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[Pseudobiblia] Bestseller per cui uccidere (e morire)

06 Nov

In occasione della ristampa in DVD Stormovie del film 2 sotto il divano, lo scorso 28 ottobre, rispolvero una mia passata indagine su due “libri falsi” legati al thriller e alla spy story.
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Introduzione

C’è chi dice che la realtà superi ogni finzione: ma la realtà non esiste, se non c’è un’opera di finzione a farcela conoscere.
Esistono uomini che compiono azioni riprovevoli in nome di un bene superiore, o semplicemente perché sono pagati per farlo. Nessuno lo sa – o comunque si fa finta di non saperlo – finché non arriva un’opera di finzione a testimoniarlo. E se questa fiction viene scritta dal diretto interessato? Sicuramente ne uscirà un bestseller!

Ecco due personaggi letterario-cinematografici che testimoniano il potere della finzione di fronte alla realtà, la minaccia distruttiva che la loro stessa esistenza rappresenta per la tranquillità di un intero paese. Due personaggi che decidono di scrivere un libro dove raccontare tutto lo sporco delle loro vite: due vite da bestseller!

Spionaggio d’autore

Il primo personaggio è una spia nata in un periodo di decadenza, quando il gusto popolare cominciò a vedere l’intelligence statunitense non più come un’istituzione fenomenale e onnisciente. Molti romanzi trattarono questo tema, negli anni Settanta, ma a noi sta a cuore quello più pseudobiblico: Spionaggio d’autore (Hopscotch, 1975) di Brian GarfieldSegretissimo n. 682 del 23 dicembre 1976 – vincitore nel 1976 del Premio Edgar Allan Poe.

Miles Kendig è una spia della vecchia scuola: azione e cervello al servizio dell’intelligence statunitense. Il tempo però passa per tutti, e quando i suoi servizi non sono più richiesti – dopo cioè una convalescenza per una ferita – i suoi “datori di lavoro” gli propongono un lavoro d’ufficio: una super-spia seduta ad una scrivania? Non esiste.
Bestseller_GarfieldKendig, appena cinquantenne, si ritira in pensione a fare la vita del gaudente con i guadagni del gioco d’azzardo in cui è particolarmente abile. È ancora ambito da entrambe le fazioni (siamo in piena Guerra Fredda) ma ormai è lui a non essere interessato alle “bandiere” e alle fazioni. Ora infatti ha un grave problema che non aveva calcolato: la noia frammista alla malinconia. (La famigerata “malinconoia” cantata da Masini!)

I tempi passati sono sempre d’oro, e Kendig rimpiange l’azione sotto copertura che ha scandito la sua vita per anni: come poter tornare a provare quel brivido senza però tornare sotto un qualche capo, che – tratto comune a tutti i “capi” – non è in grado di capire il suo potenziale? Come farsi rincorrere da americani e russi e vedere se è ancora in grado di menarli per il naso? Una soluzione c’è: un bestseller

Kendig si siede ad una scrivania – paradossalmente, quello che si era rifiutato di fare quando era in servizio! – prende un foglio e comincia a scrivere. È stato una spia americana molto curiosa per decenni, ha messo il naso dappertutto ed ha avuto accesso a documenti segreti di ogni tipo: decide di mettere tutto nero su bianco e scrivere un libro esplosivo.
Cospirazione di Killer, è il titolo immaginato, e con lo stile scarno che ci si può aspettare da un non-scrittore tratterà di tutte le “magagne” che americani e russi non vogliono far sapere al mondo.

Cosa ci faceva Richard Nixon a Dallas il giorno in cui fu assassinato John Kennedy? Quante tonnellate di banconote false vietnamite sono state lanciate dall’Air America sul Nord Vietnam da quando è stata firmata la tregua?

Queste alcune domande a cui il libro si prefigge di rispondere. «Questa roba venderà un mucchio di copie» è il commento del primo editore a leggere parte del manoscritto.

