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[Scrivere di menare] Bambole pericolose (2010)

27 Set

2997-barbara-baraldi-bambole-pericoloseStavolta l’incontro di boxe (più o meno ufficiale) si svolge tra due donne, ed è tratto dal romanzo “Bambole pericolose” di Barbara Baraldi, “Il Giallo Mondadori” n. 2997 (4 febbraio 2010).

Ecco un estratto di menare:

L’energia che scorre nello spazio definito dal ring è incontenibile. Due donne, due visioni dell’incontro. Eva: la voglia di dare il meglio di sé, di superare i limiti. Melanie: schiacciare, mortificare l’avversario.

Adrenalina. Rabbia.

Il secondo e ultimo round è appena cominciato. Nessun preliminare allo scontro diretto. La frenesia si è impadronita del combattimento e ha inghiottito le contendenti in un vortice di colpi veloci, potenti, decisi, schivate rapide, corpi in perenne, febbrile movimento.

Melanie, testa bassa, un bulldozer all’attacco. Avanza infilando combinazioni di jab e diretti imponenti. Il suo pugno sinistro si abbatte contro la guardia dell’avversaria come il cannone di una contraerea. Punta al volto, lavora di braccia terminando le sequenze con calci laterali brevi e velocissimi.

Eva si sente troppo vicina alla rivale per eseguire combinazioni elaborate e tiene salda la guardia, schiva e contrattacca. Contrasta l’impeto della sudamericana con folate di calci bassi e brevi catene di montanti al fegato.

«Dài, Mendes! Stendi quella fighetta!» grida qualcuno dal pubblico.

Melanie costringe Eva contro le corde del ring con uno spintone.

Prima ammonizione.

Non sembra farci caso, intenta a tempestare la rivale all’angolo con una serie di ganci serrati. La stringe in una morsa e alza il ginocchio con violenza colpendola al basso ventre.

Seconda ammonizione.

L’arbitro grida: «Alla prossima avrai il secondo punteggio negativo!» E poi: «Break! Break!»

La furia sudamericana punta il ginocchio contro l’avversaria e la martella con una batteria di ganci al fegato, gli occhi iniettati di sangue, poi infila una gomitata che fende l’aria con un sibilo e le sfiora il mento.

«Time stop!» sbraita l’arbitro, separando le due atlete con il proprio corpo.

Segnala a Melanie il suo secondo punteggio negativo e tra i fischi del pubblico le intima di finirla con i comportamenti scorretti. I giudici scuotono la testa.

Franco si precipita all’angolo. «Come stai? Ma l’arbitro che cazzo fa? Io avrei già interrotto l’incontro, qui finisce male! Sistemati il caschetto.»

Eva si passa il guantone davanti al viso e aggiusta le protezioni alla bell’e meglio. Non ha perso lo sguardo impassibile.

Il tempo ricomincia a scorrere. La bionda scatta repentinamente a lato con un saltello, scarta l’avversaria e abbatte su di lei un potentissimo pugno in rotazione, seguito da un inarrestabile gancio destro. Poi calcio basso, calcio medio e ancora un tornado di calci bassi.

Melanie incassa e risponde con un montante sinistro e un gancio destro che Eva schiva con una vorticosa spinta della schiena.

La sudamericana sibila qualcosa tra i denti e parte con la tibia diretta verso la coscia della rivale. Eva incassa con una smorfia di dolore, ma riprende subito il suo sguardo glaciale e infrange la guardia di Melanie con un calcio ad ascia e una serie di jab che le martellano il volto, sparpagliandole i capelli e sbruffando tutt’intorno migliaia di piccole perle di sudore acido.

Uno scambio di occhiate. «Estás morta» ripete Melanie.

In risposta, Eva scivola giù dalla sua visuale caricando una spazzata circolare all’indietro che trascina la sudamericana di lato e ne sposta il baricentro.

«Risparmia il fiato per colpire, stronza» sibila quasi senza muovere le labbra. Un ventriloquo indemoniato. È il segnale che fa perdere definitivamente le staffe a Melanie.

«Puttana!» strilla buttandosi su di lei come una fiera. Le due rovinano a terra unite in un abbraccio maligno.

L’arbitro urla, alza il cartellino dell’ammonizione e poi si precipita su di loro per tentare di separarle, ma la iena brasiliana lo inchioda al pavimento con un pugno rovesciato che gli fracassa il setto nasale e schizza piccole macchie scarlatte per tutto il pianale del ring.

A cavalcioni, picchia selvaggia cercando di centrare Eva al volto. I pugni chiusi davanti a sé in posizione di difesa, la ragazza bionda scalcia e scalpita tentando di divincolarsi dalla morsa della furia assatanata.

Brusio tutt’intorno. La voce del giudice centrale strilla con tutto il fiato: «Stop!»

Melanie continua a martellare con pugni alla cieca, ma Eva con un colpo di reni riesce a disarcionarla e liberarsi. Con una capriola all’indietro si rialza in piedi.

Un secondo dopo, il ring è il campo desolato dove si è consumata una battaglia forsennata. Il volto dell’arbitro una maschera di sangue. Due energumeni della sicurezza apparsi da chissà dove irrompono nel quadrato immobilizzando Melanie e trascinandola fuori tra gli schiamazzi del pubblico, le urla furibonde dei giudici e gli strilli disarticolati della brasiliana che si torce e sgomita, scalpita e scalcia.

Poco dopo, Eva è dichiarata vincitrice. Non sembra soddisfatta, avrebbe preferito stracciare l’altra al conteggio dei punti.
L’applauso del pubblico è scrosciante, ma non le evita di scorgere minacce come sibili in una lingua sconosciuta.

L.

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Pubblicato da su settembre 27, 2016 in Uncategorized

 

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