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[Pulp] Zigomar di Léon Sazie

21 Apr

Zigomar nel 1909:
illustrazione di Leonetto Cappiello

Proseguendo il viaggio nelle rarissime edizioni italiane del pulp d’annata – o feuilleton che dir si voglia – incontriamo un Signore del Male, un personaggio negativo molto noto all’epoca e che anticipa di dieci anni la Z di Zorro: come lui, infatti, lascia una lettera a firma delle malefatte.
Già ho parlato di come Léon Sazie abbia creato il personaggio nella guerra dei giornali al successo di Arsène Lupin, ma ecco come il quotidiano “La Stampa” il 6 gennaio 1911 presenta il personaggio:

Zigomar? Chi è costui? Sarebbe assai difficile dirlo con esattezza. E’ il capo sempre invisibile ma pur presente sempre di una banda perfettamente organizzata, che geetta il terrore a Parigi: è l’uomo misterioso che uccide, che assassina per la vendetta ed il furto e lascia immancabilmente dietro di sè un segno tracciato col sangue: una Z che è la sua sigla terribile.
Nessuno, neppure fra i suoi accoliti, sa chi sia veramente.

Zigomar getta il terrore ove passa: il terrore e la morte e invano la Polizia gli dà una caccia spietata.
Invero un uomo solo ha osato affrontare l’aspra lotta con l’audacissimo bandito, un uomo dall’intelligenza viva, scintillante e dai muscoli d’acciaio temprato: Paolino Broquet.
E’ questi il principe dei poliziotti: la sua indagine acuta è il frutto della logica e della ponderazione e genera arditissimi colpi.

Zigomar tuttavia sa opporre resistenza ad un rivale pur tanto terribile ed il tremendo duello si svolge attraverso una serie di drammatiche vicende che suscitano talvolta una commozione indicibile. Allorquando pare che il misterioso e sanguinario bandito già trionfi, Paolino Broquet che può gridare invece la sua vittoria; ma – ahimè! – vittoria effimera, pagata subito dopo col rischio della propria vita e con le più atroci torture.
Ma il principe dei poliziotti moderni – in cospetto del quale Sherlock Holmes e Nik Carter sono dei novellini – non conosce la sfiducia. Una sconfitta lo agguerrisce meglio; le ferite gli rinnovano il vigore dei muscoli.

Zigomar sa tutto ciò e tenta, in un agguato sapientemente preparato, il colpo supremo contro Paolino Broquet: il poliziotto deve morire, deve saltare in aria col petto squarciato da una cartuccia di dinamite.
E’ a questo punto che una nuova figura si delinea nel quadro: la donna dai capelli rossi, misteriosa anch’essa come Zigomar e più di lui forse potente.

Zigomar dunque, il romanzo suggestivo di Lèon Sazie, è destinato ad avere il più largo successo presso i nostri lettori. Ne inizieremo la pubblicazione domenica prossima, certi di fare ad essi cosa grata.
Pochi romanzi d’appendice, scritti con intenti di modernità, hanno come questo un’azione serrata, rapida, incalzante e tale da suscitare la curiosità più viva e la commozione più intensa.

Malgrado questa entusiastica presentazione, Zigomar è sempre stato totalmente ignorato dall’editoria italiana, che non ha mai pubblicato in volume una sola riga delle sue molte avventure.

Quelli che presento sono i primi due capitoli del romanzo, uscito originariamente su “Le Matin” dal 7 dicembre 1909 al 30 gennaio 1910 e tradotto in italiano sul quotidiano “La Stampa” dal 7 gennaio al 25 febbraio 1911. Questo testo non risulta mai più apparso in Italia prima d’ora.


