RSS

Viaggiare per lutto

23 Mar

È una donna che conosco solo di vista, è una collega con cui per anni non ho avuto il benché minimo contatto, è solo un volto fra la folla: se fosse il personaggio di un romanzo o di un film sentirei più vicinanza con lei. Ma recentemente mi ha colpito il lutto che ha subìto. Non solo per la perdita in sé, che già è stata devastante. Non solo per le modalità della sua perdita, che già fa gridare al Cielo. Non solo per cosa ha significato per la sua famiglia. Ma anche per la scelta di questa donna di elaborare il lutto… con un viaggio. Questo mi ha colpito più di tutto…

Il viaggio per il gusto di viaggiare è qualcosa di così profondamente estraneo ad ogni molecola del mio essere che cerco sempre di studiarlo, cerco sempre di capire cosa spinga la gente a muoversi pur rimanendo ferma: a muovere il proprio corpo fra mille scomodità tenendo saldamente ferma la mente nel punto da cui si è partiti. Per me il simbolo di quest’entità assurda è l’italiano che mangia spaghetti a New York: ha attraversato un oceano per fare quello che facevi a casa sua. Ha viaggiato rimanendo fermo.
Come si fa dunque ad elaborare un lutto – un lutto che è impossibile elaborare – viaggiando? Cioè compiendo l’azione per eccellenza che nel viaggiatore medio mantiene stabilmente ferma la mente? Può la somma delle incombenze di un viaggio bastare a “distrarre” da qualcosa per cui non esiste distrazione?

Da giorni cerco di capire questo comportamento, cerco di trovare chiavi di interpretazione per qualcosa che proprio mi risulta non solo misteriosa, ma profondamente illogica. Possibile che l’amore delle persone per l’atto del viaggiare sia così profondo da spingerle ad eseguirlo anche in situazioni drammaticamente estreme?
Franco Farinelli mi ha insegnato che noi “moderni” capiamo il mondo rotondo attraverso una mappa piatta, che cioè per noi da secoli vige la “precessione dei simulacri”: l’immagine viene prima, la finzione viene prima. La fiction viene prima della realtà.
E così di punto in bianco, a sorpresa, mi è venuto in mente un film che mi ha aiutato a capire…

Da anni Lars Von Trier fa cose che non capisco, semplicemente perché è uno sperimentatore e non si può capire sempre uno che cambia ogni anno. Però prima del Duemila la sua poetica mi aveva conquistato, e se non ricordo male iniziò tutto con Idioterne (1998), giunto in Italia di sfuggita con il titolo Idioti.
Karen, la protagonista, è una signora che si imbatte per caso in un gruppo di ragazzi che sta portando avanti una specie di contorto esperimento sociale di dubbio gusto: gli appartenenti a questo curioso gruppo vanno in luoghi pubblici… e si fingono ritardati mentali. Perché per Von Trier i ritardati sono angeli: puri e innocenti in quanto privi della malignità delle persone “normali”.

Il gruppo di “idioti” porta avanti il suo progetto – una finzione che serve a smascherare le falle della società contemporanea – in cui entra anche Karen, che è una signora a modo da cui non ci si aspetterebbe l’aderenza a tanto ardore giovanile.
La situazione si scalda e il leader della comune accusa gli altri di star solo giocando, di divertirsi a scandalizzare gente estranea e quindi di non credere nel progetto: li accusa di star facendo gli idioti, non di esserlo. Se vogliono dimostrare di credere davvero nel progetto, devono compiere una specie di “sacrificio”: invece che da estranei, devono andare dai loro parenti e fingersi ritardati: solo allora dimostreranno quella “purezza di spirito” che richiede il leader. Ovviamente nessuno del gruppo è disposto a farlo… ma a sorpresa si offre volontaria Karen…

