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Harbottle Files 3. E.C. Tubb e Syd Bounds

26 Mag

lunga morteContinua l’intervista all’agente letterario e romanziere Philip Harbottle.

Hai conosciuto personalmente molti autori pulp: hai degli aneddoti da raccontarci su di loro?

Due miei grandissimi amici (nonché clienti) sono stati E.C. Tubb (Edwin Charles Tubb) e Sydney J. Bounds.
Il titolo del 1954 di Ted Tubb The Resurrected Man [in Italia, La lunga morte, “Urania” n. 160, 12 settembre 1957] è stato il terzo romanzo di fantascienza che abbia mai letto, dopo due titoli di John Russell Fearn sotto pseudonimo: il loro impatto sul quattordicenne che ero è stato elettrificante. Riciclavo giornali in giro per guadagnare qualche spiccio, e spendevo tutto comprando qualsiasi libro riuscissi a trovare di questi autori.

Poi nel marzo del 1964 seppi che Tubb avrebbe partecipato alla convention BSFA Easter, a Birmingham: era l’opportunità di incontrare il mio idolo… Ma cosa poteva dirgli un timido fan neofita? Mi venne all’improvviso un’idea.
Usando i mezzi del mio ufficio dopo le ore di lavoro – col rischio di venir beccato e licenziato – scrissi al volo una tesi illustrata di diecimila parole sui romanzi di Tubb, e la stampai.
All’hotel della convention Tubb era circondato di fan, ma finalmente riuscii a raggiungerlo nella sua stanza e a parlargli. Era in compagnia fra l’altro di un giovane Mike Moorcock, appena nominato direttore di “New Worlds”. Gli passai una busta marrone contenente una copia del mio E.C. Tubb: uno studio, ma non seppi dare altra spiegazione se non un borbottio incomprensibile. Lui prese la busta con un sorriso, la mise da parte e mi invitò a bere qualcosa con il resto della compagnia.
Giorni dopo ricevetti una lettera, firmata «Come sempre, Ted», che mi ringraziava gentilmente per la sorpresa: aveva pensato che la mia busta fosse «ancora un’altra fanzine» e non l’aveva guardata finché non aveva preso il treno per tornare a Londra. Era rimasto sorpreso che fossi riuscito ad identificare tutti i suoi pseudonimi, anche quelli non dichiarati, e mi promise di tenermi regolarmente informato delle sue future uscite.

Quando divenni direttore di “Vision of Tomorrow” nel 1969, Ted stesso prenotò una stanza in hotel per il weekend e scrisse tre meravigliose storie per la mia rivista. Una di queste, Lucifer! [inedito in Italia], divenne un classico riconosciuto e vinse l’Europa Prize dopo essere stata raccolta in antologie in giro per il mondo. Nel giugno 2014 – quattro anni dopo la triste morte di Ted – sono stato in grado di trattare e chiudere un contratto con un produttore rilasciando i diritti cine-televisivi della storia.
Il talento letterario di Ted andava di pari passo con la sua natura generosa. Nel 1970 viaggiammo insieme per andare alla convention di Heidelberg, in Germania, dove lui era l’ospite d’onore. Al nostro arrivo scoprii che la compagnia aerea aveva perso il mio bagaglio e l’editore non si era messo d’accordo per pagare la mia stanza d’albergo: mi ritrovavo così con pochi soldi in tasca, senza effetti privati e con solo i vestiti che avevo indosso. Ted subito mi fece un prestito e mi offrì di dividere la sua stanza: quanti altri eminenti scrittori l’avrebbero fatto?

