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Animali notturni (2016) La vita e l’opera

02 Gen

animali-notturniIl 17 novembre 2016 è uscito in Italia un film molto particolare e che non so neanche se ho capito fino in fondo, ma quando arriva la parola “fine” lo sgomento iniziale – con la convinzione che il regista si sia perso qualcosa per strada – lascia subito il posto ad una chiave interpretativa che affonda in un tema a me caro: il rapporto tra la vita e la narrativa.

Il film è “Animali notturni” (Nocturnal Animals, 2016) diretto con mano sicura da Tom Ford, che adatta per lo schermo il romanzo “Tony e Susan” (Tony and Susan, 1993) di Austin Wright, giunto in Italia nel 1994 per Rizzoli (trad. Mario Biondi), ristampato poi nel 2011 da Adelphi (trad. Laura Noulian).
Sottolineo che non ho ancora letto il romanzo, quindi parlo solamente del film.

Come si è passati dal titolo Tony e Susan ad Animali notturni? È la solita voglia cinematografica di mischiare le carte in tavola? Sì e no, perché il cambiamento di titolo serve a sottolineare maggiormente una sottigliezza metanarrativa.
La ricca e smorfiosa Susan Morrow (la gelida Amy Adams) ha tutto ciò che l’americano medio considera “di successo”: una enorme casa fredda ed inospitale, soldi da buttar via in cose brutte che altri definiscono belle e un marito bello e ricco, che ovviamente la ignora per correre la cavallina. Insomma, Susan è una donna “arrivata”. Ma non è sempre stata così.

La sempre gelida Amy Adams

La sempre gelida Amy Adams

Un tempo Susan aveva dei sogni normali ed amava un uomo normale, cioè povero ma ricco di difetti, un uomo che tutti non hanno mai esitato a definire “fallito”: Edward Sheffield (il sempre bravo Jake Gyllenhaal).
Sposare quest’uomo è un errore e la madre di Susan la mette in guardia… quindi lei lo sposa. E ovviamente va male: la frustrazione per un romanzo che non riesce a scrivere rende Edward amaro e alla fine la coppia scoppia. Ora, da 15 anni, Susan vive la vita giusta per lei e considera l’ex marito uno sgradevole ricordo.
Finché un giorno riceve un manoscritto: finalmente Edward ha scritto il suo romanzo e glielo fa leggere in anteprima.
Un romanzo intitolato “Animali notturni“.

tony-susanNel romanzo originale di Wright abbiamo due titoli, nel film invece è uno solo. Apparentemente il film si intitola come il manoscritto di Edward perché è questo il protagonista della storia, ma suggerisco un’altra interpretazione: la scelta del regista-autore è quella di mettere subito in chiaro che è tutto un gioco metanarrativo, che è una storia che parla di una storia che parla di se stessa.
Perché quando Susan inizia a leggere il manoscritto… scopre che i protagonisti sono lei ed Edward, anche se con un altro nome. Sono Tony e Susan…

Noi non vediamo mai Edward, non sappiamo chi sia oggi, dopo 15 anni dalla separazione con Susan: ciò che noi spettatori vediamo è Tony, il personaggio scritto da Edward, che ha la sua faccia e apparentemente vive le stesse situazioni. Ma ben presto un evento di forte impatto – che non rivelo – fa capire chiaramente che le due vite letterarie non sono più uguali. Qualcosa è successo, qualcosa è esploso, qualcosa si è rotto… e la vita di Tony e Susan nel manoscritto non corrisponde più a quella “vera”.

Mediante un ispirati gioco di flashback e dissolvenze Tom Ford ci mostra un dedalo di storie e situazioni che creano un quadro generico sfuggente ma chiaro.
La vita di Susan è stata come quella di chiunque altro: squallida, piena di rimpianti, di rimorsi e di dolori ingoiati a forza. Lo stesso quella di Edward, ma evidentemente l’uomo deve venire a conoscenza di un segreto del passato della coppia e trova finalmente la spinta per completare il suo romanzo. E cosa scrive?

Jake Gyllenhaal nel ruolo di Tony (© Merrick Morton/Focus Features)

Jake Gyllenhaal nel ruolo di Tony (© Merrick Morton/Focus Features)

Siamo tutti cresciuti con la fiction e in essa sfoghiamo le frustrazioni quotidiane. La vendetta è una tematica antica quanto la letteratura e grande consolatrice: visto che nessuno si riesce a vendicare nella vita vera, cerca rifugio nella finzione.
Il dolore di Edward  per lo squallore della vita con Susan lo spinge a modificarla, a renderla molto più noir, a prendere la vigliaccheria e farne topos cine-letterario, a prenderne il rimpianto e a farne elemento drammatico.
Così mentre Susan legge e scopriamo le brutture della vita “normale”, in ciò che legge scopriamo che Edward si è trasformato in un Tony molto più simile al Giustiziere della notte e alla tradizione del vengeance che ad una qualsiasi vita vera.

Cos’è la letteratura se non un modo bello per dire cose brutte? Cos’è la narrativa se non uno strumento affascinante per raccontare miserie e dolori? Chi può dunque rimproverare ad Edward di aver voluto riscrivere la propria vita, trasformandola in una affascinante caccia all’uomo? Con tanto di rude sceriffo del Texas, interpretato dal sempre titanico Michael Shannon. (Quando il grande pubblico “scoprirà” quello che è il nuovo migliore attore in circolazione, sarà sempre troppo tardi.)

Il sempre intenso Michael Shannon

Il sempre intenso Michael Shannon

Devastata dalla lettura di una vita squallida trasformata in storia edificante ed appassionante, Susan vuole incontrare quell’ex marito che ha disprezzato per anni, vuole forse riallacciare un rapporto che in fondo non ha mai capito. Ma non si può incontrare un personaggio letterario, perché Susan commette il più imperdonabile degli errori: confonde l’uomo con l’artista. Dà appuntamento ad Edward confondendolo con Tony…

Ripeto, dopo essere rimasto frastornato da un film indefinibile, questo è quanto ci ho letto io: non escludo che non c’entri nulla con quanto pensava il regista-autore, ma rimane comunque una chiave di lettura plausibile.
Per una recensione diversa ma meritevole, rimando al blog “La Bara Volante” di Cassidy, il presidente del Michael Shannon Fan Club!!!

L.

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6 commenti

Pubblicato da su gennaio 2, 2017 in Pseudobiblia

 

6 risposte a “Animali notturni (2016) La vita e l’opera

  1. Cassidy

    gennaio 2, 2017 at 11:05 am

    Ti ringrazio per la citazione! In effetti Tom Ford è un furbetto, ha lasciato la sua storia aperta alle interpretazione, e si è beccato parecchi complimenti, molti dei quali esagerati. Sapevo che il libro finto ti avrebbe attivato, questo film è fatto dal sarto che questa pagine, considerando che Ford fa lo stilista, non è solo un modo di dire 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 2, 2017 at 11:11 am

      Non escludo che quanto ho scritto sia una interpretazione slegata dai fatti, che cioè Tom Ford non ci abbia minimamente pensato, ma come dici tu è stato sufficientemente furbo da non prendere posizioni, così ognuno può dire la sua 😛

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