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La leggenda del bue e dell’asinello

31 Gen
Adamo ed Eva e l’Albero della Conoscenzarappresentato come un albero-fungo(cappella di Plaincourault a Merigny, 1291)

Adamo ed Eva e l’Albero della Conoscenza
rappresentato come un albero-fungo
(cappella di Plaincourault a Merigny, 1291)

In questi giorni l’ottimo blog “The Obsidian Mirror” ha ripreso un discorso iniziato tempo addietro sugli Orizzonti del reale. La splendida rassegna iconografica di arte sacra mostrata in questo undicesimo post sull’argomento illustra una tesi che ignoravo: l’importanza del fungo nella simbologia cristiana.
Quello che Obsidian sta portando avanti da tempo è un discorso che cerca di rispondere ad una domanda molto spinosa: il fungo è entrato nella simbologia religiosa coscientemente, oppure è un retaggio di vecchie usanze pagane – magari di stampo sciamanico – rimasto poi nell’iconografia quando ormai si era perso il significato originario? Non è una domanda facile, sia perché gli artisti cristiani non è che spiegassero e dichiarassero i motivi dell’iconografia che usavano sia perché… be’, perché i Testi Sacri sciabordano di elementi preesistenti di cui si è perso il significato originario. Oppure… di traduzioni sbagliate che hanno generato una nuova iconografia propagata poi inconsapevolmente.
Ne approfitto per parlare di uno di questi elementi: il delizioso destino dell’invenzione del bue e dell’asinello.

Com’è più che noto, la cultura popolare cristiana affonda le radici nei vangeli gnostici forse più che in quelli canonici, così molte delle storie semplificate che sentiamo raccontare in occasione delle feste religiose derivano da fonti apocrife. O addirittura sbagliate.
Per esempio il fatto che Gesù sia stato riscaldato dal fiato di un bue e di un asinello…

La monaca e poetessa Roswitha, badessa del convento di Gandersheim (bassa Sassonia, al centro esatto della Germania), nel 973 in un poema cita un testo di difficile datazione, ma che grazie alla badessa possiamo dare per noto almeno nel X secolo: un testo che oggi chiamiamo Vangelo dello pseudo-Matteo, ma all’epoca si preferiva definirlo Libro sulla nascita della Beata Vergine e sull’infanzia del Salvatore.
Seguendo il grande gioco degli pseudoepigrapha – libri falsamente attribuiti – per molto tempo si è ritenuto che il testo fosse stato tradotto da San Girolamo partendo da un originale ebraico, facendo dunque risalire il testo al IV secolo, ma è una tesi ormai considerata priva di qualsiasi fondamento: molto più facile che sia un classico rimaneggiamento di fonti antecedenti per rispondere alla grande richiesta di gossip. Se infatti i Vangeli canonici sono avari di informazioni familiari sui “protagonisti”, lo pseudo-Matteo ne è particolarmente generoso.

Botticelli, Adorazione del Bambino (1476-77)Basilica di Santa Maria Novella, Firenze

Botticelli, Adorazione del Bambino (1476-77)
Basilica di Santa Maria Novella, Firenze

Come un moderno giornalista scandalistico l’autore ignoto sa bene le domande dei lettori, sulla famiglia di Gesù, sulla famiglia di Maria, sul loro passato e gossip vario, così fornisce un mare di informazione stando sempre ben attento ad avere le “pezze d’appoggio”: è infatti importante che tutto ciò che viene raccontato su Gesù corrisponda a profezie precedenti, perché tutto risulti vero.
Così nel capitolo 14 leggiamo:

«Tre giorni dopo la nascita del Signore nostro Gesù Cristo, la beatissima Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, depose il bambino in una mangiatoia, ove il bue e l’asino l’adorarono. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Isaia, con le parole: “Il bue riconobbe il suo padrone, e l’asino la mangiatoia del suo signore”. Gli stessi animali, il bue e l’asino, lo avevano in mezzo a loro e lo adoravano di continuo. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Abacuc, con le parole: “Ti farai conoscere in mezzo a due animali“.»

