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Weird Tales Pseudobiblia 1. Necronomicon

10 Ago

EvilDead2bPer un caso fortuito – ma esiste il caso quando si parla di forze oscure? – il 10 agosto 2009 iniziai nella mia rubrica “Pseudobiblia” su ThrillerMagazine un viaggio tra i libri falsi inventati negli anni Trenta dagli scrittori di “Weird Tales”. Oggi 10 agosto era imperativo ripartire il viaggio, aggiornandolo con le chicche scoperte nel frattempo.

Negli anni Trenta un gruppo di amici scrittori si divertì a riempire le pagine della celebre rivista “Weird Tales” di pseudobiblia, libri falsi inventati appositamente per racconti dell’orrore: ecco le loro storie…

Necronomicon:
il più vero dei libri falsi



Necronomicon nel film omonimo del 1993

Necronomicon nel film omonimo del 1993

Un vero libro falso

«Il signor Merritt era impallidito quando, dopo aver estratto un bel volume con una vistosa stampiglia­tura che lo proclamava per il “Qanoon-e-Islam”, aveva scoperto che si trattava in realtà del proibito “Necronomicon” dell’arabo pazzo Abdul Alhazred, di cui anni prima aveva sentito sussurrare cose mostruose in relazione a un culto sconosciuto che veniva praticato nel piccolo villaggio di pescatori di Kingsport, nella Provincia di Massachusetts-Bay».

Con queste parole, tratte da Il caso di Charles Dexter Ward (The Case of Charles Dexter Ward, scritto nel 1927 ma pubblicato postumo da “Weird Tales” nei numeri di maggio e giugno 1941), lo scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) parlava di una fra le sue creature letterarie più apprezzate: il “Necronomicon”, senz’altro il più famoso degli pseudobiblia.

Parlare di questo libro immaginario è molto difficile, perché la sua grande fama ha fatto sì che divenisse morbida creta in mano agli amanti (non sempre in buona fede) dell’occultismo. Più di una fonte, al giorno d’oggi, dà per sicura l’esistenza di questo testo, anche se tenuto segreto, imputando il fatto che Lovecraft abbia ammesso di aver inventato il libro al fatto che non poteva rivelare verità ben più scomode.

Tanto per citare un esempio, George Hay lo diede alle stampe in inglese, dicendo di avere ottenuto l’opera traducendo le carte dell’astrologo John Dee. (In Italia quest’edizione, curata dal professor Giovanni Pincus, è stata tradotta nel 1979 per la Fanucci e ristampata nel 1987 e 2015.)
Pietro Pizzari - Necronomicon [2003]Nel 2003 Pietro Pizzari dà alle stampe per Atanòr “Necronomicon. Magia nera in un manoscritto della Biblioteca Vaticana“. L’appassionato ricercatore racconta in un saggio come abbia trovato un manoscritto greco nella celebre biblioteca e di come esso sia una traduzione “piuttosto fedele” del “Necronomicon“. Ovviamente non può mancare la storia dello pseudobiblion e l’autore, come quasi tutti i suoi predecessori, usa una storia di finzione – la celebre e pluri-citata History and Chronology of the Necronomicon (vedi sotto) – come se fosse una vera ricerca bibliografica e non un semplice delizioso divertissement letterario.
Ecco un estratto dal “vero” Necronomicon

«Quando partimmo da Damasco sei mesi fa per trovare le rovine di una città che nelle nostre visioni avevamo visto dispersa nelle sabbie del Rub’al Khali mi fece giurare che, se l’avessimo trovata, io sarei rimasto fuori dalle rovine e sarei tornato a casa per scrivere quello che avevamo imparato lasciandolo al suo ormai inevitabile destino se avessi visto un segnale che mi avrebbe fatto capire che era inutile aspettarlo ancora o, peggio, indagare sulla sua morte

Non c’è che dire, questo testo satanico ha bisogno di un po’ di editing e di un uso migliore della punteggiatura…
È da lodare l’impegno di Pizzari e il suo saggio è una lettura piacevole, ma siamo ben al di là del limite che impone una creatura letteraria: quando si crede troppo a qualcosa che è finto per definizione, si perde il senso della creazione stessa.
Insomma, il “Necronomicon”, che letterariamente apriva le porte a dimensioni e realtà diaboliche, ha in realtà aperto le porte ad una famelica voglia di credere nell’occulto.

