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Intervista ad Antonio Bellomi

20 Mag
Eureka n. 78 (giugno 1972)

Eureka n. 78 (giugno 1972)

Nel maggio del 2014 sono riuscito a raggiungere Antonio Bellomi per gentile tramite di Gian Filippo Pizzo, fenomenale antologista con cui ho collaborato per Mondi Paralleli. Storie di fantascienza dal libro al film (recentemente ampliato).
Il successivo 16 giugno è uscita su ThrillerMagazine l’intervista che gli ho fatto, dove purtroppo non sono riuscito a strappargli più di qualche affermazione stringata, con il risultato che le mie domande sono state molto più lunghe delle risposte…
Vi ripropongo l’intervista alternando delle note per capire meglio l’importanza di Bellomi nell’editoria di genere non solo fantascientifica.

Domanda: La tua passione per la fantascienza è cosa nota, ma forse non tutti sanno che sei un professionista anche del giallo e del thriller: è una passione nata con la Garden Editoriale o già prima ne hai scritto?

Risposta: Ho sempre letto fantascienza e gialli in egual misura, e avevo già scritto gialli per “Eureka” e il “Giornale del termoidraulico”.

Già nei primi anni Settanta Bellomi traduce racconti di fantascienza per la rivista “Eureka” della Editoriale Corno, e nel numero 78 (giugno 1972) presenta il racconto 36 gradi all’ombra.
Come già raccontato si dedicherà a curare collane fantascientifiche come “Perry Rhodan” ma anche l’ottima “Altair” (dove scrive con lo pseudonimo Jack Azimov) e “Spazio 2000”, per la casa editrice Il Picchio rispettivamente nell’ottobre 1976 e nel giugno 1977.
Con gli anni Ottanta sostituisce Secchi alla guida de “Il Racconto Giallo” e poi da solo curerà la rinascita della Garden Editoriale.

D: Nel 1985 inizia la decennale gestione delle collane della citata Garden Editoriale: sei partito da zero o ti sei basato sulla linea tracciata dalla precedente Editoriale Corno?

R: Praticamente da zero, anche se avevo già curato i gialli della Corno e una collana di spionaggio per la Edinational (“Agente Speciale”).

D: Dalla fantascienza all’horror, dal giallo alla spy story, fino (per un certo periodo) al western e al romance: cosa hai provato a gestire tutti questi generi narrativi, con i rispettivi pubblici esigenti?

R: Era sempre stato il mio sogno, curare una serie di riviste pulp disparate, mi è mancato il cappa e spada purtroppo. Al pubblico ho sempre cercato di offrire testi leggibili e godibili.

Le testate della Garden non fanno che moltiplicarsi: “Giallissimo” (ottobre 1986), “Top Secret Spionaggio” (1987), “Il Giallo d’Epoca” (giugno 1988), “Il Giallo Classico” (luglio 1989), “Le grandi firme del giallo” (1989), “Best Sellers” (1990), “I grandi autori del giallo” (1990), “I Grandi Detective” (febbraio 1991), “Il Romanzo Giallo Classico” (dicembre 1993), “Brivido Giallo” (agosto 1994).
Non manca la fantascienza, come “Quasar” (maggio 1988).

D: Come ti regolavi per i testi? Avevi un bacino a cui attingere o potevi proporre anche autori che ti intrigavano?

R: Potevo fare quel che volevo, ma entro strettissimi vincoli di bilancio. Per il giallo mi ha aiutato moltissimo nella ricerca dei testi l’amico Philip Harbottle.

Segnatevi questo nome, perché a breve ve ne parlerò approfonditamente…

D: Fra i “primati” che hai segnato con la Garden va ricordato che nell’agosto del 1987 hai portato in Italia i romanzi di Star Trek (non le semplici novelization dei film e telefilm, che giravano all’epoca), che a parte un paio di vecchi Urania erano ignoti ai lettori: cosa puoi dirci di quel periodo?

R: Be’, francamente, Star Trek non mi interessava molto e non mi piaceva, ho fatto un tentativo che è andato così e così.

D: Negli anni Ottanta uscire in edicola con un romanzo giallo seguito da uno o più racconti brevi era rimasta prerogativa della sola Mondadori, essendo scomparse le altre testate degli anni ’60-’70: la “concorrenza” della Garden è stata voluta o era una semplice esigenza tipografica? Cioè aggiungere testi brevi semplicemente per chiudere i sedicesimi?