Beato Antelico, Adorazione del Bambino (particolare) 1440-1441 circa convento di San Marco, Firenze

Beato Angelico, Adorazione del Bambino (particolare) 1440-1441 circa
convento di San Marco, Firenze

Anche fermandoci al X secolo come datazione dello pseudo-Matteo, possiamo dire che dall’anno Mille nella cultura cristiana sono ben presenti il bue e l’asinello. Sebbene, come avete letto, non si parla minimamente del loro fiato “riscaldante”.
Il problema è che le due fonti che lo pseudo-Matteo cita… non vanno proprio bene.

Barnardo Luini, Adorazione del bambino(1515 circa) Accademia Carrara, Bergamo

Barnardo Luini, Adorazione del Bambino
(1515 circa) Accademia Carrara, Bergamo

Il bue e l’asino a cui fa riferimento Isaia (1,3) non c’entrano nulla con l’idea degli animali della mangiatoia, e lo spiega padre Filippo Belli, docente di Teologia biblica, in un intervento del 2013 proprio sulla questione di quella “profezia” di Isaia:

«È un testo amaro, in cui il Signore si lamenta con il suo popolo che ha allevato e fatto crescere, ma che si è ribellato (cf. Is 1,2). Persino il bue e l’asino – dice il Signore attraverso il profeta – sanno riconoscere a chi appartengono, mentre il popolo non riesce per ribellione.»

Ciò che però trovo più intrigante è la seconda profezia che lo pseudo-Matteo tira in ballo per giustificare la presenza degli animali. Sta citando il Libro di Abacuc (3,2) che si apre con una Supplica così resa in italiano:

«Signore, ho ascoltato il tuo annunzio,
Signore, ho avuto timore della tua opera.
Nel corso degli anni manifestala
falla conoscere nel corso degli anni.
Nello sdegno ricordati di avere clemenza.»

Voi leggete “animali” da qualche parte? No, perché le traduzioni italiane – questa in particolare è della CEI – esattamente come quelle in altre lingue hanno capito quello che lo pseudo-Matteo non ha fatto altro che ripetere: un errore di traduzione. Uno di quelli che cambiano la storia della cultura…

La fonte dell’errore è sempre quella, la mitica Septuaginta, la Bibbia dei Settanta, quell’enorme operazione di traduzione in greco delle Sacre Scritture un cui curioso aspetto fa parte della trama del mio romanzo Le mani di Madian: e scusate la marchetta! (Originariamente volevo intitolare il romanzo La leggenda dei Settanta Traduttori, ma ho preferito il riferimento alle mani.)
Una delle “libertà” creative più celebri di questa Septuaginta è di aver fatto diventare l’ebraico alma (giovane donna) il greco parthenos (vergine), con conseguenze abbastanza importanti…

Giovanni Antonio da Lucoli, Adorazione del Bambino (1537) Cattedrale di San Massimo, L’Aquila

Giovanni Antonio da Lucoli, Adorazione del Bambino (1537)
Cattedrale di San Massimo, L’Aquila

Traducendo l’Ambakùm (cioè Abacuc), ecco come appare la terza riga della Supplica che ho riportato:

«ἐν μέσῳ δύο ζῴων γνωσθήσῃ»

Stephan Lochner, Adorazione del Bambino (1445)Alte Pinakothek, Monaco (Germania)

Stephan Lochner,
Adorazione del Bambino (1445)
Alte Pinakothek, Monaco (Germania)

En meso duo è esattamente come sembra in italiano: in mezzo a due, falla conoscere (o “manifestala”, come scrive la CEI). Ma cosa? Il termine ζῴων non lascia dubbi: animali. Tanto che quando nel IV secolo d.C. San Girolamo tradusse la Septuaginta in latino scrisse «in medio duorum animalium innotesceris». Il problema è che quei piccoli segni sulla parola greca contano, e infatti la Septuaginta per rispettare l’originale ebraico avrebbe dovuto scrivere ζωῶν (età), non ζῴων (animali).