Ted divenne mio amico e mentore, chiendomi anche di divenire suo agente e riuscendo insieme a ripubblicare i suoi libri. Ero emozionato di lavorare con lui sui suoi nuovi romanzi, compreso il suo splendido Dumarest [edito in Italia nel 2008 da Perseo Libri senza autorizzazione, come vedremo più avanti], che scrisse per me – e per tutti i suoi fan – malgrado i problemi di salute: visse abbastanza per vederlo pubblicato ed acclamato dai suoi fan. Morì invece senza sapere che una grande major britannica, la Orion Books, aveva deciso di dare immortalità digitale alla sua intera bibliografia – più di un centinaio di romanzi – e di pubblicare il suo ultimissimo meraviglioso romanzo, Fires of Satan [inedito in Itaia], completato solo qualche settimana prima di morire.
Avrebbe poi molto apprezzato il tributo postumo della Francia con il volume Dimension E.C. Tubb, publicato dal suo traduttore (ed ammiratore) francese Richard Nolane. È poco noto che la madre di Tubb, Marie Francios, era francese; conobbe e sposò il marito inglese durante la Prima guerra mondiale e si trasferì a Londra. Ted ha sempre avuto un interesse e un orgoglio speciale per le sue molte traduzioni francesi.

Ho amato la persona e la sua opera per oltre cinquanta anni, e mi manca terribilmente. Ma ora ho il piacere di lavorare per sua nipote, Lisa John (erede dei suoi diritti letterari), per assicurarmi che la sua opera continui ad essere tradotta in giro per l’Europa, compresi alcuni racconti postumi scoperti recentemente. E soprattutto il suo capolavoro Lucifer! diverrà un grande film. [Al 2016 non ne esistono notizie!]

Un altro buon amico e grande talento fu Sydney J. Bounds. Occuparsi di riviste di fantascienza e fantasy è qualcosa che hai nel sangue, e una volta che furono guarite le ferite della breve vita di “Vision of Tomorrow” nel 1969-70, negli anni ho continuano a pubblicare diverse riviste del fantastico.
Chiunque abbia mai avuto il privilegio – o la sfortuna, la giuria non si è ancora espressa! – di curare una rivista di questo genere saprà che trovare del buon materiale è un’impresa. La Legge di Sturgeon, che il 90% di tutto è spazzatura, può essere discutibile ma di certo si applica alle proposte non richieste che giungono in redazione: ecco perché ogni volta che sono stato io il curatore ho fatto sempre affidamento sui vecchi scrittori professionisti su cui sapevo di poter contare.
Syd Bounds rispondeva sempre alle mie richieste, non facendomi mai mancare storie indipendentemente dalla rivista che curavo, dai modesti inizi di “Fantasy Booklet”, che poi divenne “Fantasy Annual” (curata insieme a Sean Wallace), e poi “Fantasy Quarterly” e ancora “Fantasy Adventures”: durò tredici numeri e fu pubblicata da Cosmos Books/Wildside Press. Bounds apparve in ogni numero, a volte con più di un racconto (usando il suo pseudonimo David Somers): più invecchiava, più le sue storie miglioravano, era davvero incredibile.

