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[Ghost House] Il traghettatore (2009)

13 Lug

L’estate è il periodo migliore per l’horror: è il periodo in cui una volta Italia1 organizzava cicli di film su campeggiatori massacrati e feste di Halloween insanguinate.
Il caldo fa circolare bene il sangue… e non è detto che stia tutto dentro il corpo!

Oggi nel mio blog Il Zinefilo inizio un ciclo di post dedicati ai film tratti dai “veri” casi dei ghost hunters Ed e Lorraine Warren, e leggendo storie di case infestate… mi si è accesa la voglia per le ghost house.

Sul Zinefilo già c’è la categoria “Ghost House“, che implementerò con sempre più filmoni e filmacci, ma voglio iniziare qui la relativa “sezione libraria” sull’argomento.

Blatty - Il traghettatoreIn questi giorni mi è capitato sotto mano Il traghettatore (Elsewhere, 2009) di William Peter Blatty (Fazi 2012) con la traduzione di Cristiano Peddis.
L’autore deve la sua fama imperitura al romanzo L’esorcista (1971) e da allora tutto ciò che lo riguarda è stato bellamente cancellato: la fama è davvero una falce spietata…

Scopro che Blatty è stato anche sceneggiatore cinematografico e addirittura tra i suoi primi lavori c’è stato l’adattamento del testo teatrale L’idiote (1962) di Marcel Achard per creare, insieme a Blake Edwards, il celebre film Uno sparo nel buio (A Shot in the Dark, 1964) con l’ispettore Clouseau.
Tutti i romanzi che ha scritto prima e dopo L’esorcista sono dimenticati, anche perché ha scritto vari generi. Secondo me nel 2009, stufo di essere citato come “L’autore de L’esorcista”, ha voluto scrivere un’altra storia horror: non so se per dimostrare qualcosa o per autodistruggersi…

Lo dico subito: Il traghettatore è un romanzo scritto male e con una trama banalissima. Mi spiace per la fama di Blatty, non ho letto altro di suo ma anche se un tempo è stato un bravo autore… ora non sembra esserlo più.
I personaggi sono stereotipati fino all’estremo e ogni singolo aspetto della trama è oltremodo banale: possibile sia un suicidio letterario?

Joan Freeboard è un’agente immobiliare con un gran problema: se riesce a vendere una antica casa nota come Elsewhere (“Altrove”), riceverà una ricchissima commissione. Peccato però che la casa – «costruita nel 1937 da un medico che aveva ucciso la moglie in circostanze terribili e che subito dopo si era tolto la vita» – sia notoriamente infestata dai fantasmi e nessuno la voglia acquistare: come riuscire a sfatare questa leggenda?
Scopiazzando Questi fantasmi di De Filippo, la risposta arriva chiara: andiamoci a vivere per alcuni giorni così la gente capirà che sono solo superstizioni.

Joan organizza tutto in grande stile: invita Terence Dare, romanziere di successo, così che scriva un articolo dove racconti il soggiorno ad Elsewhere; la celebre medium britannica Anna Trawley, perché possa testimoniare che la casa è “pulita”; e infine il rinomato professore Gabriel Case della New York University, esperto del paranormale ed autore di saggi come Fantasmi e case infestate.
Questi quattro personaggi si preparano dunque a scopiazzare La casa d’inferno di Richard Matheson, ricreando quasi identico il gruppo di protagonisti…

ElsewhereCome avrete capito, la forza del romanzo non è dell’originalità dello spunto, ma non importa: la situazione è intrigante e tanto basta. Peccato Blatty non sembri minimamente in grado di gestire la situazione né di tenere a bada i suoi personaggi.
Dare passa tutto il romanzo a fare battute stupide sui fantasmi – è il classico topos dello scettico che poi si convince – mentre l’unica ragione di vita di Joan è di dire a Dare di stare zitto.
A tutti piacciono i personaggi che smorzano la tensione con battutine, ma far fare loro solo quello per l’intera storia mette a dura prova la pazienza del lettore.
La medium non mi ha lasciato alcun ricordo già a pochi giorni dalla lettura, per cui immaginatevi il suo peso nella storia, e infine Case, con i suoi continui intervalli nozionistici, è il peggiore di tutti i personaggi per via del finale…

