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Weird Tales Pseudobiblia 2. Unaussprechlichen Kulten

17 Ago
Ricostruzione grafica a cura di Bo Press Blog

Ricostruzione grafica a cura di Bo Press Blog

Negli anni Trenta un gruppo di amici scrittori si divertì a riempire le pagine della celebre rivista “Weird Tales” di pseudobiblia, libri falsi inventati appositamente per racconti dell’orrore: ecco le loro storie…

Unaussprechlichen Kulten:
I Culti innominabili di Von Junzt



La prima apparizione italiana dello pseudobiblion di Howard

La prima apparizione italiana dello pseudobiblion di Howard

«La sua famiglia veniva da Stregoicavar. Era un nome che ricordavo di aver letto di sfuggita nei “Culti inesplicabili” di Von Juntz». Questa citazione tratta da “La Casa del Tempio” (The House of the Temple, 1980; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 21, Fanucci 1987) di Brian Lumley testimonia il successo e il fascino riscosso dallo pseudobiblion inventato da Robert E. Howard.

La nascita

Weird_Tales_april-may_1931Questi, famoso soprattutto per aver creato il personaggio di Conan il Barbaro, nel numero di aprile/maggio 1931 di “Weird Tales” pubblica il racconto “I figli della notte” (Children of the Night; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 17, Fanucci 1987) in cui, in una biblioteca specializzata nell’occulto, appare il titolo “I Culti innominabili” (Nameless Cults) di Von Junzt.

«Ma guardate,» continuò, «lì, schiacciato tra quell’incubo del romanzo di Huysman e il Castello di Otranto di Walpole: I Culti innominabili di Von Junzt. È un libro che tiene svegli per tutta la notte!»
«L’ho letto,» disse Taverel, «e sono convinto che quell’uomo fosse un pazzo. La sua opera sembra il discorso di uno schizofrenico: comincia con chiarezza e lucidità, poi improvvisamente passa a dei vaneggiamenti con-fusi e sconnessi.»
Conrad scosse la testa. «Non avete mai pensato che è stata forse proprio la sua sanità mentale a farlo scrivere in questo modo! E che non osava scrivere tutto quello che sapeva? E non avete mai pensato che le sue vaghe ipotesi sono accenni oscuri e misteriosi per coloro che già sanno?»

L’idea piace e nel numero di novembre dello stesso anno, sulla stessa rivista, Howard pubblica “La pietra nera” (The Black Stone; in Italia, “I Miti di Cthulhu”, Fanucci 1975), primo titolo in cui appare lo pseudobiblionUnaussprechlichen Kulten” (versione tedesca del precedente “I Culti innominabili”) scritto dal misterioso ed «eccentrico studioso tedesco» Friedrich Wilhelm Von Junzt., così conosciamo anche il nome completo dell’autore che «fu uno dei pochi uomini in grado di leggere il Necronomicon nell’edizione greca originale».

Ricordo che l’estrema confusione delle edizioni italiane di questi racconti fa sì che Junzt diventi spesso Juntz: ho dunque corretto le citazioni per uniformare ciò che curatori più bravi di me non hanno uniformato…

Howard - Tutti i cicli fantastici 5 KullHoward, seguendo gli insegnamenti del “Necronomicon” lovecraftiano e al contrario del “Re in Giallo” di Chambers, fornisce minuziosi dettagli su questo libro.

«Il cosiddetto “Libro Nero” (Black Book), pubblicato a Düsseldorf nel 1839 poco prima che un tragico destino colpisse l’autore. I collezionisti di testi rari conoscono in genere l’opera soltanto attraverso la traduzione, mediocre e lacunosa, che fu pubblicata a Londra nel 1845 da Bridewall in un’edizione pirata, oppure la versione pesantemente censurata apparsa nel 1909 presso la Golden Goblin Press di New York».

Una descrizione decisamente accurata, per un libro inesistente!
Abbiamo precise informazioni anche sull’autore.

«Von Junzt trascorse tutta la vita (1795/1840) occupandosi di argomenti proibiti. Viaggiò in ogni parte del mondo, riuscì ad affiliarsi a innumerevoli sètte segrete, e lesse una quantità incredibile di libri e di manoscritti occulti poco noti, nelle versioni originali. I capitoli del suo Libro Nero (redatti in uno stile che oscilla tra la più sorprendente chiarezza espositiva e la più tenebrosa ambiguità), contengono affermazioni e allusioni da far gelare il sangue».