Qui mi occuperò esclusivamente dell’esistenza “fittizia” di questo pseudobiblion (singolare di pseudobiblia, checché ne dicano le fantasiose ed errate fonti nel web), lasciando la sua immaginaria esistenza reale a persone ben più informate…

Appunti iniziali

Racconti del NecronomiconIn una lettera del 27 novembre 1927 indirizzata all’amico scrittore Clark Ashton Smith, Lovecraft scrive:

«Quest’autunno non ho avuto la possibilità di scrivere altri racconti, ma ho preso appunti e schedato trame che mi serviranno per future mostruosità. In particolare ho messo insieme qualche notizia sul famoso e indicibile “Necronomicon” dell’arabo pazzo Abdul Alhazred!».

Le “notizie” scritte dall’autore rimarranno inedite fino alla sua morte, poi nel 1938 la Rebel Press di Alabama le pubblicherà rendendole immortali, ed utilizzate sempre a sproposito: “Storia del Necronomicon” (History and Chronology of the «Necronomicon»), dove si crea una biografia letteraria di quest’opera già usata, pronta a riapparire spesso in futuro.

Questo testo ha la veste della scheda libraria:

«Titolo originale “Al Azif”: questa è la parola usata in arabo per indicare il rumore notturno prodotto da certi insetti, e che si crede sia anche il verso dei demoni. Il testo fu composto da Abdul Alhazred, poeta pazzo di Sanaa nello Yemen, forse fiorito all’epoca dei califfi Omiadi intorno al 700 d.C.».

Dopo la morte misteriosa del suo autore, segue una gustosa ricostruzione dei movimenti del testo nel corso dei secoli, fino ad arrivare ad un anno prima della data di scrittura del racconto.

«Una voce ancora più vaga attribuisce la conservazione di una copia del testo greco (XVI secolo) alla famiglia Pickman di Salem: ma se anche così fosse, è probabile che sia scomparsa con l’artista R.U. Pickman all’inizio del 1926».

In chiusura dello scritto, Lovecraft paga il suo tributo ad un suo illustre predecessore: «Pare che voci riguardanti quest’opera (pressoché sconosciuta al grande pubblico) abbiano ispirato a R.W. Chambers l’idea centrale di uno fra i suoi primi libri, “Il Re in Giallo”.»
Dello pseudobiblion ottocentesco di Robert Chambers ho già parlato abbondantemente, e – consentitemi lo spot – l’ho reso anche protagonista di una indagine del mio Marlowe: True Marlowe e il Re in Giallo.

È un gioco, quello di Lovecraft, un divertissement letterario che sa di paradossale: nel 1895 Chambers inventa uno pseudobiblion, “Il Re in Giallo”, che è da ispirazione a Lovecraft il quale a sua volta inventa nel 1924 un proprio pseudobiblion, il “Necronomicon”, a cui però nel 1927 attribuisce la qualità d’esser stato ispiratore de “Il Re in Giallo”… E il cerchio si chiude in una striscia di Mœbius, senza inizio e senza fine.

La nascita

Lovecraft racconta, in una lettera, che il titolo del libro gli è apparso in sogno, con il significato “La descrizione delle Leggi dei Morti”.
Weird Tales 1924-02“Necronomicon”, infatti, è l’unione delle parole greche nèkros (“morto”), nòmos (“legge”) ed èikon (“descrizione”). Nel corso degli anni, però, sono state proposte altre varianti, a seconda dell’interpretazione delle parole greche usate. C’è chi dice che significhi “Le usanze dei morti” e chi (come il citato George Hay) preferisce “Il Libro dei Nomi dei Morti”, forzando l’etimologia ed usando “ònoma” (nomi) invece di “nòmos”.
Trattandosi di una parola inventata (per di più apparsa in sogno!) è difficile scrivere la parola fine a queste diatribe: non si può far altro che rimettersi alla volontà dell’autore che, dichiaratamente, ha inteso la propria creazione con il significato di “La descrizione delle Leggi dei Morti”.

