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[Una storia, un libro] Aspettando Godot

09 Dic

Samuel Beckett - Aspettando GodotA distanza di vent’anni, anche se sembra un’altra vita, Aspettando Godot (En Attendant Godot, 1952) di Samuel Beckett è ancora uno dei libri più potenti che abbia mai letto, e tra quelli che mi hanno smontato pezzo dopo pezzo per poi ricostruirmi.

Nel 1994 vidi su Tele+ lo splendido film Il seme della gramigna (Weeds, 1987) scritto e diretto da John D. Hancock. Racconta la storia di un criminale – magistralmente intepretato da Nick Nolte – che tra un tentativo di suicidio e l’altro ammazza il tempo leggendo libri a caso: poco a poco, si rende conto che la lettura non è solo un modo per passare il tempo ma… qualcosa gli sta rimanendo dentro, a libro finito. Una sera il carcere organizzare una rappresentazione teatrale e il protagonista ha un’illuminazione: vuole fare teatro! Inizia così la storia di una improbabile compagnia teatrale di galeotti assortiti – tutti interpretati da bravissimi attori.
Ovviamente il testo che regala l’illuminazione a Nick Nolte… è Aspettando Godot.

Il giorno dopo nella pausa pranzo cercai il testo di Beckett in libreria, e per fortuna la Einaudi lo ristampa all’infinito e quindi è sempre in catalogo, anche se il prezzo è pepato: all’epoca 15.000 lire per un libretto di 100 pagine era una cifra impegnativa, ma ne valeva la pena.

Il 7 gennaio 1995, finite le feste, mi presentai in ufficio con il libretto in tasca: tra una pausa e l’altra, me lo sparai tutto d’un fiato, rimanendo senza… fiato, appunto.
In seguito l’ho riletto e risottolineato tutto, assaporando ogni parola e ogni virgola e ogni spazio vuoto.

Ho forse dormito mentre gli altri soffrivano? Sto forse dormendo in questo momento? Domani, quando mi sembrerà di svegliarmi, che dirò di questa giornata? Che col mio amico Estragone, in questo luogo, fino al cader della notte, ho aspettato Godot?

Nel Duemila scoprii che il Comune di Roma assicurava sconti corposi ai giovani che andassero a teatro o ai musei, ma solo fino al compimento del 26° anno di età: cacchio, avevo proprio 26 anni quindi avevo un anno di tempo per sfondarmi tutta Roma a colpi di sconti!
Il 27 febbraio 2000 sfruttai uno di questi sconti per andarmi a gustare Aspettando Godot al Teatro Quirino. I teatri di Roma non sono roba per tutte le tasche: con tutto il corposo sconto del Comune di Roma pagai 22.000 lire, che erano comunque una bella botta. (Il cinema all’epoca costava meno di 7.000, tanto per darvi un metro di giudizio).

La chiamavano Galleria ma in realtà stavo così in alto che intuivo solamente le figure che si agitavano sul palco in basso: non è stata una forte emozione, almeno in confronto alla lettura del testo, ma è stato divertente quando è suonato un cellulare e l’attore sul palco si è fermato, si è girato verso il pubblico e ha chiesto: «È Godot?»
Magari era preparata, ma fece la sua porca figura.

Non posso dirvi nulla di più del testo, non esistono abbastanza parole per permettermelo, posso solo incitarvi a leggerlo. Non ascoltate chi definisce quest’opera “teatro dell’assurdo”, o comunque ricordate che la vita è assurda: un’opera che la spieghi per filo e per segno, dunque, non può che essere assurda…

Chiudo con la citazione più celebre:

Partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte.

L.

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2 commenti

Pubblicato da su dicembre 9, 2015 in Note

 

2 risposte a “[Una storia, un libro] Aspettando Godot

  1. Cassidy

    dicembre 9, 2015 at 7:19 am

    Mea culpa… Questo titolo mi manca (Sob!). Cheers!

    Liked by 1 persona

     

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