Durante la sua lunga carriera di scrittore ha pubblicato centinaia di racconti e quasi cinquanta romanzi di vario genere – fantascienza, fantasy, giallo e western. La grande diversità del suo lavoro (e l’uso di pseudonimi) non gli regalò un alto profilo o un nome riconoscibile in alcuno di questi campi, ma nell’ambito dell’editoria era ben noto e rispettato come un vero professionista.
Ignorava cosa fosse l’egomania e non si è mai dato delle arie: evitava quel tipo di sabbie mobili. Si accontentava di piccole vendite e dei soldi che gli permettevano di andare avanti. Per un periodo negli anni Settanta lavorò come portantino ospedaliero per la NHS, ma si dimise appena maturò una piccola pensione. Visse da solo dopo la morte della madre, in maniera modesta e sobria, nella stessa casa in affitto in cui era cresciuto prima della guerra. Siccome era uno stabile vecchio, privo delle comodità moderne – come il bagno in casa! – l’affitto era davvero basso: tutto questo contribuì a perseguire il suo sogno, che era semplicemente di scrivere e di essere il proprio capo.
Incredibilmente non possedé mai una televisione e per rimanere informato usava solo giornali e radio, mentre era un cliente fisso della biblioteca. Lo stesso era sempre aggiornato sugli ultimi sviluppi scientifici.
Amava davvero l’atto stesso di scrivere ed era alla costante ricerca di nuove idee e metodi di espressione. Ipercritico verso il proprio stile, lavorò per ottenere una scrittura scarna, “economica”, quasi completamente priva di aggettivi, che egli considerava semplice “imbottitura”: ugualmente riusciva a rendere la propria scrittura ricca da leggere.
Syd una volta mi raccontò, in un raro moto d’orgoglio, che un editore una volta gli disse che i suoi libri avevano un qualità che rendeva impossibile smettere di leggere: quello per lui fu il complimento più grande che potesse ricevere.
Le sue capacità narrative e le qualità critiche lo portarono a divenire insegnante di una scuola di scrittura per corrispondenza, intorno alla fine degli anni Ottanta, e continuò finché negli anni Novanta la scuola chiuse, con suo grande disappunto. Trovò quell’esperienza molto istruttiva per la propria scrittura.

Ecco un aneddoto per spiegare la professionalità ed intelligenza di Syd. “Vision of Tomorrow” fu lanciata nel 1969, periodo in cui in Gran Bretagna la fantascienza non andava più e molti autori noti avevano semplicemente smesso di scriverne. Come curatore di quella nuova rivista ero alla disperata ricerca di buoni racconti, così mi rivolsi ai vecchi professionisti del settore – come Ken Bulmer, Bill Temple, Ted Tubb e non ultimo Syd Bounds – e tutti vennero in mio soccorso, inviandomi materiale scritto appositamente per me, e Syd fu l’unico che mi inviò racconti brevissimi (sotto i tremila caratteri). Quando gli chiesi perché mai non inviasse storie più lunghe, mi rispose che sapeva che gli altri autori avrebbero scritto testi più lungi, racconti dai seimila caratteri in su, così nei testi brevi lui avrebbe avuto minore competizione!
Egli poi sapeva bene che i curatori di riviste cercano sempre racconti brevi per tappare eventuali buchi nel palinsesto. Divenne ben presto uno dei miei migliori e più importanti collaboratori, oltre che grande amico.
Quando le circostanze decretarono la chiusura della rivista dopo appena dodici numeri, mi rimase fra le mani una serie di racconti di Bounds inediti. Sentendomi in colpa per questo, chiesi a Syd se potevo provare a piazzarglieli, visto che lavoravo come agente part-time. (Nel frattempo infatti ero stato costretto a tornare alla mia precedente occupazione nell’amministrazione locale): Syd, che non ha mai usato agenti, accettò.
Il nostro rapporto divenne più stretto con l’andar del tempo: Syd continuò a vendere da solo i propri racconti, ma mi mandava i manoscritti che venivano rifiutati; poi, gradualmente, una volta che iniziai a trovare degli agganci, cominciò a mandarmi materiale nuovo.
Il punto di svolta del nostro rapporto avvenne nel 1986, quando vendetti il suo racconto horror The Circus [inedito in Italia] alla televisione americana, che l’ha usato per un episodio della serie Tales From the Darkside [3×01, 28 settembre 1986] di George Romero. Syd si ritrovò ad ottenere «più soldi da quel racconto di quanti ne ha mai ottenuti dagli altri, romanzi compresi!»