La prima apparizione del nome la si trova nel racconto “Il cane” (The Hound, “Weird Tales”, febbraio 1924):

«Ma noi vi riconoscemmo la cosa cui allude, nel suo proibito Necronomicon, l’arabo pazzo Abdul Alhazred. L’osceno e spettrale idolo del culto dei divoratori di cadaveri che abitano l’inaccessibile Altopiano di Leng, nell’Asia Centrale. Rabbrividimmo, riconoscendo nell’immagine le fattezze descritte dall’antico demonologo arabo. Fattezze – egli scrisse – tratte da oscure manifestazioni soprannaturali degli spettri di coloro che tormentano e rodono i morti.»

Le apparizioni

Come si è detto, Lovecraft cita spesso e volentieri la sua creatura all’interno dei propri racconti.

«Quest’essere deforme, bruno e caprino, comparve un giorno ad Arkham cercando il temuto volume custodito sotto chiave nella biblioteca dell’università: l’abominevole “Necronomicon” del folle arabo Abdul Alhazred, nella versione latina di Olaus Wormius, stampato in Spagna nel XVII secolo».
da “L’orrore di Dunwich” (The Dunwich Horror, “Weird Tales”, aprile 1929);

«Nel paesaggio c’era qualcosa che ricordava […] le descrizioni ancora più strane e inquietanti del favoloso, malvagio altipiano di Leng che ricorrono nel temuto “Necronomicon” dell’arabo pazzo Abdul Alhazred. In seguito mi sarei pentito di aver esaminato quel testo d’infamia nella biblioteca dell’università»
da “Le montagne della follia” (At the Mountains of Madness, scritto nel 1931 ma rifiutato da “Weird Tales”, appare su “Astounding Stories” nel marzo-aprile 1936);

«Chiese poi di vedere tutti i libri che avevano a che fare con l’argomento delle culture primitive e dei continenti sommersi; per tre ore rimase seduto a prender note e se ne andò solo per potersi affrettare a Cambridge, dove (se gliene avessero dato il permesso) intendeva dare un’occhiata al temuto e proibito “Necronomicon” custodito nella Widener Library»
da “Dai millenni“, o “Dall’abisso del tempo” (Out of the Eons, “Weird Tales”, aprile 1935, firmato da Hazel Heald.)

e via dicendo.

Gli altri scrittori

Ma il successo riscosso dallo pseudobiblion si deve anche ai vari colleghi e successori di Lovecraft, che lo accolsero nei propri scritti, dandogli fama futura.

Necronomicon TalesFra i tanti esempi, mi piace ricordare “La pergamena terribile” (The Terrible Parchment, “Weird Tales”, agosto 1937) di Manly Wade Wellman (1903-1986), in cui il protagonista si vede recapitare a casa una strana pergamena, che altro non è che una pagina del “Necronomicon”, la quale vive di vita propria e soprattutto ambisce ad annettersi le vite del protagonista e di sua moglie.

Lo stesso anno appare “Il custode del libro” (The Guardian of the Book, da “Weird Tales”, marzo 1937) di Henry Hasse (1913-1977), in cui un bibliofilo si azzarda ad acquistare una copia del “Necronomicon” in una libreria, scoprendo poi con orrore di esserne diventato il custode: la sua pena durerà fintanto che non riuscirà a vendere a qualcun altro quella copia!

Col passare degli anni il numero di citazione è andato scemando, ma non si è mai fermato! Nel thriller “L’anima del male” (L’âme du mal, 2002), Maxime Chattam (1976-) scrive:

«Al-Azif. Viene chiamato “la Bibbia nera”. È un libro antichissimo, scritto con il sangue su pagine fatte di pelle umana. Vi sono riportati tutti i sortilegi, tutte le invocazioni demoniache. E la leggenda vuole che questo libro sia in realtà un palinsesto […], un manoscritto il cui contenuto originale è stato cancellato, per poterci scrivere sopra un altro testo. Si racconta che anticamente l’Al-Azif contenesse segreti che nessun uomo doveva conoscere, e che leggerlo conduceva alla follia. Per questa ragione fu cancellato e diventò una bibbia demoniaca. L’egiziano Abd Al-Azred avrebbe nascosto sotto una nuova stesura il testo originale, risalente all’anno 700.»

