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No Way Down (2010)

06 Giu

Graham Bowley - No Way DownChi dice che leggere in digitale non dà le stesse sensazioni del cartaceo, non sa davvero di cosa sta parlando.
La settimana scorsa mi sono contorto le mani e ho trepidato per lo splendido e coinvolgente racconto di Graham Bowley dei tragici eventi dell’agosto 2008, quando sul K2 (la seconda più alta montagna del mondo ma in assoluto la più difficile da scalare) un gruppo di alpinisti ha avuto dei problemi…
In pratica, quei giorni sulle spietate e mostruose vette sul tetto del mondo si è concretizzata più volte la celebre Legge di Murphy: tutto ciò che poteva andare storto… è andato storto.

No Way Down – pubblicato da Harper nel 2010 e portato in Italia da Mondadori nel 2011 – all’inizio doveva essere un romanzo, ma poi l’autore ha optato per una formula decisamente migliore: una cronaca ampia con abbondanti inserti saggistici per chi, come me, è estraneo al mondo dell’alpinismo.
Sono nato e cresciuto in città e la neve l’ho vista solo due volte in vita mia, quindi sono sempre stato uno di quelli che vedeva gli alpinisti come persone un po’ “strane”, per decidere di fare cose così assurde. Poi un amico mi ha portato in vacanza sul Gran Paradiso e, con le stesse scarpe di tutti i giorni, mi sono trovato a scarpinare fino a 2.732 metri, cioè fino al celebre Rifugio Vittorio Emanuele II. (Dove, con due ore di camminata addosso, ho mangiato come un maiale!)
Un’impresa facilissima, visto che c’è riuscito anche un pigro “cittadino” come me, ma quella infinita salita – due ore all’andata, tre per scendere – mi ha fatto capire tante cose.
Per esempio che la Montagna si scala perché è lì (come disse il mitico George Mallory dell’Everest) e che è principalmente un’esperienza umana.

Cartolina acquistata a 2.732 metri!

Cartolina acquistata a 2.732 metri!

Negli ultimi tempi mi è capitato di leggere splendidi saggi sulle grandi imprese alpinistiche, e in tutti ho ritrovato quell’elemento umano che ignoravo fosse legato alla Montagna. Ancora non ho letto delle salite solitarie, ma nelle ascese in gruppo – come appunto è capitato quell’agosto 2008 sul K2 – il problema è lo stesso che capita quando la gente si unisce insieme: cioè che la gente non è nata per stare insieme.
Mentre “scalavo” (va be’, non esageriamo: camminavo in pendenza, va’) il mio amico più esperto mi ha mollato indietro perché ovviamente ero più lento, e l’ho rivisto solo ore dopo. Ne ho approfittato per fare amicizia con altre persone che, come me, avevano tempi più lenti di salita, mentre quelli più esperti ci guardavano male perché occupavamo il passaggio. (Una tizia tutta tirata, palesemente esperta, mi ha detto «In montagna ci si aiuta tutti», ma l’ha detto con un tono schifato che era decisamente urticante: come a dire che anche le merdacce come me andavano aiutate…)

E se non ci credete, anche una foto scattata da me

E se non ci credete, anche una foto scattata da me

Quell’estate del 2008 sul K2 c’erano sicuramente solo scalatori esperti, perché quella è una montagna che ti uccide anche solo a guardarla ed è impossibile per l’alpinista dilettante anche solo avvicinarsi. Però anche i più esperti sono in fondo esseri umani, e sebbene in montagna ci si aiuti tutti… se sei troppo lento i più esperti ti passano avanti, e visto che non siamo sull’autobus ma in uno dei punti più pericolosi del mondo, passare avanti è una faccenda dannatamente rischiosa.

Quando ho cominciato a spiluccare questo libro, credevo fosse un semplice saggio sulle scalate sul K2 (che stavo cercando) e che l’incidente del 2008 fosse semplice: una frana si è incarrettata gli scalatori e fine della storia.
Quello che ho trovato è un incredibilmente avvincente racconto che ti porta a conoscere i tanti protagonisti come se fossero tuoi amici, che ti porta a scalare con loro, che ti fa sentire la roccia viva (e crudele) sotto i loro piedi, che ti fa salire con loro là dove pochissimi esperti sono saliti. Ad un certo punto gente estranea di cui non hai mai sentito il nome la consideri famosa, e sai perché sono lì, e sai cosa cercano, e sai cosa significa per loro la vetta, e quando ci arrivano – quando si fanno le foto felici e telefonano alle famiglie mentre sono in cima la mondo – sei felice per loro, ma all’improvviso un gelo ti percorre la schiena.
Perché a forza di leggere libri di montagna ho imparato che la salita ti sfianca… ma è la discesa che ti uccide.
Più spietato del K2, Graham Bowley ti porta in vetta al mondo insieme a persone che ormai consideri amici… e poi comincia ad ammazzarteli uno ad uno…

Il 26enne Etrusco, pigro cittadino, sul Gran Paradiso a ben... 2 metri di altezza! (non sono su una vetta,  bensì su una grossa roccia sul cammino in pianura!)

