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[Un libro, una storia] 2001 Odissea nello spazio

24 Ott

2001Giuro che non ho scelto di leggere un romanzo che si intitola 2001… nel 2001: è semplicemente capitato.
Sul finire del 2000 la bolla di internet si gonfiava alla grande e in Italia facevano a botte per fondare siti web generalisti: ve lo ricordate il mito di Jumpy.it, creato da due ragazzi italiani e venduto per cifre da capogiro? Non so se fosse una storia vera o il solito mito che si ripropone ogni volta che si parla di tecnologia, comunque siti orribili come quello ne nascevano ovunque.
Come per esempio KataWeb, che nella home page offriva qualsiasi cosa di qualsiasi argomento, cioè dava il nulla a persone a cui non fregava nulla.

All’epoca io ed un’altra decina di coetanei – avevo 26 anni – eravamo “ragazzi tecnologici” che un’azienda spregiudicata mandava in giro per rispondere a commesse di alto profilo. Il problema era che noi non eravamo nerd, non eravamo i “ragazzi del computer”: eravamo semplici smanettoni che cazzeggiavano con i PC, la nostra professionalità era di basso profilo, e per questo la nostra azienda ci adorava: poteva spacciarci per tecnici e incassare ricche commesse, per poi darci briciole, che tanto non potevamo lamentarci e anzi dovevamo solo che ringraziare per il curriculum che ci stavamo facendo. (Curriculum totalmente inutile, peraltro.)
Così in quegli ultimi mesi del 2000, finita una grossa commessa che in realtà richiedeva una conoscenza informatica semplicissima, l’azienda fece il colpaccio: ci vendette come “sistemisti unix” a KataWeb.

Voi potreste chiedermi: «Ah, dunque sei un sistemista unix?» La mia risposta l’avete già capita: no, non so neanche cosa significhi in pratica quell’espressione…
Mi ritrovai in affiancamento per sei ore al giorno a persone capaci sul serio, sistemisti con gli attributi fumanti che cercavano di spiegare roba tostissima a uno che – come me – li guardava con occhi vacui e assenti. Un’esperienza tragica che per fortuna ha avuto anche momenti felici, come quando ho passato un turno di affiancamento con un simpatico smanettone come me, con cui condividevo molte passioni tecnologiche di cui chiacchierare.

Eravamo agnelli mandati al macello, ma mi sembra di ricordare che gli altri imparavano in fretta e si impegnavano a fondo. Io no, ormai avevo capito che da quell’azienda non avrei avuto altro che fregature e che quel lavoro a KataWeb era una pagliacciata che non poteva durare. Però il lavoro è lavoro e così facevo di necessità virtù: mi proponevo volontario per tutti i turni di notte. Questo perché in quei turni non c’era nessuno e nessuno poteva capire quanto poco io capissi di ciò che stavo facendo.
Così tra il dicembre 2000 e il gennaio 2001, mentre il mondo cambiava di millennio, mentre si infrangeva la profezia «Mille e non più mille», nel momento esatto in cui l’umanità entrava nel terzo millennio… io mi aggiravo in una struttura vuota, avvolta dal silenzio totale interrotto solo dal rumore dei miei passi. Esattamente come l’astronauta all’inizio di 2001 Odissea dello spazio

Non è questa la sede per parlare di un buon romanzo esteso da un racconto invece eccezionale, il tutto scritto al volo da Clarke quasi in parallelo con la lavorazione del film di Kubrick. Non interessa a nessuno perché solo Kubrick ha attenzione, Clarke non è più nessuno ormai.
Quelle notti del 2001 prendevo la metropolitana di Roma e scendevo a Stazione Termini, che tutti in TV vi descrivono come il Bronx ma vi assicuro che è un ambiente fuori dal tempo: è come la base lunare di 2001
Spesso nel vagone della metro viaggiavano ragazze sole e trattandosi di un mix di razze stavi sicuro che ognuno si faceva accuratamente gli affari suoi e nessuno ti importunava. Ok, il matto o il criminale lo trovi sempre, ma quello vale per qualunque angolo di una città. Ricordo che una volta avevo davanti a me uno di quei trans che mai potresti scambiare per donna: immaginatevi Schwarzenegger con parrucca e calze a rete!

In questa atmosfera irreale, immerso in una città come mai prima l’avevo vista, passando la notte in un edificio a me estraneo e in totale solitudine, ho vissuto con piacere un romanzo che lo stesso è apprezzabile solamente dopo che si è letti il celebre racconto La sentinella (cioè 2001 in versione pocket!).

Il tempo di finire il libro e anche il lavoro a KataWeb è finito: di quell’esperienza mi rimane una storia da raccontare… e un tappetino del mouse.

L.

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6 commenti

Pubblicato da su ottobre 24, 2016 in Uncategorized

 

6 risposte a “[Un libro, una storia] 2001 Odissea nello spazio

  1. Ivano Landi

    ottobre 24, 2016 at 8:15 am

    Se ho capito bene, nello stesso periodo in cui Kubrick e Clarke lavoravano alla sceneggiatura del film, Clarke scriveva il suo romanzo. In ambedue i casi con il racconto The Sentinel come punto di partenza. Si potrebbe quindi parlare anche qui di novelisation?

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 24, 2016 at 8:26 am

      In effetti la questione è spinosa. Nel mio elenco su Uruk considero novelization “L’uomo isotopo”, che Charles Eric Maine trasse dalla sua stessa sceneggiatura per il film “Sette secondi più tardi”, ma in realtà Clarke non ha romanzato la sceneggiatura del film, ha ampliato un suo racconto seguendo gli spunti nati con Kubrick. Però il discorso è spinoso…

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  2. Cassidy

    ottobre 24, 2016 at 8:57 am

    Madonna che casino è Unix, ho avuto la sfiga di usarlo per un po’, trovarsi venduti come esperti di Unix è una roba da mal di testa!

    2001 odissea nel mondo del lavoro, con punte di “Atto di forza”. Racconto di vita che dice tanto di come siamo combinati in questo strambo Paese a forma di scarpa, se non altro hai tirato fuori il meglio da quella situazione, il tappetino per il mouse è un extra. Cheers!

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 24, 2016 at 9:06 am

      Per fortuna conoscevo il DOS e quell’unix che mi facevano usare gli assomigliava molto. (Ovviamente non lo dicevo, se no si capiva che ero una schiappa 😀 )
      Poi non ho avuto il coraggio di leggermi i tre seguiti scritti da Clarke, e chi l’ha fatto mi dice che non ho perso gran che…

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  3. Cassidy

    ottobre 24, 2016 at 9:00 am

    2001 odissea nel lavoro, con punte di “Atto di Forza”.
    Mamma mia che casino è Unix, ho avuto la sfiga di doverlo utilizzare per un po’, essere venduto come “esperto” di quella roba è una cosa da mal di testa!

    Grazie per un racconto che riassume come siamo combinato in questo strambo Paese a forma di scarpa meglio di mille articoli di giornalisti impegnati, se non altor hai tirati fuori il meglio da una situazione pessima, il tappetino del mouse è un extra 😉 Cheers!

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