Vangelo di SatanaLo stesso anno viene anche “rigirato” per diventare il “Nocimonorcen”, magico libro di incantesimi di cui parla Elekim di Numalia nel racconto “Il Leone e la Tigre” di Michele Tetro.
I più svariati autori sono entrati a far parte del gioco dello pseudobiblion, citando il “Necronomicon” nelle biblioteche esoteriche più esclusive, a fianco degli illustri “colleghi” che presenterò in seguito. E non manca chi l’ha stravolto completamente.
Con il suo romanzo storico-avventuroso “Il Vangelo di Satana” (El inquisidor, 2007), Patricio Sturlese costruisce una trama in cui i vari personaggi vanno a caccia del Necronomicon, libro satanico usato da una setta segreta per colpire al cuore la Cristianità: è in realtà un romanzone avventuroso d’altri tempi che poco ha a che vedere con Lovecraft. (Per saperne di più su questi falsi vangeli inventati dagli scrittori, rimando al mio saggio gratuito La Falsa Novella.)

Infine è necessario citare un estratto da una lettera che Lovecraft scrisse al giovane amico Willis Conover il 29 luglio 1936:

«E veniamo ai “terribili tomi proibiti”, dei quali sono costretto a dire che si tratta in gran parte di opere immaginarie. Abdul Alhazred e il “Necronomicon” non sono mai esistiti, perché io stesso ho inventato i nomi».

Tanto per ribadire che è di pseudobiblia che stiamo parlando…

Al cinema

Al contrario di tutti i suoi illustri colleghi letterari, il “Necronomicon” ha avuto anche una discreta fortuna cinematografica.

cittadeimostriLa sua prima fugace apparizione è del 1963 nel film “La città dei mostri” di Roger Corman che, malgrado nei titoli di testa si indichi esser tratto da Edgar Allan Poe e sia intitolato in originale “The Haunted Palace” (il nome della poesia di Poe citata ne “Il crollo della Casa degli Usher”), è la trasposizione cinematografica de “Il caso di Charles Dexter Ward” di Lovecraft: è appena citato, ma serve da trampolino di lancio allo pseudobiblion per conquistare un’altra forma di comunicazione, oltre a quella letteraria!

Nel 1968 ha l’onore del titolo nel film “Necronomicon” (in Italia, “Delirium”) dell’argentino Jesús Franco, ma è solo da richiamo per una storia dai toni forti incentrata su una ballerina di nightclub e sulle visioni provocatele da un oscuro personaggio in platea.

Del 1970 è “Le vergini di Dunwich” (The Dunwich Horror), film di Daniel Haller in cui un nobile dedito all’occultismo si approfitta dell’amore di una giovane bibliotecaria della Miskanotic University per avere libero accesso al “Necronomicon”: la stessa trama, tratta liberamente dal racconto “L’orrore di Dunwich” di Lovecraft, verrà affrontata dal cortometraggio “The Book” (2008) di James Raynor.

Il lancio cinematografico del “Necronomicon”, con relativa identità propria in questa forma di comunicazione, avviene negli anni ’80 quando entra prepotentemente a far parte dell’immaginario fantastico della trilogia di Evil Dead firmata da Sam Raimi.

Il Naturon Demonto de "La Casa" (Evil Dead, 1981)

Il Naturon Demonto de “La Casa” (Evil Dead, 1981)

Come ho dimostrato in questo post, è molto probabile che Sam Raimi abbia copiato senza vergogna il film Equinox (1970) per il suo cortometraggio Within the Woods (1978) diventato poi Evil Dead (1981), e visto che quel filmetto aveva un libro che evocava demoni, per il suo film Raimi si inventa il “Naturon Demonto“.

«Si intitola, traducendo letteralmente, “Il libro della morte”. È rilegato in pelle umana e scritto con sangue umano. Tratta argomenti demoniaci, spiriti, morti viventi e tutte quelle forze oscure che regnano negli infimi recessi della natura umana. Le prime pagine ci svelano che queste creature eterne sono solo apparentemente morte e che possono essere richiamate in vita con gli incantesimi contenuti in questo libro. Attraverso la lettura di queste formule, ai demoni è concesso di tornare in vita».

Ecco un esempio di sortilegio contenuto nel testo: «Kanda… Estradta… Mantos… Bemilas… Nat… Nos Veratos… Kanda… Mantos… Kanda».