Libro primo
Il padrone invisibile

I.
La firma rossa

In tutta Parigi, quella mattina, rintronò un grido di indignazione generale, di terrore, di collera.
Tutti, sui boulevards, nelle vie, sul tramvai, negli omnibus, leggevano febbrilmente i giornali, pieni di grossi titoli neri e di incisioni sensazionali.
Gli strilloni correvano, urlando:
– Ultimi e diffusi particolari sulla tragedia di via Le Peletier!… Il delitto misterioso!… L’assassinio del banchiere Montreil!…
La sera innanzi, il fattorino dell’ufficio, Michele, aveva trovato il suo padrone steso a terra, in un lago di sangue, con lo stomaco squarciato da una pugnalata formidabile.
Spaventato, Michele aveva dato l’allarme…
Si corse a chiamare il commissario di Polizia, che non tardò a giungere sul luogo, con un medico… Per telefono erano già stati avvisati il Sindacato della Borsa e la Prefettura di Polizia.
Il signor Montreil giaceva a terra, avendo perduto molto sangue da una ferita raccapricciante; ma il medico potè constatare che la vittima respirava ancora, che il suo cuore non aveva cessato di battere…
Uno degli impiegati della Banca fu subito mandato in via Chalgrin, dove il banchiere e la sua famiglia occupavano un sontuoso appartamento.
Si voleva prevenire i due figli del banchiere: Raoul, l’avvocato, Roberto, il dottore, perchè essi apprendessero poi la sciagura alla madre e alla sorella Raimonda, con tutte le cautele possibili.
La famiglia Montreil, molto unita, viveva nella più affettuosa intimità. I giovanotti adoravano il padre e la madre, manifestando per essi una venerazione senza limiti: i due fratelli non si separavano mai, e sembrava che avessero un pensiero e una volontà sola.
Col cuore in tumulto e la gola serrata dal singulto, il dottore Roberto si precipitò nell’ufficio del padre e si gettò sul corpo di lui.
– Dio, che disgrazia!… Babbo, babbo! Rispondi, babbo!… Lui, così buono, il migliore uomo del mondo, ridurlo così, assassinarlo!… Chi è?.. chi è?…
Il giudice istruttore, signor Urbain, intervenne:
– Coraggio, signore!… Siate forte! Le prime ore sono preziose per la giustizia… Lasciate che compiamo tutto il nostro dovere.
C’era anche il capo della Polizia, signor Baumier, il quale si era portato sul luogo col più abile, col più fine ispettore della Pubblica Sicurezza, il poliziotto più celebre di tutta la Francia: Paolino Broquet.
Costui lasciò ai magistrati tutto il tempo necessario per le constatazioni di legge, attendendo, con la maggior flemma del mondo, l’ora di agire per conto suo.
Quando, infatti, il dottore e Roberto Montreil strapparono i vestiti della vittima, per denudare il povero corpo insanguinato, il Broquet si accostò ad esso e volle osservare attentamente la ferita, che si trovava a destra, un po’ al disotto della clavicola.
– Oh! oh!… – esclamò il poliziotto. – Che razza di colpo!
E aggiunse:
– L’assassino è di certo un mancino…
– Mancino? Come potete affermarlo?
– Il colpo si trova, come vedete, sul lato destro della vittima: ciò vuol dire che è stato vibrato con la mano sinistra…
– Non mi sembra una prova decisiva… – osservò il giudice istruttore. – L’assassino ha potuto benissimo colpire con la destra tenendosi alla destra o dietro la sua vittima.
– Aspettate… Vi dimostro subito che la vostra supposizione non regge… Eccone la prova…
Il poliziotto portò una mano al collo del banchiere:
– L’assassino teneva il signor Montreil al collo, con la mano destra… Guardate alla sinistra del collo all’impronta di quattro unghiate… quella del pollice è a destra della carotide… Dunque l’assassino ha colpito con la mano sinistra…
Intanto, l’impiegato del servizio antropometrico prendeva la fotografia dello studio del banchiere, del teatro del delitto…
– Non potreste – gli disse Broquet – rilevare con la fotografia le traccie di sangue che si intravedono sulla cassaforte?
Il fotografo gli rispose che ciò era impossibile perchè la cassaforte era di color marrone e le traccie erano molto scure: sulla lastra non sarebbe risultato nulla.
Paolino Brquet non insistette. Ma chiese un gran foglio di carta velina, di quelli per copiare le lettere, lo inumidì, e con gran cura lo applicò sulle tracce di sangue che appena si scorgevano sulla cassaforte. Poi vi premette sopra col rullo della carta asciugante e riuscì a riprodurre mirabilmente le impronte che lo interessavano.
Sulla sottilissima carta assorbente, appariva, agli occhi di tutti i presenti esterrefatti, una larga traccia di sangue formante una Z spaventosa…
– La sigla dell’assassino! – esclamò gravemente Paolino Broquet. – Guardatela bene, signor giudice… preziosamente… Guardate questa Z, che rivedrete più volte ancora nel corso di questo affare… Guardate… E’ un segno voluto… Una sigla tracciata là… apposta per noi…
E a voce più bassa, perchè Roberto non intendesse, con aria misteriosa:
– Per noi, questa Z… per noi, la giustizia… per gli altri, i complici… forse anche per la vittima!!…