La sua morte è misteriosa e terribile: «fu rinvenuto, strangolato in modo inspiegabile, nella sua camera chiusa e sbarrata, in una notte del 1840, sei mesi dopo essere tornato da un misterioso viaggio in Mongolia».

Il libro segue gli insegnamenti dei suoi illustri precedenti (e successori): è una porta su un altro mondo ed un’altra realtà, che fa sì che chi osi leggerlo venga catapultato in un’altra dimensione e viva le incredibili (e magiche) vicissitudini di entità “altre” (spesso con elementi mistico-religiosi). Se queste “esperienze” siano solamente illusorie, dovute alla lettura dei “Culti innominabili”, rimane sempre in dubbio, finché qualche evento finale non sussurra la risposta.

Robert E. HowardVa precisato come Howard fosse in contatto epistolare con Howard Phillips Lovecraft ed August Derleth: furono le idee riunite di questi tre scrittori a creare gli “Unaussprechlichen Kulten”. Non sembrano esserci prove definitive, ma molte fonti riconoscono a Derleth l’idea di usare il tedesco per il titolo dello pseudobiblion, mentre Lovecraft avrebbe avuto l’idea di crearne tre edizioni: Düsseldorf (1839), Bridewell (1845) e la terza, censurata, della Golden Goblin Press (1909).

Nel febbraio del 1932, sempre su “Weird Tales” Howard pubblica “La cosa sopra il tetto” (The Thing on the Roof; in Italia, “Horroriana” n. 2, Mondadori 1979), dove non si limita a citare il proprio pseudobiblion, ma quello di un suo grande amico di penna:

«Egli desiderava che lo aiutassi a reperire una copia della prima edizione degli Unaussprechlichen Kulten di von Junzt – quell’edizione nota come Il Libro Nero non tanto per il colore della sua copertina, quanto per l’oscurità dei suoi contenuti. A quel punto, avrebbe anche potuto chiedermi l’edizione originale, in greco, del Necronomicon

Ovviamente l’amico di Howard è Lovecraft!

Gli altri autori

Dreams in the Witch-HouseQuesti gli restituisce il favore nello stesso 1932 (anche se sarà pubblicato nel luglio del 1933) con il racconto “La casa delle streghe”, o “I sogni della casa stregata” (The Dreams in the Witch-House; in Italia, “La casa delle streghe e altri racconti”, Sugar 1967):

«Gilman era riuscito a raccogliere qualche notizia terribile dal temuto Necronomicon di Abdul Alhazred, dai frammenti del Libro di Eibon, e dal segreto Unaussprechliche Kulten di von Junzt, che aveva messo in relazione con le sue formule astratte sulle proprietà dello spazio e con l’anello di congiunzione tra le dimensioni conosciute e sconosciute»;

Lovecraft citerà lui e i suoi culti («impubblicabili per legge!») più volte, come per esempio ne “La cosa sulla soglia” (The Thing on the Door-step, scritto nell’agosto 1933 ma pubblicato su “Weird Tales” solo nel gennaio 1937; in Italia, “I mostri all’angolo della strada”, Mondadori 1966) o “L’ombra fuori dal tempo” (Shadow Out of Time, 1935 ma pubblicato nel giugno 1936; in Italia, “Opere complete”, Sugar 1973).

«Esiste la prova tangibile – sotto forma di note marginali – che esaminai accuratamente testi come i Cultes des Goules del Conte d’Erlette, il De Vermis Mysteriis, gli Unaussprechlichen Kulten di von Junzt, i frammenti residui dell’enigmatico Libro di Eibon, e il terrificante Necronomicon dell’arabo pazzo Abdul Alhazred.»

Weird_Tales_March_1944Nel numero di marzo del 1944 i Culti si ritrovano ne “La casa in Curwen Street” (The Trail of Cthulhu; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 1, Fanucci 1985) di August Derleth, affiancati da illustri titoli come l’onnipresente “Necronomicon” o il “Liber Ivonis” (di cui parlerò in seguito).