Oggi l’errore originale è corretto, e l’opera di Dio si esorta a farla conoscere «nel corso degli anni», per essere più chiari dell’originale “tra le due età”, ma gli importanti effetti che quell’errore ha generato… come li sistemiamo?
Da almeno mille anni la cultura cristiana crede che ci siano stati due animali a scaldare il bambin Gesù, proprio quel bue ed asinello che cita Isaia per tutt’altri motivi, quindi ogni artista che li ha ritratti era convinto che fosse un elemento strettamente legato alle Sacre Scritture. La domanda finale, per ricollegarmi al discorso che sta portando avanti il blog The Obsidian Mirror, è semplice ma spinosa: pensavano la stessa cosa gli artisti che hanno inserito funghi in un gran numero di opere a sfondo cristiano?

Molti affermano che il fungo simboleggi la resurrezione… ma siamo sicuri che non sia una interpretazione a posteriori per giustificare tutti quei funghi nelle pitture? Esattamente come a posteriori si sono inventati un bue ed un asinello per giustificare un errore di traduzione.

Chiudo con il già citato padre Belli, che così scrive a chi si è lamentato dell’aver scoperto della inesistenza dei due animali tanto cari al presepe:

«Il bue e l’asino, pur non essendo presenti nel racconto evangelico, ci stanno proprio bene nel presepe. Essi indicano a tutti l’atteggiamento adeguato di fronte al mistero che viene manifestato nella grotta di Betlemme.»

L.

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7 commenti

Pubblicato da su gennaio 31, 2017 in Indagini

 

7 risposte a “La leggenda del bue e dell’asinello

  1. Massimiliano Riccardi

    gennaio 31, 2017 at 8:15 am

    Trovo sempre molto interessanti questi articoli. Quello che apprezzo è relativo all’impostazione possibilista piuttosto che alle esposizioni dichiaratamente volte a definire una delle miriadi di sfacettature come unica e vera. Se pensiamo che ancora oggi si discute in campo teologico, tra le varie correnti del cristianesimo, sulla definizione ontologica della figura di Cristo piuttosto che ministeriale… Vale tutto e il contrario di tutto, per una tesi troviamo cento antitesi. Il ricercatore compie studi e analizza. Discute. I portatori di verità dichiarano e declamano. Le sfumature del linguaggio, l’etimologia delle parole (hai fatto bene a sottolineare questo aspetto, benissimo), sono fattori determinanti non tanto al fine di arrivare al punto, ma piuttosto aprono nuove possibilità e offrono lo spunto per ulteriori analisi. Altrimenti ci riduciamo al ruolo di beghine che seguono pedissequamente il catechismo della prima comunione. E’ tutto in divenire, molto è ancora in discussione, alcuni concetti che si ritengono un dato di fatto universale sono in vero recenti, ad esempio lo stesso concetto di anima che per la Chiesa Apostolica Romana è diventata una dottrina “definita” solo a partire dal concilio di Vienne a partire dal 1313 e dopo secoli di diatribe. Senza contare le ulteriori analisi sempre in seno alla Chiesa. Gli stessi termini, le stesse definizioni sono altamente suscettibili di interpretazioni. Trovo una sorta di linearità disarmante anche in chi crede di percorrere strade eversive. Un po’ come l’anticonformista che addita il signore in giacca e cravatta e lo fa all’interno del suo gruppo di anticonformisti tutti vestiti con l’eskimo. Quindi? Alla fine chi è l’anticonformista. Chi ha ragione? Secondo me nessuno. Tutti. Vincono sempre il dubbio e il dialogo. Se ti è venuta l’orchite non odiarmi più di tanto, sai che mi stimoli sempre e ti seguo con interesse nei vari capitoli della tua enciclopedica attività.

