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The End of the Tour (2015)

12 Feb

The End of the Tour (4)Ieri è uscito nei cinema italiani “The End of the Tour” di James Ponsoldt, presentato al celebre Sundance Film Festival nel gennaio 2015 e da allora ha girato per fiumi di festival americani. Comprensibile, visto che è proprio un film da festival americano: inutile ed autocelebrativo.
Adoro i film basati su veri romanzieri, ma qui si scende ben sotto la sufficienza…

La storia racconta dei cinque giorni in cui il giornalista di “Rolling Stones” David Lipsky ha seguito passo passo lo scrittore David Foster Wallace durante il suo tour promozionale del 1996 per il lancio del nuovo romanzo, Infinite Jest (Fandango 2000; Einaudi 2006).
Lo sceneggiatore Donald Margulies, alla sua prima prova cinematografica, si ispira tanto al saggio “Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta” (Although of course you end up becoming yourself, 2010) di Lipsky (Minimum Fax 2011) quanto alla biografia ufficiale del romanziere “Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi. Vita di David Foster Wallace” (Every love story is a ghost story, 2012), firmata dal giornalista del “New Yorker” D.T. Max (Einaudi 2013).
Ben due libri per tirare fuori il nulla più assoluto…

Non conosco Wallace, non ho mai letto nulla di suo e dopo questo film… sicuramente non leggerò una sola parola sua. Mi spiace umanamente per il suo suicidio del 2008, ma quello che è uscito fuori da questo film mi è così indigesto che mi terrò bene alla larga dalle sue opere.
Magari è un genio, invece, ma il Wallace del film è così incredibilmente mediocre che mi fa allontanare da lui in maniera irrazionale.

È noto che gli americani hanno la fisima del great american novel, la voglia di sfoggiare un grande autore autoctono per combattere l’atavico complesso di inferiorità: la gran parte della letteratura in lingua inglese che si studia a scuola è di origine britannica, e gli americani odiano i britannici. Così basta il primo che passa in grado di vendere romanzi di successo perché il “nuovo grande autore americano” diventi un santo.
Infatti The End of the Tour non è una biografia, bensì un’agiografia: è la vita di un santo

Wallace (Jason Segel) e Lipsky (Jesse Eisenberg)

Wallace (Jason Segel) e Lipsky (Jesse Eisenberg)

Lipsky – interpretato dalla furbetta faccia da schiaffi di Jesse Eisenberg, con più puzza sotto il naso del solito – si presenta al grande messia come l’ultimo dei pastorelli e per giorni lo venera con i lucciconi agli occhi, mentre lo scrittorone spara frasi fatte di una superficialità disarmante. Questo nei pochi momenti in cui non ci si dedica al nulla più totale.
Il messia – interpretato da un gigionesco Jason Segel – è ritroso e non vuole che il pubblico lo veneri come una star, così fa un tour per gli Stati Uniti per dire a tutti che non è una star, facendo i capricci tipici delle star così è chiaro che non è una star.
Il giornalista zerbino gode ad ogni frase e appena incontra una vecchia amica del messia le chiede come fosse lui da giovane: già la luce emanava da lui? Già compiva miracoli?
Come se si stesse ricreando l’insulso film di George Clooney, Le idi di marzo (2011), l’adepto è raggelato dallo scoprire che il messia è un essere umano, con i suoi difetti e i suoi vizi. Mentre l’angelico protagonista del film di Clooney, novello Candido voltaireano, scopre con raccapriccio – esito a scriverlo, data la morbosità della questione – che un politico una volta ha toccato una donna – lo so, è impossibile da credere ma può capitare – il riccio angioletto dagli occhi brillanti di questo film scopre che Wallace non è un messia sceso in Terra per salvare i peccati della letteratura bensì uno stronzo come chiunque altro al mondo, che ha fisime antipatiche come tutti noi.

Uno degli infiniti momenti in cui il chiacchiericcio viene spacciato per poesia

Uno degli infiniti momenti in cui il chiacchiericcio viene spacciato per poesia

Non vi rivelo l’evento scatenante – roba forte che ti vien voglia di prendere lo sceneggiatore e picchiarlo con un giornale arrotolato – ma il risultato è che il rapporto tra i due si incrina.
Quando si mitizza qualcuno si inciampa subito nella sua “umanità”, e questo succede ancora più spesso con gli scrittori:

Non bisognerebbe mai incontrare i propri miti. Visti da vicino t’accorgi che hanno i foruncoli. Rischi di scoprire che le grandi opere che ti hanno fatto sognare tanto, le hanno pensate stando seduti sul cesso aspettando una scarica di diarrea!

Questo è Una pura formalità (1994) di Giuseppe Tornatore, che sta a questo film come la nutella sta ad una sostanza di pari consistenza ma di diversa fragranza.
Il deludente incontro di un lettore con l’autore amato è un topos molto usato e quasi granitico, ma raramente raggiunge livelli ridicoli come in questo filmetto, che ovviamente sconsiglio vivamente.

L.

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2 commenti

Pubblicato da su febbraio 12, 2016 in Note

 

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2 risposte a “The End of the Tour (2015)

  1. Cassidy

    febbraio 12, 2016 at 7:25 am

    Il film mi incuriosiva per via dei due attori, ma mi puzzava un pò di… Nutella a distanza 😉 Grazie per aver confermato il mio dubbio e avermi risparmiato da uno spreco di tempo! Cheers 😉

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 12, 2016 at 7:47 am

      E’ davvero uno spreco immane: 100 minuti di chiacchiere da supermercato spacciate per profonda analisi letteraria. Ignominioso…

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