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Sotto il ghiaccio nero con Greig Beck

30 Set

Dall’aprile 2011 all’aprile 2016 ho pubblicato su ThrillerMagazine più di 60 interviste ad autori di ogni tipo, provenienti da ogni parte del mondo: è il momento di ripescarle e riproporle.

Intervista a Greig Beck

Letto il Segretissimo di aprile 2011 n. 1574, “Ghiaccio nero” (Beneath the Dark Ice, 2009), una fusione esplosiva di vari generi letterari, sono corso ad intervistare l’autore, Greig Beck.

“Ghiaccio nero” è un delizioso mix di molti generi: come lo definiresti?

Io amo i thriller d’azione… ed amo le storie horror. Così ho preso entrambi i generi, li ho fusi insieme e ne ho creato uno nuovo: il “terror thriller”. Mi sono sempre piaciute le storie dove l’avventuriero scopre qualcosa di sorprendente… qualche antico mistero che ha un’influenza (buona o cattiva) sul nostro presente: fantastico! Inoltre non sono mai sazio di leggere storie di Dean Koontz, di Graham Masterton e del primo Stephen King: niente può battere un libro che parli di creature o “cose” che si aggirino nell’oscurità o che emergano dalle profondità oceaniche.

Ho combinato quindi i due generi: un thriller d’azione con un soldato d’élite come personaggio principale, e come sottofondo una storia su qualcosa di terrificante e mostruoso.

Credo che una delle molte ispirazioni del tuo romanzo sia da identificare nel classico “Viaggio al centro della Terra”: cosa ne pensi di Jules Verne e della sua scrittura?

Considero H.G. Wells, Edgar Rice Burroughs, Lovecraft e Jules Verne come massimi scrittori fantastici della loro epoca.  Verne scrisse anche Il giro del mondo in 80 giorni, Ventimila leghe sotto i mari e naturalmente il Viaggio al centro della Terra… quest’ultimo completato quasi 150 anni fa! La sua immaginazione era incredibile, visto che egli poté vedere sottomarini, navi volanti e mondi sotterranei molto prima di chiunque altro.

Credo che tutti noi abbiamo seguito il professor Lidenbrock di Verne giù nei canali di lava verso il mondo preistorico che egli creò. Ricordo la prima volta che vidi il film con James Mason, un giorno dopo la scuola: una storia magica… che certamente ha influenzato Ghiaccio nero.

Ho letto che consideri il racconto “La «Cosa» da un altro mondo” di John W. Campbell come una delle tue grandi ispirazioni, ma in realtà nel romanzo è possibile trovare echi della versione cinematografica della storia, firmata da John Carpenter, vero?

Ho una collezione di oltre 100 film… La mia scrittura è influenzata sì dai libri, ma anche dai film che ho visto – specialmente horror, azione e fantascienza con effetti speciali strabilianti. Non dirlo a nessuno, ma le mie notti preferite sono quelle che passo con grandi film, una pizza e una bottiglia di vino rosso!

Riguardo a La Cosa, il remake di Carpenter è superlativo per il modo in cui ritrae la crisi psicologica dei personaggi appena si rendono conto che sono intrappolati nell’Antartico con una terribile creatura aliena nascosta tra di loro. Il senso di gelo, la paura e la tensione, qualcosa di orribile là fuori, qualcosa che ha una intelligenza spietata – sì, se il mio lavoro viene paragonato in qualsiasi modo a quel film, io ne sono deliziato.

Tra parentesi, questo novembre nei cinema americani dovrebbe arrivare il remake moderno del film di Carpenter: credi sia possibile oggi, 2011, ricreare le atmosfere del cult del 1982?

Ho visto i trailer e letto le interviste al regista, Matthijs van Heijningen jr. – lui considera unico il lavoro di Carpenter, e cercherà di ricreare le atmosfere del film, non soltanto di farne un remake. Comunque sarà un prequel, ambientato prima degli avvenimenti del film di Carpenter: quando cioè per la prima volta verrà scoperta la Cosa. Il regista è promettente, il budget elevato e gli attori sono di qualità: ha tutte le carte in regola per essere un buon film. Io lo vedrò di sicuro!