II.
L’ultimo visitatore


Il ferito aveva riacquistato, in quel frattempo, un po’ di forze, e il medico giudicò possibile il trasporto di lui al proprio domicilio.
I magistrati proseguirono la loro inchiesta, esaminarono i locali della banca e poi tornarono nell’ufficio del direttore per procedere ai primi interrogatori. Fecero chiamare subito il capo-contabile ed il cassiere.
Paolino Broquet si scartò un poco per lasciar più liberi gli impiegati innanzi ai magistrati, e si avvicinò al camino dove scoppiettava il fuoco.
Abbassandosi, egli raccolse nelle ceneri dei pezzetti di carta stracciata, già un po’ abbruciacchiati e che esaminò attentamente.
– Oh! Oh! – esclamò riavvicinandosi al giudice e al capo di Polizia. – E’ strano questo!… Sono delle cambiali, degli chèques… E’ la prima volta che vedo bruciar questa roba… Quando sono già pagati, chi li ha sottoscritti ha cura di conservarli; se devono essere ancora esatti, ragione di più per tenerli preziosi…
– Giustissimo! – esclamò il capo-contabile.
– Dunque – concluse Broquet – bisogna spiegare questa anormalità. E’ ancora intelligibile qualche lettera dell’indirizzo: con l’aiuto della vostra contabilità potremo bene raccapezzarci…
Il poliziotto, molto accuratamente, ripose quei frammenti di carta in un gran portafoglio.
Paolino Broquet, sebbene insistentemente interrogato, non volle dir più nulla… Si andò a rincatucciare su una poltrona appartata, ma non tanto da non poter scorgere comodamente quelli che stavano per essere interrogati dal giudice.
Il capo-contabile, il cassiere, non potevano dare ai magistrati che dei particolari tecnici sul funzionamento della banca, delle bravi notizie sulle abitudini del loro principale.
La cassaforte, enorme incavata nel muro, solida come una fortezza, sembrava sfidare ogni sorta di attentati… Peraltro, la porta massiccia, rafforzata da sbarre e da serrature, era semiaperta, appena appena accostata.
Fu facile aprirla. I magistrati scorsero in una scatola di ferro qualche rotolo d’oro e un pugno di monete d’argento. Ma non videro un solo biglietto di banca.
Nei dossiers, tutti in ordine, si trovavano numerose cambiali, delle quali il capo-contabile disse di ignorare l’esistenza…
Uno di quei dossiers, al contrario degli altri, accuratamente chiusi, lasciava scorgere ciò che conteneva, e quel disordine indicava che qualcuno aveva frugato affannosamente.
Si rinchiuse la cassaforte. Vi si apposero i sigilli; poi si chiamò Michele, il fattorino della banca. Dopo avergli rivolto qualche parola incuoratrice, il giudice istruttore lo interrogò:
– Siete voi, Michele, che introducevate nello studio del signor Montreil, da lunghi anni, i visitatori che vi chiedevano di lui… Potete dirci quali persone vennero in ultimo a parlargli?
Penosamente, il vecchio dichiarò:
– Gli ultimi venuti… Sì, signor giudice…
Ma si turbò, esitò.
– Ah! Chi fu l’ultimo che venne qui?… Chi era?… Oh, signor giudice!… è curioso, imbarazzante… Ma… non posso dire chi fu quello che feci passare per ultimo… Scusatemi… La mia testa non connette più… non mi ricordo bene… So che restarono il signor Laurent… e… il conte della Guarinière…
Udendo questo nome, Paolino Broquet, sebbene sapesse di solito dominarsi, non potè reprimere un leggero sussulto.
– Sì, sono certo – disse ancora il vecchio – di avere introdotti il signor Laurent e il conte della Guarinière. Ma chi entrò per primo?… Non lo so più… non me ne ricordo…
– Vediamo, amico mio, – riprese dolcemente a dire il giudice istruttore – la cosa è per noi di capitale importanza… Voi lo capite… Cercate di ricordarvi…
Paolino Broquet uscì dal suo silenzio:
– Inutile, signor giudice, torturare questo brav’uomo…
– Ma…
– Noi sappiamo chi sono i due ultimi visitatori… e non dobbiamo far altro che interrogare il signor Laurent e il conte della Guarinière.
– Senza dubbio…
– Benissimo… Resta a sapersi – aggiunse il poliziotto rivolgendosi al capo della Polizia – resta a sapersi se essi ci diranno chi fu, dei ue, ad uscire per ultimo…
L’indomani mattina, di buon’ora, Paolino Broquet entrò nel gabinetto del signor Baumier, capo della «Suretè».
– Buongiorno, signor capo! – gli disse. – Sono riuscito, stanotte, non senza fatica, a stabilire, coi pezzetti di carta abbruciacchiata trovati ieri sera nel caminetto dal signor Montreil, un documeneto di grande importanza per noi… Ecco qui… E’ un titolo firmato dal signor Laurent… una cambiale di cinquemila franchi… pagabili a quindici giorni…
– Bene…
– Di più, ho saputo stamani che il signor Laurent è in cattive acque e non sarà certo in grado di far fronte a questo impegno…
– Questo è importante a sapersi… E sul conte della Guarinière, non sapete dirmi nulla?…
– Il conte della Guarinière ha passato ieri sera due ore in casa della signorina Lucetta Minois, una «stella» del caffè-concerto «Lutezia», la sua amante… Poi è andato come al solito al circolo, dove ha perduto una forte somma…
– Chi glie l’ha pagata?
– Come? Dubitate dunque che egli non ne abbia tanti?…