Quando Karen si presenta a casa propria, davanti al marito e agli altri parenti, con una testimone del gruppo che si dovrà assicurare della riuscita dell’esperimento, tutto il film acquista una potenza devastante. Perché Karen, nel suo salotto per bene con tutta la sua famiglia per bene intorno, inizia a comportarsi da ritardata mentale, a sbavare e ad emettere lamenti, mentre gli altri la fissano raggelati e allibiti.
Può sembrare una critica alla borghesia tanto cara agli autori d’un tempo, ma non è così. Perché quella non è una riunione familiare: è una veglia funebre. Karen ha appena perso il figlio, e l’unico modo che ha trovato di reagire al lutto… è stato viaggiare, elaborando il lutto unendosi ad una banda di idioti, credendo nel loro progetto più di quanto ci credessero loro.

La mappa aiuta sempre a capire il mondo, la finzione è sempre basilare per capire la realtà. Il comportamento della mia collega mi era insopportabile, incomprensibile, quasi scandaloso: come si fa a viaggiare, a compiere cioè un atto frivolo quando non addirittura superficiale, dopo aver subìto un lutto così profondo e destabilizzante? Poi è arrivata la “mappa” dalla Danimarca di vent’anni fa, e mi sono reso conto che il dolore e la compassione che ho provato per Karen, la prima volta che la sua vicenda mi ha colpito, dovevo provarle anche ora per la mia collega. Davanti allo schermo ero più che convinto che nessuno potesse giudicare le scelte di Karen, e trovavo più che comprensibile la totale adesione ad un progetto assurdo: qualsiasi cosa, piuttosto che l’abisso del dolore. Tutto quel sentimento era ingiusto negarlo ora, ad un altro personaggio. (Perché comunque tale rimane per me quella donna, con cui non ho il minimo contatto.)

Continuo a non capire il viaggio, o per la precisione l’amore incondizionato e violento della gente per il viaggio, per questo continuo a studiarlo. Ma senza una mappa, senza cioè la finzione, non ho speranze di comprensione.

L.

Annunci
 
4 commenti

Pubblicato da su marzo 23, 2017 in Uncategorized

 

4 risposte a “Viaggiare per lutto

  1. mikimoz

    marzo 23, 2017 at 9:11 am

    Questo lo vidi, forse attorno al 2005/06 che era un anno di grandi visioni per me.
    Me lo hai fatto tornare in mente e mi hai fatto venire voglia di rivederlo, all’epoca mi piacque l’idea e il finale così vago.

    Moz-

    Liked by 1 persona

     
  2. Ivano landi

    marzo 23, 2017 at 10:20 am

    Amo questo film, che ho nell’edizione danese non censurata. Come per “Nymphomaniac”, anche di “Idioterna” è infatti arrivata in Italia una versione tagliuzzata con il consenso dell’autore.
    Comunque, a me, il Trier epico degli ultimi film, piace ancora di più di quello del passato. Ricordo che quando vidi per la prima volta “Antichrist”, per tutta la visione ebbi l’impressione di star guardando l’ottavo film di Tarkovsky. Quindi immagina la mia delizia quando mi apparve davanti l’ultimo fotogramma del film con la dedica al grande regista sovietico.

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 23, 2017 at 11:19 am

      Forse sono cambiato io, ma dai tempi del film con Björn non ho più capito Lars: prima “ci capivamo”, e ho sempre amato la sua “tarkovskij-osità”, ma ad un certo punto non ero più sintonizzato con lui. Mi sembrava che semplicemente cercasse lo scandalo, con le sue ridicole affermazioni ai festival e giocando con film che mi sembravano troppo “patinati” per lui.
      Continuo ad amare i suoi prodotti sporchi, da Epidemic alla serie Kingdom, fino alla sua Medea, che considero fra i più grandi film mai prodotti nella storia.
      All’epoca Tele+ trasmise la versione “estesa” che ho ancora su VHS, così come Rai3 trasmise Kingdom originale, con ogni puntata che si chiudeva col faccione sorridente di Lars che, novello Figlio dell’Amore Eterno, chiudeva il suo commento con il bene che vince e il male che perde 😀

      Mi piace

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: