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[Una storia, un libro] Darwin & Freud

28 Nov

adam-phillips-i-lombrichi-di-darwinPurtroppo non ho lasciato scritto quando ho letto questo meraviglioso saggio, se non che l’ho riletto nell’agosto 2006: raramente rileggo un libro, ma qui era necessaria un’eccezione.
Basandomi esclusivamente sulla memoria dato ai primissimi mesi del 2001 l’acquisto e la lettura vorace de “I lombrichi di Darwin e la morte di Freud” (Darwin’s Worms, 1999) dello psicanalista Adam Phillips (Ponte alle Grazie 2000, trad. Daniela Gamba).

Era un periodo burrascoso perché avevo appena concluso un lavoro impegnativo che mi aveva fatto girare l’Italia – ebbene sì, anche l’Etrusco ha viaggiato! – e l’agenzia interinale per la quale lavoravo non sembrava capace di offrirmi altre prospettive, se non lavori assurdi come quello di cui ho parlato tempo addietro.
Con la scusa di un “corso propedeutico” (o qualche altro stupido nome che non ricordo) l’agenzia teneva parcheggiati senza pagarci me e diversi altri miei colleghi, insegnandoci quello che in realtà già sapevamo. Non era un bel periodo ma mi ero fatto dei nuovi amici e leggevo ottimi libri: diciamo che mi ha detto bene perché ho tratto il meglio dal peggio.

Uno dei meravigliosi saggi che ho avuto la fortuna di leggere in quel periodo è proprio questo, comprato in libreria unicamente per i “lombrichi”. Come potete vedere dal titolo originale, “la morte di Freud” è un’aggiunta italiana perché probabilmente il lettore medio nostrano ha molta più familiarità con Sigmund che con i lombrichi di Darwin. Io invece venivo da letture evoluzionistiche dove si parlava spesso di Darwin, e del fatto curioso che nell’ultima parte della sua vita si sia lanciato in saggi all’apparenza poco importanti, tipo appunto i lombrichi.
I lombrichi non occupano un solo briciolo della nostra attenzione, eppure con il loro lento lavoro rivoltano la terra e fanno sprofondare città e imperi: l’evoluzione non ha fretta…

Il tema del saggio è cosa debba fare il povero essere umano che è stato spodestato dal suo piedistallo: Darwin e Freud hanno tolto Dio dall’equazione e ora l’uomo si trova da solo ad assumersi le proprie responsabilità. La faccio facile ma ovviamente il testo è molto più complesso, anzi se non ricordo male la seconda parte è molto meno ispirata della prima, risultando un po’ ostica. Però il concetto è il classico: come si pone l’uomo di fronte ad un mondo di sofferenza apparentemente senza senso.

Malgrado vivessi a Roma, dove tutti si spostano in automobile anche dal divano al letto, mi spostavo usando i mezzi pubblici perché in realtà – pur essendo nato e cresciuto nella Capitale – non ho una sola goccia di romanità nelle vene. Scusate, concittadini, ma me ne vanto.
I mezzi pubblici sono il posto perfetto per leggere, perché è tutta attesa e quindi tanto tempo da dedicare ad un libro: questo l’ho letto interamente sui mezzi ed è stata un’immersione completa che ricordo ancora con piacere. Pochissimo del messaggio di Phillips mi è rimasto, ma l’esperienza della lettura del suo saggio è ancora un carissimo ricordo.

L.

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4 commenti

Pubblicato da su novembre 28, 2016 in Uncategorized

 

4 risposte a “[Una storia, un libro] Darwin & Freud

  1. Ivano Landi

    novembre 28, 2016 at 9:00 am

    Io ho vissuto a Roma per dieci giorni nel 2000 e devo dire che l’esperienza del traffico è stata traumatica. E immagino che in sedici anni le cose siano solo peggiorate. Compensavo il trauma con le pepate di cozze di una trattoria che frequentavo ogni giorno.

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    • Lucius Etruscus

      novembre 28, 2016 at 9:04 am

      Con l’avvento di automobili grandi come motoscafi, e la popolazione raddoppiata, ti lascio immaginare cosa sia diventato il traffico cittadino, grazie anche ad un’urbanistica ferma agli anni Sessanta. Se però esistessero dei romani che coprissero a piedi minuscole distanze, sarebbe lo stesso una situazione vivibile, invece anche dieci metri sono percorsi in automobile e quindi è il delirio. Per fortuna me ne sono andato in Provincia, anche se purtroppo devo sempre dipendere da questa città assurda.

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  2. Cassidy

    novembre 28, 2016 at 10:10 am

    Verissimo, non esisto posto migliore per leggere dei mezzi pubblici, ci si estrania dalla realtà e si sfrutta il tempo in modo positivo, altro che prendere la macchina 😉 Cheers!

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