire degli Ottanta. Era la mia pubblicazione di riferimento, anche se non capivo nulla di tutti quegli articoli di calcio.
Nella seconda metà degli Ottanta ho scoperto i “fumettari”, cioè i negozi dell’usato dove costava tutto la metà, e che addirittura accettavano cambi. Scoprii così i fumetti di Geppo, che adoravo, e qualche altro eroe di tempi passati. Ma soprattutto scoprii “Eureka” e le altre riviste con le strisce comiche, che da allora consumai in quantità industriali.
Sin dagli inizi degli Ottanta per casa giravano le antologie di Andy Capp, poi scoprii le Sturmtruppen, riscoprii Nilus (che adoravo sin dalle elementari) e in generale sono sempre stato circondato da abbondanti quintali di strisce comiche, e conservo ancora tutte quelle che sono riuscito a salvare dalle sabbie del tempo.

Nel 1988 circa ho ceduto alla passione paterna per Tex Willer e ho iniziato lunghi anni di letture texiane: nei fumettari ho venduto tutti i miei Topolini per comprare Tex, mentre per Dylan Dog non si poteva: nel 1988-89 Dylan era Dio e la gente vendeva la madre per averlo: figuriamoci se accettavano cambi!
Sul finire degli Ottanta scoprii il Punitore della Marvel, che poi divenne The Punisher, e da allora l’ho amato e letto per molti anni. Solo l’anno scorso mi ha deluso profondamente per com’è stato trattato e mi ci sono allontanato.

I supereroi Marvel non mi sono mai capitati, e quando ne ho provato a leggere qualcuno – trovato a poco nelle ceste dei fumettari – non c’ho capito una mazza. Così ho perso l’imprinting e ancora oggi non mi piacciono.

Giochi

Nei primi anni Ottanta c’erano tanti giochi da tavola, che adoravo, Monopoli in primis, ma soprattutto non c’era ancora il regime di totale ed abissale odio per i giochi da tavola che avrebbe colpito il mondo di lì a poco. Io sono leggenda, perché sono l’ultima persona al mondo ad amare il gioco della Tombola: ogni Natale popolazioni di esseri con i volti contratti dalla forza con cui odiano quel gioco venivano ad ammirarmi stupiti, chiedendosi come potesse esistere una forma di vita che ama la Tombola. Oggi le stesse persone spendono soldi per giocare alla Tombola d’azzardo on line.

Io adoravo il Paroliere, prima che l’intera popolazione mondiale venisse sostituita da odiatori di Paroliere. Poi qualche anno fa orde di persone mi fermavano per strada chiedendomi perché fossi l’unico uomo al mondo a non essere iscritto a Razzle, cioè il Paroliere on line: sono fatto così, io sono leggenda…
Ovviamente oggi tutti quelli che odiano i giochi da tavola dicono di aver amato i giochi da tavola: non credeteci.

Per i pupazzi invece i miei gusti sono decisamente mainstream: Masters of the Universe e Lego come se piovesse, come se non esistesse un domani. Non ho mai accettato altro in regalo per feste o compleanni! Ancora oggi conservo tutti i Masters e i Lego che mi sono passati per le mani.

Da più piccolo giocavo tantissimo con una serie di pupazzetti della Walt Disney (made in 1978) che oggi sono abbastanza da collezionisti, e per fortuna conservo ancora in perfetto stato. Ho passato ore felici con la serie di Pippo Olimpionico, ma quando nel 1983 su Topolino vidi la pubblicità di Skeletor… tutto è cambiato…

Meno fortunata è stata la mia serie di pupazzetti di Goldrake, che oggi sarebbe un gioiello prezioso: giocandoci in giro alla fine li ho persi uno per uno, e mi sono rimasti giusto un paio di personaggi di cui non ricordo neanche il nome! Comunque nei primissimi anni Ottanta ho avuto diversi Goldrake, Jeeg Robot e via dicendo, ma purtroppo li portavo a scuola e li perdevo, standoci malissimo. Da allora non ho mai più perso un solo giocattolo…

Ah, e ho amato fortissimamente i Micronauti: peccato non essere riuscito a conservarne nessuno.