– Il signor baumier si tacque un istante. Poi domandò al poliziotto, che non cessava di fissarlo:
– Ma chi è questo conte della Guarinière?…
– Il conte della Guarinière!…
– Capisco… Ma che razza di uomo è?…
– Un gentiluomo…
– Autentico?…
– Come tanti altri…
– Cioè?…
– Che può, coi suoi atti, con delle carte… giustificare il suo nome e il suo titolo…
– Come vive?
– Come tanti altri…
– Gentiluomini!…
– O no… ma che conducono una gran vita senza rendite sicure…
La flemma di Paolino Broquet fece impazientire leggermente il signor Baumier:
– Su, parlate perbacco! Voi ne sapete certo di più su questo conte…
Senza scomporsi, il poziotto riprese a dire:
– Parlo, signor capo… parlo… E’ un elegantone, uno dei personaggi più chic e più quotati di Parigi galante… Partecipa ai Concorsi ippici, è un cacciatore meraviglioso, un boxeur terribile, uno spadaccino pericoloso… Due muscoli di acciaio! L’anno scorso lottò con Patouchny, il cosacco, e l’abbattè…
– Oh!… Non esagerate un poco, forse?
– No, signor capo… Eppoi, è un parlatore delizioso, assai colto, un ballerino di prima forza, un bell’uomo, un prodigo generoso…
– Felice lui!
Comna amante ha questa Lucetta Minois, alla quale è stata rubata ultimamente una collana di diamanti…
– Gà, me ne ricordo! Il conte venne qui per tentare qualche ricerca su quella collana… Lo conosco!
Paolino Broquet taque; poi domandò, calmo calmo, al suo superiore:
– Devo arrestarlo?…
Il signor Baumier sussultò:
– Cosa?… Voi scherzate!
– Non scherzo…
– Arrestare il conte della Guarinière!…
– Sicuro e, con lui, anche il signor Laurent… Perchè se non è l’uno è l’altro che è uscito per ultimo dal gabinetto del signor Montreil… E’ chiaro.
Il capo della Pubblica Sicurezza si mostrò molto perplesso:
– Non arrestiamo, per ora… Non commettiamo gaffes, per carità! Vado a conferire col giudice istruttore e poi riceverete i miei ordini…
– Ho capito.
– Attendo che mi portino notizie del banchiere…
– Io ne ho delle fresche… Il banchiere ha passato una notte discreta… Ha riconosciuto la moglie e i figli…
– Bene.
– Se questo miglioramento continua, domani potremo mettere i confronto con lui il signor Laurent e il conte…
– Credete?…
– Certo. Almeno, possiamo tentare…
– Ho paura che corriamo dei rischi tremendi…
– Penso, invece, che al capezzale del ferito noi potremo avere la soluzione dell’angoscioso problema…
… Quella giornata passò. I giornali della sera andarono a ruba come quelli del mattino. Il delitto appassionava l’opinione pubblica, eccitava la curiosità di tutti.
Naturalmente, la Polizia, la Questura, la Borsa, furono prese d’assalto dai cronisti in cerca di particolari sensazionali e delle prime rivelazioni. Ma non fu loro possibile raccontare al pubblico nulla di nuovo.
Peraltro, sebbene le Autorità desiderassero mantenere il segreto sulle loro ricerche, i giornali si affrettarono a stampare i nomi del signor Laurent e del conte della Guarinière.
Il signor Laurent divenne di colpo un uomo celebre. Andarono per intervistarlo; ma il negoziante, per un caso strano, aveva lasciato improvvisamente Parigi.
Allora, tutti si rivolsero al conte, che non contava che amici in Parigi.
I suoi svariati successi gli avevano procurato non poche gelosie all’intorno, e quanti non avevano mai osato dichiararglisi amici, si compiacquero di vederlo immischiato in una brutta avventura.
Ma il conte, anche questa volta, si mostrò cortesissimo e sereno e concesse collocui a tutti gli intervistatori.
Chiamato dal giudice istruttore, egli ammise senza esitanza di essersi trovato nell’ufficio del banchiere Montreil nell’ora in cui, probabilmente, si era consumato l’odioso misfatto. Ma egli ne aveva appresa la notizia soltanto dai giornali della sera.
– Foste l’ultimo o il penultimo dei visitatori? – gli domandò il giudice istruttore.
– Non saprei davvero… Quello che posso accertarvi si è che, come sempre, il signor Mantreil mi accompagnò fin sulla porta dell’ufficio e mi strinse cordialmente la mano…
Peraltro, annunciando la visita del conte al giudice istruttore, un reporter, desideroso di colpire il brillante gentiluomo, insinuò, nell’ultima riga del suo articolo, che in Parigi correva la voce del probabile arresto del conte della Guarinière. Ora, nel pubblico, questa notizia incontrò un favore tale da meravigliare lo stesso Conte, il quale credette necessario tener subito testa all’uragano provocando un mutamento a suo favore nella pubblica opinione.
Perciò, egli si dichiarò offeso diffamato, e spedì due amici intelligenti a sfidare l’incauto giornalista.
Poi, come tutte le altre mattine, andò a fare la sua passeggiata al Bois de Boulogne, a cavallo. Quando rientrò in casa, il cameriere gli annunciò che qualcuno lo attendeva nel salotto.
– Chi è?
– Il signore non ha voluto darmi il nome. Ma mi ha detto che si tratta dell’affare di stamani.
Un po’ imbarazzato, il conte si diresse verso il salotto. Non potette fare a meno di trasalire scorgendo lo strano visitatore… A fatica, egli ritenne un grido di meraviglia:
– Paolino Broquet!

