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[Un libro, una storia] 1984 di Orwell

25 Gen
In copertina: "Labirinto" (1981) di Elizabeth Franzheim

In copertina: “Labirinto” (1981) di Elizabeth Franzheim

Per i miei diciott’anni una mia cugina mi ha regalato uno dei libri che mi hanno più distrutto e ricostruito nella mia vita: il celebre “1984” (id., 1948) di George Orwell, in un’edizione “Classici Moderni” n. 19 (Oscar Mondadori, settembre 1989).
Dopo qualche mese ho iniziato a leggerlo, rimanendone totalmente stregato: dai miei archivi risulta che l’ho letto dal 24 aprile all’11 maggio 1993, e meno di venti giorni è un tempo record per la mia media dell’epoca.

Il commento che ho lasciato (a matita) sul libro è «Stupendamente orribile», ossimoro che rende con perfetta economia di parole quello che in realtà servirebbe un libro dello stesso numero di pagine per spiegare.
Non sono certo il primo e non sarò l’ultimo a testimoniare la grandiosità di questo romanzo, in cui tutto ciò che è vaticinato come “orrore futuro” si è regolarmente avverato, a dimostrazione che mettere in guardia la gente serve solo a farla sbagliare più velocemente.

Quello che mi preme raccontare è lo stato di profonda agitazione che ha seguito i giorni di lettura, e ricordo ancora perfettamente la sera che ho finito il romanzo.
All’epoca leggevo prima di andare a dormire, e quella sera – stando agli appunti, l’11 maggio del ’93 – finii il libro e… come cacchio facevo ora a dormire? Ricordo ancora il profondo miscuglio di esaltazione e paura, di orrore e furore che mi infiammava: sentivo che non ero più lo stesso, che Orwell aveva distrutto tutto ciò che ero stato e aveva contribuito a crearmi in modo diverso. Il sonno tardò ad arrivare, quella sera.

Una curiosità. Proprio a metà della mia lettura, in televisione trasmisero il film che Michael Radford ha scritto e diretto proprio nell’anno 1984, con John Hurt e Richard Burton. Ovviamente in famiglia lo registrammo con il proposito di vederlo solo dopo che avessi finito di leggere il romanzo… ma non servì. Uno spot pubblicitario mostrò uno dei “colpi di scena” a cui non ero ancora arrivato, lasciandomi grande amaro in bocca…
Ok, non è un romanzo di “colpi di scena”, non è un giallo né un thriller, ma odio quando ti rovinano una storia così…

L.

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4 commenti

Pubblicato da su gennaio 25, 2016 in Note

 

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4 risposte a “[Un libro, una storia] 1984 di Orwell

  1. Cassidy

    gennaio 25, 2016 at 8:13 am

    Un libro stupendo, che ti colpisce alla bocca dello stomaco come una mazza chiodata, il tuo ossimoro è stata una gran scelta di parole. Sono convinto che i libri siano qualcosa di molto potente, niente è capace di smuoverti qualcosa dentro come fa un libro, ma da questo punto di vista “1984” gioca in un’altra categoria. Un libro che dovrebbero leggere tutti, perché ti fa capire per cosa vale la pena vivere, e di cosa bisogna avere paura. Gran post… Applausoni 😉 Cheers!

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      gennaio 25, 2016 at 8:16 am

      Ehh mi piace vincere facile: con un libro capolavoro come questo, ci faccio solo bella figura 😛
      Scherzi a parte, è davvero un libro di una potenza estrema che non può lasciare indifferenti: soprattutto quando ti rendi conto che Orwell c’ha azzeccato su tutta la linea…

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  2. theobsidianmirror

    gennaio 25, 2016 at 8:40 pm

    Non ho capito.. mi stai dicendo che ti ricordi le date di inizio e fine delle tue letture di vent’anni fa?

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      gennaio 25, 2016 at 8:48 pm

      Noooo ci mancherebbe, sono nato smemorato e sto peggiorando sempre di più 😀
      Per questo sin da bambino archivio le cose più impensabili, stilo database personali e oltre a questo scrivo tutto (a matita) sui libri: spesso ci lascio lo scontrino di quando li ho acquistati, ma la carta chimica dura pochissimo.
      A ritirare le somme oggi, vent’anni dopo, sono contentissimo di questa mia abitudine e mi spiace per gli anni in cui mi sono stufato e non ho scritto nulla…

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