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Harbottle Files 4. Problemi con l’Italia

27 Mag

Romanzo Giallo Classico 12Continua la mia intervista con l’agente letterario Philip Harbottle.
Ricordo che tutte le informazioni sulle edizioni italiane dei romanzi citate sono mie: sono informazioni molto difficili da trovare, perché la Garden Editoriale è una casa dimenticata e mi ci sono voluti anni di ricerche per stilare un database minimamente accettabile, che gradualmente sto pubblicato ne “Gli Archivi di Uruk“.

I lettori non pensano a copyright e royalty, ma queste cose governano il mondo dell’editoria. È un processo automatico oppure un agente letterario deve combattere per far rispettare tutto questo?

Il ruolo dell’agente letterario è molto importante. I grandi editori hanno contratti standard pieni di ogni sorta di clausole, che spesso sono a loro vantaggio e non dell’autore. Per fare un esempio, i contratti offerti inizialmente cercano di garantire l’editore: oltre ai diritti del libro, che è tutto ciò che cercano, ci sono anche quelli cinematografici e i diritti di traduzione per l’estero, il tutto diviso genericamente a metà con l’autore. In molte circostanze l’agente deve spezzare quest’equilibrio, perché il suo lavoro è cercare di ottenere migliori condizioni nei diritti sussidiari: solo un agente pigro li lascia come sono impostati all’inizio. D’altro canto se appare chiaro che l’editore rispetterà i patti e avrà più successo dell’agente nel far fruttare i diritti, allora ci si può stare.
Le royalty possono essere molte. Un piccolo editore può offrire un’alta royalty, per esempio del 10%, ma è sempre preferibile accettare anche una royalty minore, come il 6%, però da un editore affermato: il 6% di tante vendite è più del 10% di vendite scarse.
È importante anche l’esclusiva che l’editore cerca di ottenere. L’agente deve assicurarsi che non sia eccessiva: se l’editore si comporta bene, l’esclusiva sarà automatica, altrimenti l’agente cercherà di staccarsi per trovare un editore migliore.

Con la tua Cosmos Literary Agency hai venduto romanzi e racconti in molti Paesi: in genere è dappertutto uguale o ogni Paese ha problemi differenti?

Ho trovato grandissimi differenze nei vari Paesi. Gli editori britannici ed americani tendono ad onorare i loro contratti, soprattutto per quanto riguarda le royalty, secondo quanto specificato (di solito due volte l’anno). Non tutti gli editori europei fanno lo stesso: loro pagano un acconto iniziale… e poi non li senti più!
Gli editori italiani sono noti per questo, e molti lavorano all’insegna del motto “oggi ci sono, domani non più”. Antonio Bellomi era consapevole di questa nomea e preparò per me un tipo di contratto che accettai con molto piacere: in pratica prevedeva un pagamento unico che copriva, diciamo, due anni di diritti di pubblicazione, senza alcuna royalty, e dopo questo periodo il contratto prevedeva che tutti i diritti tornavano all’autore.
Oggi uso un misto di contratto a breve e lunga scadenza, basato sul giudizio che mi sono fatto sull’affidabilità dell’editore. Quelli con cui tratto, in Gran Bretagna, America, Francia e Germania, sono molto buoni e affidabili, invece non ho rapporti con alcun editore italiano. Elara continua a pubblicare il ciclo Dumarest illegalmente: la lingua straniera e la distanza geografica rendono troppo costoso fare causa. Ma anche se fossero denunciati, andrebbero semplicemente in liquidazione e non ci sarebbero più soldi per nessuno. Tutto ciò che posso fare è smettere di proporre loro qualsiasi tipo di materiale.

Negli anni Settanta la tua Cosmos iniziò a collaborare con editori italiani: come sono stati i tuoi rapporti con loro? Ti chiedevano materiale o lo proponevi tu a loro?

A mia insaputa, al di là della Manica una grande casa francese di fumetti, la Aredit, nel 1973 lanciò una ristampa della serie degli anni Cinquanta targata Fleuve Noir e chiamata “Anticipation”, sotto forma di storie a fumetti per adulti in formato tascabile. Questo fece sì che tornò sulle scene Vargo Statten [celebre pseudonimo di John Russell Fearn].
Le edizioni Aredit erano assolutamente fedeli ai romanzi, in alcuni casi superavano le 200 pagine o addirittura pubblicate in due puntate. Erano veri e propri romanzi illustrati e raggiunsero una nuova generazione di lettori francesi ed europei: la versione anni Settanta dei lettori degli anni Cinquanta.

