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Weird Tales Pseudobiblia 6. Titoli minori 1

14 Set

old_armenian_book_by_deviantik11Negli anni Trenta un gruppo di amici scrittori si divertì a riempire le pagine della celebre rivista “Weird Tales” di pseudobiblia, libri falsi inventati appositamente per racconti dell’orrore: ecco le loro storie…

Pseudobiblia esoterici minori

Ne “L’isola nera” (The Black Island, “Weird Tales”, gennaio 1952; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 1, Fanucci 1985) August Derleth sintetizza perfettamente l’essenza del gioco degli pseudobiblia fra gli autori di racconti fantastici degli anni Trenta e Quaranta:

«Il Mito di Cthulhu era scaturito da una serie di manoscritti e di fonti antichissime che pretendevano di essere obiettive, sebbene non adducessero prove per dimostrare che non si trattava solo di abilissime finzioni. Manoscritti e libri come il Necronomicon, dell’arabo pazzo Abdul Alhazred, il Cultes des Goules, opera di un eccentrico nobile francese, il conte d’Erlette; il Unauspressprechlichen Kulten di Von Junzt, individuo notoriamente degenerato che aveva vagato per l’Europa e l’Asia alla ricerca delle sopravvivenze di antichi culti; i Frammenti di Celeno; il Testo R’lyeh, il Manoscritto Pnakotico, ed altri ancora, erano serviti a scrittori contemporanei di narrativa, che vi avevano attinto a piene mani per i loro incredibili racconti dell’orrore e del mistero. Alla fine si era creata una sorta di aura di autenticità intorno a cose che al massimo costituivano un insieme di leggende e di credenze forse uniche nella storia dell’umanità.»

Ecco una breve presentazione di quei titoli minori che hanno arricchito il grande gioco degli pseudobiblia esoterici.



Cultes des Goules

"Weird Tales" settembre 1935

“Weird Tales” settembre 1935

Nati da una collaborazione fra H.P. Lovecraft e Robert Bloch, i “Cultes des Goules” vengono attribuiti a quest’ultimo malgrado la primissima apparizione si abbia a firma del primo.

Nel giugno 1935, su “Astounding SF” esce il racconto “L’ombra fuori dal tempo”, o “L’ombra venuta dal tempo” (The Shadow Out of Time) di Lovecraft:

«Esistono prove tangibili – sotto forma di note a margine – del fatto che lessi attentamente libri come “Cultes des Goules” del Conte di Erlette»;

mentre nel settembre dello stesso anno su “Weird Tales” esce “Il divoratore giunto dalle stelle”, o “L’orrore dalle stelle” (The Shambler from the Stars; in Italia, “I Miti di Cthulhu”, Fanucci 1975) di Bloch:

«Nessun negozio del giro normale sembrava aver mai udito parlare dello spaventevole “Necronomicon”, del demoniaco “Libro di Eibon”, o dell’indicibile “Cultes des Goules”».

In seguito i due autori si alterneranno a citare più volte lo pseudobiblion, anche se sempre accoppiato ad altri titoli più famosi, come il “Necronomicon” o il “Libro di Eibon”. «L’occultismo è un ottimo argomento di studio, ma gli spaventosi arcani del Cultes des Goules […] non contribuiscono ad un sano stato mentale» scrive Bloch ne “Il demone oscuro” (The Dark Demon, 1936).

Al gioco citazionistico partecipa attivamente August Derleth, che più dei suoi autori spiegherà cosa siano i “Culti”. Nel suo racconto “La gola oltre Salapunco” (The Testament of Claiborne Boyd, “Werid Tales”, marzo 1949; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 9, Fanucci 1986) scopriamo che in essi c’è

«la conferma della leggenda incredibile dei Primi Dei e il racconto del loro esilio da Betelgeuse al quale furono condannati dai Grandi Antichi. Si parlava di Azathoth, il Dio cieco e idiota, di Yog-Sothoth, il Tutto in Uno e l’Uno in Tutto, del Grande Cthulhu che sogna nella sua dimora di R’lyeh sommersa».

Citerà ancora “Culti”, come ne “Il custode della chiave” (The Keeper of the Key, “Weird Tales”, maggio 1951; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 1, Fanucci 1985), così come li cita in seguito Brian Lumley nel suo “La saga di Titus Crow” (The Burrowers Beneath, 1974; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 38, Fanucci 1991).

I Manoscritti Pnakotici

I “Manoscritti Pnakotici” nascono dall’immaginazione di Lovecraft nel 1927, quando scrive “Alla ricerca del misterioso Kadath” (The Dream Quest of Unknown Kadath), racconto che però rimarrà inedito per tutta la vita dell’autore (uscirà infatti solo nel 1943).

«Uno Zoog molto vecchio ricordò una cosa che gli altri non sapevano, e disse che nella città di Ulthar, oltre il fiume Skai, era rimasta l’ultima copia di quegli incredibili “Manoscritti Pnakotici” scritti da uomini vissuti in regni boreali dimenticati e giunti nella Terra dei Sogni quando gli irsuti cannibali Gnophkenhs vinsero la città di Olathoe dai Cento Templi e trucidarono tutti gli eroi della Terra di Lomar. Quei manoscritti, aggiunse, dicevano molte cose circa gli dèi, e d’altra parte, ad Ulthar c’erano uomini che avevano visto i segni degli dèi, e c’era perfino un vecchio sacerdote che aveva scalato una grande montagna per vederli ballare sotto la luna piena. Lui non c’era riuscito, ma il suo compagno era arrivato sulla vetta, ed era poi morto misteriosamente».