Walter Matthau nel ruolo di Miles Kendig

Walter Matthau nel ruolo di Miles Kendig

Kendig invia un capitolo per volta ad editori sparsi nel mondo, e comincia ad ordire un meccanismo complicato e perverso che gli permetterà di arrivare alla pubblicazione senza che nessun Governo possa mettere bocca.
«Uscendo subito dopo lo scandalo Watergate, un’opera di quel tipo avrebbe provocato danni inimmaginabili alla struttura della fiducia umana, già tanto indebolita»: questo pensano gli ex colleghi della spia, i quali cominciano subito la caccia a Kendig. Non possono permettere che il libro veda la luce, perché in seguito non potranno smentire quanto in esso verrà scritto: «Ecco il punto. È tutto vero. E Kendig riporterà parole e fatti.»

Spacciandola per vendetta, Kendig mette in atto un’azione su vasta scala tornando d’un colpo la giovane spia d’azione che sentiva ancora di essere in cuor suo. Una caccia per mari e per monti gli darà la soddisfazione di tenere con il fiato sospeso – e corto – i vertici dei servizi segreti americani, i quali sanno che più tempo impiegheranno a fermare l’uomo più questi invierà capitoli scottanti in giro per il mondo.


Va però detto che questo fantomatico Cospirazione di Killer ha un difetto, e lo rivela un editore: «Quello che mi avete sottoposto è sì materiale sensazionale, ma non documentato». I capitoli inviati rivelano sì particolari top secret, ma non producono prove che non si tratti solo dei vaneggiamenti di un pazzo. A quanto ci è dato di sapere, le prove arriveranno solo alla conclusione del libro, quando cioè Kendig – se prima non sarà acciuffato e ridotto al silenzio – invierà le pagine mancanti di ogni capitolo che conterranno la dimostrazione che quanto scritto è pura verità.

69_Libro«Il libro era un brusco elenco di fatti collegati a catena»: così Brian Garfield descrive lo pseudobiblion, e purtroppo è una definizione che si adatta benissimo anche al romanzo Spionaggio d’autore, che è decisamente poco interessato al mondo dei “libri falsi” e in cui la trovata del bestseller esplosivo è solo uno spunto per lanciarsi in una serrata spy story fondata sulla caccia all’uomo.
L’unico momento degno di nota in cui si spendono alcune parole per Cospirazione di Killer è comunque molto intenso:

Il libro era diventato qualcosa di più di una provocazione; era nato da lui e ora esigeva una sua propria esistenza. Questo non negava il gioco; ma egli si accorse che per mantenere viva l’illusione di libertà, doveva finire il libro non come un mezzo, ma come un fine. Altrimenti sarebbe stato un nulla…

Quando però si tratta di arrivare fino in fondo, quando si tratta di scegliere tra una falsa morte e una vera pubblicazione, il libro passa in secondo piano: al contrario di molti autori che preferiscono la morte piuttosto che rinunciare al proprio libro, Kendig – che autore non è! – si tira indietro e preferisce vivere.

Dopo cinque anni, Garfield viene chiamato a riscrivere la propria storia per crearne un film: insieme al navigato Bryan Forbes firma infatti la sceneggiatura di Due sotto il divano (Hopscotch, 1980), diretto da Ronald Neame.

Malgrado gli eventi e le situazioni siano praticamente identiche, Garfield dà alla propria storia un taglio completamente diverso. Kendig non è più l’annoiata e malinconica spia in ritiro che sfida la CIA, bensì lo spumeggiante, irridente e poco serio personaggio che Walter Matthau ci ha sempre abituato a vedere sullo schermo.
Costretto a ritirarsi da un nuovo capo inesperto, il Kendig cinematografico vuole davvero vendicarsi degli ex datori di lavoro e comincia a scrivere le proprie memorie, che intitolerà Il salto della quaglia (Hopscotch), una divertente variante italiana di un termine inglese che è meglio traducibile con il gioco della Campana.

Glenda Jackson, "inventata" per il film

Glenda Jackson, “inventata” per il film

Un film al cinema è quasi impensabile senza una coprotagonista femminile. Il romanzo di Garfield però ne è totalmente privo. (Lo sa bene il povero Carlo Jacono, il celebre illustratore che per la copertina dell’edizione Segretissimo deve ripiegare su una ragazza pilota, personaggio totalmente marginale ma in realtà l’unica donna della storia!) Così per magia nasce il personaggio di Isobel, interpretato dalla sempre brava Glenda Jackson ma quasi del tutto privo di spessore e di significato: come mai la CIA, nel tentativo di fermare Kendig, non si rivale sulla donna che lui ama? Il Kendig letterario, molto più cinico ma anche più furbo, non si sarebbe mai reso così vulnerabile.