Negli ultimi anni ho avuto il raro privilegio di collaborare con Syd per un gran numero di racconti e progetti vari, e l’ho trovata un’esperienza affascinante. Le mie ambizioni personali di essere un romanziere sono state da tempo sublimate dall’essere un curatore ed un agente letterario. Poi, un giorno del 1992, allarmato da quello che avvertii come un rapido declino delle qualità dei testi di una delle mie strisce quotidiane preferite, Garth del “Daily Mirror”, scrissi al direttore criticando duramente le sue ultime scelte, e suggerendo come i testi potessero essere migliorati.
Con mia grande sorpresa il direttore, John Allard, convenne con me su tutto e mi invitò a provare a scrivere io stesso una storia di Garth: buttai giù un soggetto intitolato “Twin Souls” che fu subito accettato. Allard poi accettò di incontrarmi e mi confidò che stava cercando uno scrittore regolare per quella striscia (del quale è stato co-creatore nel 1943) prima del suo pensionamento obbligatorio, avendo raggiunto i 65 anni di età; mi invitò a fare una prova, a proporgli alcune idee e poi lui avrebbe scelto quelle che gli piacevano di più.
Il tempo però era fondamentale: se io non avessi accettato velocemente, sarebbe stato costretto a cercare altrove o a scrivere personalmente le storie. Era un’opportunità meravigliosa e i soldi mi servivano, visto che la retta universitaria di mia figlia mi stava indebitando.
Ma c’era un problema. Lavoravo ancora per il Consiglio cittadino, e il mio lavoro all’epoca era molto impegnativo; oltretutto mio padre era morto da poco e passavo molto tempo ad occuparmi di mia madre. Chiesi dunque aiuto a Syd e ad un altro autore amico, Ted Tubb: sapevo che entrambi erano stati prolifici autori di strisce di successo negli anni Sessanta, soprattutto in serie belliche. All’epoca conoscevano poco Garth, ma inviai loro alcuni esempi ed entrambi stilarono alcuni soggetti in tempi record. Inutile dire che erano stupendi e dopo un minimo di aggiustamento li sottoposi entrambi: fu quello di Syd a venir accettato.
Nei due anni successivi vendetti altre quattro strisce quotidiane al “Daily Mirror”; due, Twilight World e Devil Woman, erano interamente mie (anche se con dritte provenienti dallo stile del mio idolo John Russell Fearn!) ma le prime due, Warlord e Champions, erano inizialmente concepite e abbozzate da Syd ed io mi limitavo a revisionarle. Il guadagno (considerevole) su queste storie in collaborazione lo dividevamo a metà, con Syd più che contento di rimanere anonimo: è stato un suo grande gesto l’aiutarmi ad uscire dai debiti e permettere a mia figlia di completare l’università.

Qualche anno dopo, nel 2000, come agente vendevo all’editore londinese Robert Hale alcuni vecchi western degli anni Cinquanta di Syd, Tubb e Fearn. Stavo proponendo un western di Fearn del 1951, The Hanging 9 [inedito in Italia], quando rileggendolo (per stilarne la scheda) scoprii che la storia aveva due punti in cui perdeva di senso: mi resi conto che due interi capitoli erano semplicemente andati persi. Fearn aveva venduto alla Scion Ltd un romanzo di 128 pagine ma l’editore, per inserirlo in un formato da 96 pagine, aveva semplicemente tagliato via del testo… il tutto senza consultare l’autore!
Una delle falle l’ho tappata io – gli eventi andati persi sono raccontati in retrospettiva da uno dei personaggi – ma l’altra falla esulava dalle mie possibilità. Mandai il libro a Syd insieme ad una richiesta di soccorso: poteva risolvere quella situazione? Nel giro di qualche giorno mi inviò un nuovo capitolo brillante, che combaciava alla perfezione: proposi il libro e lo vendetti senza problemi.
Così nel tempo chiesi a Syd di attuare alcune modifiche ai racconti di Fearn e il risultato era eccellente, come nel caso di A Matter of Vibration [inedito in Italia] nell’antologia “Fantasy Annual 3”. (Il racconto era stato scritto originariamente per un’antologia di Mike Ashley che purtroppo non ha mai visto la luce.)