Videogames

Andavo alle elementari quando mio padre portò a casa il Commodore64, quindi parliamo della prima metà degli anni Ottanta. Essendo io leggenda, sono l’unico che usava il computer per programmare, più che per giocare. Adoravo scrivere in Basic: Input, Poke, Goto, che comandi meravigliosi. Tutto il mondo si trasformava in matematica e come Beautiful Mind io ero lì a cogliere il collegamento di ogni cosa…

Poi giocavo anche, ma vista la mia totale incapacità nei giochi mia madre non dovette insistere più di tanto nell’imporre un limite al tempo passato a giocare: mi stufavo molto presto perché perdevo sempre ed era alquanto frustrante. Tra i giochi che più mi hanno portato via tempo c’era Jumpman’s Junior, Dungeon e Bruce Lee. Avevo decine e decine di giochi, copiati in giro, ma questi erano gli unici in cui riuscivo ad arrivare ai livelli alti.

Poi ovviamente il mio cuore era per The Last Ninja 1 e 2, che però era impossibile da giocare per una schiappa come me.
Il primo ed unico videogioco comprato per C64 è stato Predator 2, ma essendo del 1991 è fuori dal discorso…

Non ho mai infilato una sola lira nei videogiochi da bar, sia perché nel mio quartiere erano rari (ce li aveva solo un bar dalla fama non cristallina), sia perché… non ce l’avevo quella lira! (O meglio, la paghetta me la spendevo in altre cose.) E poi tanto avrei perso in due secondi, sarebbe stato solo uno spreco di soldi.

Televisione

Non ho mai conosciuto qualcuno che da ragazzino avesse delle regole riguardo alla TV, cioè orari in cui guardarla per evitare di diventarne drogato. Comunque io avevo questi orari, ma non mi sono mai pesati: sono riuscito lo stesso a guardarmi tonnellate di tutto!

I miei ricordi più vecchi e più cari sono quando vedevo Jeeg Robot con mia madre, che si appassionava alla trama. Poi c’è stato il periodo in cui su TVR Voxson alle 19 c’era in rapida sequenza Lupin III e la serie L’incredibile Hulk, che duravano circa dieci ore l’uno perché non esisteva ancora la regolamentazione degli spot pubblicitari. Durante Lupin III, cartone dalla durata di circa 20 minuti, passavano decine di spot pubblicitari sempre dannatamente identici: Pellicce Annabella, «È Pallini un gran mistrà», Vecchia Romagna sigillo nero, Crystal Ball e tanti altri. Ricordo molto più gli spot che gli episodi della prima stagione di Lupin, in cui non ci capivo niente: anche perché ogni cinque minuti c’era un’interruzione. (Perché Margot ora la chiamano Fujiko? Le TV non stavano certo attenti alla continuity…)

Crescendo ho visto ogni cartone animato trasmesso in TV fino almeno alla seconda metà degli anni Ottanta: da Goldrake a Candy Candy, da Trider G7 a Georgie. Non ero tra quelli che volevano solo “roba da maschi”, io volevo TUTTO. Che parlassero di immigrati in Australia, di turbamenti d’amore, di spietati college femminili, di tennis o di golf, io vedevo tutto: perché già allora sentivo che la narrativa non aveva confini, e che una buona storia è una buona storia, qualunque siano i protagonisti.

Poi arrivò l’epoca dei telefilm, e anche qui ho fatto il botto. Non ricordo molto dei primi anni Ottanta – se non milioni di episodi di Perry Mason – ma di sicuro con l’arrivo del videoregistratore in casa nel 1986 iniziammo a registrare la serie TV durante il giorno per poi vederle di sera. Essendo in tre a decidere, alla fine ci siamo assestati su certi titoli famosi: Starsky & Hutch, Simon & Simon e Riptide li abbiamo visti fino alla nausea, mentre per le sit-com abbiamo imparato a memoria I Jefferson, Casa Keaton e poco altro.