Gli editori italiani erano informati di quei libri, ma si limitarono ad utilizarne le illustrazioni di copertina per altri romanzi.
Poi nella seconda metà degli anni Settanta ci fu una improvvisa rinascita dell’interesse degli editori italiani nei confronti delle vecchie storie di fantascienza, nato probabilmente sull’onda del successo dei film di Guerre Stellari. Le case editrici iniziarono disperatamente a cercare notizie di chi detenesse i diritti dei romanzi di Vargo Statten, alcuni dei quali erano apparsi in Italia negli anni Cinquanta: questo li portò a contattarmi.

Il primo a contattarmi fu Antonio Bellomi da Milano, un autore di fantascienza che faceva anche l’editore. Durante un suo viaggio in Inghilterra negli anni Sessanta, dopo una visita al White Horse di Londra, aveva stretto amicizia con l’autore Arthur Lay – che scriveva fantascienza con il nome di Arthur Sellings – e sua moglie. Prima di tornare in Italia lo andò a trovare alla sua casa di Worthing, dove gli capitò di leggere un libro di Fearn, The Multi-Man.
Nel 1976 Bellomi si ricordò di tutto questo e iniziò a cercarmi, trovando il mio indirizzo probabilmente in una copia del 1956 di “Authentic Science Fiction”: quel recapito era allora dei miei genitori, che mi recapitarono la lettera a cui risposi entusiasta. Durante il suo successivo viaggio in Inghilterra, Bellomi venne a trovarmi.
Fui più che felice di diventare l’agente letterario di Fearn nel suo Paese, lasciando a lui la scelta di romanzi e racconti. Gli inviai qualche titolo che avevo disponibile, come per esempio Cosmic Exodus (Esodo cosmico, Il Picchio marzo 1977) con la firma Vargo Statten, visto che era conosciuto con quel nome in Italia. Con mia grande gioia il libro ha ottenuto una copertina di Eddie Jones (presa da un’edizione tascabile dalla Germania, Paese dove le illustrazioni di Eddie apparivano regolarmente).

Andavo a trovare regolarmente la signora Fearn, negli anni Settanta, prima con mia moglie Maureen e poi con nostra figlia Claire durante le vacanze estive. Quando Antonio Bellomi divenne consulente editoriale di altri editori italiani fu con gran piacere che potei integrare la magra pensione della signora Fearn, riuscendo a vendere alcuni libri di Vargo Statten anche in Germania.
Nei dieci anni che seguirono Guerre Stellari, apparvero in Italia circa cinquanta fra romanzi e racconti di Fearn, undici dei quali in edizione cartonata. Degno di nota fu un volume antologico di circa mille pagine edito dalla Libra Editrice di Bologna, nella loro serie dedicata ai classici, con una sorprendente analisi bibliografica e critica della carriera di Statten di un centinaio di pagine, curata da tre autori italiani: Antonio Bellomi, Luigi Cozzi e l’editore Ugo Malaguti.
I quattro romanzi ristampati in volume erano stati meticolosamente tradotti da una celebre firma italiana, Roberta Rambelli, ed erano inseriti in una serie di titoli che presentavano il meglio di autori come Van Vogt, Williamson, Simak, Clarke, Sheckley, Asimov e Wyndham.
Intervallati da alcune apparizioni in antologie britanniche ed americane, i pagamenti delle royalty europee per le ristampe di Fearn aiutarono la vedova coi suoi problemi finanziari, sebbene andassero solo ad integrare la sua magra pensione. Ha sempre insistito perché le portassi i soldi personalmente, in contanti, alla sua casa di Princeway, nel distretto Blackpool di South Shore: era un’occasione per andarla a trovare.
Ero felice di adempiere alla sua richiesta, perché le mie frequenti visite a Blackpool mi consentivano di incontrare altri amici personali di Fearn che ancora vivevano in città, o nella vicina Lytham St. Annes. In questo modo seppi molte cose della vita personale e lavorativa di Fearn e scoprii nuovi pseudonimi: tutto materiale ottimo per le mie ricerche e i miei saggi.