Non rivelerò il finale, ma è pacchianamente scontato sin dalla seconda pagina, e l’autore non è in grado di sviare l’attenzione.
Se si vuole sfoggiare un colpo di scena finale, bisogna fare in modo che sia inaspettato, sarebbe bene sviare l’attenzione del lettore altrimenti non si ha un finale…solo una figuraccia!
Ecco, Il traghettatore è una lunga e imbarazzante figuraccia di Blatty…

Essendo scritto molto male – spero che il suo celebre L’esorcista non sia scritto in modo così scolastico! – non sono riuscito a gustarmi le atmosfere di Elsewhere né la paura provata dai protagonisti, che essendo fortemente stereotipati non generano alcuna empatia.
Peccato, perché avevo proprio voglia delle atmosfere fosche di una casa infestata ed oscura…

Chiudo con un dialogo tra lo scrittore Dare e Joan che secondo me illustra sia la poca produzione letteraria di Blatty sia la sua voglia di autodistruggersi:

«Joanie, scrivere è solo spazzatura».
«Non ti credo, Terry!».
«È un lavoro manuale fatto col cervello.»

Cosa ci sia di male nel lavoro manuale lo sa solo lui, ma è chiaro che scrivere non è un piacere per l’autore…

L.

P.S.
Se avete bei titoli di “case infestate” fatemi sapere!

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7 commenti

Pubblicato da su luglio 13, 2016 in Uncategorized

 

7 risposte a “[Ghost House] Il traghettatore (2009)

  1. Cassidy

    luglio 13, 2016 at 6:27 am

    Avevo puntato questo libro di Blatty da tempo, ma non sono mai riuscito a leggerlo, di sicuro mi sono letto di questo questo tuo gran post 😉 “Io sono Helen Driscoll” e “Ghost” entrambi di Matheson trattano il tema, sono sicuro che li hai già letti. Cheers!

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 13, 2016 at 6:59 am

      Non mi sento di consigliarti questo romanzo, non so come scriva di solito Blatty ma qui è al minimo sindacale: sembra più lo sfogo di un autore famoso che vuole auto-infangarsi così la smettono di tormentarlo…

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  2. Ivano Landi

    luglio 13, 2016 at 8:08 am

    “L’esorcista” di Blatty a me è piaciuto molto. C’è un giusto equilibrio tra azione e introspezione, nessun infodumping, personaggi credibili e ben costruiti. Forse la sua pecca, se ci si pone nell’ottica del film, è la quasi totale assenza del ritmo e dell’accumulo di tensione che si ritrovano invece nella pellicola di Friedkin. Ma anche se condividono la stessa trama, libro e film sono in questo caso due opere lontane e molto poco assimilabili tra loro. Il libro non mira tanto a mostrare quanto a dire, e più che di scrivere un horror, l’intenzione dell’autore sembra esser stata quella di scrivere una storia paranormale di argomento teologico. Nulla a che fare con King o Barker, insomma.

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 13, 2016 at 8:13 am

      Qui purtroppo si sente odore di romanzo breve scritto per far star buoni i fan, una storiellina horror banalissima come se fosse un compito di scuola: però la trama poteva risultare inedita negli anni Settanta, non nel 2009! E’ come se oggi io riscrivessi “10 piccoli indiani”: ormai lo sanno tutti il trucco, farei solo brutta figura…
      Visto che lo stile è puramente scolastico, temo proprio che Blatty non abbia mai creduto in questo libro…

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  3. theobsidianmirror

    luglio 13, 2016 at 10:21 am

    Una bellissima iniziativa.. certo potevi cominciare con qualche titolo migliore, tipo una Shirley Jackson…. ti seguirò attentamente…. Eventuali suggerimenti te li scrivo in pvt.
    PS. non ho letto “L’esorcista” ma ce l’ho a casa in attesa che venga il suo momento. Tra l’altro ne è uscita da poco una nuova edizione Fazi (collana Darkside)

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    • Lucius Etruscus

      luglio 14, 2016 at 7:46 pm

      Ti ho letto in ritardo ma ti ringrazio per l’intenzione di seguirmi ^_^
      Sono partito da questo titolo minore perché è la scintilla che ha acceso la miccia (già resa esplosiva dai casi dei coniugi Warren), ma già sto facendo i compiti: Shirley Jackson e Richard Matheson 😉

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