La televisione in casa mia non è mai stata sintonizzata su un gioco a premi, con la curiosa eccezione di “BIS” di Mike Bongiorno, il gioco dei rebus di cui avevo anche la versione da tavola! Rimane un mistero il perché di questa eccezione…
Avevo circa 9 anni quando mia madre subì un’operazione seria e per un certo periodo sono stato solo a casa con mia nonna, che in pratica era un’estranea per me. Lei mi fece conoscere “Il pranzo è servito” condotto da Corrado, che credo d’aver trovato divertente, ma è stata una breve parentesi: non ho mai più seguito alcun gioco, né altro prodotto di intrattenimento televisivo.

Per finire, nei primi anni Ottanta esattamente come ogni altro mio coeataneo la domenica era il giorno dedicato al nostro dio: un dio chiamato “Drive-In“. Per anni e anni il lunedì a scuola si ripetevano gli sketch dei comici preferiti e si commentavano le curve di Carmen Russo. Mi si dice che i bambini non pensano alle femminucce: io e i miei compagni di elementari ci pensavamo eccome. Magari non avevamo ben chiaro cosa fare, ma che volevamo fare qualcosa era assolutamente sicuro. E le ballerine di “Drive-In” ce lo ricordavano ogni settimana…

Cibo

Mai interessato minimamente al cibo. Il mio cuore batteva per le Fiesta, ma quelle vere: quelle con il liquore Strega dentro.

Adoravo le merendine Montebovi ma avrei mangiato del cioccolato anche in testa a un lebbroso. Ricordo quant’era buono lo yogurt al malto, che finiti gli anni Ottanta non ho più ritrovato. (Quello che oggi viene spacciato per tale non gli assomiglia neanche alla lontana.)

Non ho mai guardato quello che c’era nel piatto, mangiavo e basta quindi non ho altro da dire sul cibo.

Libri

Da bambino non mi piaceva leggere, così i miei dovevano impormelo. Perché sapevano che potevo anche scalciare, ma poi iniziato a leggere mi appassionavo e mi piaceva tantissimo. Avevo casa piena di libri per l’infanzia com’erano concepiti all’epoca: cioè ottimi libri per qualsiasi età, non le stupidate per ragazzini.

Erano libri in cui si moriva e si uccideva, in cui c’era il male senza veli. Negli anni Ottanta si consideravano opere l’infanzia “Incompreso” (Misunderstood, 1869) di Florence Montgomery, cioè la lenta agonia mortale di un bambino davanti all’indifferenza del padre; “I ragazzi della Via Paal” (A Pal utcai fiuk, 1906) di Ferenc Molnár, la lenta agonia mortale di un bambino vittime delle guerre di bande; “Niente di nuovo sul fronte occidentale” (Im Westen nichts Neues, 1929) di Erich Maria Remarque, la lenta morte di un giovane in trincea. Quando ho conosciuto le avventure di Jules Verne ho tirato un sospiro di sollievo, perché non moriva nessuno!

Tranne Verne, che mi piaceva tantissimo ma non mi commuoveva, ad ogni fine di romanzo piangevo a dirotto, anche con “Il fantasma di Canterville” (The Canterville Ghost, 1887) di Oscar Wilde, un autore che sapeva straziarti il cuore come pochi. Tecnicamente il fantasma era già morto, ma dopo aver risolto le sue questioni l’happy ending arrivava quando finalmente poteva abbandonare la sua forma di fantasma… e in pratica era come se morisse!

La noia mortale invece arrivava dai punti più inaspettati. Senza saperlo già da bambino frequentavo le novelization – romanzi tratti da film – e ricordo la bruttezza epica di “E.T.” di William Kotzwinkle e la noia mortale di “Starman” di Alan Dean Foster.