Il Necronomicon ex mortis de "La Casa 2" (Evil Dead 2, 1987)

Il Necronomicon ex mortis de “La Casa 2” (Evil Dead 2, 1987)

Nel 1987 Sam Raimi non possiede più i diritti di Evil Dead (distribuito in Italia col titolo “La Casa”), così nel girare Evil Dead 2 (“La Casa 2”) deve modificare le premesse: gli amici diventano due, da quattro che erano, e il “Naturom Demonto” diventa “Necronomicon ex mortis”, indigesto neologismo greco-latino che per fortuna verrà abbandonato nel terzo episodio della trilogia, Army of Darkness (in Italia, “L’armata delle tenebre”) del 1992.

Il Necronomicon ex mortis da "L'Armata delle Tenebre" (Evil Dead 3: Army of Darkness, 1992)

Il Necronomicon ex mortis da “L’Armata delle Tenebre” (Evil Dead 3: Army of Darkness, 1992)

La trilogia di Sam Raimi si basa quasi esclusivamente su geniali trovate stilistico-visive e sulla totale predominanza scenica dell’attore Bruce Campbell: lo pseudobiblion lovecraftiano è poco più che una comparsa nella sceneggiatura, un escamotage per giustificare gli elementi sovrannaturali della storia.

Lovecraft (Jeffrey Combs) nel film "Necronomicon" (1993)

Lovecraft (Jeffrey Combs) nel film “Necronomicon” (1993)

Invece è più attinente all’opera dello scrittore di Providence “Necronomicon” (id., 1993), film ad episodi in cui alcune storie lovecraftiane sono presentate dallo scrittore in persona (interpretato dal celebre caratterista Jeffrey Combs) che – in un segmento diretto da Brian Yuzna che fa da contorno ai vari episodi – cerca di acquistare il “Necronomicon” in una strana libreria.

L'investigatore privato Harry Philip Lovecraft (Fred Ward)

L’investigatore privato Harry Philip Lovecraft (Fred Ward)

In TV

Nel film televisivo del 1991, “Omicidi e incantesimi” (Cast a Deadly Spell) di Martin Campbell, è invece protagonista assoluto.
Il film, deliziosamente pseudo-hard boiled, racconta di una realtà parallela: degli anni ’40 statunitensi se questi fossero “lovecraftizzati”!
L’investigatore privato Harry Philip Lovecraft (interpretato da un Fred Ward in stato di grazia) viene incaricato da un ricco eccentrico di ritrovare un libro di magie, il “Necronomicon”, entro la mezzanotte del giorno dopo, quando cioè alcuni congiunzioni astrali permetteranno al Libro di diventare la chiave fra due mondi; molti però vogliono metterci le mani sopra e l’investigatore, fra maghi e zombie, ne vedrà delle belle.
L’opera è divertente e divertita, nonché piena di citazioni lovecraftiane in ogni dove.

A fumetti

Altro primato del “Necronomicon” è di avere una ricca vita a fumetti, ma solo nella sua versione “raimiana”: i personaggi e le atmosfere della trilogia di Evil Dead hanno dato vita ad una prolifica vita a fumetti – inedita in Italia – in cui addirittura Ash dialoga con il Libro parlante, entità maligna colpevole di infinite disavventure.
L’unica sicura traduzione italiana di una delle molte storie di Ash e il Necronomicon è “Marvel Zombies vs Army of Darkness“, (100% Marvel 2008) dove però il libro fa giusto una comparsata.

Il Necronomicon nei fumetti di "Army of Darkness" (Dynamite Comics)

Il Necronomicon nei fumetti di “Army of Darkness” (Dynamite Comics)

Negli ultimi anni ci pensano i francesi a “giocare” con i grandi temi letterari classici di fine Ottocento e inizio Novecento. Così in “Grandi Antichi” (Grands anciens, 2010/2011 – Cosmo, Serie Marrone n. 3, 12 marzo 2015) troviamo il capitano Achab che per sconfiggere i mostri marini consulta il “necronomicon“.

Achab consulta il NecronomiconAchab consulta il Necronomicon

Libro che ritorna subito dopo ma consultato da ben altro personaggio letterario: Sherlock Holmes. In “Sherlock Holmes e il Necronomicon” (Sherlock Holmes & le Necronomicon, 2011/2013 – Cosmo, Serie Marrone n. 6, 11 giugno 2015) Moriarty, riportato in vita dai vampiri, per recuperare parte della propria anima deve compiere un rito oscuro, per il quale ha bisogno dell’aiuto del “Necronomicon“: solo una copia del libro maledetto si trova a Londra, e la possiede lo stesso Damiens che sta dando la caccia a Moriarty.

