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[Un libro, una storia] Il gene egoista

14 Nov

richard-dawkins-il-gene-egoistaEra il 1995 quando la mia visione del mondo è cambiata radicalmente, grazie (o per colpa) di Richard Dawkins. All’epoca in famiglia compravamo in edicola – e io leggevo avidamente – la collana Mondadori-DeAgostini “Grande Biblioteca Discovery”, volumi con copertina cartonata che erano in pratica ristampe di celebri titoli di divulgazione scientifica della casa milanese.
In mezzo a tanti stupendi saggi, per puro caso iniziai “Il gene egoista” (The Selfish Gene, 1976), che la Mondadori presentava nella riedizione del 1989 dell’autore, tradotta nel 1992 da Giorgio Corte e Adriana Serra.

Ricordo che una sera, tornato da lavoro, non mi tolsi neanche la giacca e continuai a leggere un punto importante del saggio, perché non riuscivo a interromperne la lettura. E sì che l’avevo iniziato per caso e sin dalle primissime pagine mi ero detto «Ammazza che sbruffone, ‘sto Dawkins!»
Ignoravo che di lì a poco lo studioso britannico mi avrebbe conquistato il cuore. Oggi Richard è molto noto per le sue battaglie contro il razzismo religioso che impera nei paesi anglofoni, e spesso i suoi toni accesi sembrano a noi europei esagerati: se vivessimo in una cultura bigotta ad oltranza come quella anglofona, forse la penseremmo in modo diverso…

Richard negli anni Novanta credo fosse del tutto ignoto ai più, perché si occupava di biologia evoluzionistica e l’argomento non fregava a nessuno, allora come oggi. Invece ogni singola parola di Dawkins è una gioia per la mente e il suo stile narrativo nello spiegare concetti scientifici spesso inflazionati – tipo appunto l’evoluzione, che tutti hanno in bocca ma davvero pochi hanno ben gestito – è qualcosa di davvero unico.
Di evoluzione leggo da quando sono nato, ma troppo spesso di autori che cercano di indorare la pillola, per paura che il lettore poi si faccia domande scomode o si faccia prendere dal panico: Dawkins non ha questi riguardi e si limita a spiegare l’ovvio, quell’ovvio che nessuno vuol sentirsi dire, quando si parla di evoluzione.

Un saggio di più di 300 pagine scritte fitte fitte con un corpo infinitesimale – meno male che ero giovane e malgrado l’astigmatismo riuscivo ancora a leggere fonti così minuscole! – dove viene distrutta ogni velleità di buonismo in campo evoluzionismo e viene creata la struttura di quella che ancora oggi è la parola-chiave dell’evoluzionismo culturale: il meme.
Ho detto “il” meme… al maschile… ma questa storia ve la racconto un altro giorno…

Vale la pena essere macchine raffazzonate costruite da geni egoisti per mere esigenze riproduttive, se si possono leggere libri così belli che ti scavano così nel profondo…

L.

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4 commenti

Pubblicato da su novembre 14, 2016 in Uncategorized

 

4 risposte a “[Un libro, una storia] Il gene egoista

  1. theobsidianmirror

    novembre 15, 2016 at 8:20 pm

    Curioso il fatto solo poche settimane fa qualcuno aveva citato questo libro nei commenti ad uno dei miei post su Sadako. In effetti l’accostamento non è affatto campato in aria….

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      novembre 15, 2016 at 8:30 pm

      Nel primo romanzo di Suzuki si parla molto di tecniche di adattamento genetiche, per questo mi piacque particolarmente: si vedeva che l’autore si era informato. (Cosa che non fece con il terzo, scatenando la mia ira 😛 )
      Dawkins ha uno stile narrativo che la prima volta può sembrare brusco, ma basta lasciarsi andare e ti illumina! Il mio saggio “Alla conquista del Monte Athos” è un omaggio neanche tanto nascosto al suo “Alla conquista del Monte Improbabile” 😉

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