«Io lo ascoltavo, lo ascoltavo senza interrompere, mentre nominava gli antichi libri e le polverose carte in cui erano nascosti gli indizi per giungere alla realtà celata dietro le leggende: il Manoscritto Pnakotico; il Unaussprechlichen Kulten di Von Junzt; il Cultes des Goules del Comte d’Erlette; il Testo R’lyeh e finalmente il favolosamente raro Necronomicon, dell’arabo folle Abdul Alhazred.

Derleth inserirà ancora lo pseudobiblion in alcuni suoi racconti per “Weird Tales”, come “Il custode della chiave” (The Keeper of the Key, maggio 1951; in Italia, “Galassia” n. 221, La Tribuna 1976) o “L’isola nera” (The Black Island, “Weird Tales” gennaio 1952; in Italia, “I Miti di Cthulhu” n. 1, Fanucci 1985), dove definisce Von Junzt un «individuo notoriamente degenerato che aveva vagato per l’Europa e l’Asia alla ricerca delle sopravvivenze di antichi culti».

Oltre al già citato Lumley, nel 1981 F. Paul Wilson annovera gli Unaussprechlichen Kulten in una incredibile collezione di “libri impossibili” ritrovati in un castello, nel romanzo “La fortezza” (The Keep; in Italia, Mystbooks 1991) – da cui il film omonimo del 1983.
Visto che anche in lingua originale l’autore riporta Juntz invece di Junzt, lascio intatta la citazione:

«— Cosa stava leggendo? — chiese Theodor, alzando gli occhi da un libro di cui non aveva ancora annunciato il titolo. — Oh, il von Juntz. È stato pubblicato per la prima volta a Düsseldorf nel 1839 in un’edizione estremamente limitata, forse solo una dozzina di copie… […] La fortezza è stata costruita nel quindicesimo secolo, di questo sono certo. Tutti i libri sono anteriori a quella data, tranne il von Juntz. Questo significa che alla metà del secolo scorso, o forse anche più tardi, qualcuno è entrato nella fortezza e ha nascosto quel volume assieme agli altri.»

keepNel 1987 invece sono annoverati nell’elenco di pseudobiblia enumerati dal racconto “Acque rosse a Innsmouth” di Domenico Cammarota, raccolto ne “I Miti di Cthulhu” n. 17 (Fanucci, luglio 1987):

«Il professore, silenziosamente, raccolse i libri caduti per terra, rimettendoli sul tavolo con delicatezza, sfogliandoli ad uno ad uno con una sorta di delicato orrore, mormorandone i titoli sommessamente: Unaussprechlichen Kulten, Celaeno Fragments, Chtaat Aquadingen, Dhols Chants, Testamento di Carnamagos, Relazioni sul culto di R’Lyeh, Traecena mundi…»

Li ritroviamo ancora nel 1990 nel racconto “H.P.L.” di Gahan Wilson, raccolto nell’antologia “Lovecraft’s Legacy” (novembre 1990; in Italia, “Lovecraft 2000”, Sperling & Kupfer 1999), in cui il protagonista si rivolge a Lovecraft in persona chiedendogli:

«Se questo cambiamento della realtà è tutta opera sua, allora che cosa dire di quei libri? De Vermis Mysteriis e gli altri – li ho visti di sfuggita – tutti quegli antichi tomi di magia nera che credevo che lei e i suoi colleghi aveste inventato per i vostri racconti – Cultes des Goules, Unaussprechlichen Kulten – quei tomi sono vecchi! Sono antichissimi! Esistono da molto tempo prima che nascessimo!»

Il mistero di Munn

A questo punto però c’è un mistero, forse solamente italiano.
Weird_Tales_July_1927Nel 1977 per l’antologia “Lost Fantasies 6” lo scrittore H. Warner Munn – storico autore di “Weird Tales” – chiude idealmente il suo lungo ciclo di storie di lupi mannari con il racconto The Master goes Home, che infatti nel 1980 sarà posizionato alla fine della sua antologia “Tales of the Werewolf Clan, Volume II”.
Questo racconto omaggia vari pseudobiblia classici, compresi i “Culti” di cui addirittura riporta un estratto:

«Fu in quel volume che mi imbattei per la prima volta in un riferimento al Signore. Era una breve nota a pie’ di pagina, un riferimento alquanto sarcastico alla credenza popolare che la Guerra dei Trent’Anni fosse stata in qualche modo fomentata dal Diavolo. Von Junzt osservava: “Satana è stato sopravvalutato per troppo tempo. Ci sono dèmoni peggiori, più antichi di quelli noti alla mitologia cristiana“.»