Moriarty e il NecronomiconMoriarty e il Necronomicon

Dal 2011 al 2013 Dan Lockwood presenta una Lovecraft Anthology, una raccolta a fumetti dei racconti più famosi dello scrittore, e ovviamente ogni tanto fa capolino il “Necronomicon“, come per esempio ne “L’orrore di Dunwich“, adattato da Rob Davis e disegnato da I.N.J. Culbard. (In Italia, “Lovecraft Antologia”, MagicPress 2013.)

Necronomicon a fumetti con i disegni di I.N.J. Culbard

Necronomicon a fumetti con i disegni di I.N.J. Culbard

Nel maggio del 2015 lo troviamo tra le mani della celebre Sabrina, la strega adolescente, nella sua comparsata all’interno dell’incredibile saga “Archie vs Predator“.

Sabrina la Strega con il Necronomicon!Sabrina la Strega con il Necronomicon!

Nei videogiochi

Va ricordato infine che il “Necronomicon” è l’unico fra gli pseudobiblia letterari ad esser protagonista di un videogioco! Sia in solitaria in “Necronomicon: the Dawning of Darkness” (2001) sia come elemento di “Evil Dead: A Fistful of Boomstick” (2003), tratto dalla trilogia di Sam Raimi ed in cui il protagonista deve girare parecchio e raccogliere tutti i fogli del Libro smembrato fino a riportarlo alla sua forma originaria.

L.

P.S.
La prima bozza di questo articolo è apparsa su ThrillerMagazine il 10 agosto 2009.

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27 commenti

Pubblicato da su agosto 10, 2016 in Pseudobiblia

 

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27 risposte a “Weird Tales Pseudobiblia 1. Necronomicon

  1. Cassidy

    agosto 10, 2016 at 9:03 am

    Nuoooooo! Non sapevo nulla della serie con Fred Ward! Devo trovarla a tutti i costi! 😉 Gran chicca, e grandissimo post, hai reso grande onore al più falso (o vero) dei libri falsi 😉 Cheers!

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      agosto 10, 2016 at 9:13 am

      Il film con Fred Ward è assolutamente consigliato: secchiate di citazioni lovecraftiane ma a parte questo… un Ward più Ward che mai ^_^

      Mi piace

       
  2. Ivano landi

    agosto 10, 2016 at 2:51 pm

    Senz’altro da aggiungere all’elenco dei film è “Teenage twins”, film porno del 1976 con le fantastiche gemelle Young, purtroppo apparse solo in cinque film (e, somma disdetta, me ne manca ancora uno). A dispetto del titolo ha a che fare con il Necronomicon, come esplica la trama che ti copio-incollo da IMDB:
    H.P. Lovecraft meets Hollywood: Wilbur Whateley wants to help the Old Ones break through by consulting the Necronomicon, and Armitage must stop him. Attractive females are added to fill out the plot.

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    • Lucius Etruscus

      agosto 10, 2016 at 3:12 pm

      Ti ringrazio della dritta, di titoli di film e romanzi e racconti (e fumetti) ce ne saranno un mare che non ho inserito, ma diciamo che più che una rassegna completa la mia è un’infarinata per chi poi voglia gettarsi alla caccia 😉
      Per i prossimi pseudobiblia verranno pezzi drasticamente più piccoli, visto che non se li copre nessuno: tutta l’attenzione è per il Necronomicon, dei suoi fratelli non frega niente a nessuno…

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  3. theobsidianmirror

    agosto 11, 2016 at 7:45 pm

    Davvero curiosa la vicenda della doppia ispirazione incrociata Lovecraft-Chambers… quando è stato che HPL avrebbe affermato quella cosa? Non mi pare fosse in un racconto…

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    • Lucius Etruscus

      agosto 12, 2016 at 5:12 am

      E’ nella frase finale di “Storia e cronologia del Necronomicon”, secondo me il momento topico in cui HPL raccoglie l’eredità del Giallo per aprire un nuovo mondo di pseudobiblia “weird” 😉

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