Il 26enne Etrusco, pigro cittadino, sul Gran Paradiso a ben… 2 metri di altezza!
(non sono su una vetta, bensì su una grossa roccia sul cammino in pianura!)

Per una settimana ho sfogliato le pagine del mio lettore su smartphone con dita gelate, perché No Way Down è scritto così bene che senti il freddo della neve e la paura di un mondo alieno, dove ad ogni passo può esserci uno strapiombo di mille metri, dove ad ogni svolta la corda può finire, e dove decine di ore passate sopra gli 8 mila metri – dove cioè nessun essere vivente dovrebbe stare – ti mandano in pappa il cervello e la gente diventa strana.
E quando non puoi più fidarti della tua mente, perché il tuo cervello si sta gonfiando e inizia a premere nella calotta cranica, quando non puoi fidarti degli occhi perché la luce della neve te li sta bruciando, quando non puoi fidarti delle mani e dei piedi perché il ghiaccio te li sta mangiando e forse li perderai una volta sceso… Allora sì che sei sul K2!

Un libro meraviglioso che si divora con il gelo nel cuore, sia per il numero incredibile di incidenti subiti da quella spedizione sia per lo stile meraviglioso del suo autore. Consigliatissimo!

Una curiosità.
Quando Graham Bowley è venuto in Italia per intervistare il sopravvissuto Marco Confortola – che poi nel 2013 ha raccontato la sua storia in un saggio – racconta che l’incontro con l’alpinista (di cui ignoravo l’esistenza!) è avvenuto tramite l’agente Barbara Baraldi. Ho contattato la celebre autrice dark italiana che è rimasta sorpresa: è la prima volta che sente di una sua omonima!
Curioso quindi che un nome dell’alpinismo forse non proprio noto in Italia – non so quanto da noi si sia pubblicizzato il fatto che Confortola non solo sia sopravvissuto ma che sia stato tra i pochi, nel panico generale, a prestare soccorso ad altri – sia accompagnato da un’omonima di una scrittrice italiana decisamente più nota…

L.

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8 commenti

Pubblicato da su giugno 6, 2016 in Uncategorized

 

8 risposte a “No Way Down (2010)

  1. Cassidy

    giugno 6, 2016 at 6:12 am

    Fantastico pezzo, le tragedie di montagna alla fine ti incollano alla pagine, anche virtuale, devo proprio decidermi a compare un Kindle 😉 Cheers!

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 6, 2016 at 6:31 am

      Non sapendo nulla degli eventi narrati, questo libro mi ha stregato piuttosto di un thriller!

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  2. theobsidianmirror

    giugno 6, 2016 at 6:51 pm

    Quando avevo vent’anni andavo spesso per rifugi, su e giù per sentieri là sul gruppo dell’Adamello. Una fatica bestiale ma gli scenari che potevi ammirare da certi punti ripagavano di tutto. Il problema è che quando si metteva a piovere, magari per giorni e giorni, il tutto si trasformava in una noia infinita. Prigioniero nel rifugio senza niente da fare se non bere grappa, leggere riviste di montagna e giocare a carte con gli sventurati di turno. E fu così che abbandonai la montagna per il mare….

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    • Lucius Etruscus

      giugno 6, 2016 at 6:54 pm

      La mia fortuna è stata che in quell’unica esperienza c’era sole pieno. I saggi sulle grandi scalate che sto leggendo mi stanno insegnando che il brutto tempo in un’impresa alpinistica è un gioco con la morte con poche speranze di vincere…

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      • theobsidianmirror

        giugno 6, 2016 at 6:58 pm

        L’alpinismo è un’altra cosa. Roba per pochi. A causa del mio lavoro ho avuto occasione di conoscere di persona Simone Moro e Tamara Lunger .. e ti assicuro che non sono esseri umani.

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      • Lucius Etruscus

        giugno 6, 2016 at 7:00 pm

        ahahaha esseri mitologici metà alpinisti metà montagna? 😛

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      • theobsidianmirror

        giugno 6, 2016 at 7:10 pm

        Di più! .. eppure anche Simone Moro se l’è vista brutta un paio di volte… un paio di anni fa fu aggredito dagli sherpa e preso a calci e pugni… Non è solo la montagna che ti uccide.

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      • Lucius Etruscus

        giugno 6, 2016 at 7:11 pm

        Vedi che ho ragione quando dico che le persone che scalano sono molto più pericolose della scalata stessa? 😛

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