C’era però anche la saggistica, che ho sempre amanto sin da bambino. Erano anni in cui le arti marziali spopolavano in ogni dove, ma non le stupide bambinate con le tartarughe: le arti marziali vere.
Nella metà degli anni Ottanta avevo sul comodino, fissi, la biografia di Bruce Lee di Alex Ben Block – la prima scritta, la prima a non avallare tesi mistico-leggendarie ma addirittura a presentare il referto medico dell’autopsia – e “Ninja: l’arte dell’invisibilità” (1986) di Bruno Abietti, perché già a 12 anni ero fuori di testa per i ninja. (Quelli veri.)

Shopping

Mai comprato un solo capo di vestiario negli anni Ottanta. Credo che la prima volta che ho speso dei soldi miei per qualcosa da indossare sia stato nel 1995, quando mi serviva un giaccone nuovo perché andavo a lavoro in motorino e faceva un freddo dannato con la giacca a vento vecchia di vent’anni!

Ricordo dell’epoca

L’Etrusco nel 1982

Anno 1982. L’Etrusco a 8 anni già digita al computer un saggio! (Uno studio sulla pesca dei granchi sugli scogli, attività estiva per la quale andavo pazzo! Tranquilli, non ho mai ucciso volutamente un granchio: li catturavo col retino, li guardavo nel secchiello e poi li liberavo.)
Il computer è un terminale di videoscrittura MDT, un sarcofago del peso di una tonnellata del tutto privo di memoria interna: si scriveva salvando direttamente su floppy disk da 5 pollici, e se andava via la corrente perdevi tutto. Aveva uno schermo minuscolo (andando a memoria, mi sa che erano tipo 10 pollici) ma all’epoca era l’ultima frontiera dell’editoria. Su una macchina come quella, nel 1989 circa, ho imparato a digitare a dieci dita. Vista la mole sconfinata di testi che ho digitato da allora, è stata un’idea azzeccata!

L.

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14 commenti

Pubblicato da su maggio 31, 2017 in Uncategorized

 

14 risposte a “I miei anni ’80: gli anni Etruschi!

  1. Vincenzo

    maggio 31, 2017 at 7:25 am

    fantastica la foto!
    eri un nerd ante-litteram 😀 😀

    Liked by 1 persona

     
  2. Cassidy

    maggio 31, 2017 at 9:08 am

    Pare che la principale causa di morte infantile negli anni ’80 erano i pavimenti “Incollosi” dei cinema, se inciampavi venivi abbandonato l’equivalente della rupe degli Spartani 😉
    Finalmente ho trovato qualcuno che ha capito il vero valore di “Fracchia la belva umana” 😀 Per il resto confermo che abbiamo avuto un processo di crescita molto simile, la foto finale è bellissima, “Etruscus Origins” Lucius e la scrittura, l’inizio di una lunga storia 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus

      maggio 31, 2017 at 9:16 am

      ahahha ogni mito ha per forza la storia che ne racconta le Origini: questa è la mia ^_^

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  3. benez256

    maggio 31, 2017 at 11:32 am

    Questo è un post da lacrimuccia di nostalgia. Quanti ricordi…anche se ahimè, ho vissuto solo la parte finale degli anni ’80…

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  4. Ivano Landi

    maggio 31, 2017 at 3:58 pm

    Wow! Ottimissima prova, Lucius!
    Anche in questo post, però, come in quelli analoghi di altri blogger, trovo tutto spostato di un decennio e più rispetto alla mia esperienza. Mi hai fatto comunque ricordare i magnifici yogurt al malto di quel periodo, di cui anch’io andavo pazzo 🙂
    E naturalmente i cinema dei bei tempi andati, dove per vedere lo schermo dovevi bucare con gli occhi la cortina di fumo delle sigarette. Di televisione invece non ne ho guardata in quel decennio, anche perché a casa c’ero quasi solo per dormire.
    Inoltre aggiungimi pure tra gli appassionati, mai pentiti, di tombola e di giochi da tavolo in genere. Mentre non ho mai giocato a un gioco di ruolo o a un videogioco in vita mia.