R: No, per l’edicola ho sempre avuto il pallino del romanzo più racconti, retaggio della “Cosmo” Ponzoni.

D: La scelta dei racconti da aggiungere ai romanzi come avveniva? Si va da storie “gialle” di Lovecraft e Poe a classici mystery fino ad autori meno noti provenienti dalle celebri mystery magazine d’oltre oceano

R: Non c’era un criterio di scelta preciso, i racconti venivano scelti in base alle varie lunghezze o al genere per le antologie tematiche

D: Sul finire degli anni Ottanta hai avuto il coraggio di sfidare “Segretissimo” creando la collana “Top Secret Spionaggio”, che ha accolto non solo Joe R. Lansdale quando era ancora sconosciuto, ma rappresentato l’unica edizione italiana dei romanzi action di C.H. Guenter: cosa puoi dirci di quella scelta?

R: Guenter era un autore della Pabel, l’editore di Perry Rhodan, con cui avevo avuto contatti a suo tempo. La Pabel aveva una produzione sterminata  di narrativa di genere che mi sarebbe piaciuto portare in Italia. Guenter era bravo, altri autori meno. E poi c’era il problema dei traduttori che dal tedesco non erano molti.

D: Inutile negare che lo “zoccolo duro” del giallo gardeniano è stato Edgar Wallace, con tanto di due collane dedicate a sue ristampe: la grande attenzione riservata a questo autore è stata dettata dall’interesse del pubblico o ci sono altri motivi?

R: In parte dal grande interesse del pubblico, oltre al fatto che era fuori diritti. A un certo punto l’editore non ha più voluto acquistare gialli moderni e puntare sul fuori diritti per risparmiare. Io non ero molto d’accordo, ma chi pagava era lui… In effetti però si è visto che l’inflazione di Wallace ha portato al progressivo calo di vendite. Secondo me bastava una collana a pubblicare tutto Wallace, ma proporre gli stessi titoli a ripetizione era esiziale e si è visto.

D: Due autori di “Segretissimo”, Stefano Di Marino ed Enzo Verrengia, hanno da tempo fatto “coming out” rivelando di aver scritto sotto pseudonimo per la Garden: ci sono altri autori “sotto copertura” che vuoi (e puoi) rivelarci?

R: Non mi pare di avere pubblicato altri autori con pseudonimo, forse un giallo, ma non ricordo bene.

D: In questi giorni in edicola è iniziata una nuova collana di narrativa western, targata Cosmo Pocket, proprio come facesti tu nel 1987 con la gardeniana “I Romanzi del West”: cosa puoi raccontarci di quella esperienza?

R: I western mi interessavano molto, in fondo i miei primi racconti sono stati western, pubblicati in Francia sulle pubblicazioni a fumetti di Ponzoni. Peccato che la collana non è andata molto bene, forse i tempi erano superati.

D: Negli ultimi anni hai curato delle antologie di fantascienza per le Edizioni Della Vigna: quanto è cambiato secondo te il genere rispetto alle antologie che curavi già negli anni Settanta?

R: Secondo me la fantascienza è peggiorata e diventata spesso illeggibile, rimasticature di vecchi temi, testi troppo lunghi e per quanto riguarda gli italiani  spesso si nota la mancanza di ritmo narrativo.

L.

P.S.
Questa intervista è stata pubblicata originariamente su ThrillerMagazine il 16 giugno 2014.

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4 commenti

Pubblicato da su maggio 20, 2016 in Archeo Edicola, Interviste

 

4 risposte a “Intervista ad Antonio Bellomi

  1. Ivano landi

    maggio 20, 2016 at 7:24 am

    Risposte essenziali ma allo stesso tempo chiare ed esaurienti. Forse due parole in più sul “Giornale del termoidraulico” non avrebbero guastato, ma nel complesso è stata un’ottima intervista.

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 20, 2016 at 7:26 am

      Ti ringrazio, mi è piaciuto recuperarla per questo discorso sull’archeologia da edicola, e mi ha dato spunti su cui indagare. Mi spiace non essere in grado di fare interviste più corpose, magari dal vivo, per ricreare un mondo ormai dimenticato, ma spero che le mie briciole serviranno da spunto per “archeologi” più capaci 😉

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