In particolare divenni grande amico di Norman Lazenby, nato a Tyneside ma residente a St. Annes, e sua moglie Kathy. Norman e Fearn si scrivevano durante la guerra e roseguirono fino al 1953, periodo durante il quale Lazenby ebbe grande succeso: egli è stato una miniera di informazioni sugli “editori fungo” e le loro dubbie attività.
Furono tempi felici. Antonio Bellomi continuava con successo a ristampare in Italia i romanzi di Vargo Statten e Volsted Gridban (sempre come Statten) e gli mandai molti racconti di fantascienza, che lui inserì come riempitivi nei libri della serie “Perry Rhodan”.

Quando la fantascienza passò di moda in Italia, gli editori più piccoli come Malaguti chiusero i battenti, mentre l’intraprendente Bellomi divenne direttore della Garden Editoriale, una casa editrice specializzata in un genere molto popolare come il giallo.
All’epoca in Italia Edgar Wallace divenne libero da copyright, così Bellomi ne approfittò per pubblicare dozzine di titoli, alcuni dei quali mai apparsi prima nel suo Paese, e mi ingaggiò per trovare i titoli più difficili.
Quelle edizioni ebbero successo e Bellomi ampliò il panorama includendo antologie gialle che contenessero un romanzo principale con in più racconti di diversi autori, compresi alcuni “classici” come Mark Twain e G.K. Chesterton e alcuni “dei vecchi tempi” come Gaston Leroux e William Le Queux.
Presentò anche i gialli di John Russell Fearn, alcuni dei suoi titoli con “Black Maria” e il Dottor Carruthers di Hugo Blayn, più altri racconti apparsi su “Thrilling Mystery” e le riviste di Gerald G. Swan.

Riscossero successo immediato, così colsi l’occasione per pubblicare per la prima volta qualche giallo di Fearn scritto per lo “Star Weekly” di Toronto, come per esempio Within That Room [I delitti della camera chiusa, “I Delitti della Camera Chiusa” n. 1, Garden Editoriale 1992], e magari anche qualche romanzo inedito, come l’ottimo The Man Who Was Not [Assassino invisibile, “I Grandi Detective” n. 2, Garden Editoriale 1992].
Fu tale il successo di Fearn che Bellomi lo presentò anche in una collana western, facendo tradurre il suo romanzo Skeleton Pass [La gola degli scheletri, “Romanzi del West” n. 2, Garden Editoriale 1988] e in più altri due inediti come Dynamite’s Daughter [Resa dei conti a Canyon Town, “Romanzi del West” n. 3, Garden Editoriale 1990] e Massacre Trail [La pista del massacro, “Romanzi del West” n. 5, Garden Editoriale 1992].
In quel periodo prolifico si vendettero bene anche romanzi thriller di Sydney J. Bounds (Two Times Murder) e Norman Lazenby (Yellow Cargo [Traffico illecito, “Giallissimo” n. 3, Garden Editoriale 1987] e Death in the Stars [Oroscopo fatale, “Il Romanzo Giallo Classico” n. 4, Garden Editoriale 1994]).

