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La meme del meme: qualche precisazione

15 Nov

computerized-brain-made-of-gpus-864x480Sempre più spesso in Rete – tra social forum e youtuber – sento citare “la meme“, e mi chiedo: da quando un maschile è diventato femminile? Se questo è davvero successo… il meme è stato vittima di una meme!
Serve qualche precisazione.

Il termine “meme” è nato nel 1976 dal saggio “Il gene egoista” (The Selfish Gene) di Richard Dawkins, di cui ho già parlato. Visto che è ampiamente nota l’unità di misura dell’evoluzione biologica – il gene – Dawkins si chiede come chiamare l’unità di misura dell’evoluzione culturale, che segue le stesse dinamiche di quella genetica ma con tempi drasticamente inferiori.

«Ora dobbiamo dare un nome al nuovo replicatore, un nome che dia l’idea di un’unità di trasmissione culturale o un’unità di imitazione. «Mimeme» deriva da una radice greca che sarebbe adatta, ma io preferirei un bisillabo dal suono affine a «gene»: spero perciò che i miei amici classicisti mi perdoneranno se abbrevio mimeme in meme. Se li può consolare, lo si potrebbe considerare correlato a «memoria» o alla parola francese même

Richard Dawkins negli anni '70

Richard Dawkins negli anni ’70

Così scrive Dawkins nel 1976, e quando rivede ed amplia il suo saggio nel 1989, già è imperativo aggiungere questa nota che merita di essere riportata per intero:

«La parola meme sembra che si stia rivelando un buon meme. Oggi è molto usata e nel 1988 è entrata a far parte della lista ufficiale di parole prese in considerazione per le edizioni future dell’Oxford English Dictionary. Questo mi rende ancora più ansioso di ripetere che i miei piani sulla cultura umana erano modesti quasi al punto di essere inesistenti. Le mie vere ambizioni – e queste, lo ammetto, sono grandi – puntano in una direzione del tutto diversa.
Voglio attribuire un potere quasi senza limite alle entità che si autoreplicano in modo leggermente inaccurato, una volta che queste si siano originate in un punto qualunque dell’universo. Ciò perché tendono a diventare la base di una selezione darwiniana che, in un numero sufficientemente alto di generazioni, costruisce in modo cumulativo sistemi di enorme complessità. Credo che, se esistono le condizioni giuste, i replicatori si uniscano automaticamente insieme a creare sistemi, o macchine, che li portano in giro e lavorano per favorire la loro continua replicazione. I primi dieci capitoli de Il gene egoista si sono concentrati esclusivamente su di un tipo di replicatore, il gene.
Nella discussione sui memi nel capitolo finale cercavo di sostenere la causa dei replicatori in generale e di dimostrare che i geni non erano gli unici membri di quella importante classe. Quello che non so per certo è se l’ambiente della cultura umana possieda davvero le caratteristiche necessarie a far funzionare una qualche sorta di darwinismo. Ma in ogni caso questo problema è secondario. Il capitolo 11 sarà riuscito se il lettore chiuderà il libro con la sensazione che le molecole di DNA non sono le sole entità che potrebbero costituire la base di un’evoluzione darwiniana. Il mio scopo era quello di riportare il gene alle sue giuste dimensioni piuttosto che di forgiare una teoria grandiosa della cultura umana.»

Come in seguito ha più volte precisato, Dawkins è stato il primo a stupirsi del successo del termine che ha inventato, ed ovviamente l’avvento della “socialità digitale” ha creato un terreno fertilissimo per i memi… ma non per la memetica. Paradossalmente lo studio dei memi scompare di fronte alla moda di nominare un termine che non sembra proprio di chiara definizione.

Il Vocabolario Treccani se la sbriga definendolo «singolo elemento di una cultura o di un sistema di comportamento, replicabile e trasmissibile per imitazione da un individuo a un altro o da uno strumento di comunicazione ad un altro». Ci sarebbe da spiegare, ma la Treccani preferisce non impelagarsi e si limita a citare fonti tutt’altro che autorevoli in un qualsiasi ramo del sapere scientifico, come per esempio il “Corriere” o “Repubblica”, e in quest’ultimo caso Vittorio Zucconi specifica che “chiunque può entrarvi e uscirne”… ma dove, in un meme? Come si fa ad entrare ed uscire da un meme?
Francesco Ianneo - MemeTemo che dal 1976 non si sia fatta molta strada nella comprensione del “gene” dell’evoluzione culturale. Se vi va di approfondire, è caldamente consigliata la lettura di Meme di Francesco Ianneo, di cui ho già parlato.

