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[Un libro, una storia] La scimmia nuda

08 Mag

Non ho mai seguito Sanremo e rifuggo più che posso qualsiasi stazione radio che trasmetta musica italiana, così solamente di sfuggita avevo sentito che l’edizione 2017 del noto festival era stata vinta da un tizio che aveva una scimmia ballerina alle proprie spalle: non mi sono mai fatto domande sulla questione.
Poi ieri, per puro caso, ho visto il videoclip della canzone Occidentali’s Karma di questo cantante, Francesco Gabbani, di cui non so nulla, né tanto meno il nome che ho preso da Wikipedia. Prima di consultare detta pagina, avevo notato un riferimento che mi ha stupito: quello alla “scimmia nuda”.

Risale al 1995 la mia conoscenza del meraviglioso saggio La scimmia nuda (The Naked Ape, 1967) del mitico Desmond Morris, titolo molto ristampato in Italia tanto da dimenticare le altre opere del noto divulgatore britannico, che infatti sono ormai scomparse.
L’edizione che ho letto, e che conservo ancora, è il n. 13 dei “Saggi Tascabili” (Bompiani), terza edizione del giugno 1994. L’ho comprata nella grande libreria Feltrinelli che frequentavo nelle pause dal lavoro, e in cui ho comprato non so più quanti libri.

All’epoca andavo in ufficio con il motorino (senza parabrezza): venti minuti di gelo totale, alle 6 di mattina, dopo le quali mi rintanavo in un cantuccio dell’ufficio e fino alle 7 in cui arrivavano gli altri colleghi cercavo di riacquistare calore corporeo, leggendo nella massima tranquillità di un ufficio vuoto.
In quel periodo ho divorato libri d’ogni sorta – ho già raccontato di Quel che resta del giorno e Biliardo alle nove e mezzo – ed ero in piena frenesia da saggistica.

Desmond Morris scrive con una semplicità deliziosa, è un comunicatore nato e ogni suo libro va giù che è un piacere. È un etologo e quando si parla di animali è sempre bello, ma qui si focalizza sull’essere umano – che è appunto un animale! – cercando fra l’altro di spiegare alcuni “misteri”: perché infatti siamo l’unico primate ad aver perso i peli? Perché l’uomo è una scimmia nuda? (Meravigliosa la tesi “acquatica”: ad un certo punto della nostra evoluzione potremmo essere tornati in acqua e quindi non avevamo bisogno dei peli!)

Va ricordato che il libro è d’annata e quindi un mare di scoperte sono state fatte senza che il Morris del ’67 lo sapesse: solamente nella metà degli anni ’70 si è scoperto che gli scimpanzé non sono quei teneroni vegetariani che si credeva, ma che invece sanno trasformarsi nei peggiori assassini carnivori di gruppo.
Al netto degli aggiornamenti che questo saggio richiede, rimane un ottimo libro. Che ho letto con grandissimo piacere mentre ero tutto raggomitolato tipo uno scimpanzé su un ramo, alla disperata ricerca del calore perduto durante il viaggio in motorino.

L.

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6 commenti

Pubblicato da su maggio 8, 2017 in Uncategorized

 

6 risposte a “[Un libro, una storia] La scimmia nuda

  1. Vincenzo

    maggio 8, 2017 at 6:26 am

    Invece io confesso di aver sentito parlare per la prima volta di questo libro proprio per la storia di Gabbani, ancorché non abbia seguito il festival (anch’io non sono un amante della musica italiana con pochissime eccezioni). L’altro giorno questo libro era in offerta lampo per il kindle (non so se hai presente quella tecnica di marketing selvaggio che ti porta a comprare ciò di cui non hai bisogno per il solo fatto che si trova in super offerta per un limitatissimo periodo di tempo). Ebbene alla fine non l’ho comprato, del resto mi sono detto: non fosse stato per Gabbani questo libro non lo avrei mai preso in considerazione. Tieni conto che peraltro non è il genere di saggistica che prediligo, avendo letto pochissimi libri socio-antropologici. Spero di non aver fatto male…

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    • Lucius Etruscus

      maggio 8, 2017 at 6:33 am

      Per il mio punto di vista avresti dovuto approfittarne 😉
      Come dicevo, è sicuramente un saggio da aggiornare ma rimane ancora una lettura piacevolissima e scorrevolissima, quindi non troppo impegnativa. Se una canzone italiana ha permesso di far conoscere maggiormente questo saggio, può solo farmi piacere: spero ne nascano altre, di iniziative simili 😉

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      • Vincenzo

        maggio 8, 2017 at 7:07 am

        adesso, a parte me che l’ho scoperto incidentalmente, nel senso che non ho seguito il festival e praticamente conoscevo poco o nulla Gabbani, penso che effettivamente questa canzone abbia solleticato la curiosità di qualcuno nei confronti di quel saggio (per la storia della scimmia ballerina e per il riferimento esplicito nel testo, che in generale ritengo un’accozzaglia di riferimenti consapevolmente – e scaltramente – creata ad arte per gettare vari ami al grande pubblico)…
        ti dirò che in effetti ero indeciso, alla fine ho optato per il no, ma mi riservo una nuova valutazione alla prossima offerta lampo 😀

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      • Lucius Etruscus

        maggio 8, 2017 at 7:18 am

        Do per scontato che la canzone sia solo una furbata piena di “agganci” per acchiappare più pubblico possibile, ma se queste operazioni modaiole – che di solito non lasciano tracce di sé dopo poco – generano un qualche interesse nelle opere citate, lo stesso mi sento di plaudirle.
        Se ti capita, qualsiasi saggio di Desmond Morris è altamente consigliato 😉

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  2. Cassidy

    maggio 8, 2017 at 7:28 am

    Ti avrebbero fatto comodo quei peli persi durante l’evoluzione. Complimenti per essere riuscito nello stesso pezzo a trovare un filo rosso tra questo saggio, il tuo freddo di allora e una canzone scema 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus

      maggio 8, 2017 at 7:33 am

      Il libro era lì, in attesa di finire in questa rubrica. serviva solo una canzonetta per fargli saltare la fila 😛

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