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    • Lucius Etruscus

      maggio 31, 2017 at 4:00 pm

      Dovremmo organizzare un Club Segreto degli Amanti della Tombola, riunirci e giocare di nascosto dall’orda di odiatori dei giochi da tavolo 😀

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  5. Massimiliano Riccardi

    maggio 31, 2017 at 6:50 pm

    Bello. Bravo Enciclopedico Lucius. A parte i videogiochi ho trovato tante cose in comune, alcune però che per me risalgono alla fine degli anni ’70. Ottima prova.
    ps
    Belin, ma sai digitare a dieci dita?

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    • Lucius Etruscus

      maggio 31, 2017 at 7:21 pm

      Non avrei potuto scrivere tutto quello che ho scritto nei tempi in cui l’ho scritto ^_^
      Da almeno il 1989 scrivo a 10 dita con discreta velocità, e per qualche anno è stato anche un lavoro: prima dell’avvento degli OCR e degli scanner portatili non esisteva altro modo di stampare un testo se non digitarlo, così c’era moltissima richiesta di “digitatori”.
      Ora ho rallentato, ma un tempo andavo abbastanza veloce. Anche perché scrivendo per me purtroppo guardo quello che scrivo, che è un grosso difetto: leggo molto più lentamente di quanto scrivo, e quindi le dita si rallentano: a digitare senza guardare lo schermo si va mooooolto più veloci 😛

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  6. mikimoz

    maggio 31, 2017 at 8:11 pm

    Finalmente ti vedo!!
    Eri un nerd niente male, eh! :p
    Grazie per aver giocato, ottimo post ricco di ricordi!
    La Fiesta aveva il Liquore Strega? Forse la prima, quella tipo torta da tagliare…. o no? Booh!
    Delucidami!
    Io anche amo la tombola, che credi :p
    E sul fronte cinema, vhs, videoteche, siamo proprio uguali!

    Moz-

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    • Lucius Etruscus

      maggio 31, 2017 at 8:19 pm

      Purtroppo non ho trovato prove, per la Fiesta, ma prima o poi riuscirò a dimostrare che aveva il liquore Strega 😛

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  7. theobsidianmirror

    giugno 8, 2017 at 11:57 am

    Il commento che hai lasciato oggi da me ha innescato in me un lancinante dubbio… possibile che mi sono perso gli anni etruschi? Pare proprio di sì.. e così eccomi qui a recuperare…
    Direi che ormai ho imparato a conoscerti e c’è ben poco qui che mi stupisca davvero….
    Visitors? Io ho ancora negli occhi quel povero topolino ingoiato dalla visitatrice!
    Eureka? Sì, capitava anche a me di leggerlo! Fenomenale Andy Capp.. c’erano anche tutti quegli Eureka Deluxe in formato quadrato … purtroppo non ne ho conservato nemmeno uno….
    Monopoli è uno dei miei giochi da tavolo favoriti assieme al Risiko. Con quest’ultimo però vincevo molto di più. Cluedo era invece carino come idea ma non ce la facevo proprio ad arrivare ad una soluzione-
    Il C64 lo usavo anch’io per imparare un minimo di programmazione…. Andava molto il Simon’s Basic… anche da te?
    La fiesta! Quando ne sento parlare chiedo sempre se qualcuno di ricorda la Tortina Fiesta, quella grande come un mattone con le ciliegie candite sopra…. Sembra che me la ricordo solo io…..

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    • Lucius Etruscus

      giugno 8, 2017 at 12:37 pm

      La tortina ora che me lo dici qualche sinapsi mnemonica me la fa vibrare, ma l’uso (e l’abuso) delle Fieste classiche ha coperto ogni altro ricordo ^_^
      Adoravo il Simon’s Basic e le sue possibilità, così come usavo l’Easy Script che era il Word per C64. I miei racconti li scrivevo con quello, prima dell’avvento del WordStar prima e del Word dopo 😉

      Mi piace

       

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