L.

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6 commenti

Pubblicato da su aprile 21, 2017 in Pulp

 

6 risposte a “[Pulp] Zigomar di Léon Sazie

  1. Ivano Landi

    aprile 21, 2017 at 6:33 am

    Credo possa concorrere al nome più ridicolo mai inventato per un personaggio letterario. Forse ai francesi suona meglio, chissà. Anche la presentazione de “La Stampa” mi sembra comunque all’altezza…

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      aprile 21, 2017 at 7:05 am

      Eppure è stato un nome dalle grandi conseguenze, perché quella Z conquistò i lettori. Nel 1915 circa il nostro Emilio Ghione creò il cattivo cinematografico Za la Mort, che trent’anni dopo diventò una serie di fumetti neri. Per non parlare del 1919 in cui Johnston McCulley presentò il suo eroe che lasciava lo stesso segno di Zigomar: la Z di Zorro!
      Gli inizi del Novecento furono un bel periodo per la Z, ma sarà più gloriosa la “Guerra delle K” del fumetto italiano anni Sessanta, che a breve riproporrò anche qui sul blog 😉

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  2. clementina daniela sanguanini

    aprile 23, 2017 at 1:22 pm

    Dai primi capitoli si direbbe una prosa molto fluida, dal ritmo serrato e coinvolgente, una trama ben amalgamata e accattivante. Purtroppo non è sicuramente il primo romanzo a non aver avuto successo ai suoi tempi nel nostro Paese.

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      aprile 23, 2017 at 1:30 pm

      Purtroppo questi romanzi neri apparsi a puntate sembrano essere stati “ghettizzati”, rimanendo ignorati anche in periodi in cui il nero andava di moda…

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  3. theobsidianmirror

    aprile 27, 2017 at 8:05 pm

    Paolino Broquet mi sembra un nome molto più ridicolo di qualunque Zigomar o di qualsiasi altro cattivone grondante Z o di K.
    ….E comunque dalla frase “Guardate questa Z, che rivedrete più volte ancora nel corso di questo affare… Guardate… E’ un segno voluto… Una sigla tracciata là… apposta per noi…” già si capisce che il nostro Paolino non ce la racconta giusta. Secondo me alla fine è lui Zigomar!!!!

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    • Lucius Etruscus

      aprile 27, 2017 at 8:10 pm

      Sarebbe bello pensare che la moda dei nomi buffi sia roba di inizio Novecento, ma ancora nel dopoguerra i doppiatori creavano obbrobri: in un film di Cary Grant il protagonista si chiama Silvestro Scarletto! (Sylvester Scarlett)

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