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Weird Tales Pseudobiblia 8. Il Vampiricon

28 Set
Book of the Vampyr dalla serie "True Blood" (5x02)

Book of the Vampyr dalla serie “True Blood” (5×02)

Negli anni Trenta un gruppo di amici scrittori si divertì a riempire le pagine della celebre rivista “Weird Tales” di pseudobiblia, libri falsi inventati appositamente per racconti dell’orrore: ecco le loro storie…

Il Vampiricon e i suoi fratelli

Rimaniamo stabili negli anni Trenta, quando anche Manly Wade Wellman  (1903-1986) si è lasciato ammaliare dal grande gioco degli pseudobiblia.
Non certo esente dalle influenze e dai temi che infiammano la narrativa “di genere” dell’epoca, va ricordato come Wellman citi due capisaldi lovecraftiani come il “Necronomicon”, nel racconto The Letters of Cold Fire (“Weird Tales”, maggio 1944), e la Miskatonic University, nel romanzo Voice of the Mountain (1984). (I due titoli citati risultano inediti in Italia.)
I suoi colleghi purtroppo non hanno restituito il favore, i suoi pseudobiblia non sono stati citati da altri così sono stati presto dimenticati.

Il libro in pelle umana

vigilsNel dicembre del 1939 Wellman pubblica su “Strange Stories” – con lo pseudonimo di Hampton Wells – il racconto “La veglia” (Vigil; in Italia, raccolto in “Investigatori dell’occulto”, Rizzoli 1990), nel quale si trova uno dei molti personaggi “colti” dell’autore: il professor Enderby.

Una sera una visitatrice coglie il professore mentre è intento a studiare un libro molto particolare: “Il Diavolo in Gran Bretagna e in America” di Ashton. Ma la discussione cade subito su altro libro, che la donna trova sul comodino del professore, un volume rilegato in pelle umana!
Enderby educatamente fornisce alla propria ospite la storia del libro:

«Circa duecento anni fa, nel paese di Myersville dove lei ora alloggia, fu impiccato un uomo. […] Era uno stregone. […] Il libro che vede fu trovato in possesso di quell’uomo quando fu arrestato… un manoscritto che era già antico molto tempo prima dell’impiccagione. La rilegatura è più recente, probabilmente opera dello stesso stregone. E gli accusatori lessero solo poche righe dell’inizio, prima di consegnarlo a un pastore. Quell’uomo di chiesa decise che doveva essere sepolto, con adeguate preghiere. […] Il libro fu dissepolto molti anni dopo. […] Provocò numerosi guai. Tre anni fa giunse in mio possesso, dopo una sgradevole avventura.»

Salutata la visitatrice, Enderby ricomincia la lettura della parte finale della prefazione del libro: anche in questo caso merita veramente d’essere citata per intero:

«Si ritiene che il frontespizio, prelevato dalla “Introductio in Chaldaicam Linguam” di Albonesi (Pavia, 1592), costituisca l’unico esempio di calligrafia satanica ancora esistente. L’autore sostiene che, a mezzo di una solenne evocazione, Ludovico Spoletano riuscì a materializzare il Diavolo e a strappargli l’impegno di scrivere una risposta chiara e leggibile a una domanda che gli sarebbe stata posta. Una forza invisibile si impadronì della penna, che parve sospesa in aria e vergò quanto viene riprodotto in fac-simile. La scrittura venne attribuita allo stesso Albonesi (il quale, tuttavia, confessò che nessuno era in grado di decifrarla) e fu riprodotta minuziosamente dal suo stampatore.

introductio_26Secondo alcuni esperti questi caratteri contengono tracce di Amharico, una lingua parlata nella sua versione più antica nella regione di Amhara (Etiopia), e che, stando alla leggenda, costituiva la lingua primitiva parlata nell’Eden.»

Wellman, non c’è dubbio, sa come creare uno pseudobiblion che stuzzichi la fantasia del lettore.
Sottolineo che la “Introductio in Chaldaicam linguam, Syriacam, atque Armenicam et decem alias linguas” di Teseo Ambrogio degli Albonesi è un libro realmente esistente, stampato il 1° marzo 1539 a Pavia su imprimatur di Giovanni Maria Simonetta e contenente la descrizione di ben 38 lingue: alcune difficili da identificare, altre considerate immaginarie.
Il testo è di dominio pubblico e potete leggere qui l’edizione del 1539, la cui pagina 26 mostro qui a destra.

Tornando al racconto di Wellman, la donna cederà all’impulso di rubare il libro in pelle umana, dando il via ad avvenimenti al limite dell’umano che solo il professor Enderby potrà affrontare.

Il Vampiricon

weird_tales_june_1938Nei racconti apparsi su “Weird Tales” sul finire degli anni Trenta, Manly Wade Wellman inventa alcuni personaggi ricorrenti molto colti, fra cui Keith Hilary Pursuivant, classe 1891, un giudice in pensione studioso dell’occulto nonché autore prestigioso in questo genere: la sua opera più famosa è il “Vampiricon”, il quale «parla delle credenze sui Vampiri nel Connecticut». (Anche i coniugi Ed e Lorraine Warren sono del Connecticut, e in un altro blog ho trattato le loro indagini nell’occulto.)

Wellman scrive quattro racconti con questo personaggio, dal 1938 al 1941, tutti firmati con lo pseudonimo Gans T. Field. Nel secondo racconto, “Il dramma nero” (The Black Drama, da “Weird Tales”, giugno 1938; in Italia, “Terrore!”, Newton Compton 1996), Pursuivant viene raggiunto da un certo Varduk che afferma di possedere il manoscritto del dramma perduto di Lord Byron.

