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Secchi e Corno alla conquista del Giallo

29 Apr
Stan Lee e Andrea Corno

Stan Lee e Andrea Corno

Nella puntata precedente abbiamo visto come uno dei Signori del Fumetto in Italia, Luciano Secchi, nel 1978 entri prepotentemente nel mondo del giallo con il romanzo Agenzia investigativa Riccardo Finzi.
Fare concorrenza a “Il Giallo Mondadori” è follia, fiumi di case editrici ci hanno provato, sin dagli anni Cinquanta, e al ’78 sono tutte estinte. È anche vero che a parte Garzanti, che presenta grandi opere di grandi autori internazionali, e in seguito Longanesi, con autori spesso contemporanei, le edicole sciabordano di romanzetti scritti velocemente da autori italiani nascosti dietro improbabili pseudonimi anglofoni: la testata ammiraglia della Mondadori non ha davvero concorrenza.

L’esperimento coraggioso di Secchi – firmare un giallo con il proprio nome italiano non è affatto scontato, all’epoca – funziona e i suoi romanzi con protagonista l’investigatore Riccardo Finzi scalano le classifiche, stando almeno a quanto racconta il sito ufficiale.
Il risultato è che Secchi fa una proposta “indecente” al fido Andrea Corno… Ma chi è costui?

Proprio come Secchi, Andrea Corno è un nome di spicco e conosciutissimo SOLO per il suo grande impegno nel mondo del fumetto: tutta la mia infanzia e adolescenza (come quella di molti altri miei contemporanei) è stata accompagnata da fumetti targati Editoriale Corno: i suoi Eureka Pocket erano scrigni di tesori provenienti da ogni parte del mondo, per non parlare delle tonnellate di strisce del mitico Andy Capp riversate in Italia. (Qualcuno ricorda ancora uno dei personaggi a fumetti più venduti degli anni Ottanta?)
Per saperne di più sull’attività fumettistica di Andrea Corno, vi segnalo questa bella intervista del 1999 a cura di Luigi Pachì, oggi direttore di SherlockMagazine.
i-gialli-di-ellery-queen-01-1950Quella che però non viene mai citata è la scelta coraggiosa di Corno: iniziare a fare concorrenza al Giallo per eccellenza.

Come ho già raccontato nel mio blog-database “Gli Archivi di Uruk“, nel dicembre del 1949 la testata mondadoriana per la prima volta scrive in copertina “Il Giallo Mondadori“. Lo stesso mese la Garzanti fonda una collana che inizierà la sua vita dal gennaio successivo: “I Gialli di Ellery Queen” (che da oggi trovate interamente schedati.)
Per sei anni la Garzanti presenta ai lettori italiani racconti tratti dalla “Ellery Queen’s Mystery Magazine“, poi nel 1957 la testata si trasforma ne “La rivista di Ellery Queen” e alla fine dal 1958 – sto ancora cercando una data più precisa – cambia casacca e in appendice ad ogni Giallo Mondadori appare un racconto targato “La rivista di Ellery Queen”.

Ancora nella metà degli anni Novanta (sto ancora cercando una data più precisa) i racconti di questa rivista sono prerogativa della testata mondaroriana, che li ha usati anche per sfornare innumerevoli antologie stagionali (che sto schedando in Uruk), ma nessuno per decenni sembra essersi chiesto: cosa ne è delle altre mystery magazine?

Il Racconto Giallo 01Negli anni Sessanta “Il Giallo Selezione” era l’unica testata che portasse in edicola racconti tratti dalla “Ed McBain’ Mystery Book” e da “Manhunt“, testate in seguito totalmente dimenticate dalla nostra editoria.
Fino agli Settanta esisteva solo la “EQMM”, finché Luciano Secchi ha chiesto a Corno qualcosa a cui nessuno sembrava aver pensato: perché non portiamo in edicola un’altra mystery magazine?
Nel giugno 1980 esce il primo numero de “Il Racconto Giallo” – edita da Andrea Corno e con Luciano Secchi come direttore responsabile – cioè la preziosa e dimenticata edizione italiana della “Mike Shayne’s Mystery Magazine“. (Ad onor del vero, qualche racconto della MSMM già era apparso ne “Il Giallo Selezione”.)

Sin dal 1950 il Giallo Mondadori presenta le avventure di Michael “Mike” Shayne (che trovate tutte schedate nel sito di Uruk) interrompendole nel 1977: si tratta però dei romanzi firmati Brett Halliday (che muore appunto nel ’77). L’Editoriale Corno invece presenta i racconti lunghi che i ghostwriter pubblicano nella rivista “MSMM”, ricreando in pratica la mystery magazine.
Ogni volume de “Il Racconto Giallo” si apre con un’avventura di Mike Shayne, firmata ovviamente Halliday ma non scritta da lui, e a seguire vari racconti di altri autori.