Altri editori britannici che hanno subito riconosciuto la qualità del lavoro di Syd sono stati Dave Sutton e Steve Jones, che inserirono molte sue storie nelle loro pubblicazioni legate alla British Fantasy Society, negli anni Settanta. Più recentemente, Syd ha contribuito con molte riedizioni di suoi racconti alle prestigiose antologie horror di Steve Jones, dall’altra parte dell’Atlantico.
Una volta vendute le ristampe dei suoi western, commissionai a Syd nuovi titoli del genere da sottoporre ad Hale, che le accettò sempre entusiasticamente: questo lo rese ben disposto ad accettare anche un certo numero di western scritti da me stesso (espandendo alcuni racconti di Fearn). Le dozzine di romanzi venduti, sia nuovi che ristampe, furono importanti per Syd perché con il tempo i diritti gli avrebbero fruttato anche più del pagamento iniziare di Hale.

In tempi recenti sono riuscito finalmente a trovare un buon editore per ristampare molti dei romanzi di Syd e di altri miei clienti – western e gialli ma anche fantascienza. Dissi a Syd che avrei ben volentieri venduto i suoi vecchi romanzi, anche quelli inediti, se però fossero stati un po’ rimodernati: l’ho fatto io stesso con molti dei romanzi di Fearn di cui avevo i diritti. Però Syd non era assolutamente interessato a rivistare i suoi testi: voleva solo fare cose nuove. Notando il mio disappunto, sorrise e mi disse «Ma se a te va puoi farlo tu!»
Io volevo, lo feci e i libri furono venduti, fruttando a Syd una bella somma. Naturalmente il mio intervento rimase sconosciuto (erano d’altronde correzioni minori) ma sentivo che almeno stavo ripagando in qualche modo l’immenso debito che avevo nei suoi confronti.
Paradossalmente Syd si è lamentato che ho venduto troppi suoi libri e gli ho fatto avere troppi soldi, costringendolo così a pagare troppe tasse! Mi chiese dunque di aspettare un nuovo anno fiscale per vendere altri suoi libri, con il risultato che purtroppo alcuni di questi sono stati pubblicati postumi e Syd non li ha mai visti. Mi conforta un po’ il pensiero che egli sapesse che comunque sarebbe stato pagato.

