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Tecnologia libraria 9: Made in Italy

23 Set
"La Vergine che legge" (1505) di Carpaccio

“La Vergine che legge” (1505) di Carpaccio

Il Cinquecento è il trionfo del Rinascimento e dell’Italia: i libri che girano per l’Europa sono creati sul modello italiano.
Si leggono facilmente anche senza gli occhiali, c’è il corsivo (inventato da Francesco Griffo su commissione di Aldo Manuzio) e in generale le fonti utilizzate per la stampa permettono una lettura migliore e più scorrevole rispetto ai manoscritti, oltre ad un prezzo infinitamente più basso.

Dalle tipografia i libri escono a fascicoletti che conservano la prima pagina bianca perché, durante il trasporto, è facile che si macchi o si sporchi: gli italiani approfittano di quello spazio bianco per riassumere le informazioni principali dell’opera contenuta.
Nasce il frontespizio, ed ora non c’è bisogno di aprire e sfogliare il volume per sapere cosa contenga.

Non bastasse tutto questo, sempre dall’Italia arriva un’altra invenzione destinata a cambiare il mondo. Il 15 aprile 1501 il celebre stampatore Aldo Manuzio dà il via alla produzione di libretti di otto pagine con la prima parte di un testo di Virgilio: nasce la pubblicazione a puntate.
Il Canzoniere del Petrarca e la Commedia di Dante seguono a ruota e in pochissimo tempo l’Italia è invasa di libretti da leggere comodamente a casa: la lettura non è più un’attività da svolgersi prettamente in biblioteca, ma diventa “privata”.

I nostalgici però considerano “vera” lettura quella sui classici (stampati o manoscritti) in biblioteca, mentre “falsa” quella fatta a casa sui libretti a puntate, sebbene il contenuto sia identico.
Per esempio Pietro Aretino chiama “Petrarchetto” l’edizione petrarchesca uscita a puntate, come se fosse inferiore a quella manoscritta o stampata in volume.

Essendo ormai il libro una merce, non basta stampare: bisogna fare del marketing. Nel 1540 Gabriele de’ Ferrari, appartenente ad una illustre famiglia di stampatori, rilancia l’attività di famiglia e diventa uno dei maggiori editori dell’epoca con un’invenzione per attirare i lettori: quello che oggi chiamiamo “collana”.
Vendere di nuovo titoli già venduti solo perché ora fanno parte di una collana… se non è marketing questo!

Per approfondire: Accademia della Crusca, L’editoria italiana nell’era digitale (2014)

L.

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Pubblicato da su settembre 23, 2015 in Note, TecnoLibri

 

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