Il film è spumeggiante e riscuote un discreto successo, ma i suoi personaggi che sfociano troppo spesso nella macchietta e nell’eccessiva caratterizzazione lo rendono datato, al contrario del romanzo che invece rimane attuale anche dopo più di trent’anni.

Bestseller

70_BestsellerCome abbiamo visto, la spia in pensione Miles Kendig decide di scrivere in un libro tutto ciò che sa sui “loschi affari” che ha incontrato nella propria vita: non è da meno il libro che vuole scrivere il personaggio che andiamo ad incontrare ora. Gli intenti iniziali sono i medesimi, ma lo sviluppo della storia prende strade ben diverse.

Cleve (di cui non sapremo mai il cognome) non è un personaggio romantico o affascinante come Kendig, la spia che si ritrova in un mondo che non ha più fiducia nelle spie: Cleve è uno spregevole assassino a sangue freddo, in un mondo dove forse ci sono più assassini che vittime! Ha un’intelligenza fredda e calcolatrice ed è al pieno servizio di chi è disposto a pagare bene. Stiamo parlando del personaggio interpretato da uno strepitoso James Woods nel film Best Seller (id., 1987), diretto da John Flynn.

Cleve ha eseguito un sostanzioso numero di “lavori sporchi” per un politico intrallazzone e corrotto, un uomo potente che sta acquisendo sempre più potere grazie alla capacità appunto di risolvere alla radice i propri problemi. Non passerà molto tempo prima che quest’uomo potente decida di far sparire Cleve per evitare scomodi testimoni: questo, unito ad un sottile desiderio di far conoscere al mondo il proprio operato, fa sì che l’assassino decida di uscire di scena in grande stile. Vuole far conoscere al mondo ciò che ha fatto dietro ordine dell’uomo politico, e vuole farlo nel modo più “incorruttibile” possibile: scrivendo cioè un libro.

70_LaTalpaL’idea del libro non nasce certo dal nulla. Cleve infatti conosce – in un modo che verrà svelato più avanti nella storia – Dennis Meechum (interpretato da Brian Dennehy, un altro grande interprete degli anni Ottanta), un super-poliziotto decorato ed ammirato che affianca alla sua professione quella di scrittore: il suo La talpa – in originale Inside Job. The Anatomy of a Robbery – libro inchiesta su una sanguinaria rapina a mano armata che l’ha visto fra le vittime, lo innalza agli onori della cronaca.

Dennis però sta vivendo un brutto momento: è stufo di fare il poliziotto,  ma la morte della moglie sembra avergli portato via ogni ispirazione, e ha gli editori alla porta che smaniano per un nuovo libro – o che almeno vengano rispettate le scadenze che invece lo scrittore pare ignorare bellamente. Per questo Dennis non se la sente di rifiutare subito l’offerta che un giorno gli fa uno sconosciuto – il nostro Cleve! – il quale lo avvicina e gli dice:

Mi piacciono i libri che scrivi. Voglio che tu scriva un altro libro.

L’istinto del poliziotto ha il sopravvento, all’inizio, ma poi la curiosità dello scrittore lo porta ad ascoltare i discorsi del sedicente killer che l’ha avvicinato.

– Riceverai il mio aiuto su un piatto d’argento: un bestseller! Sarà su di me, Dennis: riguarderà me e l’uomo per cui ho lavorato.
– Cosa credi di vendere, la vita di un killer? Non la compra più nessuno questa robaccia.
– Ti sto dicendo che ho aiutato io la salita di David Matlock, e l’ho fatto uccidendo varie persone.

70_JamesWoodsMatlock è il corrotto uomo politico di cui si parlava, ed essendo un nome di grande spicco Dennis non può sottovalutare la potenza che acquisterebbe il suo libro su Cleve, l’uomo che dice di aver eseguito gli ordini “sporchi” del potente.
Matlock è inattaccabile: un processo lo farebbe sorridere, visto che in un batter d’occhio si comprerebbe tutta la giuria. «Io e te insieme lo possiamo sistemare per bene! – è la proposta di Cleve. – Sarà il libro ad inchiodare Matlock!»