Un giorno, Syd mi scrisse di essere stanco e di volersi ritirare. Rispettai la sua decisione e lo ringraziai di tutto ciò che aveva fatto per me… ma lo pregai di scrivere “giusto un altro western”. Sebbene io non lo sapessi, Syd era estremamente malato e molto sofferente, ma accettò lo stesso di scrivere un ultimo romanzo. Durante la redazione finale scoprì di avere un cancro in fase terminale, ma lo stesso finì e consegnò il libro. Lo lessi e mi sembrò brillante – stupendi personaggi, buona azione, anche se il finale sembrava un po’ troppo brusco. Ma in fondo i finali sbrigativi erano il marchio di fabbrica di Syd: odiava le lungaggini, e quando il cattivo cadeva a terra… be’, era la fine della storia!
Poi mi disse che stava morendo. Mi disse che i dottori gli avevano dato “forse sei mesi o magari anche due anni” di vita. Gli chiesi se voleva che fossi io ad informare l’editore e magari i suoi fan, ma non volle: non voleva che il suo ultimo romanzo fosse venduto per pietà. Ci sarebbe stato tempo per informare i fan.
Proposi il libro ad Hale specificando che sarebbe stato l’ultimo, perché Syd andava in pensione. Fu accettato ma con una richiesta dell’editore: l’autore poteva allungare un po’ il finale? Cosa accadeva all’eroina? Si sposava? E con chi?
Inviai a Syd tanto il pagamento quanto la richiesta dell’editore, e lui mi disse che più avanti mi avrebbe inviato il nuovo finale. Gli chiesi se potevo venirlo a trovare con mia figlia nella sua casa di Telford – dove si era appena trasferito per stare più vicino ai suoi amici Maureen e Mike Shine: volevo vederlo un’ultima volta e ringraziarlo personalmente per tutto ciò che aveva fatto per noi. Disse che gli sarebbe piaciuto, ma qualche giorno dopo, mentre stavo per prenotare un albergo, ricevetti la telefonata di Mike Shine che mi informava che Syd aveva subìto una brutta caduta ed ora era in ospedale. Dovetti posporre la visita e augurai pronta guarigione a Syd, chiedendo a Mike di tenermi informato sulle sue condizioni. Qualche giorno ancora dopo Mike mi informò che temeva il peggio e mi chiese se poteva mettermi in contatto telefonicamente con Syd: organizzammo la chiamata per quella sera alle 7.15.
A quell’ora esatta Syd venne al telefono. La sua voce era chiara e stabile, la sua mente lucida come sempre. Non so per quanto parlammo, gli spiegai quanto era stato importante per me e per mia figlia, e quanto i suoi fan avessero amato il suo lavoro, arrivando a scrivermi per avere sue notizie; gli parlai dei nuovi libri in pubblicazione per l’anno successivo, con in più una specie di tributo in edizione cartonata che raccoglieva i suoi racconti gialli, gli dissi che il suo lavoro era destinato ad essere ristampato e ricordato, e che io l’avrei portato avanti come suo curatore: mi ringraziò di cuore, provocandomi un groppo in gola.
Gli parlai del finale sbrigativo del suo ultimo romanzo, chiedendogli per curiosità se l’eroina si sposava con il suo fidanzato e scusandomi se non ne ricordavo il nome. Syd rise perché non se lo ricordava neanche lui, ma sì: secondo lui si sposava con il fidanzato. Gli spiegai che avevo posposto la visita perché era in ospedale, e lui mi suggerì di andarlo a trovare una vuolta fuori, tornato a casa. «Dopo Natale: mi piacerebbe.» Gli occhi mi cominciarono a lacrimare e non potei continuare, lo salutai e gli chiesi di passarmi Mike, che era accanto a lui.
Gli comunicai la mia sorpresa per la compostezza e lucidità di Syd e sperai che sarebbe tornato presto a casa. Mike era invece più circospetto, spiegandomi che Syd «aveva fatto molta fatica», e quanto era vero lo scoprii quattro giorni dopo, quando Mike mi telefonò per avvertirmi che Syd era morto quella mattina.
Quando sarebbero arrivate le bozze di Savage Rides West [inedito in Italia] avrei avuto il privilegio di collaborare ancora con Syd all’ultima pagina, scrivendo il paragrafo finale: avrebbe apprezzato l’ironia.
Un uomo meraviglioso e un grande autore, Syd visse solo per scrivere… morendo una volta smesso.

È destinato ad essere ricordato, specialmente da quando la British Fantasy Society ha deciso di includere nelle loro premiazioni annuali un “Sydney J. Bounds Award” per autori esordienti, sponsorizzato dalla Bounds Estate. E dopo che ho venduto i diritti cinematografici del racconto The Adapters, è stato prodotto uno stupendo film nel 2013: Last Days on Mars, con Lief Schreiber.
Sono fiero di aver conosciuto e rappresentato Ted Tubb e Syd Bounds e di aver fatto pubblicare il loro lavoro, portandolo anche su grande schermo. L’unico mio rimpianto è che non siano vissuti abbastanza per vedere quanto successo hanno ottenuto.

(continua)

L.

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2 commenti

Pubblicato da su maggio 26, 2016 in Archeo Edicola, Interviste

 

2 risposte a “Harbottle Files 3. E.C. Tubb e Syd Bounds

  1. Ivano Landi

    maggio 26, 2016 at 5:21 pm

    Certo che questo tipo con le risposte non scherza. Una lettura davvero affascinante. Immagino ci siano altre domande e risposte, vero?
    Inoltre ho scoperto che avevo rimosso la vecchia grafica di Urania…

    Liked by 1 persona

     

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