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Weird Tales Pseudobiblia 7. Titoli minori 2

21 Set

old_armenian_book_by_deviantik11Negli anni Trenta un gruppo di amici scrittori si divertì a riempire le pagine della celebre rivista “Weird Tales” di pseudobiblia, libri falsi inventati appositamente per racconti dell’orrore: ecco le loro storie…

Pseudobiblia esoterici minori

Continua la breve presentazione di quei titoli minori che hanno arricchito il grande gioco degli pseudobiblia esoterici.



Il Testamento di Carnamagos

weirdtales_1934-12Nel dicembre del 1934 su “Weird Tales” appare il racconto “Xeethra” di Clark Ashton Smith (in Italia, in “Zothique”, Nord 1977), in cui si fa per la prima volta menzione del “Testamento di Carnamagos”. Smith, va ricordato, iniziò la propria carriera letteraria come poeta, e in questo racconto cede alla tentazione di usare come epigrafe una poesia tratta dal Carnamagos:

«Sottili e molteplici sono le reti del Demone, che
segue i suoi eletti dalla nascita alla morte e dalla
morte alla nascita, attraverso molte vite.»

L’unica altra citazione è dello stesso autore l’anno successivo, quando nel racconto “Colui che cammina nella polvere”, o “Il dio della polvere” (The Treader of the Dust, “Weird Tales”, agosto 1935;in Italia, “Gli orrori di Yondo e altri racconti”, MEB 1979; “I Miti di Cthulhu” n. 36, Fanucci 1990), viene riportata un’altra citazione dal “Testamento”.

«Quei passaggi del “Testamento di Carnamagos”, su cui aveva ponderato con meraviglia e spavento, facevano certo impressione, ma erano rilevanti solo per l’orrore evocato da qualche folle stregone dell’antichità»

Sappiamo che il libro, «in cuoio grezzo e dai fermagli in ossa umane», è stato scritto dal «saggio e malefico veggente Carnamagos, ritrovato migliaia di anni prima in qualche tomba greco-bactriana e trascritto da un monaco apostata, in greco, col sangue di qualche mostro da incubo.»

Le Cronache di Nath

di-nuovo-weird-talesUscito nel settembre del 1940 sulle pagine di “Polaris”, il racconto “L’albero sulla collina” (The Tree on the Hill; in Italia, “Di nuovo Weird Tales”, Fanucci 1986) porta la firma di Duane W. Rimel, ma in realtà è scritto da H.P. Lovecraft.

Impressionati dalla presenza di un’ombra anomala in una foto scattata, i protagonisti della storia consultano un libro molto particolare:

«una delle prime traduzioni inglesi delle “Cronache di Nath”, scritta da Rudolf Yergler, un antico mistico ed alchimista tedesco che fece sua parte del sapere di Ermete Trismegisto, il venerabile stregone egizio».

Il riferimento a quel Trismegisto considerato il padre dell’alchimia, e protagonista di forse troppe speculazioni sull’occultismo, dà allo pseudobiblion un fascino antico e soprattutto “magico”.

Le “Cronache” sono d’aiuto: «“E avvenne che nell’Anno de lo Capro Nero giugnesse in Nath un’ombra che non doveva stare su la Terra, fatta sì che niuno mai l’avea vista pria nel nostro dolce mondo”» e seguono istruzioni su come comportarsi con questa “ombra anomala” per evitare che l’intero universo finisca in grave pericolo!

Il Testo di R’lyeh

weird_tales_march_1944Nel marzo del 1944 su “Weird Tales” esce “La casa in Curwen Street” (The Trail of Cthulhu, in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 1, Fanucci 1985) di August Derleth che, oltre a citare i già noti pseudobiblia («i Grandi Antichi; […] il “Cults des Goules” del Conte D’Erlette, il “Manoscritto Pnakotico”, il “Libor Ivonis”, e il “Unaussprechlichen Kulten” di Von Junzt»), partecipa al “gioco” con un personale titolo: il “Testo R’lyeh”.

R’lyeh è il nome che H.P. Lovecraft dà alla città subacquea da cui deriva il sacerdote-stregone Cthulhu, nel racconto “Il richiamo di Cthulhu” (The Call of Cthulhu, “Weird Tales”, febbraio 1928; in Italia, “Storie di Fantasmi”, Einaudi 1960), personaggio che darà il via ad un intero filone, prodigo di autori, di titoli e soprattutto di pseudobiblia!

Derleth, amico e collega di Lovecraft, ipotizza uno studio su questa città.

«appresi che il Dr. Shrewsbury era uno studioso di misticismo, esperto di scienze occulte, professore di filosofia, nonché un’autorità su tutto quanto concerneva il mito e la religione dei popoli antichi. Il suo libro […] portava il minaccioso titolo “Una ricerca sui modelli del mito dei moderni primitivi con particolare riferimento al Testo R’lyeh”».

Ma gli interessi del dottor Shrewsbury non si limitano ai miti:

«Si interessava però soprattutto al linguaggio R’lyehiano. Nei passaggi meno oscuri del “Necronomicon” e nello spaventoso “Testo R’lyeh”, c’erano alcuni accenni i quali sembravano indicare che si stava avvicinando il tempo atteso per la rinascita di Cthulhu».

weird-tales-cover-1945-07Nel numero del luglio 1945 di “Weird Tales” il racconto di Derleth “L’occhio dal cielo”, o “La vedetta celeste” (The Watcher from the Sky; in Italia, ne “I Classici della Magia Nera”, Longanesi 1971; “I Miti di Cthulhu” n. 9, Fanucci 1986) riporta addirittura un estratto dal “Testo”: «Il Grande Cthulhu risorgerà da R’lyeh, Hastur l’Indicibile ritornerà dalla stella nera che si trova nelle Iadi presso Aldebaran… Nyarlathotep muggirà eternamente nell’oscurità che ha scelto come dimora, Shub-Niggurath potrà generare i suoi mille figli….»