Prende così vita uno strano sodalizio tra figure antitetiche che però si sentono profondamente attratte l’una dall’altra: il poliziotto e il killer, lo scrittore e il personaggio, l’uomo riflessivo e l’uomo d’azione.
Dennis è disgustato da Cleve, ma non può fare a meno di studiarlo: è in fondo il personaggio protagonista del suo prossimo libro, e deve conoscerlo a fondo. «Voglio conoscere la tua famiglia. Andiamo a casa, Cleve: quella parte è molto importante per la storia, è dove è iniziata. Questo può renderti più simpatico». Ma oltre che scrittore è anche poliziotto, e quindi indaga sulle prove che il killer spiattella man mano: non riuscirà mai ad incastrare Matlock, ma in fondo ci spera sempre.

Cleve, dal canto suo, mette sul piatto la sua intera vita, tutta la sua esistenza: non si nasconde, non bara, non maschera la verità. Sa che sarà odiato da tanti lettori, sa che incarnerà il cattivo della storia: ma sa anche che ancora più cattivo risulterà il suo mandante, il corrotto uomo politico. Il killer è solo un semplice esecutore: il biasimo va al mandante.

Frequentando Dennis e la di lui figlia adolescente, scopre di provare un senso protettivo che non sapeva di avere: quando Matlock manderà altri sicari a sistemare la questione – una volta stabilito che sia lo scrittore che il killer sono incorruttibili – sarà proprio lo spietato e immorale Cleve a salvare la famiglia dello scrittore. Non lo fa per cercare di redimersi in extremis, per risultare più bello agli occhi di Dennis: è ancora uno spietato killer, ma non è un mostro.

I titanici Brian Dennehy e James Woods in uno dei migliori thriller "pseudobiblici"

I titanici Brian Dennehy e James Woods in uno dei migliori thriller “pseudobiblici”

La dura lex cinematografica statunitense vuole che, in un qualsiasi film, chi uccide alla fine muoia: potrà riscattarsi quanto gli pare, potrà cambiar vita e pentirsi quanto vuole, potrà ricevere l’assoluzione di Gesù Cristo in persona (Il cattivo tenente ferrariano docet!), ma la legge è legge. Chi ha ucciso, al cinema deve morire, anche se si è riscattato e anche se ha salvato un pulman pieno di bambini ciechi e storpi!

70_RetributionIl nostro Cleve non si è né pentito né riscattato: in fondo per salvare Dennis e la sua famiglia non ha fatto altro che uccidere, cioè il proprio mestiere! L’unica redenzione che gli è concessa è la trasmigrazione letteraria: il passaggio da persona a personaggio.

«Scrivilo nel tuo libro: io sono l’eroe – è il suo ultimo contributo al bestseller della sua vita, dato proprio alla fine di detta vita. – Ci vuole un finale. Ammazzarlo… sarebbe il finale perfetto.»
Si riferisce ovviamente a Matlock, che vistosi alle strette uccide Cleve e ha preso in ostaggio la figlia di Dennis. Quest’ultimo però è un poliziotto, è il buono della storia, e la dura lex cinematografica gli impedisce di uccidere volontariamente, altrimenti dovrà morire pure lui e il film sarebbe un’ecatombe!

Le ultime volontà di Cleve vengono disattese: Matlock subirà un giusto processo, e stavolta ad inchiodarlo sarà il libro di Dennis, Retribution. The Fall of David Matlock and Kappa International. Che disdetta, però: il povero killer non viene neanche nominato nel titolo! E sì che ha sacrificato la propria vita per diventare il protagonista di uno strepitoso bestseller

L.

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6 commenti

Pubblicato da su novembre 6, 2015 in Pseudobiblia

 

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6 risposte a “[Pseudobiblia] Bestseller per cui uccidere (e morire)

  1. Cassidy

    novembre 6, 2015 at 7:28 am

    Complimenti un posto fantastico! 😉 Il film conBrian Dennehy e James Woods devo averlo visto una vita fa, ho dei flash, qualcosa mi ricordo, per il resto hai colmato tu tutte le lacune alla grande… Giù il cappello 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus

      novembre 6, 2015 at 7:41 am

      Troppo buono ^_^
      “Best Seller” è un film titanico con due attori titanici, oltre che una delizia pseudobiblica! “Due sotto il divano” è una commediola molto datata, con un umorismo che ha superato malino il tempo, però anche lì il “libro falso” protagonista riscatta tutto 😉

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