RaccontoGiallo1Sebbene oggi sia una testata dimenticata, è stato all’epoca un esperimento di successo, come vedremo la prossima puntata.

Vi lascio con la presentazione di Secchi sul numero 1 della testata:

Benvenuto lettore:

questo è il primo numero di una nuova rivista dedicata al giallo nelle sue molteplici forme: azione, suspense, thrilling componenti ideali per una lettura eccitante. L’ispirazione per questa iniziativa editoriale della Corno, che manifesta chiaramente nel titolo contenuti e indirizzo, è quella al “Mike Shayne Mystery Magazine” che ha nell’eroe di Brett Halliday il suo filo conduttore che sarà mantenuto anche nella nostra rivista.
Il poliziotto dai capelli rossi avrà sempre l’onore e l’onere di apertura con un lungo racconto o romanzo breve, a firma di quello che è uno dei maggiori giallisti viventi, che ha come ingredienti fissi fitta trama, azione, sorpresa finale.
Troviamo inoltre racconti di media lunghezza, più altri “flash” di scrittori della recente generazione ma con un passato di tutto rispetto come Jack Ritchie, Bill Pronzini e Lawrence Block.
Il Racconto Giallo, che dall’edizione americana della rivista di Mike Shayne attinge, selezionandoli, i migliori racconti, non sarà vincolato a questa sola fonte, ma allargherà i suoi spazi anche ad altre firme curando però più che il nome i contenuti.
In appendice nella rubrica “Occhio sul giallo” tratteremo i più svariati elementi, dal giallo al cinema, a quello in TV, a quello scritto, ai loro autori e personaggi.
Ci sembra quindi doveroso iniziare in questo numero con un profilo su Brett Halliday e Mike Shayne.
Lettura selezionata s’è detto. Gustosissimo il “Morire in fretta” e “La solita macinatura” ma non vogliamo fare preferenze.
Sono tutti ottimisticamente gialli.

luciano secchi

L.

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13 commenti

Pubblicato da su aprile 29, 2016 in Archeo Edicola

 

13 risposte a “Secchi e Corno alla conquista del Giallo

  1. Ivano Landi

    aprile 29, 2016 at 7:08 am

    Di questa rivista Corno non ho mai saputo l’esistenza, ma la cosa non mi sorprende. Ho sempre ignorato la presenza dei Gialli in edicola e di pubblicazioni Corno nel 1980 non ne compravo già più.
    Sono comunque molto incuriosito dalla vicenda e attendo la sua conclusione…

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    • Lucius Etruscus

      aprile 29, 2016 at 7:15 am

      Il successo nel mondo dei fumetti ha cancellato questa ottima operazione editoriale di Corno/Secchi, che ha portato in Italia racconti poi del tutto dimenticati e rimasti materiale per collezionisti. La povera “Mike Shayne’s Mystery Magazine” non ha avuto il successo italiano delle sue sorelle…

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  2. Cassidy

    aprile 29, 2016 at 8:19 am

    Conoscevo solo i fumetti della Corno, ecco che anche oggi ne ho imparata un altra, grazie mille per il pezzo interessantissimo 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus

      aprile 29, 2016 at 8:23 am

      Sicuramente i fumetti Marvel sono la parte più famosa della Corno, e forse proprio grazie al loro successo hanno potuto tentare la via meno sicura del giallo: hanno fatto grandi cose, Secchi e Corno, come racconterò 😉

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  3. Obsidian M

    aprile 29, 2016 at 4:18 pm

    Non la conoscevo nemmeno io, però a mia discolpa posso invece dire che avevo tantissimi albi Andy Capp della Corno, quelli in quello strano formato quadrato.
    Ti ricordi che le strisce di Andy Capp per un periodo erano apparse anche sulla Settimana Enigmistica? (rititolate in “Le vicende di Carlo e Alice”)

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    • Lucius Etruscus

      aprile 29, 2016 at 4:19 pm

      Sì, e sarebbe bello scoprire se uscirono prima o dopo l’epoca Corno. Conservo ancora un paio di quei volumoni quadrati di Andy Capp, l’unica striscia che per anni non ha mai cambiato il formato di 4 vignette a striscia, così da permettere quel tipo di impaginazione 😉

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  4. TED BRAUN

    aprile 30, 2016 at 12:05 pm

    Davvero un ottimo contributo! Complimenti per la ricerca. Ho conosciuto l’Editoriale Corno da ragazzo ai tempi di “Viale Romagna 14”. Conservo ancora gelosamente i fumetti originali fine ’60 e ’70 dei super eroi Marvel. Epoca molto diversa da quella di oggi. La carta stampata era molto potente sotto ogni profilo a quei tempi, sia per il fumetto che per le altre letture più impegnate. C’era più spazio per la fantasia a dire il vero. A trent’anni dalla prima connessione nazionale in internet (neanche a dirlo OGGI 30 aprile 1986 a Pisa), lo spazio per la fantasia e per quelle fantastiche storie a fumetti e narrate in “giallo”, è sempre più limitato. Speriamo che inventino presto la Macchina del Tempo!!

