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[Un libro, una storia] Il Tempo di Yourcenar

21 Dic

Marguerite Yourcenar - Il Tempo, grande scultoreNel 1995 passavo tutte le pause pranzo del lavoro in libreria, e spulciavo tutto lo spulciabile: fu così che per puro caso mi sono imbattuto ne “Il Tempo, grande scultore” (Le Temps, ce grand sculpteur, 1983), raccolta di saggi firmati da Marguerite Yourcenar che la Einaudi aveva ristampato nel giugno 1994.

Il nome lo conoscevo per via di Memorie di Adriano, che all’epoca non avevo ancora letto, ma non è che mi attirasse in qualche modo. Semplicemente ero molto ricettivo e, sfogliando qua e là, mi imbattei in alcuni passi fortunati che mi spinsero all’acquisto.

Risfogliando il volume, mi rendo conto che probabilmente ho letto con attenzione solamente la prima parte, “Sistina”, con impressioni dell’autrice su varie opere d’arte che sono giusto una scusa per allargare il discorso all’universale.
Visto il ricordo indelebile della lettura e quanto mi ha arricchito, già solo quelle poche pagine penso che bastino a dire che ho letto questo libro!

La memoria degli uomini è simile invero a quei viaggiatori stanchi che si sbarazzano ad ogni tappa di qualche inutile bagaglio. Così che giungeranno a mani vuote, nudi, nel luogo dove devono dormire, e nel giorno del grande risveglio, saranno come bambini che nulla sanno di ieri.

All’epoca stavo scoprendo la mia passione per Camus ed alcune immagini di Yourcenar le trovai particolarmente intense proprio perché mi ricordavano quello che io chiamavo “immobilismo”, che avevo scoperto con Camus.
Riguardo al Febo del Poggio, Yourcenar scrive:

Mi sveglio. Ho dinanzi a me, dietro di me, la notte eterna. Milioni di anni, ho dormito; milioni di anni, mi accingo a dormire. Non ho che un’ora. Perché cercavate di guastarla con spiegazioni e massime? Mi stiro al sole, sul guanciale del piacere, in un mattino che non tornerà più.

Credo sia proprio questo immenso paragrafo ad aver letto, quel giorno in libreria, prima di comprare subito il libro. Non sapevo ancora che avrei ritrovato queste sensazioni in Camus e nel Qohelet, ma sapevo che mi piacevano da morire.
Lessi questo libro intenso nelle pause in ufficio, già allora condannato ad essere diverso dai miei colleghi…

Chiudo con una curiosità. Proprio in quel periodo vidi in TV “L’innocenza del diavolo” (The Good Son, 1993), uno dei vari e disperati tentativi di far lavorare Macaulay “Mamma ho perso l’aereo” Culkin. Qui il biondino interpreta un “bambino cattivo” che fa un ragionamento che da allora è molto amato dagli americani: quando puoi fare tutto, allora sei un dio.
Yourcenar corregge questa visione…

Colui a cui tutto è possibile non ha più bisogno di tentare niente.

Ecco l’immobilismo, soprattutto divino: Dio non dà segno di sé perché può tutto, quindi non fa nulla. Intervenire significa scendere nel fango insieme agli uomini, rinunciando alla divinità. Ecco perché “è difficile essere un dio”, come recita il titolo di un capolavoro letto tempo dopo… ma questa è un’altra storia…

L.

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Pubblicato da su dicembre 21, 2015 in Uncategorized

 

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