Fu una bella soddisfazione per me, non solo finanziariamente. Sentivo di star ripagando il debito che avevo nei confronti di Bounds e Lazenby per il loro supporto ed amicizia sin dai tempi di “Vision of Tomorrow”, dimostrando che al di là delle “edizioni fungo” erano autori che si potevano vendere a livello internazionale.
La corsa al romanzo giallo finì nel 1984 quando Bellomi entrò in contrasto con gli editori e la loro politica di ristampare in continuazione romanzi senza pagare gli autori, licenziandosi. [Probabilmente intendeva il 1994]
Da allora non ho più venduto o proposto nulla all’Italia fino al 2006 quando, sebbene non lavorassimo più insieme, Antonio mi mise in contatto con Ugo Malaguti, che stava rilanciando il genere fantascientifico con una serie di ristampe per la Perseo. Dietro sua richiesta gli vendetti un romanzo di Vargo Statten, To the Ultimate (1952) [Il numero dell’infinito, “La Contrada delle Stelle” n. 1, luglio 2006, traduzione e cura di Ugo Malaguti], e uno di Tubb, City of No Return (1954). [La città senza ritorno, “Biblioteca di Nova SF” n. 23, novembre 2006, traduzione di Armando Corridore; già apparso con lo stesso titolo su “Urania” Mondadori n. 165, 21 novembre 1957, traduzione di Andreina Negretti.]
Gli proposi poi due altri romanzi di Tubb, Dead Weight (1957) [Peso morto, “La Contrada delle Stelle” n. 3, dicembre 2007, traduzione di Annarita Guarnieri; già apparso con lo stesso titolo su “Cosmo” Ponzoni n. 14, luglio 1958, traduzione di Stanis Marvel] e De Bracy’s Drug, che vendetti. [Il popolo delle stelle, “Nova SF” n. 77, febbraio 2008, traduzione di Lella Moruzzi.]
Quest’ultimo romanzo apparve nella sua rivista “Nova”, così come un paio di racconti di Fearn e Tubb.

La collana della Perseo non durò molto, ma Malaguti riapparve con un’altra colana: “Elara”. Iniziò a ristampare la serie “Dumarest” di Tubb in volumi antologici cartonati e cercò di comprare i diritti di altri romanzi di Fearn, senza riuscirci. Andarono male anche le trattative per i successivi volumi di “Dumarest”, e visto che smisero di pagare le royalty me ne sono lavato le mani: lo stesso hanno continuato a pubblicare i titoli di “Dumarest” senza averne l’autorità legale, quindi devono alla mia agenzia e agli eredi di Tubb un bel po’ di soldi.
Antonio [condirettore responsabile di “Nova SF” dal 2003] fu molto seccato e imbarazzato dell’accaduto, così per cercare di riparare mi ha messo in contatto con un più affidabile ed affermato editore, la Mondadori, che si è dimostrata interessata ad alcuni romanzi di Tubb (ma non di Fearn): sono riuscito a vendergli due titoli, C.O.D. Mars e Footprints of Angels, e sebbene li abbiano stampati in un unico volume e li abbiano pagati molto bene (probabilmente), ho trovato le comunicazioni con la Mondadori molto difficoltose, se non addirittura impossibili, così non ho proposto altri titoli. [Non esiste traccia in italiano dei romanzi citati: forse sono stati fusi nell’unico volume Mondadori dedicato a Tubb sin dagli anni Ottanta: Paura degli stranieri, “Urania” n. 1572, 2011.]

Molto più congeniale è stato il rapporto con la piccola casa Edizioni Della Vigna, fondata dall’amico di Antonio Luigi Petruzzelli. Luigi è stato completamente onesto, regolare nei pagamenti ed è stato un piacere fare affare con lui.
Nel 2009 ha pubblicato una edizione stupendamente illustrata di un’antogia di Tubb, Posseduti, seguita da un paio di antologie con racconti sia di Tubb che di Fearn.
Luigi ha poi voluto il romanzo di Fearn-Statten Zero Hour ma io ho compiuto il grande errore di darlo ad “Elara”, che offriva di più: non l’hanno mai pubblicato e da allora non ho più avuto notizie di Luigi. Non so se la sua casa ha superato la crisi economica che ha colpito l’Italia e gran parte dell’Europa in questi anni. [La casa editrice è ancora attiva.]

Oggi come oggi non ho contatti italiani, ma mi piacerebbe avere l’opportunità di lavorare con editori italiani interessati al mio ampio spettro di autori, di fantascienza, horror, giallo e western.

(continua)

L.

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2 commenti

Pubblicato da su maggio 27, 2016 in Archeo Edicola, Interviste

 

2 risposte a “Harbottle Files 4. Problemi con l’Italia

  1. Ivano Landi

    maggio 27, 2016 at 5:46 pm

    Non mi è ben chiaro il concetto di “editore fungo”. Immagino sia una traduzione letterale dall’Inglese e che quindi non esista nessun corispettivo italiano. Ma che definizione se ne può dare?

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 27, 2016 at 5:57 pm

      Un editore che spunta dal nulla e poi ritorna nel nulla. Magari è un modo di dire britannico, ma rende bene l’idea dello “spuntare come funghi”…

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