Le ambientazioni glaciali sono state usate con successo in romanzi (come “Ice Station” di Matthew Reilly o “Artico” di James Rollins) e film (“La Cosa” di nuovo, “D-Tox”, “Whitetout”, ecc.): lo stesso sei riuscito a creare qualcosa di nuovo e di molto affascinante: qual è il tuo segreto?

L’Artico è uno dei luoghi più inospitali e remoti della Terra. È talmente ostile da sembrare alieno: non sorprende che piaccia agli scrittori del fantastico! L’Antartide crea un senso di isolamento indifeso che non nasce solo dal ghiaccio… è a causa dell’oscurità, delle grotte, della claustrofobica sensazione di essere intrappolati sotto il suolo, e ovviamente dall’essere minacciati da qualcosa di mostruoso.

Sei mai stato nell’oscurità? Intendo la vera oscurità, quando cioè apri gli occhi e non riesci a vedere la mano di fronte al tuo viso. Gli uomini hanno sempre avuto paura del buio: abbiamo adottato l’uso del fuoco non tanto per cuocere il cibo quanto per tenere lontana l’oscurità.

Da giovane i miei genitori mi portarono a delle fantastiche vecchie caverne, in Australia, e una volta entrati la guida spense tutte le luci per mostrarci cosa si trovarono di fronte i primi esploratori. Ci chiese di rimanere in silenzio il più possibile, ed aspettammo lì… immersi nel buio profondo e nel silenzio totale. Ad un certo punto i tuoi sensi esplodono: puoi avvertire l’odore del calcare, percepire il peso della roccia sopra di te, e poi arrivano i rumori. Uno sgocciolìo lontano, da qualche parte, il suono di qualcosa che si muove e si contorce nell’oscurità. Ora puoi solo immaginare cosa si provi, ma pensa ad essere lì, in quelle caverne… è stato terrificante! Era questa sensazione che volevo ricreare.

Puoi anticipare ai lettori italiani qualcosa sui tuoi altri romanzi? Incontreremo ancora Alex Hunter?

Amo le ambientazioni esotiche. Ghiaccio nero ci porta nelle profondità dell’Antartico; il mio secondo libro, Dark Rising, ci porta nei deserti del Medio Oriente, mentre il mio ultimo romanzo, This Green Hell, trova Alex Hunter nella foresta pluviale del Sud America.

Al di là di questa mia passione, a guidarmi sono stati i miti e le leggende storiche. Civiltà scomparse, Kraken, profezie catastrofiche, preti gesuiti di 400 anni fa… Alex Hunter avrà parecchio da fare!

Per maggiori informazioni, i lettori sono invitati a collegarsi con il mio website dove troveranno anteprime delle mie storie: www.greigbeck.com

Ultima domanda. Che tipo di libri si deve aver letto per apprezzare meglio i tuoi romanzi? (In realtà, è un modo come un altro per chiederti quali libri consideri di ispirazione!)

Non credo ci siano libri che debbano essere letti. Mi piacciono le storie d’impatto – d’azione e di orrore – e scrivo quello che mi piace leggere, quindi anche le mie sono storie d’impatto – le situazioni e le “cose” che creo sono spaventose e sanguinarie. Cerco di creare paura e tensione, e voglio che i miei lettori non riescano a metter giù il libro una volta iniziato, voglio che vadano a letto presto per riprendere la lettura ma che poi non riescano più a dormire ripensando alle scene che ho creato.

Ricevo molte lettere ed e-mail da lettori di tutto il mondo. Una delle mie favorite è brevissima, e dice semplicemente «Tu mi hai portato lì». Questo mi fa capire… che ho fatto il mio lavoro!

L.

P.S.
Questa intervista è stata pubblicata su ThrillerMagazine il 26 aprile 2011.

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Pubblicato da su settembre 30, 2016 in Interviste

 

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