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[Un libro, una storia] Cose preziose

18 Lug

Stephen King - Cose prezioseFebbraio 1992: ormai Stephen King è l’autore della mia vita e sono intossicato di lui. Per la prima volta da quando ho cominciato a leggerlo esce in libreria un romanzo nuovo. non una ristampa, non il recupero di roba vecchia, non la solita fregatura tipica dell’epoca – un’antologia qualsiasi, con un raccontino di King e il suo nome scritto a caratteri cubitali in copertina – no, proprio un vero nuovo romanzo.
Camminando sospeso in aria, esco dalla libreria con Cose preziose (Needful Things, 1991) della Sperling & Kupfer (1992) con la consueta traduzione di Tullio Dobner.

L’illustrazione di Rob Wood è spettacolare (più sotto riporto la più ampia edizione originale) e sento solo un leggero bruciore: sono le 31.500 lire che ho lasciato alla cassa. Una cifra da far girare la testa, ma il Re le merita tutte.
Questo libro non l’ho letto: l’ho vissuto… Per 28 giorni, dal 9 febbraio al 7 marzo 1992.

All’epoca l’ho letto quasi in contemporanea con un compagno di liceo e qualche citazione ce la siamo scambiata, ma poca roba: per me la lettura è qualcosa di molto personale, e questo romanzo lo è doppiamente. Perché King sta mettendo a nudo quel cocente senso del possesso che mi annebbiava la vista. (L’annebbia ancora, ma all’epoca di più: un diciottenne prova ogni sentimento moltiplicato per tre!)

Solo io potevo capire quello che l’autore stava scrivendo, e l’autore sa bene che ogni fan dice la stessa cosa, e quindi il suo personaggio è uno convinto che solo lui può apprezzare certe “cose preziose”. E infatti io ho sempre trattato questo libro come una “cosa preziosa”, malgrado chi si comporta in questo modo viene ben bastonato nella vicenda.

Ah, a proposito della vicenda, molti anni dopo ho scoperto che è bellamente scopiazzata da Richard Matheson, che King ha sempre chiamato “maestro”.
In un suo vecchio racconto – The Distributor (da “Playboy”, marzo 1958), noto in Italia come Il dispensatore (“Shock”, Mondadori 1984) o Il nuovo vicino di casa (“Incubo a seimila metri”, Fanucci 2003) – il grande Richard racconta di un tizio che arriva in un quartiere e mette in scena un suo strano gioco: ruba una cosa ad un vicino ed incolpa l’altro vicino, e così facendo crea una ragnatela di odio che non può che finir male. Esattamente quello che fa il perfido Leland Gaunt: un omaggio? Boh…
Si potrebbe dire che magari quel racconto è talmente famoso negli USA che non c’era bisogno di citarne la fonte, in fondo è il segreto del successo di Tarantino: copia da film talmente famosi che non c’è bisogno di citarli.
In ogni caso vale la regola aurea: copia sempre dai migliori… e Matheson è il migliore dei migliori!

Sebbene ricordi solo vaghi sprazzi della trama, ricordo la lettura di questo romanzo come un’emozione profonda e avvolgente: una delle ultime vissute con King…

L.

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6 commenti

Pubblicato da su luglio 18, 2016 in Uncategorized

 

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6 risposte a “[Un libro, una storia] Cose preziose

  1. Emma Pomilio

    luglio 18, 2016 at 5:40 am

    Ottimo articolo. E comunque se qualcuno ti scopiazza è un grande onore.

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 18, 2016 at 5:49 am

      Infatti credo nessuno possa prendersela per essersi rifatto al grande Matheson 😉

      Mi piace

       
  2. Cassidy

    luglio 18, 2016 at 6:21 am

    Non credo esisterebbe il King scrittore senza Matheson, “Cose preziose” è bellissimo, lo sceriffo protagonista è la quinta essenza del personaggio KInghiano, gran post, con il cuore in mano 😉 cheers

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 18, 2016 at 5:50 pm

      Ti ringrazio, è un’occasione per raccontare miei ricordi a cui sono legato 😉

      Mi piace

       

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