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 31, 2017 at 8:26 am

      Sei sempre il bevenuto e più ti dilunghi più mi fai piacere ^_^
      Hai detto benissimo, dubbio e dialogo sono strumenti fondamentali per non fossilizzarsi in una materia così labirintica, con più di duemila anni di idee stratificate e mischiate.
      Dici bene, molte idee che consideriamo antichi sono in realtà recentissime, ma per esigenze di semplicità e immediatezza certe “storie” vengono create apposta perché non sempre l’interlocutore è disposto ad approfondire. A me, anzi a noi credo di poter dire, serve un’etimologia a conquistarci, un approfondimento per capire di più, ma a molti serve la storiella del bue e l’asinello e quindi entra anch’essa a far parte del “canone”.
      Dire che è falsa o vera sarebbe assurdo, perché etichette così lapidarie non hanno spazio in una materia così multiforme e complessa. E dici bene, troppo spesso quelli che “scoprono” segreti e misteri di facile consumo sono più chiusi mentalmente di chi accusano. Ogni riferimento a Dan Brown è puramente casuale 😀
      Scherzi a parte, mi è capitato di leggere dei romanzi spacciati come thriller religiosi che usavano famosi casi di traduzioni bibliche errate per sviluppare trame di complotti e banalità varia. Per un romanzetto da due soldi va bene, ma poi davvero c’è gente che crede a queste cose, e questo ammazza sia il dubbio che il dialogo…

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      • Massimiliano Riccardi

        gennaio 31, 2017 at 8:40 am

        Sottoscrivo con entusiasmo tutto quello che hai detto. Ancora scusa per il “pippotto”.

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      • Lucius Etruscus

        gennaio 31, 2017 at 9:32 am

        Ci mancherebbe, mi fa piacere 😉
        La propensione a credere “a priori”, sia in un senso che nell’altro, porta un sacco di problemi, perché troppo spesso non è una idea che nasce da un ragionamento o da un percorso formativo interiore, bensì un sentito dire dato per vero. Scoprire questi inciampi, traduzioni errate e quant’altro dovrebbe aiutare a scardinare l’integralismo e a farsi più domade. O almeno sarebbe bello se funzionasse così 😛

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  2. theobsidianmirror

    gennaio 31, 2017 at 10:13 pm

    Traduzioni sbagliate, elementi dimenticati, culti che nel corso dei secoli ne hanno inglobati altri, sottraendo e modificando l’iconografia ad un uso e consumo più adatto all’epoca e ai destinatari della fede. Potremmo stare a parlarne per ore e non riusciremmo mai nemmeno ad avvicinarci alla realtà.
    Come dice giustamente il buon Massimiliano, “vale tutto e il contrario di tutto, per una tesi troviamo cento antitesi”. Probabilmente la verità è molto semplice e siamo solo noi a non riuscire a coglierla. Ma ci affascina lo stesso, anche se dovessimo perire nel tentativo. Grazie per questo contributo.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 1, 2017 at 4:18 am

      Proprio perché l’argomento è vasto come duemila anni di idee mischiate, fuse e confuse che è intrigante seguirne anche solo poche tracce.
      Desmond Morris durante una vacanza a Malta si stupì che una chiesa avesse montata alla sua entrata una grande testa di bue con tanto di corna: ma le corna non sono un simbolo satanico?, si è chiesto l’etologo. Gli viene spiegato che l’arrivo del cristianesimo sull’isola non è riuscito a sradicare gli antichi simboli pagani – e il bue rappresenta i culti più antichi di cui si è trovata traccia – così alla fine ha preferito inglobarli. E questo è successo ovunque, nel mondo cristiano, con fiumi di esempi.
      Anche solo spulciarli non solo è divertente e intrigante, ma aiuta a capire i processi mentali che portano una religione ad affermare ciò che afferma, così che poi ognuno tira le sue conclusioni personali sull’argomento.

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      • Massimiliano Riccardi

        febbraio 1, 2017 at 2:33 pm

        Vero. Qui a Genova basta visitare la nostra Cattedrale per ritrovare simboli massonici, esoterici in generale e quant’altro.Riferimenti di ogni genere. Di tutto un po’.

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