Warner Munn è un autore molto poco studiato in Italia, dove è arrivato a casaccio e i cui racconti sono sparsi in molte antologie del periodo “occulto” ma poi del tutto dimenticato dai lettori nostrani. Così si è fatta un’assurda confusione nel riportare titoli italiani e titoli originali…

Il brano che ho riportato più sopra è apparso in Italia in un racconto intitolato “Il Signore torna a casa” (ne “I Miti di Cthulhu” n. 24, Fanucci 1988), “Il lupo mannaro di Ponkert” (in “Tutti i romanzi e i racconti di Lovecraft”, Newton & Compton 1993), “La vendetta del Lupo Mannaro” (in “Storie di lupi mannari”, Newton & Compton 1994), e in originale il racconto è riportato come “The Return of the Master“, “The Werewolf of Ponkert” e “The Master goes Home“: siamo sicuri che siano tutti titoli alternativi dello stesso testo? Non è che nel portare in Italia questo autore poco noto si è fatta un po’ di confusione?

tutti-i-romanzi-e-i-racconti_4528_x1000Il problema sta nel fatto che il ciclo del Signore (Master) Munn lo ha iniziato con The Werewolf of Ponkert (“Weird Tales”, luglio 1925) e The Return of the Master (“Weird Tales”, luglio 1927): ammettendo che il testo citato appartenga ad uno di questi due racconti, significherebbe che i “Culti” di Von Junzt li ha inventati Warner Munn… visto che Howard li ha presentati solamente nel 1931!

Nel riportare il racconto in questione nell’antologia lovecraftiana “Tutti i romanzi e i racconti” (Newton Compton 1993), i noti curatori Gianni Pilo e Sebastiano Fusco scrivono in nota:

«The Werewolf of Ponkert (1924), di Harold Warner Munn (1901-1981) è un esempio di come Lovecraft sia stato una fonte inesauribile di idee originali per i giovani autori del Fantastico con i quali era in corrispondenza. In una lettera dell’agosto 1923 a Edwin Baird (il primo direttore di Weird Tales) se la prese con il modo convenzionale e privo di idee nuove con il quale gli autori contemporanei trattavano le tematiche dell’horror. “Per esempio”, scrisse a un certo punto, “prendiamo il caso del lupo mannaro: chi ha mai scritto un racconto dal punto di vista del lupo o del demone che trasforma l’uomo in un mostro sanguinario?” Riportò gli stessi concetti anche in una lettera a Munn, suo corrispondente, invitandolo a darsi da fare. E Munn rispose inviandogli, perché lo correggesse, il racconto che qui traduciamo e che rinnova, nel senso voluto da Lovecraft, la tematica del werewolf. La storia apparve sul numero del luglio 1925 di Weird Tales, e fu seguita da varie altre intorno allo stesso tema, poi raccolte in un volume (Tales of the Werewolf Clan) nel 1976. Tutta la prima parte, quella inerente la famiglia Grant, così come quella inerente il Necronomicon, e gli altri testi proibiti è opera di Lovecraft.»

Stirpe di LupoRicapitolando, se la “traduzione” citata fosse davvero riferita al racconto pubblicato nel 1925, allora “I Culti innominabili” di Von Junzt sarebbero stati inventati da Lovecraft e regalati a H. Warner Munn per il suo racconto sui lupi mannari, e Robert E. Howard sarebbe arrivato alla fine a prendersi il merito.