In seguito lo stesso Lovecraft citerà più volte i manoscritti.

«Alcuni studiosi dell’occulto avanzano l’ipotesi che l’origine dei frammentari “Manoscritti pnakotici” risalga a prima del Pleistocene e che gli adoratori di Tsathoggua non fossero umani, come del resto Tsathoggua stesso»
da “Le montagne della follia” (At the Mountains of Madness, 1931);

Li si ritrovano anche ne “L’ombra fuori del tempo” e “Colui che sussurrava nelle tenebre”.
Come sempre, nel gioco di citazioni entrarono altri autori.

Pagina del Pnakotic da Carrion Crown

Pagina del Pnakotic da Carrion Crown

August Derleth li cita al singolare ne “La casa in Curwen Street” (The Trail of Cthulhu, 1944; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 1, Fanucci 1985) – «Erano volumi vari, il manoscritto della prima parte del suo secondo libro, antichi testi, appunti presi dalle copie in prestito del “Manoscritto Pnakotico”» – ma anche nel già citato “Il custode della chiave” (1951).

Clark Ashton Smith usa l’espressione «Pentagramma Pnakotico» nel suo “Le scale della cripta” (The Stairs in the Crypt, “Fantastic”, agosto 1976), mentre Gary Myers, nel suo “Xiurhn” (id., 1975), racconta che

«La verità e altre nozioni pertinenti si potevano leggere […] negli ammuffiti Manoscritti Pnakotici, nei quali sono scritte cose che per gli uomini sarebbe meglio non sapere, ma egli non voleva pagare il prezzo del Guardiano per sfogliare quel ripugnante volume. Meno pericoloso sarebbe stato consultare chi avesse già pagato il prezzo del Guardiano.»

In seguito sono spesso citati di sfuggita, e comunque sempre insieme ad altri pseudobiblia più famosi. Nel 1974 il protagonista de “La saga di Titus Crow” (The Burrowers Beneath) ha letto «le parti ancora integre dei Manoscritti Pnakotici in una copia fotostatica del British Museum, alla quale era accluso un documento frammentario che parlava di una “Grande Razza”, da considerare preistorica perfino nella preistoria».
Nel 1981 li ritroviamo citati sia ne “La Casa del Tempio” (The House of the Temple) di Brian Lumley che ne “La Fortezza” (The Keep) di F. Paul Wilson.

I Sette Libri Criptici di Hsan

kadathI “Sette Libri Criptici” di Hsan sono creati da Lovecraft insieme ai “Manoscritti pnakotici” nel citato racconto “Alla ricerca del misterioso Kadath” scritto nel 1927.

«Carter, benché deluso dagli scoraggianti consigli di Atal e dal magro aiuto che, come ormai sapeva, avrebbe trovato nei “Manoscritti pnakotici” e nei “Sette Libri Criptici” di Hsan, non disperò completamente».

Solo un’altra citazione si conosce di questi libri, sempre da Lovecraft:

«Ad Ulthar, la città oltre il fiume Skai, viveva una volta un vecchio che voleva vedere a tutti i costi gli dèi della terra; costui conosceva profondamente i sette libri criptici di Hsan ed aveva familiarità con i “Manoscritti pnakotici” della lontanissima e gelida Lomar. Si chiamava Barzai il Saggio e gli abitanti del borgo raccontano che la sera della strana eclisse salisse sul picco di una montagna»
da “Gli altri dèi” (The Other Gods, “The Fantasy Fan”, novembre 1933; in Italia, “Opere Complete”, Sugar 1973).

I Canti di Dhol

weird_tales_july_1933La prima apparizione dei “Canti di Dhol” si ha nel racconto “L’orrore nel museo” (The Horror in the Museum, “Weird Tales”, luglio 1933; in Italia, “Sfida dall’infinito”, Fanucci 1976), ideato da Hazel Heald ma in realtà scritto dall’amico Lovecraft.

«Rogers aveva affermato di aver letto libri mostruosi e semi-favolosi come i frammenti pnakotici e i canti dei Dhol attribuiti alla malefica e inumana terra di Leng».

Verranno citati in seguito soprattutto da August Derleth e dal nostrano Domenico Cammarota, come nel suo “Il caos strisciante” (“I Miti di Cthulhu” n. 9, Fanucci 1986):

«Avevo imparato a memoria i Canti dei Dhols trascritti fedelmente da Isabella, e questo forse poteva bastare.»

(continua)

L.

P.S.
La prima bozza di questo articolo è apparsa su ThrillerMagazine il 30 settembre 2009.

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9 commenti

Pubblicato da su settembre 14, 2016 in Pseudobiblia

 

Tag:

9 risposte a “Weird Tales Pseudobiblia 6. Titoli minori 1

  1. ysingrinus

    settembre 17, 2016 at 8:47 am

    Volumi importantissimi per l’esoterismo tutto!

    Liked by 1 persona

     

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