Nel 1974 Brian Lumley, nel suo già citato “La saga di Titus Crow”, rivisitando tutti i miti di Cthulhu non può esimersi dal citare il “Testo di R’lyeh”, «ritenuto opera di alcuni servi del Grande Cthulhu stesso.»

Merita una menzione finale l’esclamazione «Iä R’lyeh! Lode al signore Tsathoggua!», lanciata da Lovecraft in “Wonder Stories” dell’ottobre 1932 nel racconto “L’uomo di pietra” (The Man of Stone; in Italia, in “Sfida dall’infinito”, Fanucci 1976) firmato Hazel Heald.

I frammenti di Celeno

Il nome Celeno deriva sicuramente da Lovecraft, che lo usa ne “L’orrore di Dunwich” (The Dunwich Horror, “Weird Tales”, aprile 1929; in Italia, “Storie di Fantasmi”, Einaudi 1960), ma “I frammenti di Celeno” è uno pseudobiblion che si ritrova solo nel già citato racconto “La casa in Curwen Street” (The Trail of Cthulhu, 1944) di August Derleth.

La pergamena di Morloc

Malgrado sia di molto successivo al periodo preso in considerazione, merita una citazione il fatto che Clark Ashton Smith, non pago degli pseudobiblia già ideati, crea nel 1975 la “Pergamena di Morloc” rendendola protagonista dell’omonimo racconto (The Scroll of Morloc) uscito su “Fantastic” dell’ottobre di quell’anno.

L’ambientazione è sempre in quell’Hyperborea tanto cara all’autore, quel mondo passato pre-umano in cui un essere vuole impadronirsi appunto della Pergamena di Morloc, un preziosissimo documento che contiene antichi e misteriosi riti magici. La formula che l’essere vi leggerà è complessa, «Wza-y’ei! Wza-y’ei! Y’kaa haa bho-ii», ma l’effetto è semplice: una infernale trasformazione nella razza che scrisse anticamente quella pergamena!

Il racconto arriva tardi in Italia, nel 1992, all’interno dell’antologia “Fantasy Inverno 1992” (speciale della collana Urania Fantasy): è l’unica edizione esistente in italiano!

Gli osservatori segreti

Chiudiamo tornando all’inizio del fenomeno dei Miti di Cthulhu, quando Frank Bellknap Long decise di partecipare a quell’enorme gioco letterario imbastito da molti scrittori, amici e colleghi. Così sul numero di marzo del 1929 di “Weird Tales” pubblicò “I segugi di Tindalos” (The Hounds of Tindalos, in Italia, “I Libri della Paura” n. 8, SIAD 1979), racconto classico sulla reazione che può manifestare un essere umano quando viene a contatto con… l’inumano!

Halpin Chalmers, esattamente come tutti i protagonisti di storie horror, non crede nella scienza, ma ha profonda fiducia nei risultati ottenuti con potenti droghe. Stranamente, l’uso sconsiderato di droghe, un comportamento cioè che offusca totalmente i sensi, è considerato foriero di risultati più “pratici” che una ricerca scientifica, che si basa cioè su fatti concreti! Chalmers non la pensa affatto diversamente, e così per carpire i segreti della quarta dimensione (il tempo), assume un’ingente quantità di una droga molto molto rara (ma che si è procurato senza difficoltà!) e comincia a… viaggiare…

Non ci vuole molto per capire che il protagonista finirà male, ma a testimonianza della propria esperienza lascerà un diario incompiuto, intitolato “Gli osservatori segreti”.
Sì, perché durante i suoi “viaggi”, Chalmers ha scoperto che esistono esseri totalmente estranei a qualsiasi umanità, i segugi di Tindalos, che si nutrono di sangue (non si capisce perché, visto che sono inumani!) e che vogliono punirlo perché lui ha scoperto il loro segreto.

Ma lasciamo la parola a Chalmers e all’unico brano riportato del suo diario:

«Che cosa accadrebbe se, parallela alla vita che conosciamo, esistesse un’altra vita che non muore, e che manca degli elementi che distruggono la nostra vita? Forse, in un’altra dimensione, c’è una forza diversa da quella che genera la nostra vita. Forse questa forza emette energia, o qualcosa di simile all’energia, che passa dalla dimensione sconosciuta dove essa esiste e crea una nuova forma di vita cellulare nella nostra dimensione. Ah, ma io ho visto le sue manifestazioni. Ho conversato con loro. Nella mia stanza, di notte, ho parlato con i Doel. E in sogno ho visto il loro creatore. Sono stato sulla riva oscura al di là del tempo e della materia, e l’ho visto. Si sposta fra strane curve e angoli acuti. Un giorno, io viaggerò nel tempo e l’incontrerò “faccia a faccia”.»

Molti altri titoli minori arricchiscono l’universo di Cthulhu, ma l’editoria italiana non si è interessata a loro: solo un’esigua parte di questa letteratura è giunta da noi, negli anni Settanta e Ottanta, ad opera di due o tre curatori, quindi molti pseudobiblia rimangono sconosciuti ai lettori italiani.

L.

P.S.
La prima bozza di questo articolo è apparsa su ThrillerMagazine il 30 settembre 2009.

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1 Commento

Pubblicato da su settembre 21, 2016 in Pseudobiblia

 

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