«Abbiamo qui il suo dramma perduto, Ruthven. Gli studiosi sanno che John Polidori ha scritto un fosco romanzo dell’orrore intitolato Il Vampiro, e che ricavò l’idea, o l’ispirazione, o ambedue, da Byron. Il racconto di Polidori ispirò a sua volta i drammi di Nodier e Dumas in francese, e quelli di Planché e di Boucicault in inglese. Gilbert e Sullivan scherzarono con questa storia in Ruddigore, e Bram Stoker la lesse attentamente prima di misurarsi con Dracula. Questo manoscritto», lo sollevò di nuovo, «è di mano di Byron. È anche, come ho già detto, un dramma.»

Il giudice Pursuivant ben conosce Lord Byron, ed ha appena pubblicato un “modesto articolo”…

«Sì, lo so», assentì Varduk, che era la sola persona che io abbia mai conosciuto che potesse interrompere qualcuno senza sembrare villano. «Una difesa del poeta più perverso“… pieno di comprensio­ne e simpatia, e che merita la lode e la popolarità che ha ottenuto. Posso anche congratularmi con lei per i suoi due volumi di demo­nologia, “Vampiricone “L’ignoto che terrorizza“?»

Così conosciamo altri due pseudobiblia firmati Pursuivant e, non pago, alla fine del racconto Wellman ne cita altri due: “Cannibalismo in America” e “Un’accusa alla logica“.

indagatori-delloccultoL’unica citazione del “Vampiricon” da un autore diverso l’ho trovata nella “biblioteca di un occultista”, dove accanto a libri falsi famosi – come il “Libro di Eibon” e i “Cultes des Goules” – campeggia anche il titolo di Wellman. Il racconto è “Lo spirito nella pietra” di John Pocsik (Casting the Stone, nell’antologia “Over the Edge” curata da August Derleth nell’aprile 1964; in Italia, “Horror I”, Sugar 1965).
Ci penserà lo stesso Wellman a riprendere il proprio pseudobiblion nel 1979 con il racconto “La tomba” (Chastel, in “The Year’s Best Horror Stories: Series VII”, luglio 1979; in Italia, “Investigatori dell’occulto”, Rizzoli 1990), firmato stavolta con il suo nome.

Il racconto parla di un’operazione veramente singolare: la messa in scena de “La terra oltre la foresta”, un musical ambientato in Transilvania e che parla (ovviamente) di vampiri.
Il titolo non è scelto a caso, visto che si rifà ad un testo «scritto da Emily de Laszowska Gerard. Parla della Transilvania, la terra da cui proviene Dracula». Ricordo che la Gerard (1849-1905) fu autrice di alcuni scritti sul folklore transilvano che ispirarono Bram Stoker e il suo “Dracula”.

Ci sono dei problemi nell’allestimento del musical, e la storia permetterà a Wellman di citare di sfuggita i contenuti del suo pseudobiblico “Vampiricon”, giocando sul fatto che (come rivela l’autore stesso nell’introduzione) molti giornali locali del Connecticut hanno riportato avvistamenti e casi di vampirismo.
Insomma, Wellman gioca con la realtà e la finzione, creando una storia finta che si rifà a notizie vere su storie finte!

Non pago di aver inventato un libro e uno spettacolo musicale, Wellman crea anche dei versi, attribuiti all’autore ignoto dei “Misteri da tutti i paesi“: vale la pena citarli, nella traduzione di Gianni Montanari:

«Erano i cacciatori dei nostri cimiteri
Che a mezzanotte si raccolsero sulle nostre scale;
Succhiarono il nostro sangue, bevvero al loro
Sanguinoso banchetto,
E riempirono ogni anima di orrende paure…»

L.

P.S.
La prima bozza di questo articolo è apparsa su ThrillerMagazine il 20 ottobre 2009.

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3 commenti

Pubblicato da su settembre 28, 2016 in Pseudobiblia

 

Tag:

3 risposte a “Weird Tales Pseudobiblia 8. Il Vampiricon

  1. theobsidianmirror

    settembre 28, 2016 at 8:10 am

    In effetto, ora che mi ci fai pensare, di quella famosa vicenda di Villa Diodati si parla solo in merito ai romanzi di Polidori e della Shelley. Eppure è ovvio che anche Lord Byron avesse scritto qualcosa… ma cosa?

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  2. Ivano Landi

    settembre 28, 2016 at 3:38 pm

    A differenza degli autori che hai citato in precedenza questo mi è del tutto sconosciuto. E a quanto ho capito è stato proposto anche con un certo ritardo in Italia. Significa forse che era considerato già oltreoceano un autore minore di WT?

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      settembre 28, 2016 at 4:04 pm

      Purtroppo di fronte a Lovecraft tutti sono autori minori, e anche Robert Bloch se non avesse fatto una sfolgorante carriera magari oggi lo ricorderemmo a stento. Wellman non era Bloch ma un onesto autore come tanti di quelli ignorati in Italia: sebbene anche negli USA non abbia fatto faville, la sua produzione è sterminata e più volte ristampata, mentre in Italia tocca cercarlo con il lanternino.
      Eppure il suo personaggio più noto è in pratica uno Sherlock Holmes dell’occulto, si comporta e parla nella stessa maniera e rispecchia il canone classico, ma i fan di HOlmes lo ricordano probabilmente (quei pochi più informati) per un apocrifo uscito in Urania (n. 885): “La guerra dei mondi di Sherlock Holmes”.
      E’ un peccato che autori così intriganti siano ormai territorio di caccia di collezionisti fortunati (o digitali!)…

      Mi piace

       

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