Però come dicevo questo testo appare in varie antologie italiane ogni volta con titoli italiani e originali diversi, denotando grande confusione su un autore molto poco conosciuto da noi: non è da sottovalutare il fatto che lo stesso Gianni Pilo nell’antologia lovecraftiana del 1993 scriva «Unaussprechliche Kulte di von Juntz» e solamente un anno dopo, in “Stirpe di Lupo” (Compagnia del Fantastico n. 5, Newton Compton 1994) scriva «Unausprechlichen Culten di Von Junzt». Una n che scompare e poi riappare, una k che diventa c e Juntz che diventa Junzt… non mi sembra che questo misterioso racconto di Munn abbia avuto in Italia una grande attenzione editoriale…

Opto dunque per una soluzione più semplice: il testo di Munn dove si cita Von Junzt è l’ultimo che lui ha scritto, nel 1977, mentre i primi racconti della serie Master sono andati praticamente dimenticati, preferendo ristampare costantemente e ovunque solo questo Master goes home, che lascia intatta la proprietà howardiana dello pseudobiblion.

Disegno di Alberto Breccia

Disegno di Alberto Breccia

Me lo conferma Lovecraft stesso in una lettera che ha scritto il 28 luglio 1936 a Willis Conover:

«Per quel che riguarda i «libri spaventosi e proibiti» che cito talvolta nei miei racconti, sono costretto ad ammettere che la gran parte di essi è puramente inventata. Non è mai esistito un Necronomicon di Abdul Alhazred, perché sono stato proprio io ad inventare questi nomi. Robert Bloch ha creato il personaggio di Ludvig Prinn ed il suo De Vermis Mysteriis, mentre The Book of Eibon è un’invenzione di Clark Ashton Smith. Da ultimo, Robert E. Howard è il responsabile della creazione di Friedrich von Junzt e del suo Unaussprechlichen Kulten…»

Sicuramente Lovecraft avrebbe ammesso di aver ispirato lui a Munn il titolo, invece dando la paternità ad Howard conferma che ogni edizione italiana in cui Munn cita Von Junzt va fatta risalire a The Master goes Home del 1977, e quindi i crediti riportati sono tutti sbagliati.
Paradossalmente la lettera che riporto la citano Pilo e Fusco proprio nella raccolta lovecraftiana che prosegue l’errore di datazione del racconto di Munn…

Se avete altre notizie sicure – non “sentito dire” o “mi pare” – fatemi sapere.

L’ultima citazione che riporto è a fumetti, quando i “Culti” appaiono nella riduzione a fumetti del racconto “La cosa sulla soglia” di Lovecraft curata da Norberto Buscaglia, con i disegni del celebre argentino Alberto Breccia.
In Italia è raccolto nel volume “I miti di Cthulhu“, L’Isola Trovata 1978.

L’altro pseudobiblion

Per finire, va ricordato come nel racconto “La Pietra Nera” Howard crei un altro pseudobiblon minore: “Il popolo del Monolito” (People of the Monolith), antologia del poeta pazzo Justin Geoffrey «scritta durante un viaggio in Ungheria».
Howard riporta diversi brani del testo, ma non lo analizza mai come i suoi “Culti”. Eccone un brano «Si narra che antichi esseri immondi / percorrano tuttora questo mondo, / e le Porte si schiudan certe notti, / liberando i figli dell’inferno.»

L.

P.S.
La prima bozza di questo articolo è apparsa su ThrillerMagazine il 20 agosto 2009.

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8 commenti

Pubblicato da su agosto 17, 2016 in Pseudobiblia

 

Tag:

8 risposte a “Weird Tales Pseudobiblia 2. Unaussprechlichen Kulten

  1. Cassidy

    agosto 17, 2016 at 11:43 am

    Post fantastico è completissimo 😉 “La fortezza” è quello del film di Michael Mann vero? Gran post! 😉 Cheers

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      agosto 17, 2016 at 12:54 pm

      Sì, ma purtroppo non vengono citati i grandi pseudobiblia come nel romanzo: sono inquadrati dei vecchi libri e basta.
      Grazie, a sette anni di distanza era ora che recuperassi il materiale raccolto e gli dessi una sistemata 😉

      Mi piace

       
  2. Ivano Landi

    agosto 18, 2016 at 5:40 pm

    Stavolta non ho niente da aggiungere, però ho condiviso in giro nei social che frequento.

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      agosto 18, 2016 at 5:42 pm

      Ti ringrazio, sei gentilissimo: ne sto approfittando per aggiornare ricerche fatte anni fa, quindi tienti pronto per altri mercoledì di libri falsi 😛

      Mi piace

       

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