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Forma mentis digitale

10 Feb

SID-212-Carr-E-800x800Continuo a cercare testi che analizzino ciò che Bauman chiama “modernità liquida”: il mondo digitale e social, tanto vituperato dagli analisti ma abbondantemente frequentato da tutti.
Ho letto l’ottimo saggio Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello (The Shallows. What the Internet Is Doing to Our Brains, 2010) di Nicholas Carr, Raffaello Cortina Editore 2011, traduzione di Stefania Garassini.
Assolutamente consigliato.

Il percorso “formativo” digitale dell’autore è straordinariamente simile al mio, sebbene abbiamo vissuto vite diametralmente opposte e lui abbia dieci anni abbondanti più di me. L’unica differenza è che non ha citato il mitico Commodore64 e che per un periodo ha usato il Macintosh a casa e Windows in ufficio, mentre a me è capitato il contrario.
Al di là del curriculum computeristico, il tema che Carr affronta all’inizio del suo saggio è davvero scottante: la navigazione ha cambiato profondamente la nostra capacità di leggere. Attenzione, però: non è una critica, è una constatazione che poi ognuno può giudicare come vuole.

Nel 2008, una piccola società di consulenza e ricerche, la nGenera, ha realizzato uno studio per verificare gli effetti di Internet sui giovani. L’azienda ha intervistato circa seimila membri di quella che viene definita “Net Generation”, ovvero i ragazzi che sono cresciuti usando la Rete. «L’immersione digitale», scriveva il capo dei ricercatori, «ha alterato anche il modo in cui viene assimilata l’informazione. I giovani non leggono più necessariamente una pagina da sinistra a destra e dall’alto in basso. Piuttosto, saltellano di qua e di là, scorrendo superficialmente il testo alla ricerca di informazioni di loro interesse».

Raccontando l’esperienza propria e di amici studiosi, di professori e studenti, Carr testimonia che a forza di scorrere pagine su schermo è diventato molto difficile leggere un testo lungo in modo “tradizionale”.
È un fenomeno interessante di cui soffro anch’io ma su cui non avevo fatto mente locale: quei pochi lettori forti che conosco non sono molto attivi in Rete e quelli attivi non parlano spesso delle proprie letture quindi non ho casistica. Io sono stato un lettore fortissimo (con punte di 120 libri l’anno) che d’improvviso ha provato noia mortale a leggere narrativa: talmente era la voglia del succo, che non avevo più pazienza a sbucciare il frutto.
Questo è la Rete: succo allo stato puro (se sai dove cercare e sai cosa stai cercando) e dà dipendenza: malgrado Carr non ami questa nuova forma di lettura, è costretto a testimoniare di non avere più pazienza per mettersi seduto a leggere un librone, perché nello stesso tempo potrebbe apprendere molto di più on line.

Ovviamente non c’entra nulla il piacere della lettura, che è una sensazione personale e soggettiva. Molti continuano ad amare il relax di stare seduti (o sdraiati) a leggere, ad odorare le pagine e ad accarezzare la copertina: ma questa è pura sensorialità soggettiva che con i libri non c’entra nulla. Se sto facendo una ricerca – e questo è principalmente il discorso di Carr – nel tempo di un cartaceo posso leggere molti più contenuti digitali, senza orpelli e rallentamenti che finora hanno contrassegnato qualsiasi opera di ricerca.
Il Maestro Borges stilava elenchi enciclopedici unici nel loro genere perché aveva una titanica memoria e tempo per svilupparla: oggi ogni sua fonte può essere studiata direttamente con pochi minuti di ricerca on line. (Credetemi: l’ho fatto!)
Significa che posso accedere a più informazioni di quante ne abbia mai immaginate chiunque fino a dieci anni fa, ma poi? Sarò in grado di gestirle? A quanto pare è un processo evolutivo troppo “fresco” per capire dove ci porterà, ma la strada sembra già spianata.

Businessman multitaskingL’autore racconta molti esperimenti che hanno portato risultati sorprendenti. Uno di questi è che al contrario di quanto si credeva il cervello umano continua ad essere “malleabile” anche nell’età adulta, trasformandosi come fa quello di chi subisce una menomazione: chi perde un senso sente amplificati gli altri, e tutti noi ormai abbiamo amplificati i sensi che guidano nella navigazione on line. Ma per questo vantaggio quale senso abbiamo perso? Non ci sono dubbi: quello dell’approfondimento.

Esperimenti dimostrano che la navigazione danneggia la concentrazione in favore della dimestichezza: chi naviga fa dieci cose contemporaneamente ma tutto a livello superficiale, dice Carr. Potrei essere d’accordo, ma preferisco di più il motto di Takeshi Kitano: meglio fare dieci cose di livello medio che farne solo una benissimo.

Concentrarsi su un testo unico è dimostrato essere l’unico modo per capirlo appieno, ma ormai l’evoluzione sembra spingere verso il multitasking. Però quello che viene chiamato “distrazione” non è rumore di fondo: è socialità.

L’esempio è giusto: se io leggo in digitale e intanto ricevo decine di mail, rispondo su fabooke, twitter, google+, carico immagini su pinterest e via dicendo, sono distratto. Ok, ma se io invece spengo il PC e telefonino, mi accomodo sulla poltrona… e bussano alla porta, mi fanno domande in casa, mi chiama il vicino e arriva l’idraulico… non è la stessa cosa? Però in quel caso nessuno si lamenta che la vita casalinga “rovini” l’abilità di lettura.

Come al solito la novità spaventa e si cercano mille difetti. Chi vuol leggere legga, chi vuol twittare twitta: questa è la libertà del web, dove se si vuole si possono ridurre a zero le distrazioni. Nella realtà purtroppo non si può fare…

L.

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Pubblicato da su febbraio 10, 2016 in Note

 

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