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Man from the South: giocarsi le dita

25 Mar

ManSouth

Siamo in un hotel di lusso della calda ed assolata Giamaica quando un ricco signore straniero si avvicina al protagonista e gli propone «Vogliamo fare una scommessetta?» Comincia così una delle memorabili storie del brivido di Roald Dahl, divenuto celebre in seguito principalmente per il suo romanzo La fabbrica del cioccolato.Il misterioso ricco straniero di nome Carlos propone al protagonista di accendere dieci volte di seguito il suo accendino, che egli ha decantato per la capacità di non sbagliare mai un colpo: se per tutte le volte l’accendino funzionerà, il protagonista vincerà una nuovissima Cadillac fiammante; ma alla prima accensione fallita… la scommessa sarà considerata persa. E la posta in gioco per il giovane è davvero inquietante: il mignolo della mano sinistra.

In fondo il rischio non è così alto, così lo scommettitore accetta e si fa legare la mano su un paiolo di legno: comincia ad azionare l’accendino mentre Carlos fissa tesissimo il suo mignolo con la mannaia in pugno… Ma arrivato all’ottava accensione riuscita, entra in scena una donna: la moglie di Carlos. È l’elemento che porta tutto alla realtà, che fa capire a tutti quanto siano dei pazzi ad accettare le scommesse di quello schizzato del marito. Che peraltro non potrebbe neanche giocare nulla perché il suo patrimonio ormai appartiene tutto alla moglie… che l’ha vinto giocandosi più d’un dito!

La scommessa (Man from the South, 1948), racconto apparso originariamente il 4 settembre 1948 sul celebre “Collier’s Magazine” e poi raccolto nell’antologia Storie impreviste (Tales of the Unexpected, 1979), tradotta in Italia da Attilio Veraldi (Longanesi 1989), è stato portato ufficialmente in TV quattro volte, ma in totale esistono almeno sei versioni che si possono far risalire ad esso.

Peter Lorre

Una storia del genere è “tagliata” per la TV: è breve, fulminante, truculenta e con un finale a sorpresa. Non passa molto che, il 7 agosto 1955, viene portata su piccolo schermo nella serie “Cameo Theatre (episodio 4×06, The Man from the South), con John Lupton e Stephen Coit nei ruoli rispettivamente dello scommettitore e del riccone. Questo episodio però scompare dalla memoria quando, cinque anni dopo, la storia entra a far parte della grande scuderia dei racconti del brivido presentati dal Re del Brivido: stiamo parlando della celebre serie “Alfred Hitchcock Presenta“.

L’uomo del Sud – questo il titolo dell’episodio in Italia – arriva tardi nella serie, è il 15° della quinta stagione (3 gennaio 1960) ma lascia un segno profondo. Sceneggiata da William May, questa versione è fedelissima al testo di Dahl.

Il protagonista è un giovane Steve McQueen, che accetta la sfida di un eccezionale Peter Lorre, grande caratterista del cinema anche qui perfetto come sempre. In un pregiato bianco e nero la vicenda si svolge lineare finché la moglie di Carlos non entra in scena, stavolta dopo il settimo tentativo. Mentre spiega la situazione, infatti, McQueen si accorge che la sua ragazza si è messa una sigaretta in bocca: la raggiunge, accende l’accendino… ma questo fa cilecca! Se non fosse intervenuta la moglie del riccone, l’ottavo tentativo sarebbe costato un dito allo scommettitore.

José Ferrer

Passano quasi vent’anni e agli sfolgoranti racconti brevi di Roald Dahl viene dedicata addirittura una serie televisiva britannica, con Dahl in persona come presentatore: Tales of the Unexpected (uscita in Italia nel 1981 con il titolo “Il brivido dell’imprevisto“: interamente schedata nei miei Archivi di Uruk).

Il primo episodio, andato in onda originariamente il 24 marzo 1979 (e di cui non si ha traccia di una trasmissione italiana), non poteva che essere dedicato a The Man from the South.

Siamo sempre in Giamaica, e quando il giovane protagonista (Michael Ontkean) vuole essere gentile ed accendere il sigaro del vecchio riccone (José Ferrer), ecco che parte la scommessa. Ad eccezione del fatto che il protagonista e la ragazza già si conoscevano, non ci sono differenze con il racconto di Dahl o con l’episodio di Hitchcock.

Per avere qualche guizzo di originalità si dovrà aspettare il 5 maggio 1985, quando riparte la versione moderna di “Alfred Hitchcock Presenta“, a cinque anni dalla morte del titolare. In quel 5 maggio vengono trasmessi quattro episodi da venti minuti che fanno da pilot alla serie: il secondo di questi è proprio Man from the South.

John Houston

Niente assolata Giamaica: si va tutti nella notturna capitale del vizio che è Las Vegas. Il calore ora non viene dal mare ma dai riscaldamenti del casinò, dove si aggira lo scommettitore protagonista (Steven Bauer), che conosce al bar una bionda mozzafiato: una giovane Melanie Griffith. Alla festa non può mancare un Carlos interpretato da un attore di spicco: entra in scene nientemeno che il quasi ottantenne regista John Huston.

Con grande carisma, Huston dà vita ad un vecchio capriccioso che guarda il mignolo del protagonista quasi con appetito, regalando a tutta la scena una marcia in più.