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    • Lucius Etruscus

      aprile 30, 2016 at 12:16 pm

      Ti ringrazio e spero ti piaceranno le chicche che ho in serbo per le prossime puntate dell’Archeologia da Edicola 😉
      Purtroppo quel potere e quella creatività si sono scontrati con l’estinsione dei lettori, che dagli anni Novanta sono calati vertiginosamente (non lo dico io, ma uno studio recente dell’Accademia della Crusca). Il digitale ha semplicemente abbattuto i costi, ma se di fondo nessuno più legge, romanzi o fumetti che siano, è tutto destinato a scomparire.
      Se la Editoriale Corno ha potuto portare in edicola anche una testata “gialla”, era perché tantissimi leggevano quel genere: oggi in Italia ci sono 60 milioni di scrittori alla ricerca disperata di una recensione, ma visto che nessuno legge non la troveranno mai. Non è colpa della carta, ma degli occhi che non la guardano più: e hanno smesso di farlo molto prima che internet diventasse di uso comune…

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      • TED BRAUN

        aprile 30, 2016 at 2:17 pm

        Grazie per la tua tempestiva risposta Lucius! Concordo pienamente con quanto scrivi. Come molti della mia generazione ho vissuto pienamente “L’Energia” degli anni 80″ e solo chi c’era può comprendere l’intimo significato di questa affermazione. Premesso questo, sono contento di possedere i miei fumetti ingialliti che lascerò ai miei figli (credo che loro ne valutino più il valore economico che quello intrinseco, ma pazienza), e per i posteri, mi spiace per loro, ma non rimarrà davvero nulla di “antico” di tutto questo digitale. Siamo rimasti in pochi a capire il valore e l’emozione di sfogliare vecchie pagine intrise di polvere e odoranti di inchiostro dai colori a volte sbiaditi. Ho avuto il privilegio di lavorare accanto a Gianfranco Orsi (Mondadori – Collana Gialli, Fantasy, Urania e Segretissimo), e fu in quella circostanza, nel 1990 che iniziai a conoscere un mondo straordinario di parole e illustrazioni. A quei tempi cercavamo di abbinare il cinema alla letteratura di genere. Il progetto riuscì con l’Operazione Segretissimo e la collaborazione di Arcadya (uno studio grafico di Milano), di internet non se ne parlava proprio! Hitler aveva pensato strategicamente di bruciare i libri. Per il futuro che ci aspetta … mi correggo, che attende alle prossime generazioni, per bruciare un libro, basterà un click, e il gioco è fatto! (se non altro, non ci sarà inquinamento dell’aria!) Ed ora spazio agli elogi: con questi articoli e l’utilizzo di internet, stai offrendo un importante contributo per “quelli che non c’erano” (frase rubata ai veterani di guerra!) affinché possano comprendere l’editoria del passato, o come l’hai simpaticamente battezzata, “archeologia da edicola”. Un graffito rupestre è ancora molto giovane: consegnerà la propria testimonianza nei secoli a venire. I computer, le memorie digitali… e tutto il resto espresso in KB, al confronto, ha le ore contate.

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      • Lucius Etruscus

        aprile 30, 2016 at 5:05 pm

        Ti ringrazio ancora per i complimenti e mi regali altra forza per continuare a schedare 😉
        Sono un appassionato spulciatore di bancarelle e ho trovato spesso collane mai sentite, che non sembrano aver lasciato traccia nella memoria: sfruttando il digitale si può lasciare traccia in una memoria troppo distratta, come quella editoriale.
        Io la vedo in modo diverso sul digitale, perché i veri falò di libri li fanno i lettori quando smettono di leggere, e di questi tristi falò se ne fanno tutti i giorni. In digitale invece si può salvare molto materiale per semplici questioni matematiche: si possono fare copie illimitate a costo zero. Le case editrici mandano al macero i propri libri, quando non credono valga la pena ristamparli, perdendoli per sempre; basta una pioggia per distruggere un magazzino di una casa editrice (sono stato contattato da un autore che aveva perso il suo “archivio” e cercava copie di suoi testi!); ma le centinaia di migliaia di libri che girano in digitale si possono duplicare in un attimo e a costo zero. Qualcosa potrebbe andare perso, ma sempre meno che con il cartaceo!
        Questo non toglie che sfogliare il cartaceo sia una grande emozione insostituibile 😉

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      • Lucius Etruscus

        aprile 30, 2016 at 5:06 pm

        P.S.
        Se ti va di parlare della tua esperienza nei progetti citati, tipo “Operazione Segretissimo”, i miei blog sono a tua completa disposizione: scrivimi pure a lucius.etruscus@gmail.com 😉

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