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[Scrivere di menare] Il Professionista 3 (1996)

25 Ott

yakuza-connectionTerzo appuntamento con le scene di lotta della saga di Chance Renard, il Professionista. Questa settimana tocca a Appuntamento a Shinjuku (Segretissimo n. 1311, 28 luglio 1996), ampliato dall’autore in Yakuza Connection (TEA, settembre 2005).

Con un urlo di rabbia Mimy fece per scagliarsi verso la bionda e il santone, ma qualcosa venne a sbarrarle la strada. Uno degli Yakuza del commando arrivato dalla rampa. Giacca plastificata gialla, occhio sbarrato, bava alla bocca. Probabilmente era pieno di anfetamina. In pugno una wakizashi, una corta spada da samurai. Affilata come un rasoio. Nonostante l’era delle armi elettroniche gli Yakuza preferivano i buoni vecchi sistemi per sbudellarsi. Peggio per loro. Mimy alzò il braccio armato premendo il grilletto con rabbia. Il colpo partì impreciso mancando lo Yakuza. Ma lei non ebbe l’opportunità di sparare di nuovo. Il carrello scattò all’indietro mentre il percussore batteva a vuoto. Aveva finito i colpi.

Mimy non perse tempo neppure a imprecare. Evitò il fendente che lo Yakuza le sferrò con un urlo selvaggio. Mentre oscillava sul tronco aveva già impugnato il coltello che teneva infilato nella manica. Bastava una leggera rotazione del polso per farlo scivolare dalla custodia nel palmo della mano. Le dita si serrarono sull’impugnatura di pelle di manta, aderente come una seconda pelle. La lama era stata progettata dalla Cold Steel, una fabbrica che si ostinava a imporre nomi occidentali a prodotti di fattura squisitamente nipponica. Quel particolare modello leggermente ricurvo a due tagli in punta era denominato Steel Fang, zanna d’acciaio. Mimy preferiva chiamarlo con il nome che da sempre avevano usato le donne samurai per quel tipo di pugnale: kaiken. Una lama che, in passato, era servita equamente per suicidi rituali e assassini di concubine gelose.

Mimy disegnò nel vuoto un asterisco scintillante. Non udiva che il sibilo delle due lame. Provò una fitta di dolore bruciante al bicipite sinistro. La wakizashi l’aveva lambita attraverso uno squarcio nella giacca. Lo Yakuza emise un grido di vittoria, già certo di averla in pugno. Con un movimento sinuoso Mimy tagliò muscoli, tendini e arterie prima sul braccio armato del giapponese, poi scese sulla coscia. L’uomo arretrò stordito dallo shock provocato dall’improvvisa perdita di sangue. Fu in quel momento che Mimy ruotò su se stessa allargando la sua favolosa capigliatura come un ventaglio di seta. Eseguì un calcio circolare all’indietro sollevandosi di qualche centimetro appena dal terreno ma concentrando tutta la potenza del colpo nel tacco dello scarponcino, che si schiantò sul collo dello Yakuza con un rumore di legno spezzato. L’uomo lasciò la spada rotolando sul pavimento esanime. Mimy non si fermò neppure a controllare il risultato della sua azione, ruotò sul pavimento e si rimise in ginocchio. Doveva cambiare caricatore, un’operazione eseguita migliaia di volte durante l’addestramento. Per farlo doveva lasciare il pugnale. Non trovò di meglio che infilarlo tra i denti; la mano libera corse ai caricatori. Inserì il serbatoio nuovo nel calcio della Beretta spingendo il primo colpo in canna con un movimento fluido.

[…]

Lentamente Chance si volse verso Matsu Azuma. Si maledisse per aver posato il Bolt-Gun, tratto in inganno dalla mancanza di resistenza nella centrale energetica.

«Vuoi morire con me, Azuma?»

Il giapponese gli rivolse un sorriso folle. «E perché no?» Con un gesto teatrale l’ispettore della Squadra Speciale lasciò cadere la mitraglietta ormai scarica sfoderando un pugnale a doppio taglio. «Divertiamoci», sussurrò.

Chance era disarmato. Un pensiero gli attraversò la mente. Non aveva nulla da perdere. Doveva neutralizzare quel folle entro cinque minuti o erano tutti condannati. Senza esitazioni si gettò in avanti, scartando all’ultimo istante sulla destra.

Tratto in inganno da quell’inaspettata reazione Azuma sciabolò un colpo a vuoto. Un secondo dopo erano a contatto. Chance mosse le mani alla ricerca di qualcosa da afferrare. Intuì più che vedere il colpo ascendente di Azuma. Parò con il dorso dell’avambraccio. La lama gli lacerò la tuta liberando nell’aria una scia rossastra. Il dolore sembrò infondere a Chance una carica di nuova energia. Scalciò andando a cogliere il ginocchio del suo avversario con la scarpa rinforzata. Vide il dolore sul volto del giapponese e ciò lo galvanizzò spingendolo a raddoppiare i suoi sforzi.

Le dita si serrarono sul polso armato di Azuma. Quanti secondi erano trascorsi dall’inizio del combattimento?

Azuma ruotò su se stesso sorprendendolo con un colpo di gomito allo sterno. Chance provò un dolore da togliere il fiato, ma riuscì a mantenere la presa sul polso. Entrò nella guardia dell’ispettore colpendolo con una ginocchiata al basso ventre. Ci fu un rabbioso scambio da entrambe le parti. Chance non aveva una visione chiara dello scontro, reagiva per istinto. Avvertì in bocca un sapore metallico. Il suo sangue. Azuma era riuscito a liberare il braccio armato. Compi un ventaglio luminoso con la lama davanti a sé. Gli occhi sfavillavano di odio. Chance lo vide caricare un calcio, ma il movimento fu lento. La punta dello scarponcino lo colse solo di striscio al fianco. Il Professionista invece si gettò a corpo morto su di lui. Erano nuovamente a contatto diretto. Lo colpì con una testata in pieno viso. Con un lamento, Azuma bloccò a metà il suo attacco mulinando un colpo a vuoto con il pugnale.

Adesso!

Chance gli afferrò il polso torcendolo verso il basso. Accompagnò la lama, che s’infilò tra le costole del giapponese senza incontrare resistenza. Azuma strabuzzò gli occhi sputando un fiotto di bava insanguinata. Parve voler opporre resistenza ancora per un istante, poi si accasciò sul terreno.

L.

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Pubblicato da su ottobre 25, 2016 in Uncategorized

 

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