Inoltre stavolta il povero scommettitore non può fermarsi a 7 o a 8 tentativi come negli altri casi: arriva fino a 10 tondi tondi. È lì, con l’accendino ancora acceso, che esulta perché ha vinto, quando entra la moglie di Carlos (Kim Novak) che, sbattendo la porta, fa corrente… e fa spegnere l’accendino!

Tranquilli, la mannaia cala ma Huston ha capito che ormai il gioco è finito…

Lance Henriksen

Passano cinque anni e un altro grande regista entra in ballo: Walter Hill. Chiamato, insieme ad altri big, a dirigere un episodio della celebre serie “Tales from the Crypt” – che in Italia ha vissuto travagliate vicende ma che è nota come “I racconti della cripta” – ha voluto scrivere una sceneggiatura che strizzasse l’occhio (anzi, il dito!) al racconto di Dahl.

Nell’episodio Carte taglienti (Cutting Cards, 2×03, 21 aprile 1990) due giocatori professionisti un po’ fuori di testa – Lance Henriksen e Kevin Tighe, in una gara di bravura indimenticabile – si incontrano a Las Vegas e decidono di affrontarsi per stabilire chi è il migliore.

Passano in rassegna tutti i giochi codificati, senza ottenere nulla: sono così bravi a barare che nessuno vince sull’altro! Passano poi a qualcosa di più “violento”, e la decisione finale è una partita a cutting cards: chi perde la “mano”… perde anche un dito!

Ovviamente Dahl non è fra i crediti dell’episodio, ma tutta la vicenda è permeata dall’immagine del Man from South, e non a caso Henriksen indossa tanto di cappello da cowboy, come i Lorre e Huston che l’hanno preceduto.

Come un mantra, passano altri cinque anni e la storia di Dahl torna a ripresentarsi, anche stavolta in un “episodio”. Non si tratta però di una serie televisiva, bensì di un film ad episodi: sto parlando di Four Rooms (1995).

Quentin Tarantino

Il Monsignor è un hotel prestigioso frequentato da molte viziate star del cinema, che dovranno essere accudite dal povero inserviente Tim Roth: tutto si aspetta, l’intraprendente factotum, tranne di dove gestire un logorroico e incontenibile Quentin Tarantino.

Questi interpreta Chester Rush, regista del film di successo Lo strano detective che sta dando un party di fine anno nella grande suite dell’albergo. «E ora si va in scena con L’uomo di Rio», esclama Quentin: rimane misterioso il motivo per cui l’episodio The Man from South venga qui ribattezzato The Man from Rio.

I ricchi ubriaconi dell’episodio vogliono festeggiare il capodanno mettendo in scena proprio l’episodio della serie hitchcockiana e il loro numero è perfetto: il riccone che lancia l’idea (Tarantino), lo scommettitore che mette in palio il dito (Paul Calderon), il testimone uomo (Bruce Willis) e quello donna (Jennifer Beals).
Però, per sua stessa ammissione, Quentin non è «come Peter Lorre»: «non sono un maniaco che gira il paese collezionando le dita degli altri». Serve qualcuno che nel caso faccia cadere la mannaia: e qui entra in ballo il venale inserviente Roth, i cui scrupoli evaporano man mano che i biglietti da cento dollari calano sul tavolo.

Manca lo shock finale, manca la moglie menomata del riccone, ma non ce n’è bisogno, perché a differenza di tutti gli altri casi… lo scommettitore fallisce al primo tentativo e in un nano-secondo Roth cala la mannaia, taglia e si porta a casa mille dollari!

Annegando in fiume inarrestabile di vuote parole in libertà, del tutto inutili alla sceneggiatura, si chiude il sipario su una storia che dal 1955 al 1995 ha affascinato registi e spettatori.

L.

P.S.
Questo articolo è apparso su ThrillerMagazine il 5 luglio 2013.

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4 commenti

Pubblicato da su marzo 25, 2016 in Indagini

 

4 risposte a “Man from the South: giocarsi le dita

  1. Cassidy

    marzo 25, 2016 at 8:20 am

    Che gran pezzo! 😉 E’ da quando ho visto “Four rooms” che cerco informazioni su questo misteriori “L’uomo di Rio”.
    Pencavo fosse una traduzione errata del doppiaggio italiano. Sono andato a cercare l’episodio con il grande Peter Lorre, ma oggi ne ho imparata un altra, la versione con sua maestà John Huston mi manca, ma anche quella di Walter Hill!

    Boh insomma, vado a studiare, grazie mille per la lezione e l’ottimo pezzo 😉 Cheers

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 25, 2016 at 8:24 am

      Troppo buono, ma lascio ad altri il compito di dare lezioni: io mi limito a “segnalazioni chiccose appassionate” ^_^
      E visto che paradossalmente non esiste la parola “fine” al cinema (bella questa, eh?) non è escluso che la lista in futuro sarà arricchita di altri titoli 😉

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  2. theobsidianmirror

    marzo 25, 2016 at 8:08 pm

    Ci vuole ben altro che una Cadillac per convincermi a mettere il mignolo sul ceppo…

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 25, 2016 at 8:10 pm

      Eh, ma lo sai come sono fatti gli americani per le Cadillac: ci metterebbero pure la testa sul ceppo 😛
      E poi oggi gli accendini falliscono 11 volte su 10, sarebbe una scommessa persa in partenza!

      Mi piace

       

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