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[Professione Traduttore] Stefano Di Marino

29 Lug

Riportare in poche righe la carriera di Stefano Di Marino è impossibile!

Ha tradotto ogni genere di romanzi: dalla fantascienza – Naufragio su Giri di Vernor Vinge – alla fantasy – Conan e la spada di Skelos di Andrew J. Offutt – dall’horror – Video Kill di Joanne Fluke – alla novelization – la serie Resident Evil presentata da Urania.

Per la collana Segretissimo ha portato in Italia tre romanzi del russo Brent Ghelfi con il personaggio di Volk: L’artiglio del lupo (n. 1545), L’ombra del lupo (n. 1556) e Dossier Venona (n. 1570).

Trovate l’autore sia in cartaceo che in digitale, e ricordo che a giugno è uscita la sua nuova raccolta antologica Il Professionista Story, dedicata a ristampe ed inediti delle imprese del suo personaggio d’elezione, mentre trovate ancora in edicola questo luglio 2016 il nuovo inedito di Chance Renard: L’oro di Skorpia (Segretissimo n. 1631).

Quand’è che hai deciso di diventare un traduttore? E, se non l’hai deciso, come ti ci sei trovato in mezzo?

Ho cominciato a tradurre nel 1989 quando lavoravo nella redazione di Urania. Volevo cimentarmi con racconti brevi per capire meglio come fosse questo lavoro. Poi quando ho cominciato a lavorare da free lance ho iniziato a tradurre perché era una fonte di lavoro continuativa e, tutto sommato, divertente.


Secondo te è più faticoso tradurre un romanzo o scriverlo?

A volte scherzo quando dico che tradurre è come lavorare in miniera. Scrivere un romanzo è esprimere se stessi. Moltissima soddisfazione ma esige un grande sforzo di concentrazione per breve tempo. La traduzione invece può protrarsi anche per molte ore senza esaurirti psicologicamente. Però quando smetti a volte hai il cervello in pappa. Il tempo si ferma e per il periodo in cui traduci, non ti accorgi che passa.

Se hai tradotto da più lingue, quale secondo te è più “confortevole” nel passaggio all’italiano?

Quella che usi di più. Io parlo correntemente francese ma lo traduco poco, a volte quando devo riportare la struttura sintattica francese sulla pagina italiana adottandola, devo pensarci un po’ su. L’inglese lo parlo meno ma lo pratico sui testi tutti i giorni, quindi mi riesce più semplice adattarlo all’italiano. Parlo di adattamenti perché ogni lingua ha le sue strutture che non possono essere riportate in maniera pedissequa. Devo sempre pensare che sto traducendo un romanzo d’evasione che finirà nella versione italiana nelle mani di un lettore che vuol leggere un testo scorrevole.

Ti è capitato di tradurre un autore che proprio non sopporti?

Sì per motivi alimentari. Ricordo un paio di romanzi di fantascienza femminista per Urania e alcuni saggi totalmente strampalati di tipo New Age per Sperling. La fatica è doppia.

Il testo che più ti ha fatto ammattire a tradurre? E quello che invece più ti ha divertito?

Guarda, sinceramente come difficoltà Il fiume al centro del mondo di Simon Winchester che è un autore letterario di alto livello, ma l’argomento (il fiume Yangtse) era così interessante… Poi forse la Biografia di Eastwood di Richard Shinkel ma nelle parti in cui riportava brani di articoli di giornale della critica Catherine Kael che odiava Eastwood e scriveva in un modo astruso senza dir nulla veramente. Recentemente ricordo con grandissimo piacere i romanzi del mio amico Brent Ghelfi per Segretissimo.

C’è stato qualche romanzo (o saggio) che, traducendolo, hai avuto una gran voglia di aver scritto tu?

In effetti Il fiume al centro del mondo di cui ti parlavo.

Ti è mai capitato di aver voglia di “aggiustare” qualche passaggio mal scritto? Secondo te un bravo traduttore aggiusta o lascia così com’è?

È un terreno estremamente infido. Nel mio ramo, che è appunto la narrativa d’intrattenimento, devi sempre pensare al fruitore finale che esige un testo scorrevole e comprensibile. Il segreto non sta tanto nel conoscere la lingua straniera ma l’italiano. Io essendo anche narratore un minimo di padronanza della lingua ce l’ho. A volte mi è capitato di tradurre testi non ancora editati in originale come Osaska Dead di Stephen Graham su Il Giallo Mondadori l’anno scorso [numero 3027 della collana. n.d.r.]. Era un testo ancora non del tutto rifinito. Ho corretto dove mi pareva fosse logico farlo ma ho lasciato una piccola discrepanza per cui c’era un personaggio sdoppiato che forse un editor avrebbe fatto  riscrivere all’autore. Ma… è meglio che ognuno faccia il suo mestiere.

La traduzione cine-televisiva ha dei limiti (tempistica, ritmo, labiale degli attori, ecc.): c’è un corrispettivo di questi limiti in quella cartacea (come per esempio il numero di pagine del libro finito)? E se sì, quanto possono influire questi limiti sul lavoro di traduzione?

Rispetto alla TV o anche al fumetto non si presentano limiti rigidissimi. Però devi tener conto che in italiano un testo si allunga di circa un 20% mentre esigenze redazionali possono richiedere un’asciugatura(eliminazione di aggettivi o considerazioni messe prettamente per allungare il brodo) di circa un 10% dell’originale.

Per finire, qual è il libro (o la serie di libri) di cui vai più fiero di aver curato la traduzione?

Negli ultimi anni come ti dicevo la serie di Volk di Ghelfi. Poi c’è un James Bond del mio amico Raymond Benson (007: Tempo di uccidere [Segretissimo n. 1413 del 2000]) che mi ha dato particolarmente piacere. Il mio sogno resta tradurre SAS – autore che conosco benissimo e che sono convinto di poter rendere al meglio. Di Gérard De Villiers ho tradotto in passato un bel noir, L’affare Zouzou [raccolto in SuperSegretissimo n. 11 del 1999] e adesso l’Antologia Erotica di SAS [che uscirà in allegato alla collana a lui dedicata.]… vederemo…

L.

P.S.
Questo articolo è apparso originariamente su ThrillerMagazine il 17 ottobre 2011.

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Pubblicato da su luglio 29, 2016 in Interviste, Traduttori

 

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