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[Un libro, una storia] Il libro segreto di Shakespeare

10 Apr

Era l’inverno del nostro scontento… no, scherzo: era l’inverno del 2011 quando l’uscita del film Anonymous (2011) di Roland Emmerich – un patinato filmettone dimenticabilissimo in cui si romanzava una vecchia ipotesi su chi fosse “veramente” Shakespeare – spinse la Newton Compton a portare nelle librerie italiane “Il libro segreto di Shakespeare“, titolo roboante – tipico dello stile della casa – che nascondeva un’operazione intrigante: nessun editore inglese aveva voluto stampare quel romanzo di Gene Ayres, nascosto sotto lo pseudonimo di John Underwood.

Da tempo mi intrigava la questione shakespeariana: come si fa a rimanere freddi davanti all’evidenza che non esiste la benché minima prova che un uomo chiamato William Shakespeare sia mai esistito? (È vero, in realtà le prove ci sono… ma sono tutte a posteriori, quando sono sono falsi smaccati.)
Mi appassionati alla questione, tramite la Newton riuscii a raggiungere ed intervistare l’autore di questo romanzo – intervista che ho ripescato per questo blog -, ho invitato la blogger Chiara Prezzavento a intervenire su ThrillerMagazine parlando del Bardo e ho scritto uno speciale sugli pseudobiblia che si divertono ad immaginare nuove opere del poeta britannico: il tutto poi trasformato nel saggio gratuito Mistero Shakespeare.

Insomma, è stato un periodo molto intenso e non sapevo che ero sul punto di cambiare completamente vita. (Di lì a poche settimane avrei cambiato sede lavorativa cambiando anche totalmente ogni singolo aspetto della mia vita dell’epoca.)
Però ad essere onesto mi è piaciuto di più il “contorno” – la ricerca, lo studio maniacale delle fonti per scrivere il mio saggio, la conoscenza con quel vulcano di Chiara, ecc. – che il romanzo in sé… Ora, a distanza di anni, posso anche confessarlo: Il libro segreto di Shakespeare non è poi tutto ‘sto gran che…

Ovviamente la copertina è un imbroglio, non ha minimamente a che fare con il film Anonymous, è semplicemente uno di quei thriller fasulli scritti per mascherare un saggio: siccome è universalmente noto che la saggistica non vende, né in Italia né altrove, l’autore ha preso la sua ottima ricerca e l’ha trasformata in un noioso thrillerino.
Malgrado Ayres/Underwood creda molto nella sua tesi, non è che presenti la famosa “pistola fumante”: non esiste la benché minima prova né che Shakespeare sia esistito né che non sia esistito. Non esistono prove di nulla, ma di nulla sul serio: è come risolvere un rebus avendo un foglio bianco davanti: puoi dire quello che ti pare…

Della trama del libro non ho memoria perché non merita alcuna memoria: ho riempito la prima pagina di appunti a matita ma non vale la pena studiarli. Mi piace invece ricordare quell’intenso periodo shakespeariano, in cui studiavo testi del Cinque-Seicento e in cui ripercorrevo le truffe per capire dove nascessero. E dove cercavo di capire come si fa a dire, oggi, tutto ciò che si dice di Shakespeare… visto che è tutto frutto di fantasia! Ma in fondo… la sua opera stessa è della stessa materia della fantasia…

L.

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Pubblicato da su aprile 10, 2017 in Uncategorized

 

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