Comunque anche la superficiale Treccani, così come qualsiasi dizionario, riporta che meme è un sostantivo maschile… e invece ora un “meme virale” tende a trasformare in femminile il termine e spesso anche in plurale: le meme…
Siamo d’accordo che l’evoluzione digitale è un nuovo gradino tutto da studiare, dopo quella biologica e culturale, ma più che creare un proprio dizionario sembra stia usando pezzi di parole sbagliate per creare una propria lingua mutante e mutabile. (Tipo chiamare “le kill” le uccisioni eseguite in un videogioco.)

Un meme non è una moda che qualcuno lancia, non basta postare una foto di un gattino zoppo su facebook per dire “ho creato un meme”. Esattamente come una donna che partorisce non esclama “ho creato un gene”.
Un neonato non è un gene, è semmai un insieme di geni, così come una vignetta o la classica foto di un gatto su facebook non è un meme ma semmai un “memeplesso”, cioè un insieme di memi. C’è il millenario meme per cui noi occidentali consideriamo gradevoli i gatti, il meme per cui vedere foto simpatiche ci fa simpatia, il meme per cui consideriamo socialmente accettabile condividere foto di cui non siamo proprietari, e via dicendo. Ma tutto questo dovrebbe spiegarlo la memetica… che però nessuno cita mai, e forse non interessa a nessuno, al contrario (per fortuna) delle genetica.

Se dunque vedete una foto ricorrente nei social forum non dite che è un meme, o peggio ancora “una meme”: è solo la moda del momento che nessuno ricorderà più tra un po’ (tipo Razzle!) mentre i memi ci accompagnano da molti millenni: da quando cioè gli uomini hanno sviluppato un linguaggio complesso per “infettarsi” a vicenda con dei virus immateriali che altri chiamano “parole”…

L.

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8 commenti

Pubblicato da su novembre 15, 2016 in Indagini

 

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8 risposte a “La meme del meme: qualche precisazione

  1. Cassidy

    novembre 15, 2016 at 8:35 am

    Mi ha fatto pensare al caso de “I Graphic Novel” contro “Le Graphic Novel”, in ogni caso la faccenda è molto più articolata di come viene sbrigativamente utilizzata dei dialoghi giornalieri su internet e fuori. Anche oggi ne ho imparata un’altra con questo tuo ottimo pezzo 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus

      novembre 15, 2016 at 8:37 am

      Per carità, io non ho nulla da insegnare: mi preme stuzzicare l’attenzione su realtà che avrebbero bisogno di maggior attenzione 😉
      Quello che citi è un gran bell’esempio, e in effetti cambia da maschile a femminile ogni tre per due 😛

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  2. zoppaz (antonio zoppetti)

    febbraio 6, 2018 at 11:50 am

    Il sesso degli anglicismi è un fenomeno strano e incontrollabile, per lo più sono al maschile, a meno che le parole non siano sentite come femminili per analogia con la parola italiana sottintesa, per es. email che sia posta elettronica sia indirizzo di posta ha a lungo oscillato prima di stabilizzarsi al femmminile. Il film, per analogia con pellicola, fino agli anni 30-40 era al femminile, la film. Forse meme è sentito superficialmente come analogo di memoria, per assonanza? i dizionari lo bolano maschile… quanto alle alternative italiane, credo che “codice comportamentale” renda molto bene il concetto.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 6, 2018 at 12:00 pm

      Essendo il perfetto corrispettivo di “gene”, nell’evoluzione culturale invece che in quella biologica, era plausibile supporre che ne seguisse le stesse regole, ma temo che la parola venga confusa con un sinonimo di “moda”.
      Credo che “codice comportamenale” possa applicarsi solo ad un memeplesso che appunto agisca nel campo del comportamento: il meme è un’informazione elementare proprio come il gene, quindi non credo si possa limitare al solo ambito comportamentale.
      Visto che l’evoluzione culturale è qualcosa di ancora relativamente giovane, non credo ci siano problemi ad utilizzare una parola straniera senza significati, visto poi che si può perfettamente italianizzare. (Il meme, i memi) Dire robe come “Le meme” mi suona davvero brutto ad orecchio… ma in fondo anche “la film” mi suona brutto 😀

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      • zoppaz (antonio zoppetti)

        febbraio 6, 2018 at 12:08 pm

        concordo sull’uso mimetizzato di meme che non suona come un anglicismo, la mia era un riflessione “sinonimica” generale… rifletterò sulla tua precisazione su “comportamentale”, diciamo che letteralmente con codice di comportamento si intende qualcosa di interiorizzato che poi spinge all’imitazione (uno psicanalista come Fornari parlava di “codici affettivi” nella sua revisione della teoria psicanalitica), ma in effetti si può prestare a diverse interpretazioni.

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 6, 2018 at 12:20 pm

        Ah be’, se itendiamo di base l’imitazione allora sì, che è davvero la base dell’evoluzione memetica. Quando si parla di “moda virale” si usa un termine impreciso, visto che i virus non si propagano per imitazione, ma rende l’idea di qualcosa che si sparga fra la popolazione:.

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