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[Un libro, una storia] Armi, acciaio e malattie

29 Mag

Con rammarico scopro di non avere alcuna annotazione (né memoria) di quando ho letto questo saggio, ma visto che l’edizione è dell’ottobre 2000 probabilmente risale all’incirca a quella data il mio incontro con un saggio che mi ha scatenato forti e contrastanti passioni.
Sto parlando del celeberrimo Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni (Guns, Germs and Steel: The Fates of Human Societies, 1997) di Jared Diamond, nell’edizione “Einaudi Tascabili. Saggi” (n. 778) con traduzione di Luigi Civalleri.

Da quando ha vinto il Premio Pulitzer nel 1998, questo saggio è citato con molto ossequio: questo non mi ferma dal criticarlo, perché anche i Premi Pulitzer possono sbagliare…
Mi spiego.

Questo saggio consiste in circa 300 pagine fittissime – scritte in un carattere piccolissimo! – di pura passione: è impossibile smettere di leggerle e ricordo di aver divorato con enorme piacere il libro. Diamond è un ottimo divulgatore e la sua analisi della “storia del mondo” – nel quale la cultura umana si è evoluta grazie o malgrado tre grandi fattori, elencati dal titolo – è illuminante e dà mille spunti di riflessione.
Però poi ogni tanto l’autore si lancia in considerazioni personali che si poteva benissimo evitare, cadute di stile che non ci si aspetterebbe da un narratore così illuminato.

Purtroppo sono passati quasi vent’anni dalla lettura e non aver preso appunti non aiuta la mia memoria, ma cerco di spiegare la sensazione che ho avuto leggendo questo libro.
Immaginate che io riesca a spiegarvi in modo semplice ed efficace la legge della relatività di Einstein, che da questo momento in poi farà parte di voi e non dimenticherete più, però poi chiuda il discorso sottolineando come “c’è la crisi, c’è la crisi, ma tutti quanti han per lo meno due macchine” (come cantavano Latte e i Suoi Derivati).
Ecco, il passaggio da un discorso universale a constatazioni particolari e personali, frutto solo di luoghi comuni, è disarmante.

Diamond mette sul tavolo analisi universali e sorprendenti, ti fornisce tutti i dati che però poi porta a conclusioni del tutto NON condivisibili. Però, al contrario degli autori disonesti e furbetti, lui i dati li fornisce al lettore, così che chi non la pensa come lui comunque si arricchisce dal saggio. E questo denota buona fede, un elemento per nulla scontato (soprattutto in saggistica).

Ricordo quanto mi infiammavo a leggere questo libro, perché ero in così abissale disaccordo con le conclusioni dell’autore, ma nel percorso le sue analisi mi hanno arricchito quindi non posso che essere riconoscente a Diamond.

L.

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9 commenti

Pubblicato da su maggio 29, 2017 in Uncategorized

 

9 risposte a “[Un libro, una storia] Armi, acciaio e malattie

  1. Vincenzo

    maggio 29, 2017 at 5:37 am

    Anche nel mio caso posso dire che è un libro che mi ha arricchito… io forse lo avevo trovato un po’ disconnesso in certi punti (alcuni capitoli sono buttati lì per dare una connotazione universale alle idee espresse, ma non sempre efficacemente… mi riferisco al capitolo sul Giappone, che però, se non sbaglio, è stato aggiunto in un’edizione successiva)…illuminante, invece, il capitolo sulle lingue della Papua Nuova Guinea

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    • Lucius Etruscus

      maggio 29, 2017 at 5:54 am

      Dopo vent’anni purtroppo non ho ricordi così precisi, ma come dicevo è un libro che mi ha scatenato alterne passioni (un po’ lo amavo, un po’ lo odiavo), per questo lo amo ancora ^_^

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  2. benez256

    maggio 29, 2017 at 6:54 am

    È da anni che ho questo libro nel mirino ma non ho mai avuto lo spunto giusto per comprarlo…quasi quasi potrei finalmente prenderlo. Magari non condividerò le sue opinioni ma se mette giù un bel po di dati perlomeno uno può farsi la sua idea…

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    • Lucius Etruscus

      maggio 29, 2017 at 6:57 am

      Assolutamente consigliato! E’ un saggio corposo che ti fornirà tonnellate di dati, informazioni, idee, spunti di riflessione e quant’altro. Tutta roba buona. Poi però l’autore si lancerà in conclusioni non sempre condivisibili, ma quello te lo farà adorare ancor di più ^_^

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      • benez256

        maggio 29, 2017 at 7:02 am

        Se mi dici così il mio lato di appassionato di storia va in brodo di giuggiole…

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      • Lucius Etruscus

        maggio 29, 2017 at 7:08 am

        L’autore guarda la storia umana molto dall’alto, non si infogna in beghe locali o in religioni varie: è uno studio squisitamente antropologico, quindi quello che conta è notare come la distribuzione umana nei continenti abbia seguito le vie di migrazione degli animali piuttosto che limitarsi a piccoli spicchi di pianeta come siamo abituati. E’ un saggio di amplissimo respiro con dati e fonti alla mano: come ogni bravo divulgatore Diamond ti fornisce tutti i dati, poi sta a te decidere se le conclusioni a cui arriva lui ti convincono. Puoi benissimo tirarne delle altre 😉

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  3. Cumbrugliume

    maggio 29, 2017 at 4:53 pm

    Io ce l’ho in casa e non l’ho ancora letto. Spero che il tuo articolo mi dia lo spunto 🙂

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